Passando al gioco vero e proprio si nota la medesima semplicità sia nei singoli comandi che nelle meccaniche di fondo. Di fatto, Paperino, al di là degli ovvi spostamenti nello spazio, può compiere due azioni principali assegnate rispettivamente a ciascun tasto: calciare e saltare. Con la prima potremo colpire delle casse di vario genere (si va dal legno al ghiaccio) che alle volte serviranno per eliminare gli eventuali nemici presenti sul cammino mentre in altre occasioni ritorneranno utili per avanzare negli stage stessi o sbloccare tesori. Il salto invece rappresenta la mossa d’attacco con la quale però sarà permesso balzare solo su determinate tipologie di avversari: lasciate perdere l’assalto a pesci palla, murene o fiamme volanti per intenderci. La schermata tipica di gioco è infine molto “diretta”. In alto a sinistra troviamo un’ icona raffigurante Paperino che ci indica le vite a disposizione mentre sempre a sinistra, stavolta in basso, troviamo tre diamanti che simboleggiano quella che sarebbe la classica barra energetica. Come facilmente intuibile, ad ogni danno subito, ci verrà sottratto uno dei tre suddetti gioielli il cui recupero avverrà aprendo i numerosi forzieri disseminati per gli stage: se troveremo un gelato ci verrà rimpiazzato un terzo dell’energia mentre se troveremo un pollo arrosto ne otterremo il completo risanamento.
Deep Duck Trouble starring Donald Duck
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Deep Duck Trouble starring Donald Duck
L’inizio degli anni ’90 corrispose ad un periodo molto vivace per quanto riguarda il genere platform. Sotto questo aspetto risultò particolarmente fertile la collaborazione tra la Sega e la Walt Disney, la quale portò alla produzione di numerosi titoli aventi come protagonisti i personaggi dell’universo creato appunto dallo zio Walt. Il capostipite di questi giochi, convertiti tra l’altro per diverse console della casa giapponese, è Castle of Illusion starring Mickey Mouse del 1990. Quest’ultimo può essere definito un capostipite perché di fatto le sue meccaniche ludiche sono rimaste pressoché inalterate anche nei platform Disney che lo hanno immediatamente seguito nel tempo. Nel nostro caso andremo ad analizzare la versione Game Gear di Deep Duck Trouble Starring Donald Duck.
La trama è molto semplice: nei panni di Paperino dovremo avventurarci su un’isola dalla quale Zio Paperone è tornato vittima di una maledizione scatenata dal furto di un medaglione. Come punizione l’avaro parente è stato gonfiato come un grosso pallone aerostatico. Il compito del pennuto nipote sarà quindi quello di riportare lo sciagurato manufatto al suo posto originario in modo da rompere così l’incantesimo.
Passando al gioco vero e proprio si nota la medesima semplicità sia nei singoli comandi che nelle meccaniche di fondo. Di fatto, Paperino, al di là degli ovvi spostamenti nello spazio, può compiere due azioni principali assegnate rispettivamente a ciascun tasto: calciare e saltare. Con la prima potremo colpire delle casse di vario genere (si va dal legno al ghiaccio) che alle volte serviranno per eliminare gli eventuali nemici presenti sul cammino mentre in altre occasioni ritorneranno utili per avanzare negli stage stessi o sbloccare tesori. Il salto invece rappresenta la mossa d’attacco con la quale però sarà permesso balzare solo su determinate tipologie di avversari: lasciate perdere l’assalto a pesci palla, murene o fiamme volanti per intenderci. La schermata tipica di gioco è infine molto “diretta”. In alto a sinistra troviamo un’ icona raffigurante Paperino che ci indica le vite a disposizione mentre sempre a sinistra, stavolta in basso, troviamo tre diamanti che simboleggiano quella che sarebbe la classica barra energetica. Come facilmente intuibile, ad ogni danno subito, ci verrà sottratto uno dei tre suddetti gioielli il cui recupero avverrà aprendo i numerosi forzieri disseminati per gli stage: se troveremo un gelato ci verrà rimpiazzato un terzo dell’energia mentre se troveremo un pollo arrosto ne otterremo il completo risanamento.
Per quanto riguarda le location di gioco si registra la presenza di quattro livelli iniziali affrontabili attraverso un ordine non prestabilito con l’aggiunta di due schemi finali. Questa libertà di scelta si riscontra in altri platform Disney ed ha un’importanza non irrilevante in quanto rompe quel monotono senso unidirezionale che spesso si presenta con questo genere di prodotti. Tale caratteristica balza ancora più all’occhio alle luce del fatto che stiamo parlando di un titolo per una console portatile di soli 8 bit, quindi un gioco la cui varietà non è elevata quasi per principio. Ritornando all’analisi dei livelli si viene piacevolmente sorpresi dalla discreta diversificazione mostrata dagli stessi: si va dalla giungla ad un vulcano, dall’immersione subacquea alla montagna per poi affrontare il santuario nella parte terminale dell’avventura. Il livello di sfida proposto da ogni singolo livello bene o male non si modifica di molto ma è palpabile comunque una certa mutevolezza di fondo che raggiunge il suo apice nello schema a tema marino. Per intenderci, saremo sempre chiamati a saltare da una piattaforma all’altra o ad aggirare ostacoli ma se non altro sarà ben vivida una differenziazione di fondo che porterà lo stage della giungla a favorire l’esplorazione in orizzontale, quello della montagna l’andamento in verticale mentre il vulcano si concentrerà sul tempismo e l’elusione gli ostacoli. Ovviamente l’ambientazione acquatica comporterà un approccio completamente diverso dal resto dato che Paperino nuoterà. Riguardo ai difetti si può dire che, come era facilmente preventivabile, sono la difficoltà livellata verso il basso e la scarsa longevità a rivelarsi i tasti dolenti. Tolti quei due o tre punti, in cui moriremo per mancanza di memorizzazione degli stage, terminerete infatti il tutto in poco tempo e senza incappare in ostacoli degni di nota.
Esteticamente siamo a mio giudizio su alti livelli, considerando che stiamo parlando del Game Gear. Paperino è animato in maniera splendida così come i diversi nemici, tra l’altro piuttosto vari in fatto di caratterizzazione. Notevoli sono anche i singoli dettagli tra i quali primeggia lo sprite del protagonista, davvero molto bello e curato, insieme a quelli dei boss, enormi e visivamente ispirati. Peccato per quei saltuari rallentamenti avvertibili in certi momenti di gioco. Con i suoi colori vivaci e le sue architetture, il design dei livelli non è da meno rispetto al resto anche se, pur essendo coerente con l’universo Disney, forse non è affascinante quanto lo stile fantasy presente nelle avventure del collega Topolino. Dal punto di vista musicale troviamo delle melodie molto azzeccate e originali dalla prima all’ultima: i compositori moderni dovrebbero trarre esempio da ciò, di come si possa ottenere molto pur partendo da poco. Gli effetti sonori invece sono nella norma e a riguardo non ci si può aspettare più di tanto da un platform del genere.
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