Castlevania: The Adventure | Retrogaming History
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    Castlevania: The Adventure

    Il fascino dei vecchi film horror in bianco e nero che si vedono durante la notte in televisione è impagabile. Il film di Dracula del 1931 con Bela Lugosi basava molto del suo fascino sul B/N che dava un’ atmosfera unica, oltre agli sguardi del leggendario attore ungherese che riusciva a superare tutti gli effetti speciali moderni con la sola recitazione. Il personaggio del conte è stato poi riportato al successo cinematografico da molti registi, tra cui quelli della Hammer film negli anni ’60. In ambito videoludico però la storia di Dracula è stata associata da sempre alla saga di Castlevania, creata dalla Konami, nel 1986, stesso anno di nascita di Dylan Dog, che proprio al film del 1931 si era ispirata per creare la serie, da subito amatissima dai fans dell’horror e dei videogiochi di altissima qualità. Tre anni dopo Nintendo propone il Game Boy, console portatile in bianco e nero, e tra lei e la saga vampiresca è amore al primo... morso!

    Primo impatto

    Il gioco non ci concede nessuna introduzione e ci catapulta subito nel primo livello. L’emozione di poter portare l’amata saga di Castlevania nella propria tasca per la prima volta è indescrivibile e spinge a tuffarsi a capofitto nel tenebroso mondo di Castlevania: The Adventure, per vedere se il grande feeling della serie è rimasto intatto in questa sua trasposizione portatile. Molti altri giochi hanno dimostrato la capacità del Game Boy di tirare fuori l’anima vera e propria dei giochi, proponendo il gameplay puro di un titolo, spogliato di tutti gli orpelli grafici ed accessori, grazie alla necessità di rispettare i limiti tecnici. La giocabilità pura e semplice è sempre stata la bandiera del Game Boy, come si sposerà con le decadenti e raffinatissime avventure dei vampiri made in Konami?



    La leggenda di Dracula

    Conosciuto anche col titolo di The Castlevania Adventure in America e Dracula Densetsu (The Legend of Dracula) in Giappone, il titolo in esame porta il franchise per la prima volta sul Game Boy e ci propone la classica caccia al vampiro da parte dell’eroica famiglia Belmont, conosciuta in tutta Europa con il soprannome di Vampire Hunters o Vampire Killers. Ogni Castlevania ha una trama e dei protagonisti differenti, pur partendo tutti dalla resurrezione di Dracula, che periodicamente risorge e torna tra i miseri mortali. La storia di questo particolare episodio si sposta nel passato rispetto a quanto già visto dai primi giochi. L’eroe di cui si narrano le gesta appartiene alla nobile famiglia di cacciatori di vampiri, ed è Christopher, antenato di Simon Belmont. L’anno in cui si svolge la lotta contro Dracula e le sue armate maligne è il 1576. Molte timeline non ufficiali sono state teorizzate per dare una unità temporale alla saga, ma in verità nessuna è stata accettata da Konami, che ritiene il fattore continuità non molto importante.

    Avventura tra foreste e sotterranei

    Appena iniziato il gioco, ci accoglie subito una foresta spettrale e le prime creature demoniache appartenenti alle orde del male comandate dall’eterno nemico Dracula. Tutta l’atmosfera è gotica e decadente e ben ci prepara a ciò che affronteremo durante le nostre peregrinazioni alla ricerca del signore delle tenebre.
    Il secondo stage è ambientato nei sotterranei del castello e propone molte piattaforme mobili e corde su cui arrampicarsi. In un tratto c’è un lungo ponte sospeso frequentato da inquietanti occhi giganti, che col loro sguardo malvagio ci scrutano imperturbabili. Spettacolare risulta il terzo stage, apparentemente semplicissimo, ma arricchito da un effetto speciale di riduzione degli ambienti veramente evocativo. L’intero panorama è comandato da perni rotanti che fanno muovere su e giù i corridoi che stiamo percorrendo, e solo distruggendo ogni singolo meccanismo abbiamo dei brevi momenti di tranquillità. Ad un certo punto dobbiamo scalare il livello verso l’alto mentre sprofonda velocemente e nel contempo siamo attaccati da enormi bachi da seta. In questo frangente l’adrenalina sale vertiginosamente, rendendo giustizia al gioco. Questo stage dimostra come i limiti grafici dell’hardware possano essere spesso superati da interessanti trovate del gameplay. Quei pochi eroici giocatori che riusciranno a superare l’insidioso terzo stage saranno accolti nel livello finale da una sontuosa parata di armature, come un messaggio occulto di Konami che riconosce e celebra la grandezza e la bravura di chi sta giocando. Nel quarto stage, Castlevania ritorna alla sontuosità classica della saga, circondandoci di armature viventi, i leggendari Knight Armors, che nel loro incedere lento ma inesorabile ci ricordano la grandezza della serie. Accompagnati da una musica epica ed evocativa ci rendiamo conto in questo ultimo livello che l’atmosfera unica e magica dei vecchi Akoumajou Dracula non è andata perduta, un Castlevania da tasca non solo è realizzabile, ma può essere allo stesso livello dei più blasonati episodi da salotto! Lo stage ritorna sul finale alle meccaniche dell’adventure puro, con alcune schermate piattaformiste che spezzano la monotonia e attivano i neuroni.


    Paesaggi e melodie transilvane

    Konami ha deciso di mantenere piccoli sia lo sprite principale che i suoi nemici per dare maggior risalto all’ambiente. Anche le animazioni del paesaggio sono limitate allo stretto necessario, come le piattaforme mobili e le lanterne, che ci donano energia se distrutte. Tutti gli elementi fissi dello scenario sono disegnati bene e risultano molto funzionali all’azione, ma mancano di quella cura maniacale a cui la saga ci ha abituato sugli schermi casalinghi. Fondali scarni, semplici e minimalisti si sposano alla perfezione con la natura nomade dell’originale Game Boy. La luce, nemica naturale del conte Dracula, sarà qui una preziosa alleata per le nostre peregrinazioni, illuminando alla perfezione gli strategici ambienti che riescono a dare un senso di naturale orrore e un panorama spettrale anche in pieno sole, senza dover per forza implementare paesaggi scuri, improponibili sul GB a causa dei suoi limiti tecnici. Le quattro melodie presenti nel titolo sono veramente ottime, dal processore sonoro del GB è stato davvero tirato fuori un piccolo miracolo. I musicisti della Konami sono riusciti a sfruttare al massimo i pochi mezzi a disposizione, creando musiche ed effetti sonori di grande impatto. Le sontuose musiche donano al gioco un’atmosfera unica, che ben si sposa con il romantico bianco e nero che fa da sfondo all’avventura.


    Giocabilità e Gameplay

    La giocabilità del titolo tiene fede al buon nome della saga, e si attesta su livelli molto buoni. I quattro livelli sono ben bilanciati e alternano in modo piacevole dinamiche piattaformistiche ad impostazione adventure. Non è possibile affrontare il gioco in modo troppo leggero, sia per la sfida proposta, sia per l’impegno richiesto da alcuni ambienti di gioco. Soprattutto nel frenetico terzo stage sono necessari salti perfetti, un ottimo tempismo e grande sangue freddo. Saltare da una corda all’altra rende questo gioco “più platform” del solito, allontanandosi lievemente dai dettami dei precedenti episodi della saga, che lega alla perfezione avventura e piattaforme. Il tempo che scorre inesorabile è uno dei nemici principali di Castlevania: The Adventure, il tempo limite per percorrere l’avventura spinge il giocatore a non indugiare troppo nella sua azione, dando un buon ritmo all’intero titolo. Forse per non appesantire troppo lo Z80, processore del GB, si è deciso per una impostazione a schermate predefinite. L’avventura è infatti a scorrimento, ma molti ambienti sono caratterizzati da una chiusura delle schermate, come un comparto stagno dove sconfiggere i nemici e procedere oltre. L’impossibilità di salvare la posizione appare oggi anacronistica, ma soprattutto poco adatta ad un portatile, le cui sessioni di gioco sono spesso brevi e caratterizzate dal “mordi e fuggi”, ma la longevità del titolo, con la possibilità di salvare, sarebbe diminuita di molto. E’ teoricamente possibile completare l’intero gioco in circa venti minuti, impegnandosi al massimo e dopo un duro allenamento, che porterà dopo decine di partite ad imparare a memoria i pattern di movimento dei nemici e la corretta calibrazione dei salti.

    Fruste, croci e cuoricini

    L’arma a disposizione è la classica frusta belmontiana, direzionabile solo in avanti, e con una frequenza di colpi mediamente bassa. A piena potenza il nostro cacciatore di vampiri ha a disposizione anche una palla di fuoco che fuoriesce dalla punta della sua arma, utilissima per colpire i nemici lontani senza essere ferito da loro. Tra gli items del gioco troviamo i classici cuoricini, che riempono di poco la linea della vita a nostra disposizione, e i cuori luminosi, che la ripristinano completamente. Il 1UP ci dona una vita in più, le monetine incrementano il punteggio e non mancheranno nel gioco oggetti speciali come i cristalli, che danno un potere magico speciale alla frusta, e la croce d’oro, capace di renderci invincibili per un periodo di tempo limitato.

    Il bestiario demoniaco

    I nemici di Castlevania: The Adventure appaiono leggermente sottotono rispetto al bestiario canonico della saga, ma restano comunque evocativi. Il primo stage ci fa incontrare i classici pipistelli, presenti in tutto il gioco, e i cosiddetti “Quasimodo”, dei nanetti gobbi che saltano dappertutto. Il boss del primo livello è semplice da battere ma molto potente, si tratta di un cavaliere corazzato armato di frusta meccanica. Inediti risultano i nemici presentati dallo stage 2, grandi mostri dall’aspetto di enormi mani dotate di denti, immobili sul terreno, ma capaci di sparare una pericolosa palla di fuoco! Molto efficace, nello stesso livello, è “il mietitore”, un probabile contadino indemoniato che ci lancerà contro delle falci boomerang pericolosissime. Uno dei nemici più interessanti del gioco è il “rolling eye”, un gigantesco occhio rotolante, che non ci attacca direttamente, ma risulta molto pericoloso per la sua velocità. Arrivati al boss incontreremo uno strano essere, simile ad un insetto corazzato, che viene fuori dai buchi di un paesaggio lunare e cerca di attaccarci. L’ambiente di questo scontro ci dà però una mano, poiché ben tre buchi su quattro sono al nostro stesso livello, e quindi basteranno un buon tempismo e un attento colpo d’occhio per colpire sempre per primi e limitare i danni. Nel terzo livello, forse per bilanciare l’enorme difficoltà dello stesso, incontriamo due tipi di avversari molto lenti, dei bachi da seta enormi e dei golem fatti di sabbia, animati dal potere mefistofelico e corrotto del conte! Un livello così adrenalinico non poteva avere che un boss degno dell’ambiente affrontato, ed ecco infatti che si presenta ai nostri occhi un demone alato e molto aggressivo che mette a dura prova il nostro coraggio. L’ultimo stage ci fa incontrare una vecchia conoscenza della saga, il classico “Knight Armor”, presente in due versioni, di cui una troppo cresciuta. Forse per sopraggiunti limiti di memoria nell’ultimo stage vengono anche riproposti i mietitori, le mani sputa fuoco, e persino il primo boss, ovviamente depotenziato e utilizzato come nemico semplice. Prevedibile ma sempre impressionante è il boss finale del gioco, come da tradizione Konami ecco arrivare Dracula in persona! Il conte ci affronta in una schermata molto pericolosa, piena di piccole piattaforme ed un pavimento denso di paletti appuntiti e letali, gli stessi che il Vlad “Dracul” Tepes III l’impalatore, personaggio storico ispiratore del nostro conte, utilizzava per togliere di mezzo i suoi nemici mortali. Sul muro sono dipinti tre simbolici pentacoli, testimoni forse del rito necessario per riportare in vita, ancora una volta, il conte. Dopo averlo sconfitto però, come da tradizione, Dracula tornerà nella sua forma demoniaca, più coriacea e solo dopo averlo battuto di nuovo potremo vedere il suo castello crollare nel filmato finale del gioco.

    Similitudini e differenze con la saga principale

    The Castlevania Adventure si avvicina alla serie principale, riproponendo le meccaniche di fondo, ma allo stesso tempo se ne discosta per alcune scelte di gameplay. La prima cosa che salta all’occhio è la mancanza delle armi secondarie, molto amate dai giocatori dei precedenti episodi, che renderà la frusta benedetta l’unica arma disponibile ed il suo potenziamento “fireball” la sola variante. Graficamente sono stati raggiunti ottimi livelli che non fanno rimpiangere i giochi casalinghi. Anche la colonna sonora, affidata a tre bravissimi artisti, è di ottima fattura, al pari delle incredibili melodie a cui la serie ci ha abituato negli anni. Alcune critiche possono essere mosse al livello di difficoltà, altissimo in determinati punti del gioco, che è accentuato dalla lentezza di Christopher. Il titolo non aggiunge nulla di nuovo rispetto ai giochi dello stesso franchise già usciti sul mercato, ma riesce a riproporre su una macchina tascabile tutto il fascino dei Castlevania precedenti. Il fattore sfida è molto alto, forse troppo per un portatile, ma questo può essere visto soggettivamente anche come un pregio, perché il gioco impegna parecchio anche gli appassionati della saga già esperti. Prima di questo Dracula Densetsu sono usciti Vampire Killer per MSX, il Castlevania del 1986 ed il suo seguito per NES, Simon’s Quest, titolo del quale vengono abbandonate le primordiali contaminazioni ruolistiche. Poco tempo dopo sarebbe uscito in Giappone Dracula’s Curse, terzo indimenticabile episodio della trilogia per NES. Il gioco è una delle tante tappe differenti della saga che passa anche per le ispirazioni manga di Vampire’s Kiss e che giunge alla perfezione con Symphony of the Night, l’episodio più amato dai fans, uscito nel 1997, a cento anni esatti dal romanzo originale di Bram Stoker.

    Localizzazione, presentazione e reperibilità

    Il gioco è tradotto in inglese nelle sue pochissime schermate testuali, ma sarebbe giocabile benissimo anche in giapponese. L’artwork della copertina è molto bello e si rifà alle illustrazioni classiche della serie. La sua reperibilità è medio bassa, soprattutto per la versione completa, proposta spesso anche a prezzi sopra la media, mentre la singola cartuccia si può trovare più facilmente e a prezzi più popolari. Nel 1997 il gioco è riapparso nella raccolta Konami Classics e poco tempo dopo è stato riproposto anche sul GB Color nel 1999, a dieci anni esatti dall’uscita del titolo originale, incluso in una seconda collezione di classici portatili della Konami riproposti a colori. Nessun servizio online offre ancora il titolo, anche se Nintendo sta considerando di mettere a disposizione i giochi dell’originale GB per il download su DSi e 3DS.

    Il remake per Wii

    Oltre alla versione classica su cartuccia è oggi disponibile un remake per il solo mercato digital delivery, realizzato da Konami per celebrare il decennale del titolo.
    Per chi non riuscisse a reperire l'edizione originale e fosse interessato alla riedizione, il consiglio sarebbe quello di rivolgersi al canale Wiiware di Nintendo, poichè Konami non prevede, per ora, una sua pubblicazione per il mercato tradizionale. La nuova versione si chiama Castlevania: The Adventure ReBirth, ed è arrivato sul catalogo europeo a Febbraio 2010, mentre in Giappone era disponibile già dall' Ottobre 2009. L'unico problema è che, per questioni di diritti legali, il titolo non è disponibile sul mercato italiano... tutto perduto quindi? Non proprio perchè cambiando la nazionalità della nostra console è possibile scaricare il titolo, ma dispiace che proprio nel nostro paese il titolo non arrivi in modo ufficiale.

    Nota sugli sviluppatori

    Konami è uno dei nomi più importanti ed antichi tra le software house giapponesi, che negli anni ha realizzato moltissimi titoli di alto valore, tra cui ricordiamo, oltre alla saga di Castlevania, gli indimenticabili esordi con Frogger, Scramble, Yie Ar Kung Fu, Loco-Motion. Tra i titoli che l’hanno resa nota negli anni ricordiamo Contra, Ganbare Goemon, Gradius, Metal Gear, TMNT, Silent Hill, e i due RPG Suikoden e Azure Dreams.
    La software house era nota fino al 1991 come Konami Industry Co. e in quell’anno ha assunto il semplice nome di Konami. La softco ha creato al suo interno alcuni studi di sviluppo, distinti col nome del luogo in cui si trovano, tra cui spiccano KCET (Tokyo), il team Nagoya, il gruppo Hawaii e lo studio americano di Chicago.
    La squadra a cui è affidato Castlevania: The Adventure è molto particolare, e racchiude in sè alcuni talenti poco noti ai più, ma che daranno un grande contributo al settore negli anni successivi. I programmatori principali del gioco rispondono ai nomi di Masato Maegawa, al suo debutto in Konami in questo titolo, che fonderà tre anni dopo il leggendario studio Treasure, e Yoshiaki Yamada, che collaborerà anche agli episodi di Kid Dracula, parodia dei Castlevania, e all’amatissimo Rondo of Blood per PC Engine. Al design dei livelli troviamo Nobuya Nakazato, che ci delizierà con le sue trovate grafiche anche in Symphony of the Night e Vandal Hearts II, e Kouichi Kimura, futuro autore per la Treasure di Guardian Heroes. Responsabili delle splendide musiche sono Shigeru Fukutake, futuro produttore di Silent Hill, il bravissimo Hidehiro Funauchi, autore delle indimenticabili musiche di Parodius e Norio Hanzawa, che scriverà per Sega le melodie di Astro Boy: Omega Factor.

    L’importanza storica

    Realizzato da un team di appena sette persone, Castlevania: The Adventure arriva sul mercato del Game Boy nell’Ottobre 1989 e ne rappresenta subito una delle migliori killer applications. Il titolo non aggiunge in verità molto alle precedenti incarnazioni della saga, ma la sua grandezza è quella di aver dimostrato che un episodio portatile di Castlevania, pur con i limiti tecnici ben definiti, era realizzabile senza perdere l’incredibile feeling della serie vampiresca della Konami.

    Effetto Game Boy Player

    Giocato sulla TV tramite l’adattatore GBP, il gioco evidenzia alcuni particolari che possono sfuggire sul portatile e presenta una colorazione artificiosa degli ambienti. Per una volta ci sentiamo di consigliare la fruizione del titolo sull’originale Game Boy, poiché il fascino del bianco e nero, magari giocando di notte illuminati da una fioca candela, è impagabile.

    La prova del tempo

    L’ottima versione portatile di Castlevania può apparire oggi limitata, poiché composta da soli quattro stage, i quali, benché splendidi e realizzati con grande cura sotto ogni aspetto, risultano decisamente pochi. Un altro fattore negativo è il livello di difficoltà, in alcuni punti settato troppo verso l’alto, specie nell’ostico terzo stage, che però farà piacere a chi cerca una sfida degna di questo nome. Nel tempo CTA non è stato ricordato come uno dei migliori episodi della saga, di certo oscurato dai capitoli casalinghi che dispongono di maggiori risorse disponibili, ma è un episodio molto particolare che ha il suo punto di forza nel riproporre con pochi mezzi la grandezza della serie.

    COMMENTO FINALE


    "Che gioco ci porteremmo dietro se facessimo una gita in carrozza verso le ridenti terre della Transilvania? Konami propone nel 1989 il suo Castlevania portatile, tra lo stupore di tutti. All’epoca dell’uscita del gioco ci si chiedeva: “Come sarà possibile far entrare in una minuscola cartuccia tutto il fascino della saga?”. La sfida era grande ed il risultato è veramente pregevole: grafica, sonoro e giocabilità sono su livelli molto buoni. L’unico difetto del titolo è forse la troppa difficoltà presente nei quattro stage. E’ facile citare un altro classico film in bianco e nero, Frankenstein Jr., ed immaginare un dirigente della Konami nei panni del divertentissimo Gene Wilder che dice la celebre frase “Si… può… fare!!!”, tenendo in mano un Game Boy pronto per far risorgere Castlevania in versione portatile!"





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    Commenti 1 Commento
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Mitico, devo trovarlo non sapevo che castelvania fosse convertito su GB