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La mostra The Art of Games di Aosta

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  • La mostra The Art of Games di Aosta

    Introduzione
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ID: 246867Spesso si considerano Stati Uniti e Giappone i luoghi in cui la cultura del videogame è più sviluppata, poiché nei primi il videogioco è nato e nel secondo ha conosciuto una evoluzione senza precedenti. Ma anche nel Vecchio Continente ci sono realtà molto sviluppate legate ai videogames, diffuse in tutti gli stati europei, anche se le più note sono provenienti dalle terre inglesi, come Rare e Team17, oppure dalla Francia, la cui casa Ubisoft, che conta nella sua scuderia Michel Ancel, creatore di Rayman, è ormai conosciuta in tutto il mondo. Per quanto riguarda l’Italia il nome più noto resta Milestone, produttrice dei nostrani SuperBike o Moto GP. Di pari passo la cultura videoludica, soprattutto quella critica e della produzione artistica… gli altri paesi hanno spesso dimostrato un genuino interesse ad elevare il mezzo videoludico ad un piano più alto rispetto a quello del puro intrattenimento. Associazioni, musei e mostre dedicate al settore del divertimento interattivo sono ormai una realtà consolidata, con molte iniziative interessanti in tutto il mondo.

    La game art, come nuovo genere artistico
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ID: 246868I videogiochi sono dunque da considerare quali componenti attive dell’arte contemporanea. Queste produzioni, infatti, nella loro complessa realizzazione, hanno in se le tutte le componenti tipiche della realizzazione di un’opera artistica. Essi comprendono, oltre ad una interazione meccanica con l’utente, finalizzata all’atto ludico, una componente audiovisiva importantissima, che diventa spesso produzione attiva di manifestazione artistica. Sappiamo che un gioco di concezione “moderna”, ovvero diverso dai primi titoli della storia spesso realizzati da un singolo individuo, comporta la presenza di moltissimi artisti, ognuno specializzato in un certo campo, che unendo il proprio lavoro portano a compimento le idee di base dettate dal game designer, che, oltre a dirigere le varie parti attive, come farebbe un direttore d’orchestra con i suoi musicisti, è spesso anche direttore artistico. Parte fondamentale della creazione di un videogame è senza dubbio quella dell’illustrazione grafica. Di questo settore sono indimenticabili ad esempio le illustrazioni di Akihiko Yoshida e la copertina da lui disegnata per Vagrant Story, una delle ultime opere Squaresoft ad apparire sulla prima PlayStation.Oggi è impensabile che un videogame sia realizzato da una singola persona e quindi è necessaria una sinergia di diverse competenze: musicisti, sceneggiatori, bozzettisti, coloristi, animatori in computer grafica, fino ad arrivare ai beta-testers, figure fondamentali che fanno da anello di congiunzione tra sviluppatori e giocatori, provando il gioco prima del suo rilascio, ed analizzandone pregi, difetti e giocabilità. Una lunga catena produttiva, dunque, che ricorda molto le “botteghe” artistiche del Cinquecento, in cui moltissime persone, ognuna specializzata in un ruolo, contribuivano all’opera finale, come oggi succede per arrivare dallo schizzo iniziale all’animazione in computer grafica di un modello poligonale texturizzato. Capita sempre più spesso che nei videogiochi moderni siano coinvolti artisti che operano in campi differenti, benché simili. Un esempio molto calzante è Akira Toriyama, celebre autore di manga giapponesi come Dragon Ball o Dr. Slump & Arale. L’artista ha spesso collaborato alla realizzazione di videogiochi molto noti, come ad esempio la serie di giochi di ruolo Dragon Quest, arrivata da noi in europa solo con l’ottavo episodio, L’odissea del re maledetto, lo splendido Chrono Trigger, per cui ha disegnato i personaggi, o il recente Blue Dragon, con cui Mystwalker, nuova softco slegatasi da Square-Enix, ha debuttato su Xbox 360. L’ultimo titolo è la dimostrazione di come artisti diversi possano lavorare insieme per creare un’opera multimediale, in cui convivono sceneggiatori, come Hironobu Sakaguchi, creatore di Final Fantasy, musicisti, come il leggendario Nobuo Uematsu e appunto illustratori come Toriyama.

    Game Art versus game art
    Una piccola precisazione sull’etimologia, la “game art” ha il proprio nome scritto sempre in minuscolo, come precisato dal critico videoludico Matteo Bittanti, per distinguerla dalla “Game Art”, termine con cui si identifica quella degli artisti contemporanei che, nella creazione dei loro lavori, indipendenti dal videogame vero e proprio, citano un gioco oppure utilizzano nelle loro opere tecniche artistiche simili ma creando opere molto diverse da quelle degli autori veri e propri dei videogiochi. Le due correnti sono quindi differenti, la “game art” è caratterizzata dalla componente artistica legata alla produzione vera e propria del gioco, mentre la Game Art è un vero e proprio genere artistico alternativo e contemporaneo che prende spunto da un videogioco per creare arte indipendente dal videogioco stesso e non correlata alla sua creazione.

    La multimedialità come nuova frontiera dell’arte
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ID: 246869Pochissime opere del passato si avvicinano ai nostri moderni mezzi di comunicazione, eppure le opere d’arte, nella loro origine, erano spesso viste come un mezzo per far comprendere concetti complessi al popolo, che nella rappresentazione visiva poteva spesso avvicinarsi a molti temi altrimenti preclusi a chi non aveva accesso alla cultura. Nel 1400, la vita di un santo, ad esempio, era rappresentata dalle istituzioni religiose tramite dipinti, che i vari committenti ritenevano utili per fare da “medium” culturale tra la Chiesa ed il popolo, oltrepassando quindi la loro iniziale funzione semplicemente estetica e decorativa. Scomodiamo Piero della Francesca ed il suo ciclo di affreschi aretini “La leggenda della vera croce”, opera di tipo narrativo e suddivisa in svariate “scene” che cercano di spiegare l’origine del legno con cui fu costruita la croce di Gesù, interpretata in modi diversi dai vari critici d’arte. Pur essendo un’opera ovviamente “monomediale”, se la guardiamo con un occhio moderno, la possiamo considerare un antenato del libro illustrato, e quindi del contemporaneo fumetto. Raramente nell’arte antica e classica era infatti possibile unire contemporaneamente diversi settori dell’arte: Leonardo da Vinci non avrebbe mai potuto inserire una musica nel suo dipinto “La vergine delle rocce” nè tantomeno avrebbe avuto bisogno di uno sceneggiatore per decidere quale sarebbe stata l’angolazione migliore da cui riprendere la scena. Un artista moderno, invece, grazie alla multimedialità può decidere di far convogliare i vari media in un unicum artistico per far capire al pubblico il suo messaggio, avvalendosi di diverse forme d’arte in completa sinergia. Il cinema, una delle espressioni artistiche più importanti del Novecento, è forse il punto di arrivo degli studi del passato, in quanto in esso convivono, infatti, narrazione, rappresentazione visiva e componente sonora.

    L’interattività come superamento della frontiera
    Una forma di espressione ancora più recente è destinata a superare concettualmente il cinema, andandosi ad affiancare all’arte intesa in modo classico, alla musica ed al cinema stesso, l’opera multimediale interattiva, in questo caso anche ludica, ovvero il videogioco. Il concetto stesso di opera interattiva è recentissimo, considerando la lunga storia dell’evoluzione dell’Arte, ed il videogame ne è attualmente la più rappresentativa forma espressiva. E’ importante quindi comprendere bene quale sia il contesto in cui operano i singoli artisti, specializzati ognuno nel proprio campo, per creare quella importantissima componente artistica dei videogames.

    L’arte dei giochi
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ID: 246870Solo di recente si è cominciato a riconoscere il valore artistico del videogioco, grazie ad iniziative di cui si è già parlato sulle pagine di RH, come il museo dei giochi elettronici di Rochester, NY , l’italianissimo Video Games History di Monza o la nascita di corsi universitari dedicati al game design e alla storia dell’intrattenimento videoludico. Bisogna quindi dare la massima attenzione ai progetti che portano il videogame verso la giusta direzione, facendo conoscere il grandissimo lavoro e la cura che si cela dietro le opere videoludiche, troppo spesso ancora definite dai media generalisti come “giochini per bambini”. La città di Aosta, grazie alla produzione dell'evento da parte dell’Assessorato all’Istruzione e Cultura della Regione Autonoma Valle d’Aosta, avrà quindi il privilegio di ospitare un evento importantissimo per la diffusione culturale del videogioco, la mostra The Art of Games – Nuove frontiere tra gioco e bellezza.






    I contenuti della mostra
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ID: 246871Durante la mostra saranno approfonditi temi importanti inerenti il videogame ed il suo particolare rapporto attivo e passivo con l’arte. La mostra è il primo progetto di rilevanza internazionale dedicato all’arte videoludica, che mira ad approfondire il grande lavoro artistico che c’è dietro la produzione dei videogiochi, le tecniche, le influenze artistiche e la realizzazione finale.
    All’interno dell’esposizione verranno presentate oltre cento opere di natura multimediale, comprendenti quadri, disegni originali, video, musica e percorsi interattivi. Presenti anche sezioni “giocabili” durante l’esposizione, per poter toccare con mano quanto teorizzato in astratto. Queste opere appartengono ad artisti legati a doppio filo alla produzione videoludica, che hanno lavorato a molti titoli importanti del settore. Non è tralasciato nemmeno il fattore storico del videoludo e la sua contestualizzazione nella società moderna, poiché il videogioco, come moltissime altre manifestazione dell’intelletto umano, rispecchia sempre i tempi in cui viene concepito e quindi ne diviene memoria storica. Sembra interessante anche la sezione “ispirazioni incrociate” che mette a confronto le opere presenti in mostra con le fotografie di beni culturali valdostani, evidenziandone le similitudini.
    La filosofia di The Art of Games è dunque quella di far diventare la “game art” un soggetto da mostra, analizzando tutti gli aspetti della catena produttiva di un videogioco e mostrando al pubblico quanto sia complessa la realizzazione artistica dei vari momenti produttivi del videogame, dal primo abbozzo del concept fino allo sviluppo in computer grafica dei complessi scenari messi in atto durante un gioco, soffermandosi sull’attento studio che questo lavoro richiede, compresa la sua contestualizzazione storica.


    Location
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ID: 246872Questa importante iniziativa legata alla diffusione della cultura videoludica, si svolgerà ad Aosta dal 22 Maggio 2009 fino all’11 Novembre. La location scelta è il Centro Saint-Bénin, una ex chiesa barocca che da oltre venti anni è deputata come spazio espositivo dedicato all’arte moderna e contemporanea. Le particolari e suggestive caratteristiche del luogo ne fanno il posto ideale per esporre opere d’arte. La città è raggiungibile tramite l’autostrada A5 Torino-Aosta, per chi preferisce viaggiare in modo più ecologico anche via treno da Torino in circa 2 ore o da Milano, con cambio a Chivasso, in circa 3 ore.



    Artisti presenti e giochi in scena
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ID: 246873Tutti gli artisti presenti sono legati al mondo dei videogiochi, ognuno con la propria, unica, vena artistica. Tra i nomi presenti ricordiamo quelli di Stephan Martiniere, noto per aver collaborato con la Cyan alla saga di Myst, Uru e Area 51. Daniel Dociu ha creato illustrazioni per Need for Speed, Fifa, Socom ed uno dei suoi primi lavori è stato con la Squaresoft USA, per l’RPG Secret of Evermore. Kekai Kotaki, che ha contribuito con le sue splendide illustrazioni fantasy al MMORPG, Guild Wars. Jon Wallin Liberto, illustratore in forza alla Epic Games che ha dato il suo tocco determinante per gli evocativi paesaggi di Gears of War. Visto all’opera in Spec-Ops è invece Nick Oroc, i cui ritratti espressivi colpiscono molto. Presente anche un italiano, Talexi, al secolo Alessandro Taini, che ha contribuito al bel titolo esclusivo per Playstation 3 Heavenly Sword. Chi ama Assassin’s Creed di Ubisoft sarà lieto di trovare Barontieri, nome d’arte di Thierri Doizon, illustratore del titolo. Da Hellgate London, figlio spirituale di Diablo, arriva invece Jason Felix. Jim Murray da World Of Warcraft ed insieme a loro molti altri artisti.
    Tra i giochi che fanno parte della mostra ricordiamo, oltre ai già citati, Lost, Star Wars, Splinter Cell, Quake, la serie di GTA, il decandente Devil May Cry, Deus Ex, Iron Man, Rainbow Six, Prince of Persia, Tomb Raider ed uno dei giochi artisticamente più belli mai realizzati, il già citato Myst.

    Lo staff organizzativo
    Promotori dell’iniziativa sono la cooperativa Fabbrica Arte di Varese e l’agenzia e casa editrice d’arte Musea TraRariTIPI di Aosta, che operano entrambe nel settore dei beni culturali, in collaborazione con Mattias Högvall Creative Production, società di consulenza specializzata nell’arte digitale generata dal computer.
    Le menti organizzative dell’evento rispondono ai nomi di Debora Ferrari, Luca Traini, Valentina Marchetti e Mattias Högvall.

    Lo staff dei collaboratori
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ID: 246874Un ricco comitato scientifico accompagna il progetto, con nomi importanti sia del settore della critica videoludica sia dell’ambito istituzionale dell’arte. Dalla Stanford University di San Francisco provengono Henry Lowood, curatore delle collezioni di Storia della scienza e della tecnologia, noto anche per aver stilato l’elenco dei dieci giochi più influenti della storia ed il già citato Matteo Bittanti, giornalista videoludico di vecchia data, ricercatore universitario ed attuale curatore della collana Videoludica.com, che sta pubblicando dei libri molto interessanti di approfondimento culturale dei videogiochi. Presente anche Marco Accordi Rickards di Game Pro, fondatore dell’AIOMI, Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive, da sempre interessato alla difesa della cultura del videogame. Da Genova arriva Mauro Nicolini, ricercatore storico ed appassionato di videogames dell’Historical Videogames Reserch, e da Roma il redattore dell’articolo che state leggendo. Oltre agli specialisti del settore videoludico collaborano alla mostra ben tre professori universitari di materie legate all’arte: Domenico Quaranta, docente di Net.Art, Elena di Raddo, docente di arte contemporanea, e Maurizio Rebaudengo, associato del politecnico di Torino.

    Il riconoscimento Istituzionale
    Una delle caratteristiche più importanti della mostra valdostana è il suo pieno riconoscimento da parte delle istituzioni italiane. Fondamentale è stato il contributo di Laurent Viérin dell'Assessorato Istruzione e Cultura della Regione autonoma Valle d'Aosta. Grazie a questo giovane assessore che ha creduto fortemente nel progetto e ha deciso di finanziarlo, il progetto The Art of Games ha potuto diventare realtà. La cultura italiana del videogame ha fatto un grande passo grazie a lui! Tra i patrocinatori annoveriamo inoltre la Presidenza della Repubblica, il Ministero dei Beni Culturali, il CNR, il Touring Club Italia, Le università Stanford di San Francisco, Cattolica di Milano e Politecnico di Torino, ed infine l’AIOMI di Roma. Questo interesse da parte delle istituzioni è sintomatico che il medium videoludico stia finalmente vedendo riconosciuta tutta la sua importanza sociale, culturale ed artistica.

    Il catalogo della mostra
    Allegato alla mostra verrà presentato un ricco catalogo contenente i contributi realizzati da autori storico-critici riguardanti il settore videoludico ed anche provenienti da settori più tradizionali dell’arte. Retrogaming History sarà presente nel catalogo per il discorso legato al retrogame, alla nascita del fenomeno e alla preservazione delle opere videoludiche, più di altre soggette all’essere perdute, in seguito all’obsolescenza delle macchine ospitanti. Il catalogo sarà presentato anche a Venezia il 16 luglio 2009, durante la Biennale.

    La presenza di RH
    Retrogaming History, partner della mostra, seguirà da vicino per voi l’inaugurazione di The Art of Games con un reportage, raccontandovi tutti i particolari di questo grande evento della cultura videoludica, che consigliamo caldamente a tutti di visitare, vista la novità assoluta dei temi trattati. Se siete amanti dell’arte, dei videogames o di entrambi, The Art of Games vi piacerà senza dubbio. Non perdetela!

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