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God Hand

Scritto da: Emiliano "MasterGen" Valori

Pubblicato il: 12/03/2008

Sviluppato dai ragazzi dello studio Clover, God Hand si presenta come l’ennesimo tentativo di trasporre in tre dimensioni quel genere di picchiaduro a scorrimento tanto in voga nei primi anni novanta. Fin dalla sua pubblicazione questo gioco è stato in grado di generare nei suoi confronti pareri totalmente discordanti, dividendo l’utenza fra detrattori convinti e quanti invece lo reputano un capolavoro incompreso. Diciamo subito che esprimere un giudizio definitivo in tal senso risulta praticamente impossibile, in quanto qualsiasi valutazione finale dipende fortemente dai gusti e dalle aspettative del giocatore. Per questo motivo andremo ora ad analizzarne ogni singolo aspetto, cercando di metterne in evidenza sia gli eventuali pregi che i difetti.

Dal punto di vista grafico non c’è molto da dire, il gioco non gode certamente di una realizzazione tecnica di primo livello, soprattutto se paragonato ai giochi per PS2 dello stesso periodo. Gli scenari sono abbastanza vari ma decisamente scarni, inoltre in prossimità delle pareti si assiste spesso e volentieri a dei fastidiosi effetti sparizione che potrebbero giustamente indispettire i più. Discorso a parte meritano invece i numerosi personaggi, che denotano una cura notevolmente superiore in fase di realizzazione, pur non toccando le stesse vette d’eccellenza raggiunte da altri titoli targati Clover (Okami(link) fra tutti).

Anche il comparto audio si contraddistingue per la presenza di forti luci ed ombre. Mentre l’accompagnamento musicale in stile surf/rock risulta decisamente azzeccato, gli effetti sonori falliscono invece nel donare maggior coinvolgimento all’azione. Da questo punto di vista l’aspetto più deludente è probabilmente l’eccessivo mutismo del nostro personaggio, che salvo rare eccezioni non accompagnerà l’esecuzione delle varie mosse con versi o grida degni di nota. Buona risulta infine la qualità del parlato presente nelle numerose scene d’intermezzo, con personaggi volutamente stereotipati fino a rasentare il ridicolo.

Una delle critiche mosse contro God Hand più di frequente è sicuramente quella di essere eccessivamente difficile. Sebbene il primo impatto con il gioco possa effettivamente rivelarsi ostico, questa fastidiosa sensazione tenderà a svanire non appena avremo familiarizzato con il sistema di schivate e compreso come “upgradare” al meglio il nostro personaggio. Col proseguire del gioco la sfida si manterrà comunque su livelli medio-alti , senza per questo risultare mai eccessivamente frustante. Con un minimo d’impegno e dedizione chiunque potrà riuscire a portare a termine l’avventura e, cosa assai più importante, senza mai provare quell’irrefrenabile impulso di scagliare il pad contro il muro presente invece in giochi assai più blasonati di questo. Se a tutto ciò aggiungiamo anche tre diversi livelli di difficoltà, frequenti punti di salvataggio ed un infinito numero di continue, possiamo affermare senza alcun timore di smentita che God Hand è si un gioco impegnativo, come del resto lo erano le sue fonti d’ispirazione, ma che non può essere assolutamente definito “cattivo”.

Come nella stragrande maggioranza dei picchiaduro anche nel qui presente la storia svolge un ruolo prettamente pretestuoso. Nostro compito in qualità di possessori della “mano divina” (un misterioso braccio dotato di soprannaturali poteri) sarà quello di ostacolare la rinascita di un oscuro dio distruttore, non prima però di aver malmenato tutti i suoi tirapiedi e salvato l’immancabile donzella di turno. A rendere più interessante una trama così poco originale ci pensano un’elevata dose di umorismo di chiaro stampo nipponico e delle atmosfere ricche di riferimenti e citazioni egregiamente implementate. L’elevata dose di demenzialità presente al suo interno lo rende sicuramente un prodotto dedicato ad una ben precisa fascia d’utenza, alla quale il gioco sarà però in grado di offrire momenti di grande ilarità. Andarsene in giro con il nostro tamarrissimo emulo del mitico Kenshiro sculacciando e prendendo a calci nei cosiddetti dei nemici chiaramente ispirati a vecchi capolavori della Capcom (Final Fight e Viewtiful Joe fra tutti) può risultare infatti dannatamente divertente. Ma le fonti d’ispirazione di God Hand non si esauriscono certamente qui, il loro numero risulta talmente elevato che sarebbe quasi impossibile citarle tutte in questa sede. Stiamo parlando, insomma, di un gioco volutamente esagerato e sopra le righe, con avversari che volano da una parte all’altra dello schermo a seguito dei colpi ricevuti e con ammiccamenti vari (anche di esplicito carattere sessuale) inseriti un po’ovunque. Il titolo Clover è in poche parole un gioco che non si prende mai troppo sul serio e che proprio per questo riesce a portare una ventata d’aria fresca nel fin troppo asfittico panorama videoludico degli ultimi anni.

Grazie ad un’azione frenetica ma mai confusionaria e ad una risposta ai comandi praticamente perfetta, il vero punto di forza dell’intera opera risiede proprio nella sua elevata giocabilità. Con un arsenale che comprende fra l’altro: mosse personalizzabili, armi, prese, attacchi in corsa, colpi speciali di differente potenza e gittata, fino ad arrivare al potere nascosto nel nostro insolito arto, l’azione non rischia certo di risultare eccessivamente ripetitiva o monotona. Il numero di attacchi messi a disposizione del giocatore ha quasi dell’incredibile; basti solo pensare alle 100 e più mosse acquistabili nell’apposito negozio e liberamente settabili sul nostro pad anche sotto forma di combo.

Pur offrendo una sfida decisamente lunga e impegnativa (probabilmente un record assoluto nel suo genere) il picchiaduro made in Clover si presta ugualmente ad essere rigiocato più volte. Questo sia per merito dello stile di combattimento interamente customizzabile appena menzionato, che alla presenza di alcuni obiettivi secondari inseriti qua e la all’interno dell’avventura principale. Il gioco mette inoltre a disposizione una modalità “ring” nella quale fronteggiare diversi avversari contraddistinti da un crescente livello di difficoltà, nonché una vasta sezione “casinò” in cui scommettere i nostri sudatissimi crediti in giochi come poker, slot-machine e blackjack (azzardo necessario se si vuole accedere alle mosse più potenti e quindi costose).

"Concludendo possiamo dire che God Hand è un titolo che merita sicuramente di essere provato e approfondito, senza fermarsi perciò alla prima e fuorviante impressione che potrebbe suscitare. Tutti coloro che sapranno andare oltre i suoi evidentissimi limiti (grafica e curva d’apprendimento in primis) verranno infatti ricompensati con un sistema di combattimento ottimamente realizzato, un’ambientazione in grado di regalare momenti di grande ilarità, ed ultimo ma non meno importante una “sigla” finale in puro stile anime fra le più belle mai realizzate."

Sistema: PlayStation 2

Anno: 2006

Sviluppatore: Clover Studio

Casa: Capcom

Genere: Beat 'em up

(2 voti)
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Commento scritto da: Roy Munson - 10/05/2009
bel gioco, molto divertente, forse il migliore inspirato a Hokuto no Ken, anche se non ufficialmente. l'atmosfera di porta dritto là. peccato per la telecamera che impazzisce e per alcuni poligoni che ne attraversano altri. comunque buono

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