Astro Boy di Osamu Tezuka non è un manga qualunque. Alla sua
pubblicazione, avvenuta niente di meno che nei primissimi anni 50, si fa infatti
risalire la nascita del fumetto giapponese così come lo intendiamo oggi.
Nonostante la sua vetusta età ed il tratto disneyano che lo caratterizzano, le
tematiche trattate all’interno dell’opera non sono certo fra le più “politacally
correct”. Il piccolo robot protagonista della storia, infatti, dopo essere stato
creato dal Dott. Tenma per rimpiazzare il figlio appena deceduto, veniva venduto
ad un circo dal suo stesso “padre” resosi conto che una macchina, per quanto ben
costruita, non avrebbe mai potuto sostituire in tutto e per tutto un bambino in
carne ed ossa (!!!). Durante una delle sue esibizioni Astro viene fortunatamente
notato dal buon Prof. Ochanumizu, il quale decide di “adottarlo” mandandolo a
scuola e facendolo vivere in una famiglia composta da altri robot nelle sue
stesse condizioni. Nonostante l’impegno di Astro per farsi accettare dalla
comunità, cosa che lo porterà a salvare la grande metropoli in cui vive da
innumerevoli minacce, la diffidenza e l’astio della gente finiranno col rendere
vani tutti i suoi sforzi, causando non pochi problemi ed angosce al piccolo
protagonista.
Visto l’incredibile successo ottenuto, nei 50 e passa anni trascorsi
dalla sua prima pubblicazione non sono state certamente poche le riedizioni o
gli adattamenti televisivi di cui l’opera del grande maestro Tezuka è stata
fatta oggetto. Nessuna delle quali, purtroppo, è mai riuscita a sbarcare dalle
nostre parti. Ed è proprio uno di questi rifacimenti per la TV (per l’esattezza
quello trasmesso per festeggiare i quarant’anni dalla sua nascita) che la Sega
ha deciso di prendere a modello per la realizzazione del qui presente
action game per PS2, andando a scomodare per l’occasione niente di meno che il
pluriosannato Sonic Team.
Astro Boy si presenta fondamentalmente come uno shooter
tridimensionale, che ricorda da vicino le meccaniche del ben più famoso Zone Of
the Enders della Konami. Oltre a saper volare, infatti, il nostro Astro scoprirà
nel corso dell’avventura di possedere un vero e proprio arsenale nascosto
all’interno del suo corpo, che si rivelerà estremamente efficace per eliminare
le innumerevoli minacce che attentano alla pace di Metro City. Il gameplay
prevede inoltre l’innesto di alcuni passaggi in free roaming quasi del tutto
svincolati dalla trama principale; i quali, però, finiscono col rivestire un
ruolo decisamente marginale a causa della scarsità sia di location che di
incentivi al loro completamento (qualche decina di artwork da sbloccare e nulla
più). Dal punto di vista tecnico il gioco riesce a riprodurre le atmosfere
dell’opera ispiratrice in maniera più che soddisfacente, facendo in tal modo la
felicità dei numerosissimi fan del tenero robottino ancora sparsi in giro per il
mondo. La qual cosa, a dirla tutta, non deve essere costata all’esperto team
chissà quale sforzo, visto il tratto minimalista che contraddistingue lo stile
dell’autore. Stessa identica cosa dicasi per il comparto audio, con effetti e
musiche assai fedeli agli originali ma comunque incapaci di lasciare il segno.
Per quanto concerne la giocabilità il titolo si difende più che bene,
nonostante qualche piccolissimo problema dovuto ad una gestione poco intuitiva
della telecamera e all’utilizzo dello stesso tasto per alcuni attacchi sia al
ungo che a corto raggio; cosa quest’ultima che può creare alcuni attimi di
panico quando l’avversario si trova sulla media distanza. A parte ciò il gioco
scorre via liscio e riesce anche a divertire parecchio, accompagnando il
giocatore per mano alla scoperta di tutti i diversi poteri del nostro Astro. In
alcuni tratti si ha inoltre la netta sensazione che il titolo in questione non
sia altro che un omaggio tributato dal Sonic Team al suo lavoro più incompreso,
ossia quel Nights uscito anni prima su Sega Saturn. La gestione delle manovre
aeree, unitamente a dei passaggi in cui ci verrà chiesto di volare all’interno
di alcuni cerchi sospesi a mezz’aria, sono infatti ripresi a piè pari dal
capolavoro datato 1996; constatazione che non può che deporre a favore del
titolo qui analizzato.
I veri problemi iniziano purtroppo appena andiamo a toccare il tasto
della longevità; la quale, per dirla in parole povere, risulta praticamente
nulla. La durata complessiva del gioco si aggira infatti intorno alla manciata
di ore, a cui il livello di difficoltà, decisamente calibrato verso il basso,
non da certamente una mano. Un vero peccato se si pensa che il giocatore viene
abbandonato proprio nel momento migliore. Ossia quando ha appena familiarizzato
con i diversi comandi ed inizia ad entrare in empatia col personaggio e le sue
vicende, che vanno a toccare delle tematiche anche abbastanza interessanti, come
il rapporto fra uomo e macchina e l’accettazione del diverso. Per i motivi già
esposti in precedenza a poco servono in tal senso le sezioni in stile “sandbox”,
alle quali si accederà più per dare un senso ai soldi spesi che per altro.
Probabilmente il motivo di una simile decisione è da ricercare nella profonda
crisi economica in cui verteva la Sega durante lo sviluppo del gioco, cosa che
deve aver imposto dei costi di produzione decisamente ridotti; il che è
possibile intuirlo anche dal fatto che alcuni scenari, per quanto ben
realizzati, tendono a riproporsi con differenze assai minime un numero eccessivo
di volte. Partendo da simili premesse risulta quasi apprezzabile la decisione
del team di rilasciare un prodotto bello ma corto al posto di uno lungo ma
scadente. Resta comunque il fatto che a causa della sua eccessiva brevità Astro
Boy può essere consigliato solamente ai veri fan del manga e/o della serie
animata.
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