Alone in the Dark | Retrogaming History
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  • Alone in the Dark

    Alone in the Dark

    Una delle correnti letterarie più sfruttate è senza dubbio quella di H.P. Lovecraft, uno scrittore americano del primo Novecento, autore di racconti fantasy talmente suggestivi da sfumare il contorno tra invenzione letteraria e leggenda. La sua saga di Cthulhu è un capolavoro da leggere assolutamente: sono pagine dense di un orrore mai sfacciato, che espleta il suo ruolo circondando le proprie vittime, facendole sentire l’odore della tenebra che le assedia senza mai mostrarsi pienamente. Il tutto in un contesto di normale vita, spesso contadina, con un’innegabile predilezione per le atmosfere rurali. Dicevamo, il mito di Cthulhu è stato ampiamente sfruttato dagli artisti contemporanei in varie forme, tra cui, chiaramente, quella dei videogiochi. Ciò che ha sempre contraddistinto la produzione videoludica ispirata a Lovecraft è stata la costante originalità: mai sono stati scelti percorsi scontati per rappresentare gli obbrobri scaturiti dalla mente dello scrittore, a partire dall’adventure Shadow of the Comet per finire col recente gioco in soggettiva Call of Cthulhu. Il titolo che esaminiamo qui fu una rivoluzione radicale della concezione di gioco cinematografico: se Another World sorprese il pubblico per la sua qualità narrativa e per la spettacolarità di animazioni e cut-scene, rimanendo comunque un platform bidimensionale, Alone in the Dark squarciò il panorama degli action-adventure incastonando in esso un modello di gioco basato sulla tridimensionalità e non solamente come esercizio grafico.
    Ma partiamo da lontano: abbiamo già detto che Lovecraft amava ambientare i propri racconti in campagne e questo vale da ispirazione anche per Alone in the Dark che, più che ispirarsi a una singola novella, respira a pieni polmoni nell’universo dell’autore americano per proporci poi qualcosa di personale.
    L’avventura comincia in una villa in piena campagna da un nome oramai storico, Derceto. Si tratta dell’abitazione di un ricco signore deceduto a causa di un apparente suicidio, tuttavia una sua cara amica, insospettita dalle strane circostanze, ingaggia un investigatore privato per far luce sul mistero. Anche la nipote dell’ex inquilino della villa capisce che qualcosa non va e viaggia alla volta della casa del mistero. Da qui nasce una prima novità: potremo scegliere se impersonare la facoltosa nipote o il mitico Edward Carnby, una sorta di Dylan Dog in età avanzata ma altrettanto carismatico, armato del suo incedere inglesino e di uno sfrontato baffone. Ovviamente, a seconda del personaggio scelto, l’avventura subirà dei cambiamenti. E’ importante stabilire subito il genere al quale Alone in the Dark appartiene: ai giorni nostri è facile inquadrarlo, è un normale survival horror. Peccato che all’epoca questa parola non esistesse, così come non esisteva nessun gioco accomunabile a questo in esame. Il fondatore fu proprio lui e, fu un piacere constatarlo, partì veramente forte. Lo scheletro del survival horror è composto da elementi molto diversi tra loro, sviluppati solo marginalmente, ma che messi insieme costituiscono un cocktail perfetto: esplorazione, enigmi, combattimenti. Le “dosi” utilizzate per la miscela servono poi a creare la personalità del prodotto, ma quello che ci interessa è che in Alone in the Dark siano tutti presenti e che funzionino a meraviglia. Forse la differenza maggiore è solamente una minor quantità di azione rispetto agli standard moderni che, tuttavia, non invecchiano il gioco, anzi, gli conferiscono una coerenza narrativa maggiore rispetto a titoli che ci inondano di assalti nemici oggettivamente poco giustificabili sul fronte della sceneggiatura. Ecco, vi è un altro elemento comune a gran parte dei survival horror: la visuale in terza persona da varie inquadrature. Questo letteralmente sconvolse i poveri utenti abituati alla solita telecamera dall’alto o di lato, ci si sorprendeva persino di una meno solita prospettiva isometrica. Alone in the Dark propose tutto il possibile e immaginabile per quel che riguarda la visuali: inquadrature a mezz’altezza, da dietro una statua, da sotto un tavolo, dal bordo di una ringhiera e chissà quant’altro. In questo climax sperimentale, alla Infogrames tendevano a farsi prendere la mano e non era affatto raro combattere con la fantasia dei grafici che, se da un lato ci proponevano scenari fortemente suggestivi, dall’altro esageravano con l’inventiva costringendoci ad affrontare momenti concitati da visuali particolarmente scomode. Ad ogni modo, il comparto grafico ha ispirato in toto la serie di Resident Evil ed è costituito da fondali in 2D e elementi, quali personaggi, oggetti e effetti speciali, in 3D. Per ogni locazione vi sono un gruppo di immagini rappresentanti le varie inquadrature possibili che cambieranno automaticamente con i vostri spostamenti. E’ presente anche una rudimentale forma di texture mapping su elementi come porte o bauli, mentre è implementato decisamente meglio il gouraud shading. Particolare menzione meritano le animazioni, naturali e realistiche, nei limiti di creature immaginarie e tecniche ben lontane dai moderni motion-capture. La riuscita dell’ambientazione è totale e l’atmosfera di Alone in the Dark rimane unica anche a distanza di anni: è un gioco compassato, assolutamente aderente all’ambiente rustico della sua sceneggiatura. Compassato non significa di bassa difficoltà, tutt’altro: il livello di sfida è regolato in base alla media dei giochi dell’epoca, elevato. Non solo i nemici sono piuttosto tenaci, soprattutto sono gli enigmi a mettere a dura prova le nostre doti intellettive: l’influenza da parte degli adventure è ancora forte e sarà fondamentale analizzare ogni angolo della casa per recuperare oggetti importanti da utilizzare in maniera spesso ingegnosa e il nostro cervello viene solleticato più soventemente che in titoli come Resident Evil o Silent Hill. Ogni piano della casa è come un livello a sé stante, con i propri enigmi da risolvere per accedere al piano inferiore. Si, perché partiremo dalla soffitta per scendere sempre di più in un’impennata di difficoltà fino ai meandri della terra, verso il cuore del male e difficilmente ci verrà richiesto di ritornare ai piani superiori per completare alcune azioni.
    Un’ultima raccomandazione: evitate come la peste il film di Alone in the Dark, una roba non soltanto realizzata male ma completamente slegata da ogni videogioco della serie. Per il resto c’è poco da dire, ripeto che si tratta di un debutto col botto per i survival horror tanto che per chi ha giocato al capolavoro Infogrames i vari Resident Evil e Silent Hill, più che una rivoluzione, apparvero come la naturale evoluzione di un genere.

    COMMENTO FINALE


    "Considerando la sua data di pubblicazione e la totale mancanza di titoli simili, il debutto di Alone in the Dark costituisce uno degli esperimenti più riusciti in campo videoludico: la resa dell’atmosfera soprannaturale della villa è magnifica sia come uso della regia, sia come realizzazione degli elementi presenti, con un forte contrasto tra la tranquillità di una casa di campagna e la malefica presenza di creature impossibili. Rimane, inoltre, anche il miglior episodio della serie, non solo della trilogia iniziale ma anche del quarto e tardivo episodio che, con il suo sconvolgimento dei personaggi e delle ambientazioni, ha smarrito il carisma della serie originale nonostante il recupero del mito di Cthulhu."








    Gianluca "musehead" Santilio



    Commenti 10 Commenti
    1. L'avatar di Jamitov Hymem
      Jamitov Hymem -
      E' ancora bello giocarci a questo alone in the dark..quoto la review.
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Un survival horror da paura, da custodire
    1. L'avatar di Bert
      Bert -
      Bellissimo, esiste anche in edizione CD-Rom con una colonna sonora tutta su tracce audio.
    1. L'avatar di Axe_N_Sword
      Axe_N_Sword -
      Questo è uno dei pochissimi titoli per pc ad avermi fatto superare "l'ostacolo" scrivania+tastiera essendo stato sempre un consolaro.

      Ma ragazzi, questa è "un'eccezione eccezionale", perdonate il tristissimo gioco di parole ma è giusto per rendere l'idea di ciò che penso di Alone in The Dark.
      Atmosfera i-n-c-r-e-d-i-b-i-l-e, di notte al buio, solo io e il pc senza neanche una soundblaster, ecco, forse un punto che è sfuggito nella bellissima recensione è proprio quello riguardante l'uso del pc speaker che, per quanto limitato fosse, venne sfruttato al massimo per rendere perfettamente i vari effetti sonori, alcuni veramente agghiaccianti (in senso positivo ).

      Concordo anche sul fatto che è di gran lunga il migliore dell'intera serie compreso il quarto e un pò anonimo capitolo, comunque valido ma non altrettanto carismatico.
      Mitica Infogrames!

      Chj si ricorda della statuetta pesante da lanciare contro
      Spoiler:
      l'armatura?
    1. L'avatar di Amy-Mor
      Amy-Mor -
      Infatti x me Resident Evil e SilentHill furono delle vere e proprie rivoluzioni...Fermo restando che, crescendo, ho ben capito che i survival Horror,con Capcom/Konami insieme, devono tutto a questo titolo.
    1. L'avatar di hannibal the king
      hannibal the king -
      Che gioco ragazzi!!! Avevo impiegato non poco a finirlo, ma che soddisfazione!!! In ogni caso, non l'ho mai trovato frustrante... Io possedevo sia la versione floppy che quella cd, trovata nel kit Creative CD-ROM 2X (che tempi!!!), quando eseguii l'upgrade al supporto ottico sul mio 486, assieme al suo seguito e al mitico Theme Park... rimane il classico titolo evergreen... comunque quando uscì nel 92 fu sbalorditivo!
    1. L'avatar di retrogamer
      retrogamer -
      io lho visto questo titolo, ce anche su 3do, ma a giudicare dalle immagini direi che su DOS è meglio!
    1. L'avatar di Bert
      Bert -
      Beh... ma se è per quello lo trovi pure per il Fujitsu FM-Towns e il Nec PC-98, è uno dei giochi più convertiti.
    1. L'avatar di Big_Paul86
      Big_Paul86 -
      Non l'ho mai giocato ma scommetto che mi cagherei sotto eh eh
    1. L'avatar di saxabar
      saxabar -
      Capolavoro, ce l'ho praticamente per tutti i formati esistenti (RiscOS e PC98 compresi).
      La migliore resta la versione pc, peccato non supportasse i midi, comunque la versione cd è ottima