Il titolo Sony parte con una sequenza molto evocativa e musicalmente stupenda, in cui faremo la conoscenza del nostro alter ego Wander “il vagabondo” e del suo inseparabile cavallo Agro, i due viaggiano per terre desolate per poi attraversare il lunghissimo ponte che li conduce al Tempio del Culto. La leggenda narra di una Sacra Spada e di un modo per riportare in vita i morti solo attraverso l’uccisione dei colossi nascosti nelle terre perdute, ed è proprio questa leggenda che spinge il protagonista a provare l’impresa. Nell’introduzione del gioco osserveremo Wander che posa una ragazza su una sorta di altare, una voce misteriosa ci metterà al correte dei rischi in cui andremo in contro, ma non è il momento giusto per aver paura, ora è tempo di partire.
Il mondo in cui è ambientato Shadow of the Colossus è sorprendentemente vasto, ma non temete, perdersi è molto difficile anche perché a condurvi dai colossi sarà la vostra Sacra Spada, che grazie alla luce riflessa su di essa dal sole vi porterà nelle vicinanze del colosso, dico nelle "nelle vicinanze" perché non sempre la spada vi porterà perfettamente nel punto giusto. A volte vi ritroverete in zone abbastanza complicate da superare, alcune di esse non sono accessibili nemmeno con il vostro affidabile cavallo, proprio quest'ultimo si dimostrerà indispensabile per la riuscita dell'impresa, trasportandovi attraverso tutte le zone della mappa, cosa che risulterebbe impossibile senza di esso.
I colossi, come certo saprete, sono esseri mastodontici, giganti pelosi con occhi inquietanti, ma non sempre è così. In realtà ce ne sono anche di media grandezza ed alcuni che sono decisamente piccoli (piccoli rispetto agli altri), le tecniche che potrete usare sono diverse per ogni colosso che affronterete, il metodo più intuitivo è senza dubbio la scalata attraverso il loro lungo pelo, quindi state molto attenti ai posti pelosi come gambe, zampe, ali ecc. Arrampicarsi è piuttosto semplice ma vi consiglio di stare sempre molto attenti a non cadere e principalmente di buttare sempre un occhio sul misuratore di resistenza, infatti per ogni faticosa arrampicata ci vuole un po’ di sano riposo per recuperare energia vitale. Ma non è finita, state molto attenti anche agli ambienti che circondano il colosso perché potrete trovare
Purtroppo quando ci si trova davanti ad un gioco come Shadow of the Colossus si rischia sempre di cadere nel solito errore di valutarlo in poche ore, nulla di più sbagliato, forse la formula può sembrare ripetitiva "alza la spada, galoppa, scova il colosso e ammazza il colosso. Poi alza la spada, galoppa, scova il colosso e ammazza il colosso", ma vi assicuro che ci passerete sopra, le emozioni e le sensazioni che questo capolavoro sa regalare non si possono certamente sminuire a causa di una ripetitività assolutamente apparente.
La durata del titolo Sony si attesta su livelli accettabili, tanta ricerca e tanti combattimenti mozzafiato, sicuramente buona parte della longevità sarà legata al
Tecnicamente ci troviamo di fronte ad una sorta di copia strutturale di Ico, le ambientazioni mastodontiche sono il marchio di fabbrica della Sony Computer Entertainment International Production Studio 1 o più semplicemente “Team Ico”; in poche parole il titolo in questione si attesta su una media che non entusiasma e non delude, tutto è realizzato per affascinare e colpire, le scenografie sono vaste e realistiche mentre i personaggi sono pressoché convincenti. Forse per la creazione dei colossi è stato fatto un lavoro in più sia estetico che tecnico, portando questi ultimi a record di altezza e larghezza mai visti in un videogioco.
Per la parte sonora c'è da inchinarsi all'incredibile lavoro dei musicisti capeggiati da Kow Otani; ogni melodia presente nel gioco emoziona e coinvolge, specialmente durante i combattimenti contro i colossi sembra quasi di assistere ad un colossal cinematografico. Ho talmente apprezzato queste musiche che decisi di registrarmele per ascoltarle sempre, comunque sia potrete sempre acquistare il cd intitolato Roar of the Earth (Il ruggito della Terra).
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