Le vicende utilizzate dalla Capcom per realizzare questo “bizzarro” picchiaduro sono quelle narrate nella terza serie, sicuramente la più innovativa e di maggior successo. Quest’ultima deve buona parte delle proprie fortune all’introduzione degli “stand”: una sorta di emanazione spirituale in grado di materializzarsi e combattere utilizzando terrificanti poteri. Logicamente solo pochissimi eletti sono in grado di controllarne uno, e tra questi spicca certamente la figura del nostro giovane eroe: Jotaro Kujo, nipote del protagonista della seconda serie Joseph Joestar, nonché possessore del fortissimo stand “Star Platinum”.
Jotaro e Joseph, con il fondamentale aiuto di altri compagni, dovranno quindi localizzare ed eliminare Dio Brando, prima che il malvagio influsso di quest’ultimo
Tecnicamente parlando JoJo fu uno dei primi coin-op a sfruttare l’allora neonata scheda CPS3, anche se possiamo dire fin da subito che la resa grafica non si avvicina minimamente ai fasti che tale hardware riuscì ad offrire con giochi del calibro di Street Fighter III o Warzard.
Da una semplice analisi sulla qualità di sprites e fondali si potrebbe persino credere che il tutto giri su di una ben meno performante CPS2. L’unico particolare che ci lascia intravedere la verità è la presenza in contemporanea sullo schermo di quattro combattenti. In JoJo ci sarà infatti possibile controllare sia il nostro personaggio che il suo stand, passando comodamente da una modalità all’altra con la semplice
Parlando più in generale del gameplay c’è da dire che JoJo si discosta non poco dal
Come già accennato in precedenza l’aspetto tecnico di JoJo non fa certamente gridare al miracolo, e onestamente parlando da un gioco per CPS3 era lecito aspettarsi qualcosa di più. C’è però da dire che il particolarissimo stile grafico di Araki, come le stesse atmosfere “barocche” del manga, vengono qui riproposte in maniera più che fedele. Aspetto che saprà sicuramente fare la felicità dei numerosi estimatori del fumetto. Volendo scendere nei particolari di questa versione Dreamcast è anche possibile notare un leggerissimo calo nella qualità degli sprites rispetto alla controparte arcade. Cosa difficile da giustificare alla luce delle comprovate qualità del Dreamcast in fatto di grafica bidimensionale. Dal punto di vista del sonoro abbiamo invece degli effetti veramente ben realizzati, come ad
Un’ultima nota positiva è rappresentata dalla presenza sul GD-Rom di due distinte versioni del gioco: L’originale del 98, che prende il nome di “JoJo’s Venture”, e quella ampliata dell’anno successivo, chiamata invece “JoJo's Bizarre Adventure : Heritage for the Future” (qui ribattezzata semplicemente JoJo Bizarre Adventure). Le differenze fra le due risiedono principalmente nel numero di personaggi selezionabili (10 contro 16) e in alcuni piccoli accorgimenti di carattere grafico. Entrambe metteranno però a disposizione uno story mode, che ricalca abbastanza fedelmente le vicende del manga, nonché le classiche modalità survival, versus, e training.
Emiliano "MasterGen" Valori
