Pokémon Ranger | Retrogaming History
Registrati!
  • Pokémon Ranger

    Pokémon Ranger

    Diario di bordo del professor Frenesio, aggiornamento settimanale. Sono al lavoro per il reparto tecnologico della federazione dei Ranger nella terra di Fiore, ed oggi finalmente ho ultimato la mia ultima invenzione, lo styler, costatomi anni di studi e sacrifici ma finalmente pronto. Aspetto di consegnarlo da un momento allaltro alle nuove reclute che faranno pratica come rangers della regione. Furio, il capo squadra di Borgovera, è rimasto davvero colpito dalle loro lettere, in cui chiedevano di diventare apprendisti. Grazie alla mia scoperta questi eroici giovincelli potranno catturare più semplicemente i Pocket Monsters delle varie regioni e, cosa ancora più importante, stabilire con loro un legame emozionale perché solo così potranno aiutare il mondo e salvarlo dalla minaccia che incombe su di esso, aiutati da queste bizzarre ma affascinanti creature al cui studio ho dedicato la mia intera vita

    Oltre la serie principale

    Dopo aver invaso il mondo videoludico ed aver aiutato Nintendo a rimanere a galla nel periodo commercialmente più buio della sua storia, l’infinita saga dei Pokèmon ha conquistato l’immaginario collettivo, diventando in pochi anni un franchise di sicuro successo. Tutto questo è accaduto grazie a meccaniche ludiche ben studiate e al fascino irresistibile dei suoi protagonisti, tantissimi e tutti diversi, tanto da generare il famoso fenomeno del “Pokècolllezionismo” che tutti ben conoscono. Una sola serie forse però non bastava a contenere tanto successo, e quindi negli anni l’universo Pokèmon si è espanso, come raccontato nel nostro pokè-speciale. Dalla serie principale sono stati già tratti alcuni spin-off di qualità altalenante, ma stavolta si torna nel campo dei giochi di ruolo, con la sottoserie Ranger, che in Giappone è già arrivata al terzo episodio, grazie al buon successo ottenuto.

    Primo impatto

    Classicità e tradizione. Questa è l’impressione che ci dà il titolo al primo approccio. L’universo dei Pokèmon è protagonista di un RPG decisamente classico, dalle innegabili caratteristiche entry level che farà piacere a chi si avvicina al genere per la prima volta, magari essendosi appassionato dapprima ai classici titoli della serie. Il succo del gioco è una meccanica ultracollaudata da RPG vecchia scuola, che invece di regni incantati propone scorribande nelle terre dei pocket monsters. Una sobria visuale dall’alto si accompagna all’esplorazione tipica ruolistica e il tutto è infarcito dai classici combattimenti ad incontri, che si rivelano in realtà semplici catture strategiche dei diversi pokemon, che spesso andranno riutilizzati durante l’avventura. Tutto sa immediatamente di già visto ma il gioco riesce lo stesso ad appassionare dopo poco tempo, a patto di amare i mostriciattoli e gli RPG tradizionali, ovviamente.

    La genesi della serie Ranger

    La periferica fondamentale su cui si basa l’intero gioco è lo styler, una “virtualizzazione” del nostro pennino del DS. Grazie a questo magico strumento possiamo fare praticamente tutto, e ad esso sarà legata la maggior parte del gameplay. Ci sono anche motivi storici per l’introduzione di una simile innovazione concettuale, poiché i vertici Nintendo volevano fortemente un gioco basato sul franchise dei Pokèmon che mostrasse davvero le infinite potenzialità della macchina, allora ancora debuttante sul mercato. L’uscita del gioco è datata 22 Marzo 2006, anche se da noi in Europa è arrivato nell’Aprile dell’anno successivo. Prima di Ranger avevamo già visto arrivare due spin-off, Pokèmon Dash, bizzarro gioco di corse ibrido, e Pokèmon Mystery Dungeon Squadra Blu, un RPG decisamente tradizionale. Nessuno dei due, secondo i vertici della grande N, riusciva a sfruttare davvero appieno le potenzialità del DS. Proprio per questo si è optato per valorizzare al massimo l’interazione del touch screen, enfatizzando la cattura, momento saliente di tutti i giochi della saga, grazie alla nuova invenzione. Non solo a questo si limita l’interattività, poiché è possibile usare lo stilo per effettuare ogni movimento, in maniera simile al mouse per PC, pur non perdendo la possibilità di gestire tutto con la croce direzionale ed i tasti, in modo più tradizionale.

    Da grande farò il ranger!

    Il titolo presenta la nuova figura del ranger, diversa da quella del semplice allenatore, poiché si tratta di una particolare categoria di persone scelte che, similmente ad un corpo di guardie forestali, si occupa della salvaguardia dei pokèmon nel loro habitat naturale. Il messaggio ecologico del gioco è molto forte ed invita i giocatori ad avere sempre rispetto per la natura e per la fauna che la abita, concetto valido anche nella vita reale.

    Un gameplay semplice e lineare

    Volete un alto livello di sfida? Pokèmon Ranger non fa per voi! Un appunto che si può muovere a Hal è infatti che il gioco appare fin troppo semplice. Troviamo innumerevoli colonnine di salvataggio ovunque, oltre alla densità altissima di Pichu, Pikachu e Raichu, pokèmon elettrici in grado di ricaricare il nostro Styler. In difesa di ciò c'è però da dire che per tradizione i pokegiochi sono indirizzati soprattutto ai giocatori più giovani, benché siano apprezzati da buona parte della comunità giocante. L’ esplorazione è decisamente limitata e la libertà di movimento praticamente nulla! Il gioco ci obbliga a compiere la nostra missione, ci blocca letteralmente e ci riprende se vede che indugiamo in azioni diverse o esplorazione libera! La linearità forzata della trama, che ci indica sempre e comunque la missione successiva da compiere, sparisce solo dopo aver completato il gioco. Giunti a quel punto siamo infatti liberi di andare a zonzo ovunque ci pare e non abbiamo nemmeno il vincolo regionale dei pokèmon amici.

    Un nuovo inizio

    La piena libertà d’azione, tanto agognata, arriva dunque sul finire dell’avventura, proprio per spronare il giocatore ad una maggiore esplorazione delle terre di Fiore.
    Quando avremo completato il gioco finalmente non ci saranno più vincoli di alcun tipo. Liberi di esplorare il mondo nella sua completezza avremo in più il bonus di poter portare sempre con noi tutte le creature catturate, con la facoltà di allontanarle dal loro habitat naturale. Questa feature può sembrare poco rilevante ma è invece fondamentale. Quello che a prima vista appare un particolare insignificante è invece un geniale espediente per aumentare in modo esponenziale la longevità. Il titolo è finito, è vero, ma dobbiamo girovagare ancora tantissimo per completarlo del tutto e, soprattutto, croce e delizia di tutti gli appassionati della serie, catturare tutti i mostriciattoli presenti nel titolo. Invece che essere la fine del gioco, c’è un vero e proprio emozionante nuovo inizio. Il divertimento vero comincia ora! Se prima avevamo notato un ostacolo che richiedeva un attacco “vento-3” per essere abbattuto, ma nessun pokèmon di vento viveva nelle vicinanze, adesso, grazie alla nuova libertà d’azione acquista, potremo catturarlo in una regione differente ed utilizzarlo dove vogliamo. Durante il gioco abbiamo ad esempio visto un masso di ghiaccio e nessun mostriciattolo nelle vicinanze con la Poketattica fuoco-3? Ebbene adesso potremo andare a scovare nelle caverne di lava Entei in persona! Il Pokemon leggendario ci seguirà ovunque e ci aiuterà a scioglierlo. Ovviamente gli ostacoli "insormontabili" sono tutti studiati secondo la logica classica dell'RPG, impossibili da superare prima di aver acquisito determinate condizioni.

    L’angolo del collezionista

    Un’altra interessante feature che si guadagna dopo aver completato il gioco è il “registro eventi” un vero e proprio diario virtuale che tiene conto di tutto ciò che stiamo facendo mentre giochiamo, ad esempio quanti passi abbiamo compiuto, quante catture abbiamo effettuato e persino quanti cerchi abbiamo disegnato sul touch screen!
    La longevità del gioco liscio si attesta sulle venti ore circa, ma se vogliamo esplorare ogni caverna ed anfratto al 100% e catturare tutti i Pokemon presenti nel titolo il gioco durerà decisamente di più.
    Oltre a questo sono disponibili, sempre dopo aver completato il gioco una prima volta, alcune interessanti missioni bonus tematiche, dette “rangernet“, che conterranno proprio quei mostri che non riuscivamo a capire dove fossero nascosti. Il numero totale di pokèmon che si possono incontrare nel titolo è di 210, che comprende anche le varie evoluzioni e alcuni esemplari molto rari, basti pensare che un certo pokèmon dormiente si sveglierà e potrà essere catturato solo nel momento in cui tutti gli altri saranno già stati archiviati! Collezionare tutti i pokèmon del gioco non sarà facile…

    Classicità ed innovazione

    Un action RPG classico, semplificato e spogliato da tutti gli elementi che sembrano appesantire il genere. Pokèmon Ranger appare dunque come un gioco di ruolo d’azione di stampo decisamente tradizionale. Tra le caratteristiche tipiche ruolistiche ha ereditato la crescita del personaggio, che qui è rappresentata dal potenziamento della sua unica arma, lo styler, e del pokèmon compagno. Anche le tante città in cui è diviso il mondo sono un elemento tipico del genere, però nel gioco non sono però presenti i classici negozi dove sono comprese nuove armi, armature o pozioni o gli alberghi dove riposare, clichè del giocare di ruolo. Invernopoli, Villestate e le altre due locazioni sono davvero ben caratterizzate ed ognuna di loro ha una personalità propria che la rende differente e subito riconoscibile. Forse quattro sole città ispirate alla natura possono sembrare poca cosa, ma fanno il loro dovere e danno quel minimo di varietà all’esplorazione. Pur essendo catalogato come action RPG il gioco mutua dai GDR a turni l‘arena di combattimento separata, poichè i pokèmon da affrontare si trasferiscono, dopo averli sfiorati, in un'apposita schermata da battaglia. Ovviamente gli avversari si muovono all’interno dell’arena ed attaccano coi loro mezzi e noi dobbiamo cercare di catturarli con lo styler. I PNG (personaggi non giocanti) secondari sono forse poco incisivi e standardizzati, ma riescono sempre a strappare un sorriso con le loro battutine ironiche. Maggior carisma hanno i personaggi di contorno come i vari rangers colleghi delle città, e quelli che si uniranno al nostro party, anzi pokeparty. Il gruppo che ci accompagna nell'esplorazione dei vari dungeons, tutti semplici ma mai troppo banali, è infatti composto al 99% da pokèmon, tranne rare eccezioni umane in specifiche missioni. Il numero massimo di esseri trasportabili è 7, ma all'inizio avremo degli spazi sigillati che si sbloccheranno solo nel corso dell'avventura.

    Un legame emozionale

    Pokèmon Ranger lancia un messaggio di fondo molto positivo, poiché le creature del gioco sono sempre viste come esseri viventi dotati di sentimenti, piuttosto che come strumenti di lotta.
    Spesso il gioco ci darà suggerimenti su come proseguire e sarà prodigo di consigli, come quello di aiutare un pokèmon che sta soffrendo, anche per colpa del Team Rock. La banda di nostri nemici, infatti, utilizza i pokèmon per i loro scopi malvagi, ad esempio l'elettrizzante Raichu è usato come batteria elettrica in una fabbrica! Toccherà a noi far cessare questo sfruttamento e rimettere a posto i torti subiti dai simpatici mostriciattoli, la cui felicità dipende del tutto da noi, a quanto pare.
    Molto positivo è anche il modo in cui gli allenatori, o nel nostro caso particolare i ranger, catturano ed utilizzano i pokèmon, grazie al “legame emozionale” che riescono a instaurare con loro. Non si tratta di una forzatura o di una cattività coatta, il mostriciattolo ci aiuta nella nostra missione perché ce lo siamo fatto amico. Questo è un particolare che differenzia Pokèmon Ranger da un qualsiasi RPG, poiché, di solito, un essere nemico catturato, ad esempio un demone, che passa dalla nostra parte, lo fa perché diventa nostro, come fosse uno strumento. Qui invece nessuno costringe nessuno, solo i rappresentanti del male, visti comunque in modo caricaturale, vogliono usare i pokèmon per i loro scopi, senza preoccuparsi della loro sorte o volontà. La componente morale, elemento fondamentale ed essenza primigenia del puro gioco di ruolo, è davvero alta in questo titolo e questo gli va riconosciuto. Dietro la semplice apparenza c’è un messaggio di base molto profondo.

    Un tocco di umorismo

    Una delle cose che salta subito all’occhio è il buon livello di umorismo del gioco che spesso ci propone momenti divertenti. Esempi di questo sobrio humor sono i simpatici siparietti musicali del team rock che si esibisce in improbabili concertini improvvisati o una recluta nemica incontrata sul monte della catena di Sekra che si lamenta di essere stata scoperta ad usare lo styler come grattaschiena! La battuta è un riferimento all'uso, che pare sia diffusissimo tra gli utenti del DS, di usare il pennino come accessorio per grattarsi, forse inconsciamente spinti dagli insegnamenti del folle Wario Ware Inc.

    Un comparto audiovisivo decisamente tradizionale

    Tutto il gioco è presentato in uno splendido 2D molto classico che si rifà agli anni d’oro degli RPG a 16 bit, sempre molto piacevole alla vista. Il semplice e nostalgico stile grafico caratterizza tutto il comparto visivo, le animazioni sono semplici ed essenziali con sobri effetti speciali legati per la maggior parte all'uso dello Styler, delle pokètecniche o ai divertenti mini concerti del team rock, i nostri strampalati nemici.
    Le locazioni sono molto tradizionali ma ricche di stile, alcuni particolari dungeon risultano poi anche originali e divertenti, pur rispettando fin troppo il canovaccio tipico della degli stilemi ruolistici di vecchia scuola. Non mancano momenti realizzati con una cura superiore che restano impressi, come la fabbrica che fa da base segreta del nefasto team rock, adornata da pareti psichedeliche e particolari suggestioni cromatiche in stile industriale o l’evocativo tempio che troviamo in cima ad un monte, di per sè una trovata narrativa fin troppo sfruttata dal genere, ma realizzato con uno stile squisito.
    Tutto questo accanto alle classiche foreste verdeggianti o alle assolate spiagge di Villestate, che non fanno mai discostare troppo il titolo dagli standard del genere. Ad Autunnia in verità ci saremmo aspettati le foglie più gialle...
    La colonna sonora del titolo è davvero gradevole, rilassanti musiche si accompagnano ad allegre marcette, ed ogni momento del gioco è caratterizzato da un accompagnamento sonoro molto azzeccato. Alcuni motivi restano impressi e si canticchiano volentieri anche dopo aver spento il nostro DS. Gli FX sono ben realizzati e funzionali all’azione ma risultano anonimi, mentre i versi di alcuni pokèmon più loquaci sono davvero da antologia.

    Il pokèbestiario

    Il bestiario del gioco è composto, come era lecito aspettarsi, esclusivamente da mostriciattoli tascabili. Troviamo tante vecchie conoscenze ed i Pokèmon sono ordinati numericamente con una R che sta per l’ ID Ranger. Alcuni di loro sono ispirati alla natura, come Kobra, altri hanno il loro nome mutuato dal tipo di movimento effettuato, come il bizzarro Zigzagoon (R-047) o l'azione che compiono. Il comportamento delle varie creaturine è sempre diverso, incontriamo esemplari più aggressivi, come il vampiresco Golbat (R-059), che cercano sempre un duello col giocatore ed altri più timidi, come l’anfibio Poliwhirl (R-053). Insomma, ce n’è per tutti i gusti. La caratteristica più eclatante dei Pokèmon di questo gioco è quella di non evolvere, poiché essi vengono presentati direttamente nelle varie forme possibili, potremo infatti incontrare contemporaneamente, e di conseguenza portare con noi, Pichu, Pikachu o Raichu, per avere una scorta di energia elettrica praticamente infinita, utilissima per ricaricare lo styler dopo molte battaglie. I pokèmon che si possono incontrare nel gioco sono divisi in tipologie standard. Troviamo infatti pokèmon d'acqua, capaci di attaccare con una bolla, pokèmon d'aria, la cui forza è il vento, pokèmon di roccia, capaci di frantumare ostacoli sul terreno e tantissime altre specie.
    L'uso strategico di alcuni pocket monsters durante lo svolgimento dell'avventura è fondamentale, quando un macigno ci blocca la strada, bisogna analizzarlo e vedere che per essere eliminato ha bisogno di un attacco roccia di livello 3. A quel punto starà a noi trovare il pokè adatto per l'azione e farci aiutare da lui. Se dobbiamo passare sopra un fossato con un appiglio sull'altra sponda chi ci potrebbe aiutare meglio del pokèmon d'erba Tangela? Esso infatti è capace di lanciare una liana, in stile Tarzan, e portarci dove ci serve.

    Particolari interazioni del DS

    Per Pokèmon Ranger è stato utilizzato un ottimo metodo di controllo dualistico, è possibile infatti delegare al pennino tutte le azioni del gioco, dallo spostamento del personaggio fino alla selezione di ogni voce del menù. Il personaggio seguirà sempre il punto toccato dello schermo, in stile mouse per pc.
    Per chi preferisce però un approccio più tradizionale è ancora previsto un utilizzo classico dell' intramontabile croce direzionale inventata da Gunpei Yokoi e dei quattro tasti. I combattimenti sono però legati necessariamente al touch screen, poichè il metodo di cattura è basato sul disegnare dei cerchi attorno alla preda, in numero corrispondente ai suoi punti cattura.
    Il metodo di controllo più funzionale pare essere quello ibrido, spostare il personaggio sulla mappa con la croce e compiere le azioni col pennino. I tasti direzionali ed il microfono non vengono mai utilizzati durante il gioco, e magari si poteva creare qualcosa per valorizzarli.
    Soffiare per creare un tornado o spegnere un incendio o magari urlare per spaventare determinati pokèmon poco coraggiosi, ma forse chiediamo troppo ad un gioco dallo stampo classico come Pokèmon Ranger. I due schermi sono utilizzati in modo diverso, su quello inferiore è visualizzato sempre il gioco, su quello superiore le mappe, le informazioni sui pokèmon, le statistiche, e la minimappa dell'area in esplorazione.

    Ecco il momento delle minisfide!

    Durante l'avventura sono presenti alcuni divertenti minigiochi che aiutano a spezzare la possibile monotonia. Nella località vacanziera di Villestate troviamo ad esempio la sfida marina, dove è possibile cercare di battere dei record di cattura dei pokèmon acquatici.
    Molto classica è invece l'arena dei ranger, sbloccabile solo dopo un certo progredire della trama, dove si può finalmente dimostrare la propria abilità. Purtroppo, a parte le minisfide standard, non si riscontra nel gioco alcun altro divertissement atto a dare varietà al titolo. Non avremo quindi gare di pesca, prove a tempo o altri passatempi tipici del genere, ma solo lo stretto necessario.

    Alcuni limiti inspiegabili...

    La mappa visualizzata è sempre parziale, non si vede mai il mondo completo. Le quattro città principali sono ispirate dalla stagioni, ognuna con le caratteristiche tipiche del periodo.
    Accanto alla fredda Invernopoli troveremo la balneare Villestate, la floreare Borgovera e Autunnia, ognuna con un proprio centro ranger. Per spostarsi da una città all'altra ci sono vari mezzi, ma il più comodo e rapido resta la navetta Dragomite, però non disponibile nelle fasi preliminari del gioco.
    Elementi tipici dell'RPG, come la presenza di negozi dove comprare armature e pozioni o alberghi dove dormire sono del tutto assenti, e l'unica arma a nostra disposizione è lo Styler, che possiamo potenziare progredendo col gioco. Ogni Pokèmon catturato ci dà una certa esperienza, oltre alla possibilità di usare le sue particolari Poketattiche in altri combattimenti, eppure quelli dello stesso ceppo hanno sempre attacchi simili e poco differenziati. L'avventura è molto lineare ed anche un solo tipo di attacco basato sempre sul disegnare cerchi appare troppo limitato, il tutto è certo molto funzionale, ma forse si potevano studiare interazioni più variegate.

    Nota sugli sviluppatori

    Pokèmon Ranger è una coproduzione tra due gruppi molto importanti first party di Nintendo, ovvero i Creatures e Hal Laboratory Inc. Il primo è un veterano nei titoli dei pokèmon e si è fatto conoscere anche per altri titoli minori ma molto sperimentali come la serie di Marios Picross. Molto innovativi anche i minigiochi realizzati dallo sviluppatore per la Game Boy Camera, tra cui Space Fever II, seguito di un remoto titolo arcade Nintendo risalente al lontano 1979. Più variegato è invece il portfolio della inconfondibile Hal Lab. Il gruppo è attivo dai primissimi anni '80, epoca in cui ricordiamo Jupiter Lander, una variante del più celebre Lunar Lander. Nel 1988 arriva uno dei successi più grandi, Adventure of Lolo, e nel 1992 lo splendido quanto poco noto RPG Arcana. Hal ha poi legato il suo nome principalmente ai titoli dedicati a Kirby e alla divertente serie di Super Smash Bros, ideati entrambi da Masahiro Sakurai. Hal si è distinta anche per l'interessantissima serie ruolistica Mother, nota in Occidente col nome di EarthBound, di Shigesato Itoi. Dalle fila dello sviluppatore proviene anche l’attuale “presidentissimo” di Nintendo, Satoru Iwata.

    Bonus et malus

    Tra i pregi innegabili del gioco c’è quello di aver saputo implementare in un genere tradizionale come quello dell’action-RPG un perfetto controllo via pennino che risulta innovativo su console portatile e di facile utilizzo per gli affezionati del mouse. La trama è poco più che un pretesto per legare le varie missioni e la realizzazione tecnica è di media fattura. I difetti più evidenti sono la troppa linearità e ripetitività dell’azione, oltre che l’estrema semplificazione, derivate forse dal target infantile a cui il gioco principalmente si rivolge.


    COMMENTO FINALE


    "Pokèmon Ranger potrebbe avere tutte le carte in regola per piacere agli appassionati di RPG, eppure sceglie di non osare, di non presentare nulla di innovativo, basando il suo appeal principalmente sugli amatissimi mostriciattoli tascabili più che su scelte innovative di design o gameplay. Anzi, proprio questi due ultimi fattori risultano forse troppo stereotipati e prevedibili, pur essendo realizzati con notevole qualità. Nulla non va realmente in Pokèmon Ranger, eppure la sensazione che si poteva fare decisamente di più è forte. Un titolo che si avvicina più al manierismo videoludico che alla sperimentazione, che decide di puntare sul sicuro e di riproporre uno standard ultra collaudato benchè impeccabile ed in fondo piacevolissimo."





    Altre immagini:



    Commenti 11 Commenti
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      La stessa formula vecchia ma ancora vincente, certo qualche aggiunta per dare un pizzico di originalità al gameplay sarebbe stato una buona idea.
      Piacerà sopratutto ai nuovi videogiocatori piccoli
    1. L'avatar di maxtex74
      maxtex74 -
      noooo i Pokemon anche qui!!! Dopo questa recensione mi perdete punti .
    1. L'avatar di Super Fabio Bros
      Super Fabio Bros -
      @ maxter: i Pokemon possono non piacere, ma hanno il grande merito di aver salvato la Nintendo da una situazione commerciale molto buia ai tempi del loro debutto, e storicamente hanno lo stesso diritto di spazio di un Another World o Ico... Oltre a questo avvicinano il pubblico più giovane al settore videoludico. Pikachu e compagni hanno pure un carachter design molto ben realizzato.
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      Caro Tex, nemmeno io sopporto i Pokémon in qualsiasi loro forma, però, oltre alle sacrosante ragioni già anticipate da Fabio, sono giochi che vendono quantità immani di copie (questo episodio quasi tre milioni), quindi non è un'anomalia averli sulle nostre pagine...
    1. L'avatar di gekido_ken
      gekido_ken -
      Nelle prossime elezioni politiche mi battero insieme ad un comitato per proporre al ministero dell'ambiente di indire un bando relativo al reclutamento di personale per l'abbattimento selettivo faunistico di tutti i pokemon esistenti, a causa della loro isulsa, noiosa, assillante, veneria e denigrante presenza in ogni habitat esistente.

      MORTE AI POKEMON!!!




      http://www.play-pokemon-online.com/pokemon-death-of-diglett-game.php#1
    1. L'avatar di gekido_ken
      gekido_ken -
      Citazione Originariamente Scritto da Super Fabio Bros Visualizza Messaggio
      @ maxter: i Pokemon possono non piacere, ma hanno il grande merito di aver salvato la Nintendo da una situazione commerciale molto buia ai tempi del loro debutto, e storicamente hanno lo stesso diritto di spazio di un Another World o Ico... Oltre a questo avvicinano il pubblico più giovane al settore videoludico. Pikachu e compagni hanno pure un carachter design molto ben realizzato.
      Infatti l'idiozia infantile sta emergendo con una rapidità impressionante!
    1. L'avatar di maxtex74
      maxtex74 -
      Citazione Originariamente Scritto da Super Fabio Bros Visualizza Messaggio
      @ maxter: i Pokemon possono non piacere, ma hanno il grande merito di aver salvato la Nintendo da una situazione commerciale molto buia ai tempi del loro debutto, e storicamente hanno lo stesso diritto di spazio di un Another World o Ico... Oltre a questo avvicinano il pubblico più giovane al settore videoludico. Pikachu e compagni hanno pure un carachter design molto ben realizzato.
      Quoto ,ma questo gioco avvicinato persone (bambini)che non hanno niente a che vedere con chi ha passione per i videogiochi,solo perchè era di moda e c'era molta pubblicità .Alcuni si sono evoluti ,altri sono rimasti sempre attaccati a questa serie di giochi ,sempre uguali a se stessi.
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Citazione Originariamente Scritto da maxtex74 Visualizza Messaggio
      Quoto ,ma questo gioco avvicinato persone (bambini)che non hanno niente a che vedere con chi ha passione per i videogiochi,solo perchè era di moda e c'era molta pubblicità.
      Nulla di nuovo in questo... quanti di noi hanno iniziato ad avvicinarsi ai videogiochi quando erano bambini? Ovviamente al tempo non c'erano i Pokèmon... io da bambino iniziai a videogiocare a partire da Centipede in sala giochi e da Missile Command sul mio home computer Atari 800XL...
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      Alex, avvicinare Centipede e Missile Command ai Pokémon è molto audace. I primi due hanno come l'ultimo lo scopo di spillare banconote al giocatore, ma Centipede era puro "pushing up" del concetto di sparatutto, un passo importante dell'evoluzione dello stesso per lo sdoganamento dell'asse fisso su cui muovere la navicella e per l'ambientazione inedita, mentre Missile Command è un prodotto concettualmente unico che ha aperto un nuovo genere di videogiochi. Scopi commerciali a parte, i primi due appartengono alla filosofia di evoluzione del videogioco.

      I Pokémon propongono un obiettivo molto semplice, che si evince anche dalla recensione: quello di diventare un "power player" collezionando tutte le varie bestioline, che, Pokémon a parte, esiste da sempre. La Nintendo ha sviluppato questa idea calandola in un gameplay dilatatissima (centinaia di ore di gioco per collezionarli tutti) che, come evidenziato anche da Fabio, non offre sfida alcuna. Ho provato Pokémon Oro sul GameBoy ed è di una noia devastante, devi solo gironzolare e affrontare combattimenti molto semplici (difficoltà non selezionabile) senza una sceneggiatura degna di essere chiamata tale e nemmeno scontri significanti. E' un passatempo senza ulteriori velleità. Un prodotto vincente dal punto di vista commerciale ed evidentemente anche ludico per milioni di utenti, ma che poco o nulla ha da spartire con la golden age "evolutiva" dei titoli da te citati. Non vuol dire che i Pokémon non meritino di essere giocati o chiamati videogiochi, ma nascono e vanno avanti con una filosofia diversa da quella produzione da te citata, escluso il fattore economico che, tuttavia, è la base di qualsiasi commercio e, quasi sempre, arte.

      Tutti ci siamo appassionati ai videogiochi da bambini. Quello che intendeva dire Maxtex, credo, è che se uno guarda la TV non necessariamente è appassionato di cinema... Il mezzo è lo stesso ma i contenuti sono i più disparati, per cui è sempre molto indelicato ed umiliante, nonchè superficiale, per tutto infilare ogni cosa in un unico grande calderone, pur parlando sempre di videogiochi (come pratica interattiva con una macchina) o come televisione (come contenuto audiovisivo che passa da uno schermo). I Pokémon sono un passatempo dalle esigenze molto basse, si adatta tanto al giocatore navigato come Fabio quanto alla prima esperienza di un bambino di sei anni e, suppongo, sia questa la chiave del loro successo.
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Citazione Originariamente Scritto da musehead Visualizza Messaggio
      Alex, avvicinare Centipede e Missile Command ai Pokémon è molto audace. I primi due hanno come l'ultimo lo scopo di spillare banconote al giocatore, ma Centipede era puro "pushing up" del concetto di sparatutto, un passo importante dell'evoluzione dello stesso per lo sdoganamento dell'asse fisso su cui muovere la navicella e per l'ambientazione inedita, mentre Missile Command è un prodotto concettualmente unico che ha aperto un nuovo genere di videogiochi. Scopi commerciali a parte, i primi due appartengono alla filosofia di evoluzione del videogioco.

      Sì... l'"avvicinamento" tra un qualsiasi titolo Pokémon e Centipide / Missile Command è dettato da motivi prettamente "anagrafici".

      Stavo citando due tra i primi titoli cui giocavo quando ero bambino... giochi elettronici che, tuttavia, avevano un'utenza molto più eterogenea in termini di fasce d'età rispetto a titoli più "mirati" come quelli dedicati ai pocket monsters.

      Per la verità, che i Pokémon games piacciano ai bambini non è un dato negativo, anzi...

      E' decisamente positivo che il target infantile sia soddisfatto da un'ampia gamma di prodotti che, stando alle vendite, incontrano i favori del pubblico.

      Ad esempio Black & White, l'ultimo pocket monsters game per DS, non solo ha venduto parecchio fino a risollevare temporaneamente le sorti della stessa console portatile Nintendo, ma è stato gratificato da un punteggio lusinghiero sulla storica rivista Famitsu: un perfet score, 40/40! ( http://www.games4all.it/articolo/pok...famitsu/12961/ )

      I Pokémon sono prevalentemente indirizzati ad un target ben preciso (anche se non tutti sono così "settoriali": Black & White è considerato più "complesso" della media e piuttosto "elaborato" come struttura) e tale utenza risponde positivamente, mentre, come abbiamo visto, una parte della critica, nel caso di Black & White, ratifica con un eloquente 10/10/10/10 la qualità ludica dell'ultimo titolo della serie.

      Finchè la "formula" funziona e se ne ricavano ampi profitti, i pocket monsters games continueranno ad essere realizzati, come è assolutamente nell'ordine naturale delle cose...
    1. L'avatar di Super Fabio Bros
      Super Fabio Bros -
      La caratteristica più affascinante dei giochi Pokèmon (la serie principale non Ranger) è quella di essere considerato come un unico grande gioco che si evolve nel tempo riproponendosi in forme nuove, poi ovviamente ogni titolo è indipendente e giocabile a se. Dietro la formula principale, che altro non è che un RPG entry level con veste grafica fin troppo "kawaai", si nasconde un gameplay solido che però, proprio per poter piacere sia al pubblico infantile che a quello (un pò) più adulto, è troppo semplificato, ed oltretutto ripetitivo, benchè divertente...