Come anticipato, il gameplay propone delle novità importanti rispetto al passato senza tuttavia alterare eccessivamente i meccanismi di gioco che hanno fatto la fortuna della casa di Osaka. Prima dell'era Alpha, eravamo rimasti a SF II Turbo. In quest'ultima produzione aveva fatto la sua comparsa una barra energetica che accompagnava ciascun combattente nella zona inferiore dello schermo. Una volta riempitasi a suon di colpi inferti e subiti, questa barra permetteva quindi l'esecuzione di una tecnica più potente dei normali attacchi speciali: la Super Combo. Con la nuova serie si mantenne questa feature con la differenza che, al di là di un parco mosse ampliato, si frazionò la barra in tre parti eguali corrispondenti ognuna ad un livello energetico. Il caricamento di uno o più livelli implicava così, diversamente da prima, l'esecuzione di Super Combo dalla forza variabile. Da specificare il fatto che, anche se vi fosse per esempio la possibilità di scagliare un colpo "di tipo 3" (asta caricata al massimo), l'utente non è obbligato a sprecare tutti e tre i livelli in quanto l'entità delle singole Super Combo è vincolata dalla pressione contemporanea di più o meno tasti. L'innovazione implicata da questo cambiamento risiede in un approccio alla lotta che si fa più offensivo e allo stesso tempo più strategico. Più offensivo poiché è possibile scagliare un numero maggiore di tecniche speciali all'interno di uno stesso match, più strategico dato che vien data al giocatore la facoltà di centellinare la portata degli attacchi più decisivi nell'esito di un incontro. In aggiunta a tutto ciò vennero introdotti la parata aerea ed un sistema di contrattacchi, chiamati Alpha Counters, eseguibili subito dopo aver bloccato un colpo avversario al prezzo di un terzo della ormai famigerata barra. Tra le opzioni di contorno non si notano alternative di rilievo rispetto alla versione arcade al di là del Training Mode, della scelta della velocità degli scontri o la selezione dello stile di combattimento variabile tra assistito e non, rispettivamente Auto e Normal. Come presumibile, lo stile assistito garantisce un aiuto dell’IA nei nostri confronti traducibile in una parata costante e nell’esecuzione più semplice delle Super Combo attivabili premendo simultaneamente un tasto pugno e calcio della stessa potenza.
Una volta assimiliate le novità si avverte la presenza di un parco combattenti non lacunoso, ma probabilmente poco carismatico. Ritroviamo gli storici Ryu, Chun-Li, Ken e Sagat, fondamentali dal punto di vista ideologico per la continuazione della saga, affiancati da nuovi arrivati i quali sostituiscono, ludicamente parlando, i vuoti lasciati dai personaggi delle edizioni precedenti. Ed è così che abbiamo un Charlie dalle tecniche quasi identiche a quelle di Guile o un Guy che dà il cambio “orientaleggiante” a Fei Long. I massicci Sodom e Birdie sono infine il rimpiazzo di Honda o Zangief mentre l’assenza di Cammy viene invece idealmente colmata da Rose. Come accennato a inizio recensione, in realtà questi lottatori sono stati per lo più ripescati dal primo Street Fighter o da Final Fight fatta eccezione per Charlie, Rose e uno dei tre combattenti segreti da sbloccare per mezzo di un trucco. Forse è per questo ampio riciclaggio che, escludendo Guy e magari Sodom (rispettivi protagonisti e boss di un’altra serie culto), l’appeal offerto dal lotto dei nostri picchiatori non è sufficiente dato che, in fin dei conti, si sta parlando di characters che recitavano parti secondarie in altri giochi.
Prendendo in considerazione il solo divertimento, SF Alpha è ancora un titolo godibilissimo adatto sia a chi ama godersi i picchiaduro senza l’obbligo di fornire chissà quali abilità tecniche sia ai virtuosi che adorano smanettare tra tasti e joystick in maniera più seria. Ovviamente ricordiamo anche i quindici anni passati dalla pubblicazione del titolo, fattore che ne renderà più facile l’abbandono da parte degli appassionati del genere maggiormente attratti da sfide più impegnative. Questo Street Fighter è infatti ancora molto legato al secondo capitolo in fatto di semplicità e immediatezza: le mosse sono in gran parte caratterizzate da un facile apprendimento mentre i sei pulsanti, tre per i pugni e tre per i calci, sono sempre lì. La mancanza di modalità aggiuntive soddisfacenti, lo scarso numero dei protagonisti a disposizione (inclusi quelli segreti) e l’assenza di una giocabilità più variegata può mettere in crisi l’attrattiva esercitata da un gioco che al tempo era invece un solido esponente del filone beat'em up.
Visivamente, invece, lo stacco col passato è netto. Tutti i personaggi sono stati ridisegnati e animati da zero. Lo stile grafico segue quello di certi anime giapponesi conferendo al tutto una veste leggermente più scanzonata e giovanile. Stesso discorso per la scelta cromatica, sia che si parli di combattenti, ambientazioni o menù, la quale si distingue per tinte molto più accese e plastiche rispetto a Street Fighter II con una preferenza per colori profondi come il blu e il viola accostati ai più squillanti rosso e giallo. Concentrandoci sui protagonisti è evidente un grande rinnovamento estetico. Indipendentemente dai gusti personali, per mezzo di un radicale colpo di design, ci si è davvero lasciati alle spalle gli sprite precedenti in favore di nuovi lottatori dettagliati e animati come non mai. Perfino Ryu e Ken mostrano qualcosa di diverso nel look presentando nel primo capelli rossicci e bandana bianca mentre nel secondo una chioma ancora più folta raccolta da un fiocco rosso. Sotto questo aspetto SF Alpha riesce a compiere davvero un taglio deciso e coraggioso rispetto a SF II che comunque, dopo anni di ripetizione, necessitava per forza di cose di qualcosa di nuovo per sopravvivere. Anche i fondali sono completamente inediti, tuttavia per quanto alcuni di essi siano parecchio accattivanti (molto bello quello all’interno del Colosseo o sulla Muraglia Cinese) risultano essere un po’ troppo statici, oltre che scarsi numericamente, rispetto ai combattenti stessi dotati di un’attenzione cosmetica ben più elevata. In linea con il cambiamento iconografico portato dal gioco, anche le musiche sono state sottoposte ad un restyling sonoro rivoluzionario tendente in questo caso a contaminazioni jazz/funky dagli esiti alterni. I classici temi della saga sono stati fatti tutti sparire ad eccezione di quei pochi brani famosi, pur sempre remixati, riconoscibili per intero (Ryu, Sagat) oppure appena accennati (Chun-Li, Ken). Le restanti melodie, composte appositamente per il capitolo in questione, se la giocano alla pari restando nella fascia del discreto a parte forse il tema di Rose che rappresenta per originalità il brano più azzeccato. Nel complesso la colonna sonora è buona ma scordiamoci i picchi di freschezza dettati da Street Fighter II e fratelli. Gli effetti audio raggiungono invece i pieni voti per varietà ed esaltazione.
Paolo "Big_Paul86" Richetti
