Una delle sensazioni più belle è quella di trovare una piccola perla videoludica in un enorme catalogo come quello Ps2. Il piacere è proprio quello di battere lidi poco noti, sperimentare e rimanere colpiti per la qualità di un titolo poco conosciuto. La ricerca il più delle volte è infruttuosa, andando a casaccio molto spesso si trovano solo giochi mediocri, ma non è questo il caso. Bene, siamo all’inizio del ciclo vitale di Ps2, anno 2000. Un nuovo gioco di aerei, un misto tra Ace Combat e Pilotwings, molto più vicino a quest’ultimo a dir la verità, viene pubblicato per l’ammiraglia Sony. Ci avviciniamo senza alcuna pretesa e notiamo subito un aspetto grafico per il tempo gradevole ma assolutamente al di sotto delle aspettative, di contro a una fisica del volo sicuramente verosimile ed appagante. Il primo livello della campagna, denominata ‘adventure mode’, ci fa da tutorial, dal secondo in poi il gioco comincia, ma sarebbe più corretto dire che la sfida ha inizio. Chi si aspetta un titolo accomodante fin da subito, avrà modo di strabuzzaregli occhi e far volare il pad più di una volta durante le seconda missione e molte delle successive. Da qui in poi è un inno alla magia ed alla difficoltà del volo che renderà epiche le vostre gesta più di quanto possa enfatizzare la scialba trama del gioco. E’ infatti insito in ogni missione un certo senso di precarietà e di sfida alle leggi della fisica, che dà un tocco di epicità a tutta la produzione.Vi troverete a sudare per superare alcuni livelli ed anche a studiare percorsi alternativi. Alternativi perché il gioco non obbliga a seguire un cammino prestabilito: possiamo infatti scegliere noi, anche e soprattutto in funzione delle nostre capacità. Seguire il percorso evidenziato con degli anelli colorati, cosi come effettuare manovre di avvitamento e virtuosismi vari, ci darà un punteggio maggiore al termine della missione, Ma nessuno ci obbliga a fare niente, solo ad ultimare il livello in un tempo prestabilito. Le varie missioni, per la maggior parte davvero ispirate, spaziano dal solcare canyon a scalare montagne, per passare da livelli che sembrano venir fuori da un incubo di un superstite da incidente aereo a veri e propri voli al chiuso. La varietà insomma non manca, in virtù anche della scelta dell’aereo ad inizio missione, ognuno con le proprie peculiarità, pregi e difetti.
La profondità del gameplay è anche data dalla variabile aeromobile: aerei potenti e veloci sono adatti in alcune circostanze, ma altamente sconsigliati in altre. Inaspettatamente il gioco diverte e mette alla prova, in alcuni frangenti, i riflessi del videogiocatore, senza mai farlo cadere nella frustrazione, grazie anche a dei comandi semplici e reattivi. Il più delle volte ci ritroveremo in meccaniche trial and error che non tutti possono digerire, ma una volta nell’abitacolo la magia del volo vi contagerà a tal punto che non ci dormirete la notte per completare il gioco. Piccola curiosità riguardante il sonoro: la soundtrack è firmata da Kow Otani, compositore tra l’altro della colonna sonora di Shadow of the Colossus Ps2 (anno di grazia 2005). La longevità è nella media, considerando però le modalità alternative a quella principale, il gioco ci potrà regalare qualche ora di divertimento in più. Passiamo dunque alle varie modalità. La classica campagna, della quale già abbiamo accennato qualcosa, rappresenta il fulcro dell’esperienza di gioco, in cui abbiamo il compito di ritrovare dei frammenti di mappa sparsi per il mondo di gioco, costituito da quattro isole che determinano il setting della missione. I frammenti di mappa servono per localizzare la mitologica torre di Maximus ed il giardino dell’eden. Durante il proseguimento del gioco avremo anche l’occasione di modificare i nostri velivoli, ma ogni modifica comporterà da un lato miglioramenti dall’altro peggioramenti di alcuni parametri, per la scelta dell’upgrade giusto dipenderà tutto dal nostro stile di volo.
Sono inoltre presenti altre quattro modalità. La prima è chiamata Target (bersaglio), nella quale dobbiamo distruggere dei bersagli in un tempo limite. Abbiamo poi il classico volo libero, dove possiamo ripercorrere gli scenari sbloccati e l’allenamento. Un’ultima modalità è denominata Sky Canvas, dove possiamo disegnare figure nel cielo utilizzando del fumo colorato presente a bordo. Le figure vengono disegnate da vari anelli che rappresentano la traiettoria da seguire, il tutto con l’immancabile tempo limite. Sky Odyssey è in definitiva un titolo che prende il concept di Pilotwings e lo mescola con l’azione presente in Ace Combat, rappresentando forse l’apice dei simulatori di volo su console, tanto per la varietà quanto per il bilanciamento generale dell’esperienza. Il gameplay è tanto basato sulla prestazione personale, quanto sul senso di avventura e azione. Se a questo si aggiunge un livello di sfida tendente all’alto, ma coerente con il contesto, si capisce il perché questo titolo sia osannato dai pochi che ne hanno goduto i servigi. E’ un peccato che non si sia mai visto un seguito di questa perla oramai dimenticata.
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