Sulla carta, Primal Planet sembrava destinato a essere l’ennesima vittima di questa saturazione. Eppure, contro ogni pronostico, riesce a distinguersi come una delle esperienze più interessanti e innovative grazie a un’ambientazione impeccabile e a una realizzazione curata.
Primal Planet ci trasporta in un mondo preistorico molto diverso da ciò che solitamente vediamo nel genere. A differenza di altre proposte, qui non si esplorano i corridoi di un castello gotico o un pianeta alieno, ma una giungla vibrante degna dell’era giurassica. Il titolo ci presenta il protagonista, un uomo delle caverne senza nome, che viaggia insieme alla sua famiglia. Tutto procede bene finché un Tirannosauro Rex attacca e ci separa dai nostri cari. La nostra missione è ricongiungerci con loro, anche se ben presto le cose si complicano: la moglie e la figlia vengono rapite dagli extraterrestri.
Il punto di forza del lavoro di Seethingswarm è la narrazione, che avviene senza una sola parola. Il gioco si affida a sequenze visive e animazioni incredibilmente espressive per raccontare la storia, una scelta che valorizza l’eccellente comparto artistico. Senza dubbio, questo è uno degli aspetti più sorprendenti della proposta, che conferisce grande immersività. Inoltre, contribuisce a esaltare la grafica pixel art, curata nei minimi dettagli.
Il mondo di Primal Planet è incredibilmente suggestivo. Il gioco utilizza pixel di grandi dimensioni che evocano una nostalgia tipica degli anni ’90, ma con una fluidità e una palette di colori moderne. L’ambiente si anima grazie al ciclo dinamico giorno-notte e alle variabili climatiche, come la pioggia che può interagire con elementi come il fuoco, spegnendo incendi o la nostra torcia. Sebbene la mappa non sia particolarmente estesa, presenta zone ben differenziate tra giungle e montagne, abitate da tribù feroci e, ovviamente, dinosauri. L’ambiente non è solo uno sfondo: è un protagonista ostile, popolato da bestie carnivore pronte a farci da pasto.
Dal punto di vista del gameplay, i comandi sono agili e responsivi. Il protagonista può saltare, arrampicarsi, nuotare, rotolare e persino difendersi usando lance, coltelli e oggetti da lancio. Tuttavia, il combattimento risulta un po’ grezzo e poco raffinato. Gli hitbox non sono sempre precisi e il feedback degli attacchi non è soddisfacente: direi che è funzionale e basta. Più interessante è la varietà di nemici o, meglio, di dinosauri. Ce ne sono di ogni tipo e dimensione, ma i più temibili sono quelli acquatici, di proporzioni davvero mostruose.
Tuttavia, dove Primal Planet brilla davvero è nella reinvenzione del modo in cui la mappa si apre al giocatore. Invece di limitarsi a darci il doppio salto o le abilità classiche dei metroidvania – che comunque ci sono – il gioco offre strumenti che evolvono. Ad esempio, la lancia è un’arma, certo, ma se la incendiamo può diventare una torcia per bruciare la vegetazione e aprire nuovi percorsi. Possiamo anche lanciarle e fissarle a una parete per creare piattaforme e accedere a zone altrimenti irraggiungibili. Il gioco propone persino enigmi ingegnosi basati su questa meccanica, che ho trovato davvero originale.
Questo design si estende anche alla progressione, sia del protagonista sia del piccolo dinosauro che lo accompagna, permettendo la modalità cooperativa per due giocatori. Il gioco distribuisce le migliorie con attenzione, facendo sì che ogni nuova abilità sembri una vera conquista. Eliminare i nemici non solo consente di ottenere risorse per fabbricare cibo o armi, ma premia anche con esperienza. Salendo di livello, si ottiene un punto abilità per migliorare aspetti specifici come salute, resistenza, danni inflitti con le lance o la loro durata.
Inoltre, a un certo punto dovremo cercare gli altri membri del villaggio per ricostruirlo. Occorrerà raccogliere risorse come legno o pietra per costruire abitazioni di fortuna e ottenere determinati benefici, ad esempio nuove ricette per creare oggetti. Ma la cosa più interessante è che si possono anche reclutare i compagni della tribù. In generale, tutti si comportano allo stesso modo, seguendo il protagonista e lanciando lance contro i nemici. Anche se non si possono migliorare le loro abilità, svolgono egregiamente il ruolo di protettori.
Detto ciò, lo sviluppo di Seethingswarm non è perfetto e presenta alcune criticità – oltre al combattimento – che si fanno sentire. Personalmente, penso che alla mappa manchi qualcosa: è funzionale, sì, ma troppo basilare per un metroidvania. Non si possono aggiungere marcatori, il che rende difficile ricordare se ci sono percorsi o segreti ancora da scoprire. Considerando che tornare sui propri passi è fondamentale, l’impossibilità di prendere appunti rende l’esplorazione un po’ tediosa. Devo però essere onesto: la mappa non è vastissima e si attraversa in pochi minuti, ma sarebbe stata una funzione utile.
