Ambientato in una New York distopica del 2055, Neon Inferno ci immerge in una metropoli assediata dalla guerra tra fazioni. In questo contesto, le mafie e la corruzione del dipartimento di polizia hanno trasformato le strade in un vero e proprio poligono di tiro, attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette. Nel profondo del caos urbano, dalle ombre emergono due assassini d’élite: Angelo Morano e Mariana Vitti. Questi due professionisti servono La Famiglia, un’organizzazione criminale che mira a diventare la più potente della città. Al di là della trama, ciò che colpisce immediatamente è il comparto grafico che, senza esitazione, considero uno dei più belli che ho visto negli ultimi tempi. La pixel art è davvero splendida. I design dei personaggi sfiorano lo stile chibi nella pratica, ma non si risparmiano nelle cinematiche o negli scenari. Gli ambienti sono vivi e curatissimi. Ovunque si trovano dettagli, effetti di luce e ombre che non mi aspettavo in un’opera così contenuta. Il titolo arriva con tutti i filtri e modificatori grafici attivati, ma offre la possibilità di personalizzare gli effetti secondo i propri gusti.
Personalmente ho apprezzato moltissimo gli effetti di “sfocatura gaussiana” e il filtro tubo catodico, che hanno reso l’esperienza una vera delizia visiva. In certi momenti, mi ha ricordato tantissimo quei pomeriggi passati nelle sale giochi a spendere le 200 lire, cioè gli spiccioli del resto che dava il salumieri quando andavo a fare la spesa a mia madre. Anche l’illuminazione volumetrica fa miracoli sulla scena generale, valorizzando la presenza del neon qua e là. Queste fonti spiccano sullo schermo e, lungi dall’essere fastidiose, rendono tutto più spettacolare durante l’azione, esaltando il tono cyberpunk-noir della proposta.
La colonna sonora accompagna alla perfezione l’estetica e la storia del gioco. Pur senza doppiaggio – che non serve affatto – la musica fa da spina dorsale, connettendo l’energia del mondo al combattimento. La maggior parte delle tracce sono synthwave in stile Carpenter Brut, Perturbator o Nightstop, il che fa sì che pezzi come la omonima ‘Neon Inferno’ richiamino Blade Runner. Tuttavia, c’è spazio anche per tracce heavy metal come Redline o MegaloManiac, con chitarre elettriche e una batteria velocissima. Devo sottolineare che Ambedo è diventata la mia preferita, perché contiene un po’ di tutti questi stili e una voce femminile che risulta davvero ammaliante.
Dal punto di vista del gameplay, come ci si aspetta da un titolo di questo tipo, la durata è proporzionale alla difficoltà, che è piuttosto elevata. Superato il tutorial, Neon Inferno non perdona. Morire spesso diventa parte integrante dell’esperienza per imparare i pattern d’attacco dei nemici. Tuttavia, a differenza di altri giochi del genere, i protagonisti non muoiono al primo colpo. Fortunatamente, possono resistere fino a quattro “colpi” prima di vedere la schermata di Game Over. In verità, può essere frustrante, ma il gioco va preso per quello che è: una sfida. Questo fa parte del suo DNA, ispirandosi agli arcade “divora-gettoni” dove serviva memorizzare ogni attacco nemico per superare un livello.
La curiosità è che Neon Inferno è difficile proprio per la sua giocabilità. Le meccaniche si rifanno direttamente a titoli come Gunstar Heroes, per la parte run and gun e platform, e Wild Guns per lo stile shooter. Questa combinazione è eccellente perché i livelli non sono segmentati: tutto accade simultaneamente. Questo obbliga a restare vigili e ad avere “mille occhi”, tra nemici, proiettili e granate, mentre si avanza in scenari con piattaforme che richiedono una coordinazione perfetta. Ciliegina sulla torta, va evidenziato l’impressionante lavoro di Zenovia Studios su tutte le animazioni che avvengono nei due piani di ogni scenario.
Non è un caso che gli ambienti siano così ben realizzati. La missione nella discoteca è fantastica. Il gameplay ibrido obbliga a pensare il combattimento su più livelli, potendo sparare agli avversari sullo sfondo dalla propria posizione, oppure raggiungere quella zona per eliminarli da vicino. In più, Neon Inferno offre un sistema Bullet Time che permette di rallentare il tempo e deviare i proiettili con un coltello al plasma, eliminando i nemici con i loro stessi colpi. Senza dubbio, una delle abilità più utili una volta padroneggiata, come anche il doppio salto e le schivate.
Attenzione, però: non è tutto rose e fiori. Neon Inferno ha un sistema di potenziamenti acquistabili con i crediti ottenuti dopo aver completato con successo una missione. Il problema è che è poco sfruttato, perché i power up influiscono davvero poco. Un’altra pecca sono i punti di salvataggio automatico, generalmente posizionati in aree poco strategiche, costringendo a superare sezioni più lunghe del previsto dopo ogni morte. Oltre a questi dettagli, il gioco si lascia godere moltissimo. Inoltre, offre una Modalità Arcade che richiama la durezza delle vecchie sale giochi: bisogna completare l’avventura tutta d’un fiato, senza checkpoint né seconde chance. C’è anche la possibilità di cooperativa locale per due giocatori, che amplifica l’adrenalina e la confusione sullo schermo.
Disponibile su PC (Steam) | PlayStation | Xbox | Nintendo Switch
