Alisia Dragoon | Retrogaming History
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  • Alisia Dragoon

    Alisia Dragoon

    Nella ludoteca Mega Drive non mancano action-platform con avvenenti eroine come assolute protagoniste.

    Oltre al multi-piattaforma Valis della Telenet / Renovation che conta ben tre episodi realizzati per il 16 bit Sega (Valis: The Fantasm Soldier -1991-, Valis 3 -1991- e Syd of Valis / SD Valis -1992-), sono da segnalare Mamono Hunter Yohko: Makai Kara no Tenkosei (NCS / Masaya - 1991; titolo tratto da un manga e un successivo anime), Dahna: Megami Tanjou (ICS - 1991) e l'ottimo Alisia Dragoon (Game Arts / Gainax - 1992), oggetto della presente recensione.

    La storia dell'eroina Alisia ruota intorno a tematiche classiche di ambito heroic-fantasy.
    La protagonista era ancora una bambina quando suo padre combatté contro una terribile entità demoniaca proveniente dallo spazio, Baldour, e, avvalendosi delle arti magiche, riuscì a sconfiggerlo, neutralizzarlo ed imprigionarlo per 13 anni in una sorta di bozzolo impenetrabile, pagando, tuttavia, la sua impresa con la vita.
    Il demone era spalleggiato da Ornah, uno stregone malvagio che intendeva servirsi dell’immenso potere della misteriosa creatura siderale per dominare il mondo in suo nome.
    Così lo spaventoso pericolo costituito da Baldour continuò ad incombere sulla Terra, temuto da tutti quanto trepidamente atteso dal suo servo che bramava l’esaurirsi dell’incantesimo e il ritorno del Dio Oscuro dell’Apocalisse, su cui riponeva tutti i propri sogni di potere.
    Costernato dal non essere riuscito a sfruttare la potenza del terrificante mostro per stabilire il proprio dominio incontrastato, Ornah commise il “classico” madornale errore di non uccidere la figlia dell'eroico quanto sfortunato paladino del bene che, con il proprio sacrificio, aveva temporaneamente neutralizzato Baldour.
    In questo modo Alisia sopravvisse, e, crescendo, esercitò le arti magiche ereditate dal padre per acquisire il potere sul controllo del fulmine e vendicare, così, l'uccisione del suo genitore e il tradimento dello scellerato stregone.
    L'occasione per la resa dei conti si presenta quando, allo scadere del 13° anno dal primo devastante avvento di Baldour, l’incantesimo del padre della fanciulla è ormai prossimo a dissolversi e la mostruosa incarnazione del Male, contando nuovamente sulla complicità dello spregevole Ornah, torna a minacciare morte e distruzione.
    Ma adesso Alisia è pronta a far calare sui malvagi il fulmine della sua vendetta.

    L’avventura della nostra eroina si articola in 8 stage di estensione molto differente (“Temple”, “Swamp”, “Spaceship”, “Mountain”, “Cave”, “Wrecked Ships”, “Sky Palace” e “Final Showdown”) che segnano le tappe del suo cammino verso il confronto finale con Ornah e Baldour.
    Per contrastare gli incessanti ed insidiosi attacchi dei 23 diversi nemici distribuiti nelle varie locations e sconfiggere i 9 boss che le presiedono, Alisia dispone di una scarica energetica generata dai suoi poteri magici e capace di indirizzarsi in automatico contro il nemico. Il “Magic Thunder” della fanciulla, infatti, distribuisce la sua potenza distruttiva tra tutti i potenziali pericoli che si trovano di fronte a lei. Per affrontare le insidie che incombono alle sue spalle, invece, la protagonista deve necessariamente voltarsi, oppure contare sull’effetto distruttivo della scarica alla massima potenza. Al Magic Thunder, difatti, è associata un energy bar che, se si “scarica” con il suo utilizzo continuo e richiede un minimo di “cessate il fuoco” per ripristinarsi, consente di colpire tutti i nemici presenti (“Rolling Zap”) dal momento che la suddetta barra sia, appunto, “full charge”.
    Oltre che sulla sua potente scarica energetica, Alisia può contare su suoi 4 “Animal Friends” (“Dragon”, “Firefly”, “Raven” e “Lizard”), creature magiche dotate di poteri offensivi e difensivi. La protagonista, infatti, può evocare uno dei suddetti prodigiosi animali che seguirà ogni movimento della padrona attaccando il nemico ad intervalli regolari con palle di fuoco (Dragon), tuoni (Raven) e boomerangs (Lizard) o distruggendo le insidie più prossime annientandole con il contatto del proprio corpo infuocato (Firefly).

    Particolarmente interessante il sistema di power-up e la “gestione” degli “Animal Friends”.
    Gli sviluppatori hanno associato all’ambientazione heroic fantasy dell’action-platform una sorta di “retrogusto RPG” che, per certi versi, avvicina Alisia Dragoon al coin-op Cadash (Taito -1990).
    La protagonista può potenziare la propria scarica energetica fino ad 8 volte raccogliendo appositi item presenti in zone “nascoste” degli stage. Con l’aumentare del “Thunder Power Level”, peraltro, accelera anche il ripristino automatico della relativa energy bar (“Thunder Power Gauge”). Oltre ad incrementare la propria forza offensiva, l’eroina può migliorare la resistenza agli attacchi nemici aggiungendo due unità extra alla propria life meter (“HP”).
    Ognuno degli “Animal Friends” dispone di power-up affini e specifici item di ripristino energetico, può essere ucciso dai nemici ed eventualmente riportato in vita tramite un apposito bonus e deve essere selezionato nelle situazioni più opportune (ad esempio: la protagonista deve raccogliere i potenziamenti specifici e i life-restoring item per i propri “followers” solo dopo aver evocato la creatura che ne ha più bisogno), salvo essere “accantonato” per preservarlo in vita quando la sua HP è prossima ad esaurirsi.

    La scelta di adottare una scarica energetica “a ricerca calore” che, in linea di massima, consente alla fanciulla di colpire i nemici semplicemente girandosi verso di loro e sprigionando il “Magic Thunder”, tende ad imprimere al ritmo di gioco una decisa accelerazione, facendo pendere un’ideale bilancia tra platform e action verso quest’ultima macrocategoria. Alisia Dragon, infatti, nonostante la presenza di opportuni spunti dalla vaga risonanza “RPG” che richiedono una gestione sia pur spicciola delle risorse disponibili, è un titolo caratterizzato da dinamiche piuttosto rapide, con picchi d’insospettabile frenesia e confronti con i boss che, in alcuni casi, non mancano di tenere veramente con il fiato sospeso. L’apprezzabile varietà di bonus, poi, incoraggia a non attraversare i vari stage seguendo il percorso più breve, ma ad effettuare un minimo di esplorazione in cerca di power-up, life unit, item e bonus per l’eroina e per i suoi Animal Friends.

    La difficoltà è già ben calibrata allo skill level standard “Normal” (è inoltre disponibile un opportuno “Hard”) e beneficia di un suo incremento progressivo e graduale durante il percorso dalla protagonista attraverso gli 8 stage. Se alcuni boss risentono di un’implementazione fin troppo basata su schemi offensivi semplici e facilmente prevedibili, la velocità degli attacchi e la maggiore sfida costituita dai “guardiani” del 7° livello (il primo “Wizard”) e dal “Mega-Boss” finale (“Mutant”) contribuiscono a rendere piuttosto avvincente questo action-platform.

    Alisia Dragoon è firmato dalla Game Arts, software house giapponese la cui notorietà è in principio (1985/90) confinata al mercato nipponico e basata su titoli come Thexder (MSX e PC - 1985/87), Silpheed (PC-8801 e PC DOS - 1987/88), Zeliard (NEC PC-8801 e PC - 1987/90) e Fire Hawk: Thexder - The Second Contact (MSX2 e PC - 1989/90). Successivamente, dal 1990 al 2005, il team si fa apprezzare anche sui mercati occidentali con Faria: A World of Mystery and Danger! (NES - 1990), Alisia Dragoon, Silpheed (Mega CD / Sega CD - 1993) e, in particolar modo, con serie di grande successo come Lunar, Grandia e Gungriffon.
    Alisia Dragoon, peraltro, è frutto della collaborazione tra la suddetta software house e lo studio di animazione Gainax, cui si deve la produzione di diversi anime di successo, tra cui spicca Neon Genesis Evangelion. L’ideazione del plot narrativo e tutto il settore “artistico” dell’action-platform, dunque, si basa sul lavoro di sceneggiatori e disegnatori facenti capo a tale studio che, relativamente al settore grafico, non mancarono di recepire influenze da Nausicaä della Valle del vento, celebre film d’animazione di Hayao Miyazaki.

    Fin dai primissimi titoli, la Game Arts, in ossequio al dichiarato proposito di realizzare prodotti videoludici innovativi, divertenti e impreziositi da valenze “artistiche”, ha sempre cercato di garantire un alto standard qualitativo alla sua line-up.
    Alisia Dragoon risponde in pieno ai suddetti impegnativi requisiti, sfoggiando un’estetica alquanto godibile e un’eccellente colonna sonora.


    La grafica del titolo Game Arts è ottima: fondali e personaggi delineati con tratto piacevolmente ricercato, livello di dettaglio piuttosto ricco e risolto in ambientazioni vivide quanto, in diverse sezioni, suggestive, parallasse fluida come l’olio, dinamiche veloci con ritmi di gioco sostenuti quando non serrati e animazioni realizzate con un numero di fotogrammi relativamente generoso (tenuto conto dei limiti della cart da 8 mbit -1 MB-).
    Il comparto visivo, dunque, non presenta particolari sbavature e si fa notare per pulizia, definizione, selezione dei colori e buon dettaglio. Unici nei estetici: movenza fin troppo essenziali per alcuni nemici (la maggioranza dei frame è utilizzata per Alisia e i suoi “followers”), qualche background tendenzialmente spoglio e pochi circoscritti rallentamenti.


    Per quanto riguarda il comparto audio, Game Arts raggiunge livelli qualitativi davvero notevoli. Il sound team degli sviluppatori di Tokyo, i Mecano Associates (autori delle OST di Fire Hawk: Thexder - The Second Contact e Silpheed -Mega CD-), firmano una colonna sonora particolarmente suggestiva quanto ispirata e ricercata nelle composizioni. I temi musicali di Alisia Dragoon, infatti, sono perfetti per l’atmosfera heroic-fantasy e forniscono un decisivo contributo al fascino delle ambientazioni e all’epicità dell’azione. Di rilievo, peraltro, l’ottimizzazione delle BGM in vista della loro esecuzione da parte del chip FM Yamaha YM 2612 che, in questa OST, una delle migliori mai realizzate su Mega Drive, riesce ad esprimere un sound tanto limato, variamente modulato e corposo da smentirne quasi la natura di semplice Frequency Modulation synthesis.
    Gli effetti sonori, pur risultando meno notevoli dell’eccellente soundtrack, non mancano di sottolineare a dovere l’azione, sorprendendo il videogiocatore con alcuni FX vigorosi quanto adeguati agli eventi dell’action-platform Game Arts.



    COMMENTO FINALE


    "Alisia Dragoon offre ai possessori di Mega Drive una generosa dose di azione heroic fantasy confezionata con l’apprezzabilissima cura tipica della Game Arts. Questo action-platform, infatti, vanta un’estetica di prim’ordine, un buon ritmo, una fluidità assolutamente perfetta e un’eccellente colonna sonora che, tenuto conto delle specifiche hardware del 16 bit Sega, lascia a tutt’oggi senza parole. Completa questo lusinghiero quadro una solida giocabilità garantita da dinamiche ben implementate, impreziosita da un pregevole retrogusto RPG e sostenuta da un livello di difficoltà ben calibrato. Volendo fare un flebile controcanto agli inconfutabili pregi di Alisia Dragoon, si potrebbe menzionare l’essenzialità di certe animazioni, qualche rigidità di troppo negli schemi offensivi dei boss e l’eccessiva brevità di alcuni stage, ma le rilevanti doti tecniche e l’indubbio fascino del titolo Game Arts tendono a far passare pressoché inosservati tali nei. Vivamente consigliato!"

    Alessio "AlextheLioNet" Bianchi




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    Commenti 8 Commenti
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Niente male questo gioco, una alida alternativa a Castelvania
    1. L'avatar di Bert
      Bert -
      Carino, si.
    1. L'avatar di Jamitov Hymem
      Jamitov Hymem -
      Citazione Originariamente Scritto da Robbey Visualizza Messaggio
      Niente male questo gioco, una alida alternativa a Castelvania
      beh insomma direi proprio no...di meccaniche ci ricorda sì e no... caspita che paragone!!!
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Citazione Originariamente Scritto da Jamitov Hymem Visualizza Messaggio
      beh insomma direi proprio no...di meccaniche ci ricorda sì e no... caspita che paragone!!!

      Direi più no che si.

      Ci si avvicina un po' all'atmosfera di Castlevania nello Stage 7 che ha un'impronta visiva gotico-horrorifica e una colonna sonora decisamente "drammatica" che rimanda vagamente allo stile della Bloodlines soundtrack.

      Tra parentesi quella di Alisia Dragoon è, a mio parere, una delle migliori OST realizzate sul 16 bit Sega.
    1. L'avatar di Bert
      Bert -
      una delle migliori OST realizzate sul 16 bit Sega.
      (Vero, anche secondo me. )
    1. L'avatar di Jamitov Hymem
      Jamitov Hymem -
      Citazione Originariamente Scritto da AlextheLioNet Visualizza Messaggio
      Direi più no che si.

      Ci si avvicina un po' all'atmosfera di Castlevania nello Stage 7 che ha un'impronta visiva gotico-horrorifica e una colonna sonora decisamente "drammatica" che rimanda vagamente allo stile della Bloodlines soundtrack.

      Tra parentesi quella di Alisia Dragoon è, a mio parere, una delle migliori OST realizzate sul 16 bit Sega.
      ..allora te lo ricordi pure tu il settimo stage..?

    1. L'avatar di Cthulhu
      Cthulhu -
      Mitico Alisia Dragoon!
      Quanti ricordi...
    1. L'avatar di Zave
      Zave -
      Mi permetto di copia-incollare la mia opinione sul gioco (espressa qui e qui):

      "Come ogni buon centro massaggi cinese, il bello arriva alla fine. Prima c’è da aspettare, a volte pazientando, altre sacramentando. Fortunatamente la fine su detta non corrisponde all’ultimo degli otto stage di Alisia Dragoon, ma all’incirca al termine della riserva della barra di pazienza in dote al giocatore moderno che voglia riprovarsi quella che in molto giurano essere una delle chicche nascoste nella “ludoteca” del Megadrive. E se vi servono altre virgole per la frase sopra, eccole: ,,,,. Gestitevele.

      Perché anche con Alisia Dragoon bisogna imparare un po’ a gestirsi tutto, a non dare per scontato che ci sia una facile spiegazione iniziale, una fase di addestramento placida e benevola e un ritmo che va in crescendo. Più corretto invece parlare di calci sui denti fin dall’inizio, senza che nessuno si sia premurato di farvi capire cosa sia Alisia Dragoon. O anche solo perché. Sul motivo rimarranno sempre svariati dubbi, sulla natura del gioco sviluppato da Game Arts, invece, la discussione è meno accesa: ai tempi veniva definito un gioco di piattaforme con elementi da sparatutto. Ma solo perché “ai tempi” qualsiasi videogame tendenzialmente era un gioco di piattaforme. Incluso Tetris probabilmente. Di “piattaformico”, invece, Alisia Dragoon non ha pressoché nulla: certo, un pulsante del gamepad a brioche del 16 bit Sega è adibito al salto, ma mica basta. Si zompetta qua e là ma l’attenzione non deve essere posta sul tempismo o sulla sequenza di saltelli, quanto alla gestione dei nemici e delle risorse a disposizione della svestita eroina per riuscire a tirare fino alla fine del livello.

      Un “plat’em up” à la Ghosts’n Goblins e simili? Nemmeno. In quelli si saltava molto di più e si esplodevano meno colpi. La ricetta di gioco di Alisia Dragoon prevede invece un ritmo tutto particolare e addirittura una scelta limitatissima (eufemismo) di raggi gamma da lanciare grazie alle possenti palme della bella Alisia. Che in effetti può giusto scatenare la potenza dei fulmini, con cui (tramite la semplice pressione di “B”) attacca chiunque gli si avvicini. La direzione verso cui rivolta è secondaria: un sistema di puntamento automatico si preoccupa di portare morte là dove deve essere portata. Non solo: a seguire Alisia c’è anche un gruppetto di quelli che oggi chiameremmo “pet” e che un tempo erano “companion” o, se sei un vampiro ribelle, “familiar”. Insomma, creature che ciondolano a fianco della protagonista e che, come lei, si preoccupano di interrare i cattivi.
      Dove sta, quindi, la difficoltà? Nei numeri, come ogni buon compito in classe di matematica ci ha amaramente insegnato nella vita. I nemici sono una valanga, caratterizzati da sugosi (e bastardi) pattern di attacco e il fulmine di Alisia, invece, tende a scaricarsi. Più tenete premuto (attaccando), più lui si scarica, fino a esaurire le pile. Che poi si ricaricano da sole stando fermi, certo, ma stateci voi fermi mentre vi attaccano da destra e (ohibò) pure da manca. Penserete che i pet rendano il tutto molto più sopportabile… il che è vero fino a un certo punto: anche loro arricchiti da metodi di attacco utili a renderli tutti sufficientemente differenti, possono addirittura guadagnare esperienza e salire di livello. Così come possono pure morire, ripartendo poi (e solo quando si raccatta l’apposito bonus) dal primo grado. Bei calci!

      Duro e crudele, Alisia Dragoon ha però dalla sua quel senso di giustizia divina per cui ogni sforzo viene ripagato (sempre che non siate delle Super Seghe okei). I passi vanno soppesati e contati, le risorse gestite oculatamente, i “sentieri” tracciati dai nemici studiati senza lasciarsi andare all’improvvisazione. Allora si scopre un genere che ai tempi probabilmente non esisteva, ma che aveva comunque avuto il suo bel senso."