Garou - Mark of the Wolves - Dreamcast | Retrogaming History
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    Garou: Mark of the Wolves

    Dietro quello che a prima vista potrebbe sembrare uno dei tanti picchiaduro a incontri targato SNK si nasconde in realtà molto di più. Garou MOTW non è solo l’ultimo capitolo in ordine di tempo della leggendaria saga di Fatal Fury, ma è soprattutto il testamento spirituale del mitico Neo-Geo, del quale incarna sia il canto del cigno quanto l’apice della sua incredibile produzione.
    Uscito nel lontano 1999 Garou riuscì nell’impresa di spremere fin all’ultimo bit della mitica console targata SNK, contraddistinguendosi per la sua superba grafica 2d oltre che per una meccanica di gioco praticamente perfetta ed un bilanciamento tra i vari personaggi rimasto probabilmente ineguagliato.

    Ambientato ben dieci anni dopo gli avvenimenti che portarono alla morte (o presunta tale) del perfido Geese (boss di quasi tutti i capitoli precedenti), Garou, oltre a presentarsi con un cast di 14 personaggi totalmente inediti (fatta eccezione per Terry Bogart che comunque gode di un restyling grafico veramente drastico), introduce numerose innovazioni a livello di gameplay rispetto ai suoi predecessori. Se infatti nel corso della sua lunghissima storia Fatal Fury si era sempre contraddistinto per i suoi numerosi tentativi (più o meno riusciti) di diversificarsi da quello Street Fighter al quale, per usare un eufemismo, gli era sempre stato contestato di somigliare troppo. In Garou assistiamo invece ad un vero e proprio ritorno alle origini, andando a ripescare quelle meccaniche, essenziali ma al contempo cariche di profondità, che fecero la fortuna del mai troppo osannato Super Street Fighter2.

    Sgrossato il gameplay da tutto il superfluo, in particolar modo dal tanto discusso sistema multi-piano, ciò che ci ritroviamo fra le mani può essere definito la quintessenza del picchiaduro, perfettamente bilanciato per l’importanza data sia all’aspetto strategico del combattimento che all’apprendimento delle numerose combo. Rispetto ai precedenti capitoli della serie non mancano comunque quelle aggiunte in grado di tenere Garou al passo coi tempi: come ad esempio il guard-break, le combo aeree e soprattutto il sistema di parata perfetta (qui chiamato Just Defense), che non solo ci eviterà di subire gli immancabili danni da parata, ma che ci farà dono di un quantitativo di energia proporzionale alla forza dell’attacco parato in questa maniera. L’unica vera innovazione introdotta da Garou risiede nell’originale sistema denominato T.O.P. All’inizio di ogni partita, dopo aver selezionato il personaggio, ci verrà chiesto di scegliere uno dei tre terzi della nostra life-bar, che durante il gioco andrà perciò ad assumere una colorazione differente dai restanti due. Quando la nostra energia sarà compresa in tale arco il sistema T.O.P. si attiverà automaticamente, andando non solo ad incrementare sensibilmente la nostra potenza d’attacco e l’efficacia della nostra Just Defense, ma soprattutto ci farà costantemente dono di un piccolo quantitativo di energia ogni tot secondi. Logicamente tale potenziamento cesserà non appena il nostro livello di energia uscirà dall’intervallo da noi selezionato in partenza.

    L’aspetto strategico connesso alla scelta del nostro T.O.P. non è assolutamente da trascurare; se infatti per un giocatore di tipo offensivo può risultare conveniente selezionare il primo terzo della life-bar, cercando in tal modo di chiudere il round nel più breve tempo possibile, la stessa scelta potrebbe risultare disastrosa per chi invece predilige un atteggiamento più difensivo, in quanto rischierebbe di bruciarsi immediatamente il potenziamento senza aver avuto nemmeno il tempo per rendersene conto. L’ultima delle novità introdotte rispetto ai precedenti Fatal Fury risiede nella barra delle Super. Se nelle precedenti incarnazioni per poter effettuare una Super di secondo livello dovevamo attendere che la nostra life-bar scendesse al di sotto di un certo livello, in Garou l’indicatore contempla direttamente due differenti livelli di carica per ciascuna Super (un po’ come succede nella serie Alpha di Street Fighter).



    Per quanto riguarda l’aspetto tecnico del gioco c’è poco da dire, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro di grafica 2d. Ogni aspetto del gioco come sprites, animazioni ed effetti vari, è realizzato in maniera semplicemente superba e con una cura quasi maniacale per i particolari. Logicamente trattandosi di un gioco pensato per il Neo-Geo non ci sono i fondali con grafica 3d o quegli effetti trasparenza che proprio in quegli anni iniziavano ad affacciarsi in questo genere di giochi. Ma visto l’eccellente risultato finale tali mancanze non si rimpiangono affatto. Soprattutto gli sfondi sono tra i più belli ed ispirati mai visti in un gioco del genere, curati al punto tale che tra un round e l’altro evolveranno letteralmente sotto i vostri occhi. Se ad esempio in un round vi capitasse di vedere un omino che disegna qualcosa con una bomboletta, nel successivo al suo posto potrete ammirare il risultato del suo lavoro; e così via in una sequela di tocchi di classe che, soprattutto le prime volte, rischieranno di distrarvi non poco dall’azione principale.

    Per quanto riguarda il gameplay la presenza di un solo piano di combattimento ha logicamente reso superfluo il tasto una volta adibito al passaggio da un piano all’altro. Questo fa si che in Garou tutti e quattro i tasti saranno adibiti ai diversi attacchi, in genere due pugni e due per i calci, proprio come accade in King Of Fighters, con grande giovamento in termini di varietà e complessità sia delle combo che delle mosse speciali. Il livello di difficoltà si attesta su livelli medio alti e, soprattutto a livello massimo, avere la meglio sulla Cpu non sarà un’impresa facile. Tuttavia non si scade mai a livelli tali da generare frustrazione nel giocatore. Soprattutto i due Boss finali sono concepiti in modo tale da risultare difficili ma non impossibili da battere; cosa questa difficile da vedere nei titoli targati SNK, dove questi sono generalmente contraddistinti da un livello di difficoltà ridicolmente alto e da un set di mosse che li fa apparire alla stregua di degli imbroglioni.



    Riguardo al cast dei personaggi diciamo subito che le new-entry non fanno affatto rimpiangere le vecchie glorie di cui hanno preso il posto, e delle quali ne rappresentano la logica evoluzione dei vari stili di combattimento. Si tratta infatti, nella maggior parte dei casi, di figli o allievi dei personaggi già noti; come ad esempio Rock Howard figlio di Geese e allievo di Terry, le cui mosse altro non sono che un mix di quelle utilizzate da questi due. Ci sono poi i due figli di Kim Kaphwan che racchiudono i diversi stili utilizzati dal padre nel corso della serie, Marco Rodriguez allievo di Ryo Sakazaki di Art of Fighting, Hokutomaru figlio di Mai e Andy e così via.

    Se 14 personaggi possono sembrare pochi c’è da dire che la loro varietà (niente personaggi doppioni come Ryu e Ken), unita al perfetto bilanciamento che un numero maggiore non avrebbe probabilmente consentito, invogliano il giocatore ad utilizzarli tutti e a scoprire le diverse qualità che li contraddistinguono, senza doversi necessariamente fossilizzare su quei due o tre meglio riusciti come spesso accade. Per quanto riguarda le differenti versioni Dreamcast e Ps2 ci troviamo di fronte a due conversioni perfette sotto ogni punto di vista e praticamente indistinguibili una dall’altra. Sebbene nessuna delle due sia mai approdata in Europa esiste una versione americana (esclusivamente per la macchina SEGA) che è l’unica che ci consente di superare l’ostacolo linguistico e di poter così apprezzare la trama del gioco, e della quale pertanto si consiglia il reperimento.


    Video gameplay Garou: Mark of the Wolves - Arcade




    COMMENTO FINALE


    "Dopo quanto è stato detto sembra superfluo ribadire la bellezza di questo capolavoro, l’ultimo della SNK originaria , cosa questa che dona al titolo quel valore aggiunto di carattere nostalgico che va ad aggiungersi ai suoi già innumerevoli meriti. Nessun amante dei picchiaduro ad incontri, o più semplicemente del Neo-Geo nel suo complesso, dovrebbe per alcun motivo lasciarsi sfuggire questo gioco semplicemente perfetto in ogni suo aspetto."






    Commenti 5 Commenti
    1. L'avatar di Jamitov Hymem
      Jamitov Hymem -
      Meraviglioso beat'em up su dreamcast. da avere.
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Con Garou: Mark of the Wolves la SNK giunge quasi al limite dell'opera d'arte... semplicemente stupendo!
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Bellissimo questo picchiaduro, brava SNK
    1. L'avatar di Sunstoppable
      Sunstoppable -
      Un bellissimo picchiaduro, stilisticamente impeccabile!
    1. L'avatar di Big_Paul86
      Big_Paul86 -
      Picchiaduro oserei dire perfetto. Prima di tutto c'è una curva di apprendimento davvero gratificante che conta su una difficoltà bilanciata al punto giusto. Il titolo non è infatti facile però allo stesso tempo è appunto semplice, essenziale come ha evidenziato MasterGen, da risultare alla portata degli appassionati del genere o meno. Poi c'è un sistema di collisioni calibratissimo, il tempismo dei colpi fa sembrare il tutto un balletto di cui bisogna impare i passi ed è divertente vedere che più si azzecca il tempo, più si migliora. Per quanto immediato come i titoli Capcom penso tuttavia che Garou sia meno arruffone: concordo quando si parla di strategia. La grafica fa il resto. Già con la serie dei The Last Blade SNK c'aveva fatto rimanere di sasso, qui succede la stessa cosa. Stupendo.