Apocalisse 16:1“
Appaiono i titoli di testa, scritte rosso sangue su sfondo nero... nero come l’abisso dell’anima.
Ogni nome scandito dal rintocco di un tonfo sordo, potente come la consapevolezza di non avere scelta.
Ryan si desta dal proprio sogno ricorrente; di fianco a lui giace Eden, la propria fidanzata, ancora addormentata.
La mattina ancora buia, piovosa, fredda, e il sentore che una tempesta di eventi sia all’orizzonte, pronta a tracinare con se chi non ha colpa.
In questo modo comincia Dreamweb, avventura grafica punta & clicca datata 1994, targata Empire.
L’opera si presenta con una visuale a volo d’uccello, e il puntatore del mouse utilizzato per raccogliere e combinare oggetti.
La grafica, forte di una palette cromatica dai toni scuri, amplifica il senso di oppressione da parte della città in cui è ambientato (una metropoli futuristica di Bladerunneriana memoria), e la pioggia costante, accompagnata dallo scroscio dell’acqua, non fa che rendere il tutto ancora più umido e sporco.
I personaggi offrono buone animazioni, fluide e sorrette da una buona quantità di frame.
Avremo un inventario, nel quale districarci con gli oggetti raccolti da combinare tra di loro e da utilizzare opportunamente al momento giusto; purtroppo vi è la libertà di poter raccogliere QUALSIASI oggetto, e dico purtroppo perchè avere l’inventario pieno di decine di oggetti inutili (senza peraltro conoscerne lo scopo o l’utilizzo) non fa che rendere difficile il prosieguo dell’avventura, caratterizzato da tentativi fallimentari e frustrazione, anche se gli enigmi di natura oggettistica (usa l'ascia per sfondare allarme antincendio, tanto per dirne una) risultano abbastanza chiari, così come le scene d’azione, in cui avremo qualche secondo prima di tirar fuori la pistola, previa una tempesta di piombo da parte di guardie del corpo o spacciatori di droga, o per spostarci velocemente, tanto per citare un paio di situazioni.
Per difetto troviamo che le locazioni nelle quali andremo a muoverci saranno rappresentate con una dimensione molto ristretta rispetto alla dimensione dello schermo: spesso saremo costretti alla caccia di quei due o tre pixel che compongono una pistola; in aiuto, una lente d’ingrandimento sempre attiva posta in basso a sinistra dello schermo, così da aumentare la dimensione degli oggetti selezionati.
Le musiche di sottofondo, dallo stile electro/ ambient, risultano alla lunga ripetitive, ma nonostante tutto la bellezza compositiva e la qualità di queste ultime aiutano ad immergersi nell’atmosfera cyberpunk, degradata e oscura come da manuale.
La storia, adulta e dai toni forti (scene di sesso esplicite e omicidi sanguinosi) giustifica le scarse vendite del prodotto sul mercato (un mercato, allora, bigotto, limitato e poco propenso a titoli sperimentali o semplicementi maturi dal punto di vista ludico/contenutistico/concettuale).
La longevità si attesta sulle sei ore di gioco, piuttosto poche per il genere, complice anche una forte linearità nel concatenarsi di eventi e la poca libertà di scelte d’azione.
Sullo sfondo narrativo troviamo un background costruito con raffinatezza, originale e dai toni ricercati: l’intera opera si muove sullo sfondo del Dreamweb, rete dei sogni che agisce sul subconscio degli esseri umani; a capo di questa vi è una setta, setta di custodi composta da “sette“ (perdonate il gioco di parole) individui atti a mantenerne l’equilibrio; ma si sa che l’uomo è tutto fuorchè incorrutibile e così ci ritroveremo, nostro malgrado, in una caccia all’uomo estenuante, fatta di sangue e lacrime, così come le strade della città che andremo a esplorare, locazione dopo locazione.
Al centro del complotto il protagonista: un uomo normale con un affitto da pagare e un lavoro poco gratificante, che prosegue una vita priva di senso o di scopo, solo spinto dall’inerzia del sopravvivere, e che sarà soggiogato dai sogni rivelatori.
Alla mattina, al risveglio, le mani sporche di sangue, una 38 sotto il cuscino, e qualche vago ricordo di ciò che è accaduto la notte precedente...
Un preoccupante turbamento interiore che lo perseguita lo mette alla prova, fino allo sconvolgente finale...
Vera chicca all’interno della confezione scatolata si trova il libricino intitotalo “Diary of a Mad Man“: il diario del protagonista con le proprie memorie, scritto durante il suo percorso di morte e diperazione; interessante notare come, man mano che si sfogliano le pagine, la parole acquistano una piega confusa, schizofrenica, fino a risultare un miscuglio di inchiostro e di frasi indecifrabili.
Al di là dei difetti sopra elencati e dei limiti tecnici dovuti allo scarso budget di produzione, qui abbiamo un’opera epocale, magnifica, capace di lasciare un segno indelebile sull’anima e in grado di riuscire ove altri prodotti hanno fallito: il creare una forte empatia verso il protagonista, così bruscamente catapultato al centro di un disegno troppo grande per gente comune e involontariamente finito con le mani sporche del sangue di molti e con i ricordi offuscati dal dubbio e dal senso di colpa.
“Lunedì 9 aprile
L’orologio continua ad andare
Ma non mi vuole dire l’ora
Babbo Natale mi ha dato un fucile
Scatena i cuccioli della guerra
Sono morto stanotte“
Requisiti hardware: Msdos 3.0, 590k di ram, 1Mb di spazio libero su hard disk, tastiera e mouse richiesti (può essere giocato tramite DOSbox)

Spero di riuscire a rimediare prima o poi...

a "Megalith" della jazz fusion band giapponese T-Square
Poi "Under Logic" di Streets of Rage 2 è...
grazie per la dritta