Passato il momento della creatività genuina, Capcom pensò che l’unico motivo per cui valeva la pena esistere, andava ricercato nell’annientamento di SNK, la storica nemesi.
Accaparratasi pure i diritti dei personaggi Marvel, la casa di Osaka, colta da manie persecutorie e da alienazione meccanicista, iniziò a sfornare giochi di lotta di ogni genere. L’esperimento più bizzarro fu di certo il crossover fra i lottatori della casa madre e i supereroi yankee. Questa particolare aberrazione, inizialmente vista come qualcosa di nuovo, fece perdere del tutto ai programmatori il lume della ragione. Uscirono 4 capitoli (senza contare quelli riservati solo all’universo Marvel), di cui due sul povero Dreamcast. Per rendere ancora più demenziale il tutto, vennero trasformati in picchiatori professionisti, stelline di indubbia fama quali Strider, Rockman, Jill Valentie e altre icone dedite, fino ad allora, a ben altri tipi di sfoghi. La filosofia che si celava nel profondo e che rendeva appetibile agli estimatori ogni nuova uscita della serie, risiedeva proprio nell’infinito magma da cui potevano essere attinti i nuovi personaggi.
Insomma, quello che si delineava nella mente dei producers, era la classica serializzazione di giochi dove il capitolo successivo mantiene più promesse del precedente, ma mai troppe.
Su Dreamcast però qualcosa era destinato a smuoversi. La cps2 viene messa da parte e l’ultimo episodio é presentato su scheda Naomi che, come sapranno i più, presenta notevoli analogie con la struttura hardware della mai troppa compianta macchina Sega.
Nonostante i personaggi non abbiano subito dei miglioramenti sul fronte cosmetico, e il loro numero possa, di primo acchito, sembrare in linea con gli episodi precedenti, ci si rende conto che si sono volute fare le cose in grande. Si ostentano con disinvoltura ben 56 personaggi selezionabili(molti adombrati nella presentazione), di cui la maggior parte nascosti e sbloccabili.
E da qui in poi tutto si erge al di sopra dell’eccesso più sfrenato. Le battaglie, come nella migliore tradizione King of fighter, passano da squadre di due a squadre di tre, dando un taglio netto col passato. La logica conseguenza
Su uno degli schermi troneggia anche un gigantesco orologio che segna l’ora esatta, grazie alla complicità della memory card. Peccato solo che il gioco non discrimini fra giorno e notte, mostrando il cielo azzurro alle effettive 22.00 serali.
Dicevamo 56 personaggi; questo notevole valore aggiunto, rende il suddetto titolo leader fra i picchiaduro sul fronte della longevità. Peccato che i gruppi non siano stati diligentemente creati per formare team con una storia, anche piccola, alle spalle. Questo ha portato ad una conseguenza piuttosto spiacevole, nonché ad uno dei pochi difetti del gioco: la presenza di un unico finale. Per quanto ben realizzato e accompagnato da una raffinata melodia, vederlo ogni volta rischia di comportare una battuta d’arresto sul fronte della rigiocabilità. Ribadendo l’invidiabile monte ore, si resta con l’amaro in bocca sapendo che, una volta trovati tutti i personaggi nascosti, i personaggi meno prestanti e che necessitano di maggior destrezza e d’ esperienza
Ma l’aspetto che stupisce maggiormente è la qualità monumentale delle musiche che accompagnano l’azione. Dopo anni di anonimato e di remix presi e rimasticati dall’immortale Street fighter 2, l’estro e la competenza tornano a casa Capcom. Tutti i brani presentano una qualità eccelsa, spaziando dall’avanguardia a pezzi maggiormente assimilabili, che trovano sempre e comunque il loro punto di partenza e di approdo in lidi squisitamente jazz. Tali perle sonore palesano la loro summa esecutiva rispettivamente nello schermo della nave e in quello artico; in quest’ultimo avremo l’onore di ascoltare una delle composizioni cantate più affascinanti che la breve storia del videogioco ricordi.
La giocabilità, infine, è la classica collaudata made in Capcom in questo genere di produzioni, con le aggiunte menzionate in precedenza, quindi: ritmo esasperato, fuochi d’artificio e super mosse da colossal, che faranno la gioia dei neofiti per la loro semplicità d’esecuzione. Si badi bene, non che la tecnica latiti, si è semplicemente scelto un approccio meno cerebrale e più giocoso; anche se le combo, che subirete dagli avversari nei livelli più avanzati, potranno creare qualche seccatura ai meno preparati.
Ivan M.
