La leggenda narra
che nel 1979 un giovane game designer di Namco, Tohru Iwatani, alla visione di
una pizza alla quale mancava una fetta, ebbe l’idea di creare quello che sarebbe
diventato il coin-op più venduto di tutti i tempi, Pac-Man.
Commercializzato nel 1980 in Giappone da Namco (poi distribuito negli USA da
Midway Games) il gioco si intitolava Puck-Man, termine che deriva dalla parola
giapponese pakupaku, ovvero "chiudere e aprire la bocca", ma quando fu
distribuito in occidente, la somiglianza con la parola inglese fuck (il
significato lo conosciamo tutti) fece cambiare idea a Namco, che trasformò il
nome del gioco nel più “sobrio” Pac-Man. Lo scopo era molto semplice:
mangiare pallini disseminati in un labirinto, evitando i fantasmi chiamati
Blinky, Inky, Pinky, Clyde, (in Giappone i nomi erano Aosuke, Akabei, Guzuta,
Pinky), ognuno con un proprio colore e dotati di una propria, piccola,
intelligenza artificiale, che differenziava i loro comportamenti negli stage
(c'è da dire che i fantasmi divennero famosi quasi quanto Pacman). Questi
ultimi si potevano mangiare solo se la nostra pallina gialla ingurgitava delle
speciali pillole che rendevano commestibili i fantasmini. Una volta mangiati
tutti i pallini presenti nel labirinto si passava al livello successivo (i vari
livelli erano intervallati da scenette umoristiche che vedevano protagonisti
Pac-Man e i fantasmi) che era uguale fino al fatidico 256esimo
livello. Questo stage, a causa di un bug, era considerato l'ultimo del gioco.
In pratica, per colpa di un errore nella funzione che disegna la frutta nella
barra inferiore dello schermo, dove appare l'indicazione del livello corrente,
invece di apparire sette frutti ne apparivano 256. Questo problema faceva sì che
metà dello schermo veniva riempito da simboli casuali che rendevano quasi
impossibile il completamento del livello. Comunque sia, la sua estrema
semplicità, permise a Pac-Man di essere giocato da tutti, da ciò derivò il suo
enorme successo, tanto che la Namco piazzò dal '80 al '87, più di 300mila
macchine e vendette milioni di gadget e pupazzi vari, diventando di fatto la
Mascotte non solo della Namco ma anche dei videogiochi stessi; questo successo
spinse gli ideatori a rilasciare seguiti e conversioni volti a far rimanere
popolare il personaggio fino ai giorni nostri.
Altre versioni Parlare delle molteplici conversioni e
seguiti che ha avuto questo gioco sarebbe un'impresa titanica; praticamente il
gioco è uscito su quasi tutte le console e home computer. Menzione d'onore va
alla scandalosa conversione che uscì su Atari 2600. L'Atari acquistò i
diritti di produzione e subito iniziò una campagna pubblicitaria incredibile;
all'epoca prometteva bene l'unione fra la più famosa console domestica e uno dei
giochi di maggior successo del momento. Sfortunatamente la conversione che
l'Atari effettuò sul gioco originale fu però disastrosa, praticamente della
versione da bar non rimase nulla, diventando un grande flop. Delle circa 20
milioni di cartucce prodotte dalla Atari più della metà rimase invenduta,
portando gravi perdite alla società. Parlando di seguiti, nel 1981 fu
distribuito Pac-Man Plus: il gioco non ebbe particolare successo in quanto non
introduceva particolari cambiamenti, le uniche novità riguardavano le super
pillole, il loro effetto non sempre rendeva commestibili tutti e quattro
fantasmi. Nel 1982 la Bally/Midway (società produttrice di flipper che al tempo
distribuiva il gioco in occidente) realizza Ms. Pac-Man, versione al femminile
di Pac-Man con tanto di fiocco rosso e rossetto. Il gioco presentava alcune
novità: i movimenti dei fantasmi non seguivano più un pattern fisso, ma erano
random (casuali) e la frutta era più difficile da prendere in quanto saltellava
lungo tutto lo schermo. Altro gioco fu Super Pac-Man dove lo scopo del gioco era
prendere delle chiavi perse nei labirinti in modo da poter raggiungere frutti
rinchiusi. Il titolo non ebbe molto successo e venne subito ritirato dalle sale
giochi. Sempre nello stesso anno la Bally produce un flipper sul nostro
mangiapalline, Mr. & Mrs. Pac-man che, nonostante fosse di pregevole
fattura, non fu apprezzato dai molti fan. Altro gioco interessante fu Baby
Pac-man, un ibrido tra videogioco e flipper: comandando il piccolo Pac-Man nel
solito labirinto, da quest’ultimo si poteva accedere ad un flipper dove si
potevano raccogliere power up e frutta, che poi si potevano riutilizzare nel
labirinto una volta rientrati. Nell’83 uscirono Jr. Pac-Man e Pac & Pal,
tutti e due segnarono il ritorno alla vecchia meccanica di gioco con un buon
successo: il primo aveva la particolarità di avere labirinti così vasti da
necessitare lo scrolling laterale per visualizzarli tutti, nel secondo il nostro
Pac veniva accompagnato durante l’avventura dal fantasma Pal. Nel 1984 arriva
Pac-Land: basato sul cartone animato, il gioco era un platform in stile Super
Mario in cui scopo era salvare la principessa Buttercup. Il gioco ottenne un
buon successo grazie alla lunghezza della storia. Dopo ben quattro anni,
1988, Namco ed Atari decisero di rispolverare il caro Pac realizzando Pac-Mania:
il gioco si presentava con il gameplay dell’originale ma in grafica isometrica e
con la capacita di saltare i nemici. Dal 1993 in poi tutti i giochi su Pac-Man
uscirono nelle console, variando di molto la meccanica originale, diventando per
lo più discreti platform 2d e 3d e qualche gioco di corse (Pacman Rally). Uno
dei più riusciti e divertenti è stato Pac-Pix per Nintendo Ds, in cui con il
nostro fido penninno si doveva disegnare una sagoma di Pacman per guidarlo nello
schermo in modo da mangiare i fantasmini.
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