E’ quasi assurdo che ad occuparsene sia esclusivamente il popolo di internet. Numerosi sono stati i siti creati per accumulare tutto l’accumulabile, spesso senza alcuna intenzione di lucro ma semplicemente per condividere, tra appassionati, tesori rarissimi. Tra l’altro, non pensiate che io mi stia riferendo a Dodge’em per Channel F o a qualcosa per Astrocade. Provate semplicemente ad acquistare Sanitarium, un gioco del 1998. Per procurarmelo, anni fa, a soli cinque anni dalla sua pubblicazione, fui costretto a chiamare in causa un mio cugino dagli Stati Uniti perché l’unico venditore con questo articolo era americano e non accettava ordini fuori dall’Italia. La situazione è leggermente migliore per i classici di grandi nomi come Namco, Konami o Sega che ci propongono con una certa frequenza delle riedizioni dei loro prodotti per le console di nuova generazioni, ma cosa ne è di, per fare un esempio, Stern, Leland o Data East? Si trovano i loro lavori su alcuni siti specializzati, al momento. Ma ci sono due enormi problemi: il primo è la difficoltà con la quale questi stessi siti cercano di procurarsi il materiale da salvaguardare, tra complicatissimi dumping di cartucce e rarità delle stesse; il secondo, forse persino più serio, è rappresentato dai rischi penali per coloro i quali si occupano di queste collezioni. Lungi da me voler incitare all’infrazione delle leggi, ma è legittimo difendere chi preserva senza scopo di lucro. Non sarebbe giusto creare una legge che invalidi i diritti d’autore per i videogiochi nella loro forma originale dopo un determinato numero di anni? Venti, per esempio. E oggi potremmo giocare a Ghosts’n’Goblins e Bubble Bobble senza problemi, lasciando alle software house genitrici la possibilità di rilasciarli nuovamente in edizioni aggiornate, con nuovi diritti di autore per queste versioni, magari con grafica in HD o semplicemente ottimizzati per le console next-gen. In questo modo si aggirerebbe anche il problema del libero utilizzo di software di case defunte che, non esistendo più, non possono nemmeno rinunciare ai loro diritti d’autore per rilasciare i loro giochi nel libero mondo dell’abandonware. E invece stiamo sempre ad elemosinare favori come quelli concessici dalla Revolution con il dono di Beneath a Steel Sky e Lure of the Temptress. E senza diritti per i giochi vecchi si potrebbero istituire tante banche del software e appositi ricercatori potrebbero mettersi sulle tracce di software rarissimi in totale trasparenza. E’ un sogno? Forse si, ma spero davvero che in futuro non ci si debba disperare per l’estinzione di piccoli tesori senza tutela.
Gianluca "musehead" Santilio
