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Una questione di salvaguardia

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  • Una questione di salvaguardia

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ID: 245618Il retrogaming è una pratica di inestimabile valore per un numero sempre crescente di videogiocatori. La gioia di rivivere momenti del passato, di continuare a divertirsi con software dalla qualità immortale si coniuga con inusitata discrezione a un proposito di respiro molto più ampio: il preservamento della cultura videoludica. Non è un mistero che la passione che ci accomuna, i videogiochi, non sia considerata da enti appositi alla stessa stregua di cinema e letteratura. Abbiamo avuto largamente modo di discutere su questo stesso sito del diritto, inopportuno o sacrosanto che sia, di considerare arte il videogaming e non è mia intenzione ritornare sulla questione, ma è importante sottolineare quanto stiano rischiando di estinguersi molti tasselli del mosaico della storia videoludica. Non vi è nessuna organizzazione, quantomeno ufficiale, atta ad occuparsi della tutela di software divenuti oramai rarissimi e, sotto un nuovo punto di vista, viene a riproporsi il problema di accessibilità culturale trattato qualche tempo fa da BraunLuis proprio su questo sito. Tantissime macchine fuori produzione e innumerevoli giochi disponibili su supporti soggetti ad un’inevitabile usura rischiano, abbinandosi ai classici problemi di copyright, di mettere a repentaglio un bel pezzo di storia. Non sarebbe opportuno istituire un ente in grado di conservare questi tesori? Perché nessuno se ne occupa?
    E’ quasi assurdo che ad occuparsene sia esclusivamente il popolo di internet. Numerosi sono stati i siti creati per accumulare tutto l’accumulabile, spesso senza alcuna intenzione di lucro ma semplicemente per condividere, tra appassionati, tesori rarissimi. Tra l’altro, non pensiate che io mi stia riferendo a Dodge’em per Channel F o a qualcosa per Astrocade. Provate semplicemente ad acquistare Sanitarium, un gioco del 1998. Per procurarmelo, anni fa, a soli cinque anni dalla sua pubblicazione, fui costretto a chiamare in causa un mio cugino dagli Stati Uniti perché l’unico venditore con questo articolo era americano e non accettava ordini fuori dall’Italia. La situazione è leggermente migliore per i classici di grandi nomi come Namco, Konami o Sega che ci propongono con una certa frequenza delle riedizioni dei loro prodotti per le console di nuova generazioni, ma cosa ne è di, per fare un esempio, Stern, Leland o Data East? Si trovano i loro lavori su alcuni siti specializzati, al momento. Ma ci sono due enormi problemi: il primo è la difficoltà con la quale questi stessi siti cercano di procurarsi il materiale da salvaguardare, tra complicatissimi dumping di cartucce e rarità delle stesse; il secondo, forse persino più serio, è rappresentato dai rischi penali per coloro i quali si occupano di queste collezioni. Lungi da me voler incitare all’infrazione delle leggi, ma è legittimo difendere chi preserva senza scopo di lucro. Non sarebbe giusto creare una legge che invalidi i diritti d’autore per i videogiochi nella loro forma originale dopo un determinato numero di anni? Venti, per esempio. E oggi potremmo giocare a Ghosts’n’Goblins e Bubble Bobble senza problemi, lasciando alle software house genitrici la possibilità di rilasciarli nuovamente in edizioni aggiornate, con nuovi diritti di autore per queste versioni, magari con grafica in HD o semplicemente ottimizzati per le console next-gen. In questo modo si aggirerebbe anche il problema del libero utilizzo di software di case defunte che, non esistendo più, non possono nemmeno rinunciare ai loro diritti d’autore per rilasciare i loro giochi nel libero mondo dell’abandonware. E invece stiamo sempre ad elemosinare favori come quelli concessici dalla Revolution con il dono di Beneath a Steel Sky e Lure of the Temptress. E senza diritti per i giochi vecchi si potrebbero istituire tante banche del software e appositi ricercatori potrebbero mettersi sulle tracce di software rarissimi in totale trasparenza. E’ un sogno? Forse si, ma spero davvero che in futuro non ci si debba disperare per l’estinzione di piccoli tesori senza tutela.

    Gianluca "musehead" Santilio
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