Il bello del riscoprire taluni giochi risiede proprio nel realizzare come sia possibile, utilizzando due miseri tasti e delle meccaniche semplici quanto poco originali, dare vita ad un prodotto frenetico e avvincente, che poco o nulla ha da invidiare a titoli decisamente più pretenziosi che fanno sfoggio di controlli degni di un Boeing 747. Street Hoop fa sicuramente parte di questa categoria, in virtù delle sue meccaniche essenziali e spiccatamente arcade, del suo livello di difficoltà degno di un prodotto della vecchia scuola, a cui corrispondono un divertimento ed uno stile parimenti retrò. Pubblicata nell’ormai lontano 1994, sfruttando l’allora potentissimo sistema AES/MVS della SNK, la “simulazione” di street-basket targata Data East ci permette di scegliere uno fra i dieci team nazionali messi a disposizione, ciascuno dei quali risulta ottimamente caratterizzato in quelle statistiche che ne determinano prestazioni atletiche e percentuali di realizzazione. Una volta effettuata la selezione avrà inizio il torneo, nel quale i nostri tre atleti dovranno affrontare tutte le restanti rappresentative in partite da due tempi, cercando di terminare entrambi in vantaggio, pena il fatidico Game Over.
Ad una struttura così basilare corrisponde un sistema di controlli altrettanto semplice, che, come già accennato in precedenza, utilizza solamente due dei quattro pulsanti messi a disposizione dal sistema SNK. Nonostante questa discutibile scelta Street Hoop permette di dare vita ad un’incredibile mole d’azioni, comprese interazioni alquanto complesse come il tap-in e l’alley-oop fino ad arrivare ad interventi al limite del regolamento come spintoni e gomitate.Ad aggiungere ulteriore mordente e spettacolarità all’azione ci pensano i “super shot”, i quali una volta riempito un apposito indicatore ci consentiranno di segnare a colpo sicuro (sia da 2 che da 3 punti) con tiri e schiacciate dagli effetti esageratamente pirotecnici.
Il gioco è praticamente tutto qua, con la sua incredibile semplicità e quelle meccaniche che ricordano fin troppo NBA Jam della Midway, uscito guarda caso l’anno prima. Dalla sua parte il titolo della Data East può comunque vantare una realizzazione tecnica di ottimo livello, impreziosita da alcuni tocchi di classe che ne aumentano esponenzialmente il fascino.
Splendida la caratterizzazione dei vari playground, i quali si rivelano assai vari e altrettanto ricchi di particolari, per non parlare poi delle animazioni, vero punto di forza dell’intero comparto e sul cui ruolo discuteremo più approfonditamente in seguito.
Ma se il riuscire ad apprezzare l’impatto estetico di SH richiede comunque un minimo di nostalgia verso quello stile tipico delle produzioni per NeoGeo, il comparto audio si dimostra un vero e proprio capolavoro, in grado di resistere, anche a distanza di diversi lustri, ai vertici del suo genere. Una colonna sonora in stile funky è egregiamente affiancata da degli effetti sonori di splendida fattura che, soprattutto grazie ad un parlato intento ad enfatizzare ogni azione degna di nota, dona al titolo quel tocco di “tamarragine” che è in fin dei conti il vero asso nella manica dell’intera produzione. Tutto all’interno del gioco concorre infatti a ricreare quell’atmosfera tipica di un campetto dei bassifondi, dove energumeni di dubbia scolarizzazione si insultano e si umiliano a suon di schiacciate e tiri da tre. Ed è proprio in quest’ottica che entrano in gioco le animazioni, che donano ai sei atleti in campo quell’atteggiamento da sbruffoni che sembra voler dire “in your face” ogniqualvolta riusciranno a realizzare un canestro in barba al povero difensore.La ricerca della spettacolarità e la conseguente umiliazione dell’avversario, sia esso elettronico o in carne ed ossa, e quindi il vero motore del gioco. Tanto da invogliare il giocatore ad utilizzare i “super shot” sotto forma di devastanti schiacciate, con tanto di atterramento di tutti gli atleti in campo, nonostante il tiro da tre permetta di ottenere un punto supplementare. Certamente i difetti non mancano, a partire da un livello di difficoltà mal calibrato, che tende ad impennarsi subito dopo i primi due incontri, fino ad arrivare ai giocatori, scarsamente caratterizzati e fin troppo simili fra loro. L’attrazione che il titolo della Data East riesce ad esercitare sul giocatore
prescinde comunque da qualsiasi analisi o considerazione tecnica; e si esplica nella volontà di fare quell’ultima dannata partita nel tentativo di battere il fortissimo team statunitense, o quantomeno per togliersi la soddisfazione di piazzargli sul muso un paio di schiacciate ben fatte.![]() Emiliano "MasterGen" Valori |















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