Skies of Arcadia - Dreamcast | Retrogaming History
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    Skies of Arcadia

    A quasi due anni dal suo lancio sul mercato, avvenuto nel 1998, nella nutrita softeca del Dreamcast ancora mancava un gioco di ruolo degno di nota. Se da un lato la latitanza della Squaresoft appariva quasi giustificata, visto il patto d’acciaio che all’epoca la legava alla Sony, lo stesso non si poteva dire delle restanti software houses, probabilmente convinte che l’utenza Sega fosse attratta esclusivamente da titoli di stampo arcade. Per cercare di porre rimedio a questa a imbarazzante situazione fu perciò costretta a scendere in campo la grande “S” in persona (o almeno così la si chiamava a quel tempo… sigh!), affidando al team interno della OverWorks (precedentemente conosciuto come AM7) lo sviluppo di questo Skies of Arcadia.

    Il GDR made in Sega si presenta con un impianto ludico di matrice decisamente classica, con tanto di incontri casuali e sviluppo dei vari personaggi che non lascia ampi margini alla personalizzazione. Dal punto di vista grafico il gioco sfrutta invece le grandi potenzialità del Dreamcast per fare sfoggio di un motore poligonale di tutto rispetto, all’interno del quale non vi è spazio alcuno per i vari filmati in CG tanto amati dalla Square. Ma il legame che intercorre fra Skies of Arcadia e la serie di Final Fantasy è comunque di quelli a doppio filo. Se infatti il titolo Overworks paga pegno nei confronti della popolare saga Square, soprattutto quando ci richiederà di combattere contro i mostruosi “Gigas”, che ricordano, e neanche poco, le ben più famose “Ultima Weapon”, dall’altro lato non possiamo fare a meno di notare come alcuni degli elementi introdotti da SOA siano stati in seguito ripresi dai successivi capitoli della “fantasia finale”. Ad esempio nel nostro protagonista Vyse e nella sua compagna d’avventure Fina non facciamo alcuna fatica a riconoscere Balthier e Fran di FFXII, che ripropongono pressoché immutata l’accoppiata pirata gentiluomo/bella esponente di una misteriosa e antica razza.

    Il tema della pirateria risulta però fondamentale all’interno di Skies of Arcadia, dove il mondo risulta composto da una serie di isole fluttuanti di varie dimensioni, ed in cui l’unico mezzo di trasporto è perciò rappresentato da delle navi volanti che ricordano da vicino i velieri di stampo settecentesco. E sarà appunto la sete di avventura e di scoperte che spingerà il giovane Vyse ad intraprendere il lungo viaggio dal quale trarrà spunto l’intera narrazione.

    Diciamo subito che il titolo OverWorks riesce con successo in quelli che sono gli aspetti fondamentali per un qualsiasi gioco di ruolo: la storia e il sistema di combattimento.

    Per quanto riguarda il primo aspetto Skies of Arcadia si contraddistingue per l’ottima caratterizzazione dei personaggi e per l’elevato tasso di empatia che è in grado di generare. D’altronde la Sega gioca sul sicuro, chiedendo al giocatore di vestire i panni di un giovane pirata dal cuore d’oro. Personaggio che riassume in se tutte quelle caratteristiche in grado di fare facilmente presa su di un’ampia fascia d’utenza. L’intera opera prende posto su ben due GD Rom, per un’esperienza complessiva che si aggira intorno alla cinquantina di ore; di certo non tantissime, ma che risultano più che sufficienti ad approfondire le complesse psicologie dei personaggi ed i loro burrascosi trascorsi. Sul fronte combattimenti il gioco riesce ad esprimere un elevato spessore strategico, evitando al contempo la trappola dell’eccessiva ripetitività che un GDR con incontri casuali si porta inevitabilmente appresso. Questo grazie all’inserimento di un particolare sistema che attribuirà all’intero party un certo numero di punti per ogni round, indispensabili per poter lanciare i classici incantesimi o le mosse speciali che contraddistinguono ogni singolo personaggio. Sarà quindi cura del giocatore decidere se utilizzare l’intero “capitale” a disposizione per sbarazzarsi dei nemici nel più breve tempo possibile, oppure risparmiarlo riuscendo in tal modo ad effettuare degli attacchi più devastanti nei turni successivi. A tutto questo si va ad affiancare una seconda modalità di combattimento, a cui avremo accesso principalmente durante gli scontri con i già menzionati Gigas, dove, invece del nostro party, controlleremo direttamente il nostro potente vascello, dando così vita a delle interessanti battaglie aeree.

    Dal punto di vista tecnico SOA si presenta più che bene. Il motore poligonale si dimostra solido e abbastanza dettagliato, mentre le musiche, pur non stabilendo nuovi parametri di riferimento per il genere, si lasciano piacevolmente ascoltare senza risultare mai eccessivamente monotone o ripetitive. Ottime le ambientazioni, decisamente evocative ed impreziosite da delle textures veramente ben realizzate, un po’ meno i vari personaggi, che risultano composti da un numero troppo esiguo di poligoni finendo così con l’apparire leggermente spigolosi. Da rimarcare anche la presenza di uno sporadico parlato, che interverrà principalmente durante l’esecuzione delle già citate mosse speciali, le quali, per spettacolarità e capacità distruttive, ricordano molto le evocazioni dell’oramai stracitata saga Square. Sotto questo aspetto i pochi difetti riscontrabili sono probabilmente l’eccessivo anonimato del bestiario, con modelli poligonali decisamente poco ispirati e che tendono a ripetersi più volte con diverse colorazioni, ed un fastidioso effetto nebbia che affligge la navigazione lungo la mappa, che finisce col togliere agli spostamenti via “nave” quella spettacolarità sulla quale i programmatori facevano evidentemente grande affidamento, vista la centralità che rivestono nell’economia generale dell’opera.

    Purtroppo, ampliando il campo d’analisi, le pecche di SOA non si esauriscono qui. Infatti, appena ci allontaniamo da quella che è la trama principale, il gioco degli ex AM7 dimostra di avere ben poco da offrire. Gli unici extra presenti all’interno del titolo sono rappresentati dalla possibilità di reclutare nuovi membri per il nostro equipaggio, che andranno ad aumentare sensibilmente le caratteristiche della nostra nave, e dallo scoprire determinati “hot spot” disseminati per il mondo, la cui ubicazione potremo in seguito rivendere in appositi negozi. Insomma niente side-quest o dungeons in grado di prolungare oltremisura la naturale vita del gioco. Il tutto è ulteriormente aggravato da una mappa fin troppo spoglia, dove quelli che dovrebbero essere i diversi “imperi” che compongono il mondo di Arcadia si rivelano spesso costituiti da una o al massimo due città di modeste dimensioni; cosa che finisce col generare la sensazione di un pianeta spoglio e quasi disabitato. Anche gli incontri casuali si rivelano a tratti troppo frequenti e, soprattutto verso la fine del gioco, il party diverrà talmente potente da riuscire a sbarazzarsi della maggior parte dei nemici già al primo turno.

    COMMENTO FINALE


    "In conclusione SOA non è quel capolavoro che in molti si aspettavano dal team responsabile di pietre miliari del calibro di Phantasy Star IV e Streets of Rage 2, ne tanto meno riesce da solo a sopperire alla cronica mancanza di giochi di ruolo per la macchina Sega. Nonostante ciò il titolo Overworks si dimostra comunque un buon prodotto, grazie ad un impianto di base molto solido e ad una storia in grado di affascinare e coinvolgere fino all’ultima scena; che alla fin dei conti è tutto ciò che veramente serve ad un gioco di questo genere.






    Emiliano "MasterGen" Valori



    Commenti 3 Commenti
    1. L'avatar di Jamitov Hymem
      Jamitov Hymem -
      Preferisco questa versione su DC che non quella su NGC (=anche se lì ci sono qualche quest in più, e qualche nemico aggiuntivo).
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Questo gioco anche io lo preferisco su Dc perchè spesso le conversioni per Gamecube fanno schifo
    1. L'avatar di Jamitov Hymem
      Jamitov Hymem -
      Citazione Originariamente Scritto da Robbey Visualizza Messaggio
      Questo gioco anche io lo preferisco su Dc perchè spesso le conversioni per Gamecube fanno schifo
      ...e anche questa volta..