La storia delle console Nintendo nasce dalle ceneri del crash videoludico, un momento di tale drammaticità del mercato che ha consentito un brusco reset di ogni regola e un azzeramento dei potenziali di vendita di tutte le macchine. Ma il NES arrivò proprio un minuto dopo la fine della tempesta, in quella quiete che gli ha consentito di pianificare strategicamente ogni mossa. Ed è così che il colosso giapponese ha costruito il suo impero, traslando il potere dagli Stati Uniti verso il suo Giappone.
Non è del crash dei videogiochi che intendo parlare, ma è importante ricordarsi di come la Nintendo sia diventata grande: imponendo rigidissime regole di mercato volte a sterilizzare ogni tentativo di assalto da parte degli avversari, pretendendo esclusive e vietando un libero mercato senza che alcun garante si interessasse del problema. Nintendo pretendeva persino che alcune terze parti si dedicassero esclusivamente al NES, dimenticandosi delle altre macchine. Queste sono solo discussioni di carattere economico, ma andavano ad influire anche sui prodotti finali per via della pretesa della giapponese di poter disporre e modificare a proprio piacimento ogni gioco, adattandolo alla linea della casa. Ciò fece imbufalire alcune case come la Lucas che, dopo Maniac Mansion, chiuse i rapporti coi nipponici. Questo comportamento danneggiava, però, anche gli intenti artistici degli sviluppatori ed ogni modifica era fatta per rendere ogni gioco appetibile per tutti, in modo da venderne più copie ed incassare più royalties.
Colleghiamoci ai giorni d'oggi e vediamo cosa fa la Nintendo: ha avviato la politica dei casual gamers, cioè un'apertura verso quei consumatori che non si erano mai interessati ai videogiochi o lo avevano fatto solo superficialmente, avvicinandoli grazie ad una periferica di controllo intuitiva e spettacolare. Questo può anche andare bene, l'importante è che si pensi anche a chi è alla ricerca di giochi più impegnativi.
In realtà, il mercato della Wii non è amichevole verso quest'ultima categoria di utenti, proponendo tanta robetta da poco e una manciata di buoni prodotti. E, tra l'altro, anche questi sono per un pubblico di ampio spettro, adatti a tutte le età, molto intuitivi, simpatici, colorati...diciamolo, poco ricercati!
Se poi pensiamo ai titoli in uscita che non presentano nulla di attraente per il giocatore più esigente vien da pensare che la Nintendo segua i soldi e basta. Interrogati sulla questione hanno avuto il barbaro coraggio di dire qualcosa tipo: “Beh, anche l'hardcore gamer può divertirsi moltissimo con Super Mario Sluggers, noi vogliamo produrre giochi avvincenti per tutti”. Super Mario Sluggers? SUPER MARIO SLUGGERS?!? Ma come pensano di convincere uno che su Super Nintendo giocava a Chrono Trigger, su Nintendo 64 a Goldeneye e su Gamecube a Resident Evil 4 di passare tranquillamente a Super Mario Sluggers perchè troverà pane per i suoi denti? E' un insulto verso chi ha speso 250 euro per una macchina con circuiti che valgono un terzo del prezzo. E che li ha spesi solo per continuare a gustarsi giochi in linea con quanto visto in passato!.
Nessuno nega alla Nintendo la classe nel creare videogiochi di sopraffina caratura, ma a noi utenti credo dispiaccia molto vederla dedicare a giochini che saranno pure belli ma con poca attrattiva nel lungo termine.
La Wii, a dispetto della sua modesta scheda tecnica, può vantare delle risorse videoludiche stratosferiche derivanti sia dal suo innovativo metodo di controllo sia dalle ingenti quantità di macchine vendute. E va bene il Wii Fit, e va bene Wii Sports, e va bene tutto quello che volete, ma non abbandonate i videogiocatori che vi hanno seguiti per decenni e che da questa console tutto si aspettavano tranne che di essere considerati un secondo mercato. Alcuni per divertirsi devono ricorrere alla Virtual Console...
Gianluca "musehead" Santilio
