Out to lunch | Retrogaming History
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  • Out to Lunch

    Out to Lunch

    Mindscape: publisher e creatrice al tempo stesso d’innumerevoli videogame sparsi per il globo. Nel loro catalogo si dicono fieri di diversi titoli veramente ben riusciti e, lanciando uno sguardo sulle produzioni per i computer Amiga, non faremo fatica a riconoscere vere e proprie perle dell’intrattenimento elettronico come: MoonStone, Liberation, D/Generation, senza tralasciare un’altra fetta di buoni titoli come ad esempio Alfred Chicken, Fury of the Furries, Seek and Destroy, nonché uno tra i primi titoli a sfruttare degnamente il chip set Aga, Overkill.

    Questa volta però, Mindscape invita tutti a pranzo. Fa sedere l’utenza Amiga a una tavola apparecchiata con una ricca e abbondante pietanza, il nostro joypad come posata, il nostro gusto personale per assaporare il tutto. Cibiamoci quindi, come da invito, di questo OUT TO LUNCH.

    Platform game sulla falsariga dello storico Bubble Bobble (e discendenza varia), accomunabile anche ad altri titoli famosi come Rod Land, Snow Bros, Ugh! E, perché no, Benefactor, saremo questa volta alla guida di uno chef, ritrovatosi suo malgrado ad affrontare la materia prima del suo lavoro, le pietanze e ogni qualsivoglia ingrediente utile per cucinare. La rivolta di questi cibi impazziti è capeggiata da un altro chef probabilmente geloso dei prelibati piatti inventati dal nostro Pierre (nome del protagonista) e non alla sua portata. Divenuto nero d’invidia, quindi, nell’ambiente quest’ultimo è riconosciuto all’unanime come “lo chef nero”. La battaglia per stabilire chi tra i due sia il più grande cuoco prende vita in giro per il mondo in modo alquanto inusuale per due persone che operano in questo mestiere. Partiremo dalle Alpi Svizzere, passando per la rocciosa Grecia, poi la calda India, l’immensa Cina e, infine, la romantica Francia con tanto di torre Eiffel sullo sfondo. Cinque i livelli da superare prima di sconfiggere definitivamente lo chef nero, suddivisi a loro volta in otto quadri ciascuno, per un totale di quaranta schermi colmi di fantasie culinarie assortite.

    Per bloccare la rivolta di queste pietanze a noi ostili, avremo come arma da difesa un retino da usare stile sacco, in cui infileremo tutti i cibi raccolti durante il quadro in corso, per poi proseguire col bloccarli definitivamente rinchiudendoli in una gabbia che troveremo vuota in ogni nuovo scenario. Una volta bloccato nella gabbia il giusto numero di “cibosi esserini” (che oscilleranno sempre tra un minimo di sette a un massimo di nove per volta) si aprirà una porta magica che fungerà da portale tra i vari livelli del gioco. Avremo anche svariate armi secondarie che ci aiuteranno nella nostra missione, atte a stordire in svariati modi i nostri avversari per facilitarne la cattura. La più frequente e facile da trovare sarà la farina, presente in ogni singolo quadro, lenta da utilizzare, ma efficace nella lunga distanza. Potremmo inoltre trovare un cucchiaio, che richiede una lotta a corpo a corpo poco raccomandabile, oppure il letale è sicuramente migliore peperoncino, con il quale il nostro eroe (dopo averlo ingerito) comincerà a sputare fuoco a destra e a manca lasciando poca speranza ai malcapitati di turno. Out to Lunch si fregia di una giocabilità tarata verso il medio/alto, non ci sarà mai posta dinanzi l’impossibilità di proseguire, ma ci saranno passaggi veramente ostici da superare. La difficoltà di tali passaggi si riscontra nella struttura stessa dei livelli, dislocati con difficoltà casuale. Per farvi un esempio potreste ritrovarvi a sudare le proverbiali sette camicie per superare il secondo quadro della terza nazione, per poi venire a capo facilmente dei restanti sei, completando il livello con semplicità indolore. Questa piccola sbavatura a livello di gameplay si riscontrerà purtroppo per tutta la durata del gioco, dalle prime battute sino al quadro finale, quindi, non il massimo dell’omogeneità.

    I nemici, diversamente, seguono una curva di difficoltà ben calibrata. Saranno docili e alla nostra mercé a inizio partita, divenendo, man mano che si prosegue nel gioco, più ostici e furbi nell’attaccare (al dire il vero alcuni di loro diverranno proprio insopportabili). Anche gli enigmi da affrontare (se cosi si possono chiamare) saranno sempre di facile risoluzione, il tutto si ridurrà sempre e solo nel catturare i nemici, trovare la gabbia, rinchiudere i nemici, trovare l’uscita, punto! In effetti, a farla da padrone ci sarà anche una ripetitività di fondo molto marcata. Ci accorgeremo ben presto che giocati i primi dieci quadri avremo in pratica sviscerato il succo di cosa ci attende nei restanti trenta. Poche le novità messe in scena da Mindscape proseguendo nel gioco, poche le variazioni, la nostra attenzione sarà attirata solo nel vedere a ogni nazione quale cibo sarà stato associato (formaggio per la Svizzera, ananas per l’India e cosi via), il resto non cambierà mai più di tanto.

    Almeno il lato tecnico non presenta alcuna sbavatura di sorta. Il gioco nasce Aga only, presenta una grafica carina e ben disegnata, parallasse sempre presente e fluidità dello scrolling senza incertezza alcuna. Le animazioni sono minimali e ben ricercate, da sottolineare i vari modi fantasiosi in cui i nostri nemici muoiono, alcuni di loro davvero spassosi. Tutti i personaggi sono disegnati in alta risoluzione e, forse, solo in questa caratteristica si può riscontrare uno sfruttamento degno del chip AGA, poiché per il resto della grafica, penso, sarebbe potuto bastare anche il vecchio chip Ecs a bordo dell’Amiga 500plus/600. Il sonoro svolge egregiamente il suo dovere non arrivando mai a livelli di eccellenza, nè scendendo in quelli del disdegno. Musichette carine che ci si aspetta da un gioco del genere, alcune tra loro molto in tema con la nazione ospitante, altre un filino meno centrate. Stessa sorte anche per gli sfx, carini, mai fastidiosi e ben amalgamati con tutto il resto del videogioco. Tutto il comparto tecnico ha un aspetto pacioccone e tondeggiante nel perfetto stile della ricercatezza nipponica, senza però dimenticarsi delle proprie origini occidentali. Mindscape riesce, in questo giro, a creare non solo un buon videogame, ma anche a donare all’intera produzione quell’originale gusto puramente Amiga che non guasta mai. Ecco, questo è un classico gioco marchiato Amiga.

    Nota:
    • Di Out to Lunch esiste anche una versione Amiga CD32. Purtroppo per noi, risulta essere uno di quei porting fatti in modo discutibile e frettoloso. Quindi, oltre alla musica suonata su CD, non aspettatevi nulla che non sia presente nei due dischetti per Amiga Aga, con buona pace di tutto ciò che questa macchina ha da offrire.



    "Allora? Siamo pronti ad accettare l’invito a pranzo da parte di Mindscape? Io direi proprio di sì. Soprattutto se siete amanti del genere, questo piatto si potrebbe rivelare di un sapore sopraffino. Per tutti gli altri, almeno l’assaggio è consigliato e, chissà, potreste riscoprire dei sapori andati persi ormai da tanto tempo. Fermo restando di non pensare che la pietanza possa durarvi in eterno."


    Maurizio"Amy-Mor"Tirone




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    Commenti 2 Commenti
    1. L'avatar di Dexther
      Dexther -
      Il gioco su Amiga 1200 era veramente pregevole.
      Era il periodo che si vedevano parecchi giochi arcade su amiga (pugsy per esempio).
      Un gioco senza troppe pretese , anche se la giocabilità non era poi tutto questo gran chè.
    1. L'avatar di Jamitov Hymem
      Jamitov Hymem -
      Citazione Originariamente Scritto da Dexther Visualizza Messaggio
      Il gioco su Amiga 1200 era veramente pregevole.
      Era il periodo che si vedevano parecchi giochi arcade su amiga (pugsy per esempio).
      Un gioco senza troppe pretese , anche se la giocabilità non era poi tutto questo gran chè.
      sono d'accordo..quoto.