Devil Crash è un video flipper a tema gotico realizzato per
PC Engine da Naxat e Red nel 1990. La versione Megadrive, Devil Crash MD, è
firmata da Tecnosoft e datata 1991. DC è un titolo sui generis contaminato con
elementi shoot ‘em up, mediati attraverso titoli come Breakout
e Arkanoid. Il video flipper si compone di una tavola principale composta di tre
sottotavole impilate e visualizzate tramite scrolling verticale e 6-7 tavole
bonus (6 per la versione PC Engine e 7, le 6 bonus e uno stage finale
aggiuntivo, per la versione Megadrive). In DC è possibile guadagnare le tavole
superiori e mantenervi la pallina in maggiore sicurezza, dovendo essa passare
attraverso due o tre varchi prima di essere irrimediabilmente perduta. La tavola
principale è ricchissima di varchi segreti, accessi ai bonus stages ed elementi
interattivi, molti dei quali in movimento, in un pullulare di creature e
mostriciattoli da eliminare. Non mancano, inoltre, elementi che, distrutti,
liberano altre piccole creature in sciami volanti che, con il loro esplodere,
moltiplicano i rimbalzi e aumentano a dismisura la velocità della pallina. Ecco,
dunque, la componente shoot ‘em up: in DC la pallina distrugge elementi
interattivi fermi e mobili della tavola provocando progressive trasformazioni e
creando varchi dove prima non c’erano.
I bonus stage, poi, vero elemento d’innovazione e dinamismo del gioco, sono
costituiti da schermate fisse e fungono da teatro di veri e propri scontri con
nemici in movimento da distruggere con due tecniche: un elemento per volta,
negli stage popolati da molti sprites piccoli e con diversi colpi di pallina nel
punto giusto, negli stages dominati dai nemici più grandi. In queste
sotto-tavole la pallina è rallentata nel suo movimento verso l’alto, a simulare
una maggiore inclinazione del piano di gioco, inoltre i rimbalzi contro i boss
sono accentuati, a favorire la combinazione più adatta al conseguente (e
sgradito) ritorno del giocatore alla tavola principale.
La spiccata connotazione arcade rende DC un titolo particolarmente
appetibile, grazie alla frenesia che caratterizza le partite, alla varietà e
alla ricchezza di obiettivi da colpire con la pallina. Quest’ultima, poi,
schizza per il triplice schermo principale descrivendo movimenti
sufficientemente realistici e rimbalzi decisamente più numerosi, repentini e
incontrollabili che in un flipper tradizionale. Le caratteristiche vincenti di
DC sono, dunque, derivate dalla combinazione tra la struttura ibrida tra flipper
tradizionale e shoot ‘em up, la convincente dinamica della pallina,
l’ambientazione gotico-orrorifica, l’estremo dinamismo dell’azione di gioco e il
livello di difficoltà dell’insieme che risulta tarato verso l’alto, a garantire
quel tanto di frustrazione atto a non scoraggiare, motivando, invece, la volontà
di rivalsa e spingendo a giocare di nuovo. La velocità della pallina, infatti, e
il relativo scrolling verticale della tavola principale (che, in ogni caso, per
personalizzare la difficoltà, può essere impostato a “Slow” o “Fast” nelle
opzioni), possono diventare proibitivi, anche per i riflessi del miglior
giocatore e allearsi con l’estrema variabilità dei rimbalzi (i numerosi elementi
interattivi in movimento rendono difficilmente prevedibile il comportamento
della pallina) per rendergli la vita particolarmente difficile. DC è, dunque, un
gioco che non perdona, che richiede di disputare il terreno "palmo a palmo", che
esige, infine, attenzione e perseveranza. È frequente che, nonostante tutto, la
partita vada a monte per un piccolo rimbalzo non previsto che innesca
combinazioni fatali, spesso tanto veloci da non poter intervenire con il tilt.
Le uniche facilitazioni includono un sottogioco che, con un buon tempismo,
permette di vincere la 4° pallina e l’adozione di un sistema di password per
conservare lo sblocco di determinati passaggi e bonus stages e non ripartire da
zero.
DC ha la caratteristica tipica dei migliori coin-op: cominciare a giocare è
facile, smettere è piuttosto difficile. Il suo appeal deriva principalmente
dalla varietà, dalla notevole ricchezza di stimoli e dal divertimento che non
manca mai e perdura nel tempo, rendendolo un classico sempreverde.
La versione PC Engine di Devil Crash è una gioia per gli occhi e un esempio
di programmazione impeccabile, decisamente sopra la pur buona media dei titoli
del gioiellino Nec. La grafica è molto colorata e ricca di particolari, in una
resa efficace di ogni dettaglio di tavole e sprites, con buon utilizzo di
ombreggiature e convincenti animazioni. La versione Megadrive, forte della
maestria dei grafici Tecnosoft e della maggiore memoria a disposizione (4 mbit
contro i 3 della versione Nec), beneficia di una tavola principale
caratterizzata da una maggiore “incisione” di sprites e fondale e una resa del
dettaglio leggermente migliore e, soprattutto, di stage bonus completamente
ridisegnati (uno di essi è stato sostituito e sfoggia un bellissimo fondale
“gigeriano”, mentre un altro è stato aggiunto come “Final Stage”) con una
grafica decisamente più ricca, definita e dettagliata.
Il sonoro, già molto buono nella versione PC Engine, risulta
indiscutibilmente migliore sul 16 bit Sega, grazie all’approccio vincente dei
musicisti Tecnosoft al chip audio del Megadrive che, comunque, ha maggiori
potenzialità rispetto a quello della console Nec. Le belle musiche tra il
“gothic metal” e lo “speed metal” di questo video flipper ne costituiscono la
classica ciliegina sulla torta, in particolar modo nella raffinata versione
“synth-rock”, realizzata su Megadrive dai musicisti della Tecnosoft, a
costituire un’ottima colonna sonora, validamente affiancata da effetti di
pregevole fattura, inclusa la satanica risata di un teschio della parte
inferiore della tavola principale, che sottolinea sadicamente la perdita
definitiva di ogni pallina.
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