Breath of Fire 3 - PlayStation | Retrogaming History
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  • Breath of Fire 3

    Breath of Fire 3

    Il mondo di Breath of Fire 3 offre quanto di meglio un amante del fantasy possa chiedere: un medioevo steam-punk con l'aggiunta di elementi magici, tracce di un'antica civiltà super tecnologica, racconti di epiche battaglie tra draghi e umani. Caratteri non certo innovativi, ma fusi con tale sapienza da creare una cornice narrativa verosimile e coerente. Ed è proprio questo che cerca il vero amante dei gdr: la possibilità di calarsi in una dimensione alternativa, pulsante di vita propria. La storia di per sé non è originalissima e si inserisce nel classico filone dei ragazzini chiamati a salvare il mondo con l'aiuto di un manipolo di amici ben assortito. Siete chiamati a impersonare Ryu, (ultimo?) esponente di una stirpe di uomini-drago ritenuta estinta.




    Attraverso una catena di eventi ricca di colpi di scena che si dipana lungo un arco temporale di circa 10 anni, troverete risposta a tutte le vostre domande e sarete chiamati -guarda un po'- a salvare il mondo. Il tutto condito con un parterre di personaggi eterogenei e ben caratterizzati, ognuno con una solida storia alle spalle, che confluiscono senza troppe forzature nel plot principale. L'ancoraggio al gdr di stampo classico è pervenibile anche nella grafica, con molti rimandi all'era 16 bit nonostante il sistema Sony si trovasse già nel suo Alto-medioevo. In questo senso l'unico punto di rottura è la possibilità, decisamente ben accetta di ruotare il fondale in modo da accedere alle zone d'ombra ricche di oggetti nascosti. Le animazioni tuttavia tradiscono una cura minuziosa: se non muovete per qualche secondo il vostro party -composto da un massimo di 3 personaggi- vedrete Ryu e compagni stiracchiarsi, sistemarsi i capelli e via dicendo: dalla casa che ha partorito Street Fighter non ci aspettavamo niente di meno. L'impianto sonoro si attesta su livelli medio-alti, con musiche che vanno dall'epico al farsesco a seconda del contesto. Nel complesso il comparto audio è ben realizzato: accanto ad effetti sonori ben campionati trovano posto struggenti melodie al piano e motivetti decisamente orecchiabili e che vi capiterà di fischiettare una volta spenta la Playstation. Passiamo al sistema di combattimento, che poi è il fulcro pratico di un gdr a turni. L'interfaccia che si aprirà una volta in contatto con i nemici -determinati dal collaudato algoritmo degli incontri casuali- è semplice e intuitiva, con icone deputate all'attacco, alla difesa, all'uso di incantesimi e alla fuga. Una gradita new entry è rappresentata dal comando “Esamina”, che permette di assorbire determinati poteri in uso ai nemici. Caratteristica tuttavia poco sfruttata e non incentivata, dal momento che la percentuale di successo nell'apprendere un incantesimo è decisamente bassa e riguarda poteri comunque non molto efficaci. Molti giocatori insomma preferiranno spendere un turno in più attaccando o curando il proprio party. Per gestire i poteri di trasformazione del protagonista è stato creato un apposito sistema denominato “Gene dragon”: combinando determinati “geni”, grosse pietre sparse negli angoli più improbabili del mondo di gioco, potrete dare il via a una serie di trasformazioni più o meno efficaci. Gli sviluppatori dichiarano che le combinazioni possibili sono circa un migliaio, tuttavia usando l'intuito vi ritroverete a utilizzare non più di una decina di combo. Per ogni personaggio è inoltre possibile diventare apprendista di un maestro: questi non sono altro che npc disseminati nel mondo. Affiliandovi a uno di essi, con la possibilità di scegliere un maestro diverso per ciascun personaggio, l'evoluzione dei vostri eroi, basata sul modello standard della crescita livellare subirà variazioni talvolta minime, talvolta sostanziali. C'è da dire che i frutti dell'apprendistato saranno più evidenti solamente spendendo molto tempo a percorrere la mappa di gioco in lungo e in largo, affrontando combattimenti spesso troppo simili tra loro. Per variegare le possibilità offerte al giocatore sono stati inseriti alcuni minigiochi, come quello della pesca in determinati punti della mappa globale, con una discreta varietà di attrezzature e la fauna ittica del caso deputata allo scambio con oggetti utili o alla risoluzione di qualche effetto benefico sul campo.



    Durante l'avventura vi capiterà anche di gestire un villaggio di fate, una specie di sim city elementare: anche in questo caso, pianificando correttamente le scelte sarete in grado di ottenere oggetti e armamenti altrimenti introvabili. Tutte variazioni piacevoli su una struttura, sì inflazionata, ma confezionata con tanto amore e dedizione da far passare in secondo piano pecche e limitazioni. Quaranta buone ore di avventura per gli amanti del retrogaming, ripercorribili più facilmente dopo il recente porting su PSP


    Ivan "Lordofthunder" B.



    Commenti 2 Commenti
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Che dire, titolo interessante,
    1. L'avatar di MasterGen
      MasterGen -
      A me è piaciuto veramente tanto. Gli avrei dato anche qualcosina in più.