La Treasure è una software house preziosa per i possessori di Mega Drive / Genesis. Nella ludoteca del 16 bit Sega, portano la firma di questo prestigioso team nato da una costola della Konami: Mc Donald’s Treasure Land Adventure (1993), Gunstar Heroes (1993), Dynamite Headdy (1994), Yu Yu Hakusho Makyo Toitsusen (1994), Alien Soldier (1995) e Light Crusader (1995). Se Gunstar Heroes è un titolo che trasuda azione da ogni singolo pixel e offre serrate dinamiche run & gun che richiedono al giocatore un largo sfoggio di riflessi, Dynamite Headdy, invece, costringe concretamente ad usare la testa. Si tratta di un rompicapo? No, non proprio, a meno di non voler definire così anche i platform della celebre serie B.C. Kid. Si può dire senz’altro che, dopo il successo di Gunstar Heroes, la Treasure abbia potuto permettersi un gran numero di colpi di testa che si concretizzano in particolare in un titolo come Dynamite Headdy che, dunque, per la casa di Nakano viene ad assumere un’importanza capitale. DH è un platform game che riprende l’attack mode “de capoccia” dei vari B.C. Kid, reinterpretandolo tramite due successivi titoli usciti per e Mega Drive: Decap Attack e Kid Chameleon. In Decap Attack, un simpatico platform horror-umoristico, il protagonista è una mummia che utilizza la testa per attaccare i nemici con la particolarità che, come si può intuire dal titolo, la parte anatomica in questione non è saldamente ancorata al collo e viene proiettata in avanti con il solo sostegno “elastico” delle bende. In Kid Chameleon, il giocatore guida un bambino che può trasformarsi in 9 personaggi diversi indossandone le relative maschere. DH è, dunque, il risultato di un cross-over evoluto tra i titoli sopra citati: la testa dell’eroe è separata dal resto del corpo e si comporta come un’entità a se stante (una sorta di “head-pod”) con cui Headdy può attaccare (lanciandola verso il nemico come un boomerang a distanza ravvicinata) e arrampicarsi. La testa standard, inoltre, può essere sostituita con altre 18 “heads”, consentendo a Headdy di utilizzarne gli specifici poteri extra. Lo scopo del gioco è riportare la pace e la libertà nel Puppet World, oppresso dal ferreo dominio del malvagio Dark Demon, dal suo fedele sgherro, Trouble Bruin, e dal terribile esercito di pupazzi maligni da lui sguinzagliati. Per portare a termine la sua missione, Headdy dovrà superare ben 28 stages (“scenes”) gremiti di nemici di ogni forma, natura e dimensione, tra cui numerosissimi middle bosses e gli immancabili guardiani di fine livello. La caratteristica principale di DH è sicuramente la varietà. Le scene sono molto differenti tra loro e propongono soluzioni visive e meccaniche di gioco che, in molti casi, tendono a spiazzare il platform player medio. Il titolo Treasure combina questa notevole ricchezza di gameplay styles diversi, a privilegiare di volta in volta l’azione, come virare verso lo shoot ‘em up “puro” o anche contemplare elementi di “strategia”, con, inoltre, la possibilità di variare la testa di Headdy in 18 modi diversi. Naturalmente, l’intera gamma delle heads non è sempre disponibile (ad esempio le “fly heads”, che consentono a Headdy di volare, sono utilizzabili nei soli 4 stages shoot ‘em up “Parodius-like”: da 6-1 a 6-4), ma, nel corso delle varie scene, ne vengono di volta in volta messe a disposizione delle ristrette rose di selezione. Ulteriori elementi di varietà sono: le practice scenes, l’intermission bonus game e i secret bonuses. Non vanno, infine, trascurate le numerosissime e ingegnose sorprese di cui il titolo Treasure è generosamente dotato. I colpi di scena che impreziosiscono questo platform si risolvono spesso in tocchi di classe di natura grafica, inusuali dinamiche di gioco inerenti a determinate scene, particolari modalità d’attacco di middle o final bosses e, in generale, intriganti intuizioni concettuali che apportano al gameplay delle svolte che ancora oggi colpiscono per audacia e modernità. DH è, dunque, un titolo molto stimolante per l’evidente ingegnosità del game design, per la ricerca di un approccio peculiare al frequentatissimo genere di riferimento e per la marcata differenziazione tra gli elementi che ne compongono l’articolata struttura. Tutti i suddetti aspetti positivi del platform Treasure non spiegano, però, il particolarissimo fascino che lo caratterizza. Ciò che seduce in DH è, soprattutto, la bizzarria visionaria di design e situazioni. Che i programmatori non avessero, come Headdy, la testa sulle spalle, emerge da ogni particolare, ogni svolta nella “vicenda”, ogni dettaglio di sprites e fondali. DH è, infatti, un titolo di un fuori di testa particolarmente coerente: tutto è assolutamente sopra le righe, diverso e, spesso, totalmente inaspettato. La grafica è degna del talentuoso team che ha firmato questo platform: coloratissima (le tonalità fortemente contrastanti sono un po’ da trip allucinogeno), ottimamente disegnata (accattivante l’ambientazione “teatrale” con contaminazioni visionarie alla “Alice in Wonderland”), impreziosita da parallasse standard e multi-strato, dotata di spettacolari effetti raster (distorsioni, flipping e prospettive) e sprites di grandi dimensioni. Fluidità e velocità d’azione sono, poi, garantite dall’impeccabile programmazione che rende DH esente da rallentamenti, pur non mancando situazioni in cui lo schermo è affollato di sprites o dominato da enormi boss finali animati con dovizia di elementi grafici indipendenti. Il sonoro è qualitativamente superiore a tutti gli altri titoli Treasure realizzati per il 16 bit Sega. La soundtrack è particolarmente varia, brillante e raffinata e gli FX sono nettamente sopra la media, con digitalizzazioni nitide e campionamenti vocali perfettamente comprensibili e, per una volta, esenti dal fastidioso “effetto raucedine” tipico del Mega Drive. La colonna sonora è, dunque, particolarmente ben realizzata per composizione, suggestione e resa acustica di synth e base ritmica campionata e segna uno dei punti più alti della carriera di Kazuo Hanzawa, noto anche, oltre che per i già citati Gunstar Heroes e Alien Soldier su MD, per i coin-op Konami Bucky O’Hare e Lightning Fighter / Trigon. La longevità di DH è assicurata dalle menzionate 28 scene di “action”, “shooting” e “strategy” e dal livello di difficoltà piuttosto impegnativo che richiede al giocatore una notevole versatilità nell’uso delle “heads” del protagonista. Il “Treasure Show” (così è chiamato nel manuale della versione Genesis, in perfetta coerenza con l’ambientazione e la denominazione “scene” per gli stages) è, dunque, uno spettacolo che dura a lungo e la compagnia teatrale assicura a tutti gli spettatori che il divertimento non mancherà e noia, convenzioni e banalità saranno bandite dal teatro per tutta la rappresentazione. Solo chi usa bene la testa riuscirà a vedere il finale a sorpresa dello show!
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