Nel 1993, il Megadrive, il Super Nintendo e l’Amiga 500 erano già realtà affermate. Molte software house erano ormai orientate su queste macchine per dar vita alle loro produzioni. Non la pensavano così alla Apex Computer Prductions e “Mayhem in Monsterland” ne è la prova. Il titolo non è un programmino di ripiego, magari creato velocemente, solamente per spremere a fondo i risparmi degli ultimi utenti del mitico C64. Al contrario, è un prodotto di rilievo, confezionato con estrema maestria e passione.Il gioco è un platform bidimensionale a scorrimento orizzontale caratterizzato da uno stile fumettoso e colorato.
Per parlarvi di questa produzione comincio dall’aspetto tecnico.
Posso garantirvi che troverete pochi, anzi pochissimi giochi per l’8 bit di casa Commodore con una grafica così superba. Tanto per cominciare la colorazione e il dettaglio dello schermo può rivaleggiare al pari con giochi come Creatures e il suo seguito, riuscendo in alcuni a ottenere una resa addirittura migliore (viene utilizzata una tecnica grafica per cui la compenetrazione di due diversi colori, da l’illusione della presenza di una terzo colore). Il tutto è mosso con una fluidità e una velocità che
non hanno nulla da invidiare alle macchine 16 bit! Le animazioni sono buone e sono stati implementati tanti effetti grafici di notevole spessore come, ad esempio, il frequente parallasse e la rotazione delle “stelline” realizzata in maniera quasi “alla mode 7”. Il sonoro è ben riuscito anche se non raggiunge i livelli stratosferici della realizzazione grafica. Particolarmente piacevole il fatto che la musica di accompagnamento varia durante un livello a seconda della zona in cui ci si trova. Gli effetti sonori sono invece azzeccati e in tema.Ora passiamo al gameplay: la prima cosa che si nota è che i livelli devono essere percorsi in entrambe le direzioni, ovvero sia da sinistra a destra che da destra a sinistra. Le piattaforme abbondano e tutta l’avventura è costituita da cinque schemi. Ogni schema va percorso due volte: di notte (sad) e durante il dì (happy). Il risultato è quello di avere effettivamente dieci stage ma le differenze non risiedono solamente nel livello di colorazione dello schermo, come il lettore può intuire (scuro e poco colorato di notte, chiaro e ricco di colori sgargianti durante il giorno), ma anche
nella diversa tipologia dei nemici presenti e dalle diverse azioni necessarie per portare a termine il livello. Di notte bisogna recuperare degli speciali sacchi in possesso di alcuni nemici, mentre durante il dì è necessario raccogliere le stelline gialle sparse per tutto il livello. Nell’avventura di gioco si incontrano svariate tipologie di nemici ed ognuno di essi possiede il suo stile offensivo, i suoi punti deboli ed è ben caratterizzato.Il nostro eroe digitale può vantare due tipi di attacco: la schiacciata alla “Mario” (utilizzabile da subito) e la rincorsa o “carica” stile Sonic (utilizzabile solo dal secondo stage in poi). Queste due modalità di attacco sono graditissime poiché permettono al giocatore di scegliere lo stile che più di adegua alle proprie aspettative ed inoltre garantisce anche un certo livello strategico costringendo il player a scegliere il tipo di attacco migliore ad ogni situazione.
I controlli sono magnifici, permettono un’alta padronanza dello sprite principale e per la prima volta non ho sentito la mancanza di un tasto dedicato al salto (si salta
premendo “alto” sul joystick). Muoversi da una piattaforma all’altra è molto piacevole ed in più da alcune piattaforme è anche possibile scendere premendo “basso” più il tasto di fuoco.Nonostante i 10 stage effettivi e la varietà del gameplay dovuta alle due differenti situazioni di gioco, la longevità non raggiunge gli altissimi livelli del resto della produzione, attestandosi su risultati medi.
Ora il giudizio. Insomma, a voler essere sinceri, ho da poco recensito il titolo ”Terry’s big Adventure”, un gioco molto più classico e anche meno dinamico e preciso nei controlli. A quel gioco ho assegnato un giudizio molto buono. “Mayhem in Monsterland” è considerato dai più un capolavoro e, come avrete capito dalle parole della mia recensione, il mio pensiero non si discosta da quell’idea. Personalmente, mi sono divertito di più giocando con Terry; forse perché quest’ultimo mi ricorda di più l’infanzia ed è riuscito a stimolare maggiormente la mia anima passionale da
retrogiocatore, quella parte irrazionale che è poi il motore della dedizione al retrogaming.Questo non toglie comunque nulla al valore di questo Mayhem, che gode di un notevole impianto tecnico, di un grande ingegno per il level design e di controlli perfetti. In conclusione, posso solo consigliarvi di provare questa meraviglia sottolineando però che non è proprio facilissimo, anzi… (casual gamers avvertiti).
Grazie per la vostra attenzione e a rivederci presto qui su RetrogamingHistory.com.
![]() Dario "Dariolino78" Lanzetti |














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