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Dragon Quest VIII: L'Odissea del Re Maledetto

Scritto da: Emiliano "MasterGen" Valori

Pubblicato il: 28/05/2008

Nonostante in patria sia con ogni probabilità la saga rpg più apprezzata in assoluto, in grado di surclassare nelle vendite persino un certo Final Fantasy, nessuno dei precedenti capitoli di Dragon Quest è mai riuscito a sbarcare sul suolo europeo. Anche in Nord America, dove è stato a lungo conosciuto con il nome di Dragon Warrior, la pubblicazione della serie è avvenuta a singhiozzo, avendo però saltato “solo” il quinto e sesto capitolo per Snes. Il che la dice assolutamente lunga sulla considerazione che in Giappone nutrivano (e per molti versi nutrono ancora) di noi europei in quanto giocatori. Questa triste situazione sembra comunque aver preso una svolta positiva con il qui presente Dragon Quest VIII che, grazie all’acquisizione da parte di Squaresoft della storica Enix (originaria detentrice del brand), segna il mai troppo tardivo debutto della saga nel vecchio continente.
Gli elementi che contraddistinguono Dragon Quest fin dalla sua nascita sono essenzialmente tre: Un’ambientazione fantasy assai classica (almeno per gli standard giapponesi), un gameplay ancorato a delle meccaniche altrettanto retrò, ed infine il character design ad opera del grande maestro Akira Toriyama. Se sull’ultimo punto c’è ben poco da dire, in quanto il pubblico italiano conosce ormai a menadito l’originalissimo stile del “papà” di Dragon Ball; un maggior approfondimento meritano sicuramente i primi due.
In uno scenario dove i giochi ruolo provenienti dal Sol Levante sembrano aver imboccato la strada dell’innovazione ad ogni costo, andando ad “imbastardire” il loro gameplay con elementi tratti sia dagli mmorpg che dagli action game veri e propri, la saga di Dragon Quest si propone come l’ultimo vero baluardo di un certo modo d’intendere il “role playing” su console. Pertanto, senza prendere minimamente in considerazione quanto di nuovo si sia visto in tutti questi anni (il settimo episodio per psx risale infatti al 2000), questo ottavo capitolo ripropone praticamente inalterato il classico schema fatto di incontri casuali suddivisi in turni, unitamente ad uno sviluppo dei vari personaggi basato su classi prestabilite che ben poco spazio lascia alla personalizzazione. Un simile approccio, per quanto datato, verrà sicuramente accolto con grida di giubilo dai numerosi veterani del genere, pur rischiando di tenere alla larga coloro i quali, essendosi avvicinati ai giochi di ruolo solo di recente, potrebbero mal digerire la macchinosità e la frammentazione che una siffatta impostazione inevitabilmente comporta. C’è da dire, comunque, che il lavoro svolto dai Level5 per smussare gli spigoli più insidiosi di tale sistema appare più che lodevole. Gli incontri casuali, ad esempio, si manterranno sempre su livelli più che accettabili, garantendo al contempo un ottimo livello di varietà e ragionamento. Lo sviluppo dei personaggi, inoltre, pur essendo prestabilito sia per quanto riguarda le magie che le caratteristiche fisiche, lascia al giocatore la libertà di scegliere in quale arma far specializzare ciascuno dei protagonisti. Aspetto, quest’ultimo, che ne determinerà le capacità offensive e l’apprendimento di determinati attacchi speciali. Stesso identico discorso per quanto concerne la storia; la quale, come da tradizione, manterrà un tono fiabesco dall’inizio alla fine, rinunciando a priori alla trattazione di tematiche mature o controverse, tracciando al contempo una netta linea di demarcazione fra il bene e il male.
Componente nostalgica a parte, cos’è che rende dunque questo DQVIII degno di essere giocato? In primis la grafica, realizzata utilizzando in maniera massiccia la tecnica del Cel-shading, in cui i ragazzi della Level5 si rivelano ancora una volta grandi maestri (avendolo dimostrato sia con i due precedenti “Dark Cloud” che con il successivo “Rogue Galaxy”). Il risultato finale, oltre a stupire l’incredulo giocatore in più di un’occasione, finisce anche col creare l’illusione di trovarsi al cospetto di un cartone animato interattivo, venendo aiutato in tal senso anche dallo splendido design di Toriyama. Niente male se si pensa che il titolo, uscito in Giappone nel 2004, non può essere certamente considerato un prodotto PS2 di ultimissima generazione. Ma ciò che fa schizzare le quotazioni di quest’ennesimo lavoro targato Square veramente alle stelle è senza dubbio vastità e la completezza del mondo in esso contenuto, che risulta ricchissimo di location tutte splendidamente realizzate. L’avventura, inoltre, pur essendo già lunga di suo, non lesina certo per quanto concerne segreti, side-quest o quant’altro possa contribuire ad innalzarne fascino e longevità. In mezzo a cotanto ben di Dio spiccano sicuramente sia la possibilità di allevare dei team di mostri, che potremo far combattere in un’apposita arena o chiamare in nostro aiuto durante gli scontri più impegnativi, che quella di fondere assieme più oggetti utilizzando apposite “ricette” da scovare in giro per il mondo.
Grazie a quest’ennesima ottima prova la saga di Dragon Quest si riconferma leader nel suo genere, riuscendo a riproporre con successo quelle meccaniche che, pur avendo contribuito a scrivere la storia del gioco di ruolo su console, vengono oramai ritenute ingiustamente sorpassate e non più degne di considerazione. Quest’ottavo capitolo risulta perciò adatto sia ai giocatori di vecchia data che a quanti, attratti dall’ottima grafica e da un’impostazione abbordabile ma non per questo superficiale, volessero per la prima volta avvicinarsi a questo genere di gioco. L’unica riserva risiede perciò in una trama dal vago sapore “disneyano”, la quale, pur non stupendo per originalità, riesce ugualmente a catturare l’attenzione dell’utente, esattamente come una fiaba raccontata con amore e dovizia di particolari.

"Dragon Quest VIII è l’esempio lampante di come le classiche meccaniche da J-Rpg, se opportunamente implementate e bilanciate, riescano ancora a divertire ed affascinare anche al giorno d’oggi. Trattasi in realtà di un terreno ricco di insidie, in cui persino mostri sacri del genere hanno finito col segnare più di un passo falso. Lode dunque ai Level5 per il coraggio e il talento ampiamente dimostrati con questo loro splendido lavoro."

Sistema: PlayStation 2

Anno: 2006

Sviluppatore: Level 5

Casa: Square-Enix

Genere: J-Rpg

(1 voti)
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Commento scritto da: Roy Munson - 01/05/2009
ho adorato questo gioco, storia interessantissima, personaggi interessanti e una grafica splendida. alcune ottime trovate, come catturare i mostri per l'arena e il pentolone alchemico. grande gioco. il miglior jrpg per PS2

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