La principale peculiarità del titolo risiede nell’avere come protagonisti un gruppo di liceali usciti direttamente dai più malfamati istituti del Sol Levante. In mezzo a teppisti di ogni risma, ragazze pon-pon, istruttori di ginnastica e membri dei più disparati gruppi sportivi, per la scelta del nostro personaggio avremo, quel che si suol dire, solo l’imbarazzo della scelta. Tale aspetto, all’apparenza puramente estetico, finisce invece col rappresentare la principale chiave di lettura del titolo Capcom. Infatti, solamente entrando in empatia con la sua atmosfera scanzonata e parodistica, in cui non mancano continui richiami a gran parte di quegli stereotipi tipici di qualsiasi manga a sfondo scolastico, si può riuscire a cogliere la bontà dell’opera nel suo complesso.
Dal punto di vista del gameplay “Project Justice” sembra quasi un involontario tributo al celeberrimo “The King of Fighters” di casa SNK. La presenza di team composti da tre elementi ciascuno, l’utilizzo di solo quattro pulsanti equamente suddivisi fra calci e pugni, e l’inserimento di una pratica schivata laterale sono, infatti, tutti elementi che accomunano il titolo Capcom al picchiaduro “all-star” per Neo-Geo.
Grazie alla sostenutissima velocità di gioco, alla facilità di concatenazione fra i vari colpi, e alla teatrale spettacolarizzazione di tutte le mosse speciali, “Project Justice” acquisisce una sua precisa identità ludica, che fa di un’azione frenetica e altamente coreografica il suo tratto distintivo.
Sotto molti punti di vista si potrebbe persino dire che è proprio “The King of Fighters” ad avere un debito di riconoscenza nei confronti del titolo Capcom e non il contrario, in quanto nelle meccaniche di quest’ultimo non si fa alcuna fatica a riconoscere buona parte di quelle idee che, una volta rivedute e corrette, sono servite da base per gli episodi poligonali del picchiaduro SNK, pubblicati a partire dal 2004 sotto il nome di “Maximum Impact”.
Con il piede sempre ben premuto sull’acceleratore, “Project Justice” finisce immancabilmente col perdere terreno sul versante del tecnicismo più puro. La durata alquanto ridotta di ogni singolo round, i frenetici cambi di fronte ottenibili con la semplice pressione del tasto adibito alla schivata, e l’estrema semplicità con la quale si arriva a padroneggiare anche le combinazioni più lunghe e spettacolari, se da un lato delineano un’esperienza che riesce a coinvolgere ed esaltare già dalle primissime battute, dall’altro negano al titolo quella profondità in grado di tenere occupato il giocatore sul lunghissimo periodo. Come già mi era capitato di dire in
Tecnicamente parlando, il titolo Capcom fa sfoggio di un motore grafico molto pulito ed affidabile, che grazie a delle texture di ottima fattura nasconde con successo una modellazione non proprio da primo della classe. Insomma, sebbene i fasti di pietre miliari del calibro di “Soul Calibur” siano ad anni luce di distanza, “Project Justice” riesce ugualmente ad affascinare e catturare il giocatore con un design originale ed accattivante che, come già accennato in apertura, non potrà lasciare indifferenti i numerosi estimatori di anime e manga. Sotto il profilo dell’audio, il lavoro svolto dalla software house di Osaka si dimostra ancora una volta ineccepibile, e si esplica sia nell’estrema bontà e nitidezza delle campionature, che nella grande orecchiabilità di tutte le musiche d’accompagnamento.
Emiliano "MasterGen" Valori
