La versione Atari ST di Turrican II è stata sviluppata in contemporanea a quella Amiga e, pur notevolmente ridimensionata sul fronte audiovisivo, ne ricalca fedelmente la struttura. Questo porting, dunque, pur essendo realizzato dalla stessa Factor 5, non è firmato dagli stessi coders, grafici e musicisti che hanno reso possibile il capolavoro che gira sul 16 bit Commodore. Il codice originale di Holger Schmidt è adattato all’home computer Atari da Thomas Engel, la ricca veste grafica curata da Andreas Escher e Manfred Trenz è ridimensionata alle specifiche dell’ST da Sven Meier e lo straordinario comparto audio firmato da Chris Huelsbeck è riecheggiato alla lontana nei severissimi limiti del chip sonoro (Yamaha YM2149 PSG tone synthesis) da Jochen Hippel. I risultati, tenuto conto delle differenze di potenzialità video e audio tra l’hardware Amiga e quello del 16 bit Atari, sono piuttosto buoni. La grafica è ben disegnata, definita e molto più ricca di colori rispetto agli standard ST. Turrican II, infatti, beneficia di sprites e fondali delineati in ben 20 – 40 tonalità superando, così, largamente il limite cromatico di default che impone un massimo di 16 colori su schermo. I grafici sono riusciti, dunque, a realizzare un porting che coniuga fedeltà strutturale con una più che discreta validità estetica. Il comparto video, pur essendo ben lontano dall’opulenza grafica dell’originale (su Amiga i colori variano da un minimo di 32 ad un massimo di oltre 90 tonalità e la relativa tavolozza di 4096 sfumature è 8 volte superiore a quella di 512 dell’Atari ST), risulta sufficientemente nitido e dettagliato. I problemi più gravi di questa versione sono, naturalmente, la mancanza di fluidità dello scrolling e lo sfarfallìo degli sprites. Purtroppo, convertire un run & gun a scorrimento multidirezionale su un hardware privo di co-processori dedicati per il movimento di sprites e backgrounds non è un’impresa da poco. È, dunque, inevitabile che, nonostante la riduzione dell’area di gioco e lo “snellimento” generale della grafica, lo scorrimento sia afflitto da un certo sfarfallìo che si accentua nei salti (in generale, quando il background scorre in diagonale) e nelle accelerazioni. Stesso problema si riscontra negli sprites che risultano abbastanza fluidi solo nei movimenti meno rapidi, mentre manifestano un “classico” sfarfallìo “stile ST” in velocità e nelle situazioni più caotiche, spesso sottolineate da rallentamenti. Lodevole, in ogni modo, la realizzazione del primo dei tre livelli shoot ‘em up che, pur con gli ovvi compromessi di velocità e fluidità, sfoggia la stessa parallasse multistrato della versione Amiga e amplia l’escursione dello scrolling in verticale per ovviare alla riduzione dell’area di gioco. Tutto sommato, le debolezze grafiche sopra descritte, inevitabili giacché lo scrolling e il movimento degli sprites gravano esclusivamente sulla CPU che gestisce via software il tutto, sono molto meno accentuate della stragrande maggioranza dei titoli ST e, cosa più importante, non pregiudicano la giocabilità che si mantiene sostanzialmente in linea con quella della versione Amiga. La riduzione dell’area di gioco, pur non essendo marcata come in altri titoli, avrebbe potuto creare, comunque, dei fastidi per la visualizzazione troppo tardiva di nemici e insidie; per fortuna la minore velocità dell’azione e i diffusi rallentamenti tendono ad attenuare questo problema, consentendo di reagire in tempo ad attacchi e brutte sorprese. Per quanto riguarda l’audio, non si può che elogiare il lavoro svolto dal bravissimo Jochen Hippel, musicista e collaboratore di Huelsbeck nonché creatore del “7 voice replayer”, che è riuscito a sfruttare il limitatissimo chip sonoro mono dell’ST come pochissimi altri autori, principalmente in demo, sono riusciti a fare. Tenuto conto dei soli 3 canali ad onda quadra disponibili (l’assenza di samples –ad eccezione dei minuscoli campioni a 4 bit, utilizzati per le scarne percussioni, secondo la tecnica “digidrum”– ha permesso di memorizzare tutte le PSG music BGM in un file sndh di soli 27 Kb), il musicista ha realizzato una riproduzione relativamente soddisfacente della sontuosa soundtrack della versione Amiga, grazie ad un sound abbastanza elaborato. Discreta anche la resa degli FX che, ancora una volta, superano l’infima qualità media "ST-style" degli effetti sonori non campionati (i possessori del 16 bit Atari sono, infatti, costretti a rinunciare alle voci digitalizzate). Il capolavoro di Hippel è, in ogni caso, la conversione dei brani TFMX 7V Amiga (intro, hi-score ed ending) in relativamente raffinate tracked music (moduli) a 3 canali: si tratta, insieme alla title music di Z-Out, sempre realizzata da Hippel, delle game musics qualitativamente più vicine ai corrispondenti brani TFMX che sia possibile ascoltare su un Atari ST.
Altre versioni
Amiga Più che descritto, Turrican 2 va giocato, è il modo più efficace per rendersi realmente conto del potenziale (fortunatamente non latente ma espresso in tutta la sua magniloquenza) che questo titolo possiede. Qualcuno l'ha paragonato a Metroid e anche il solo accostarlo a quell'inarrivabile capolavoro è la miglior credenziale sulla bontà del gioco Rainbow Arts. A onor del vero va detto che... continua
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