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    Difficile non sentirsi protagonisti, nei videogiochi.
    Per quanto l’abbiano deriso, bistrattato e odiato, persino Raiden s'è sentito protagonista, in Sons of Liberty. Gli stava sempre un passo avanti, quel fighetta di Snake, ma ciò non gli ha impedito di gonfiarsi l’ego, alla fine del giro. Pompato come un androide tutto cibernetico pronto a spaccar tutto, peggio d’un Kratos crudo e bellicoso, uscirà presto uno spin off con Raiden. E a quel punto la platea sarà tutta per lui, senza Snake tra le zampe. Almeno cosi pare.
    E’ difficile sentirsi perdenti, nei videogiochi. E’ difficile che qualcosa vada davvero storto, alla fine. La poesia risiede nell’immagine, nei paesaggi, nell’incontro tra musica e azione. E’ questo di solito a scaldarmi l’animo. O magari la poesia è in un filmato di Kojima, lungo e controverso. Ma quello è film, non videogioco. Mi piace Halo 3 ODST perché ad un certo punto parte la musica di O'Donell, dentro un edificio di New Bombasa. Non c’è niente da fare, solo attraversare il corridoio, al buio,*con la musica tutta orchestrata. Tutto qua. E son musiche davvero belle, quelle di Martin O’Donell, bisogna ammetterlo.
    Ma non l’ho comprato al lancio, Halo 3 ODST. Non l’ho comprato al lancio, Peace Walker. Non l’ho comprato al lancio Borderlands, Super Mario Bros Wii o F.E.A.R. 2. Se proprio devo prenderli come oggetti d’arte, i videogiochi, che siano almeno originali, mi dico. Che abbiano da offrirmi qualcosa che valga la pena collezionar subito, al momento. Che mi diano sprazzi d’avanguardia, chiedo io. Che altrimenti è un guaio. Che altrimenti non ci metto un secondo, a rinnegarlo, il verbo videoludico. Perché a studiarli bene, i videogiochi, c'è che rimandano troppo lo schianto etico ed esistenziale col proprio Io, con le proprie intransigenze personali. Ed è per questo vengon chiamati prodotti d’intrattenimento. T’intrattengono, certo, come una escort, come un entreneuse in un locale un po’ "in". 60 euro e il gioco è fatto. Il senso ultimo delle cose è bello che andato. Del riflettere sul senso profondo di ciò che sotto al naso t'accade, vivendo i tuoi giorni, dei desideri, le ambizioni, i veleni e le perturbazioni, te ne puoi scordare.
    E’ questo che una volta adulti, per quanto immersi e intrisi di cultura videoludica, si fa difficoltà ad accettare. Perché se il videogioco è il messaggio, deve pur dir qualcosa, no? Un libro io so dove vuole andare a parare. E anche un film, alla fine, sa quali tasti vuole andare a toccare. Ma la maggior parte dei videogiochi io non so proprio dove voglia andare a parare. Qui sta il guaio.
    A doverne distillare l’essenza, dopo aver finito un Dead Space, un Red Faction o un Halo 3 ad esempio, mi resta solo il brivido action di un universo autoreferenziale, i cui organi interni, sezionati chirurgicamente e ben disposti su di un lettino d’acciaio, mi parlano di niente. Mostri, esplosioni, zombie, boss e super-azioni assurde e patetiche, à la Hollywood-maniera.
    Sanno d’un vuoto spaventoso che sempre più spesso m’intima a conteggiare il tempo che gli ho dedicato.
    E non è bello, questo, per una passione. Non è bello, questo, per il videogioco. Stai fresco a spostar l’estetica o la narrazione sul piano simbolico o politico. A vedere ad esempio la distruzione del minatore Alec Mason del Red Faction come un messaggio di propaganda per una lotta armata di sessantottina memoria. E stai fresco a vedere in Alan Wake l’estetica e l’onirica metafora degli incubi e degli sforzi che uno scrittore ha da affrontare, quale scrittore, quando la mente gli produce distorsioni metempsicotiche ed ogni realtà gli implode in simbolo letterario.
    Almirante e Berlinguer offre ed è qualcosa di più, di Red Faction.
    Il Centro Studi di Parapsicologia intimorisce molto di più, di Alan Wake.
    La verità è che ciò che il videogioco restituisce davvero dell’anima umana, in termini di edificazione, è abbastanza irrilevante. In definitiva, sconsigliabile in quanto non necessario.
    Si farà mai messaggio variegato, il videogioco, come la vita che è anche sfiducia, fallimento, pessimismo e disillusione? O sarà sempre e solo vittoria, dominazione, gamerscore e primato?

    Basta coi videogiochi, quindi. E’ un periodo questo in cui voglio solo correre al vento, veloce, più veloce di tutti.
    E dimenticare.

    Gioco a Forza Motorsport, io.
    E va benissimo cosi.

    Luigi "Braunluis" Marrone



    Commenti 5 Commenti
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      Contraddirti è difficile, il che la dice lunga.
      Ma nel videogioco io ci credo ancora, il potenziale rimane. Manca la forma, però. Oggi è proprio quello che dici tu: intrattenimento inscatolato, poche ore di indaffaramento senza strascichi, senza una riflessione, senza il coinvolgimento emotivo. Ore di gloria dalle quali uscire vincenti, magari con l'opzione che completa da solo il livello che non ci riesce. Sono sempre stati materia d'intrattenimento, ma Origin, Looking Glass, Delphine ed ancora tante altre ci hanno fatto sognare altro, potevamo riconoscere dell'arte, un messaggio, un'intenzione di contatto tra mente del giocatore e mente dello sviluppatore in Dreamweb, Another World, Sanitarium. Noi come i publisher credevamo nei videogames come media di emozioni. Del resto anche i libri e i film intrattengono.

      Il problema è che non è a questo che la gente applaude, non è questo che la gente compra e quindi non è questo che sviluppatori talentuosi producono. Il videogioco commerciale è qualcosa di troppo impegnativo, economicamente parlando, per rischiare. Ci vuole troppo coraggio, roba che oggi si trova molto raramente e quasi mai in produzioni di grosso budget.

      Sempre con occhi, orecchie e cuore vanno goduti, però. Il banale passa da questi canali alla stessa maniera con cui può farlo l'emozione. Stiamo remando ancora nella direzione opposta, lo faremo finché non si svilupperà in più persone un senso critico più maturo. Ma ci tengo a rimanere sintonizzato.

      Bellissima riflessione (la tua intendo ), complimenti.
    1. L'avatar di MasterGen
      MasterGen -
      Concordo al 1000 per 1000. E' proprio questo senso di vuoto che mi sta inesorabilmente facendo allontanare dai VG. Dopo ore passate con l'ultimo blockbuster per PS3 o 360 mi sembra soltanto di aver perso tempo, la stessa cosa non mi accadeva ai tempi di FFVII e Ocarina of Time. Probabilmente sono io ad esser cresciuto e maturato (non troppo però ) , ma la pochezza delle odierne produzioni è comunque sotto gli occhi di tutti.
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      già, io ho quasi del tutto abbandonato i moderni videogiochi e mi sto dedicando a tempo pieno al vecchio che ha molto da dare nel divertimento elettronico
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Io non sono deluso dalle produzioni odierne è ho un atteggiamento assolutamente positivo nei confronti dell'attuale industria dell'intrattenimento elettronico per il semplice motivo che non ho mai preteso che questo genere di prodotti mi desse "quid" indefinibili, messaggi o quant'altro.
      Ciò che, invece, ho sempre richiesto ad un prodotto videoludico è che risultasse accattivante, coinvolgente, immersivo e, a tirar le somme, divertente per un "congruo" periodo di tempo.
      Il fine essenziale di un videogioco è, appunto, il divertimento.
      Alzare troppo l'asticella e pretendere dai prodotti videoludici che garantiscano "statutariamente" qualcosa di più di un buon numero di ore di svago significa rischiare un gran numero di delusioni.
      Un buon titolo mette sul piatto un ragionevole tot di divertimento quantificabile in ore.
      Nei videogiochi moderni il tempo di svago tende a decrescere sacrificando la longevità, nonchè, a certi livelli, l'interattività sull'altare della spettacolarità "da film interattivo".
      La tendenza, peraltro, è giustificata dall'elevarsi dell'età media dei videogiocatori, i quali, hanno spesso poco tempo da dedicare alla console e mal digeriscono i titoli che li costringono a stop forzati e reiterati tentativi.
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      Temo invece che siano le bassissime mire dei prodotti attuali a umiliare l'offerta di oggi. Ora si parla solo di intrattenimento, che è ovviamente un obiettivo irrinunciabile per lo status di videogioco. Quando però diventa l'unico nasce il problema. Il fatto che poi esistano esempi che si sono mossi in un'altra direzione, come quelli che nominavo prima, non fa che aumentare il rammarico.

      Oggi si può creare un prodotto ambizioso, con una sceneggiatura coinvolgente, con un ambientazione più viva, con pretese artistiche. Ma non si fa. Comunque la si veda, questa cosa non può essere considerata positiva, anche perché temo che l'offerta casual e di nuove periferiche sia fin troppo abbondante.

      Anche la mia età di videogiocatore si sta elevando, ma continuo a ritenere Mass Effect il più grande gioco della generazione attuale. E' impegnativo come ore di gioco da dedicare e come atmosfere, adulte e non "mariesche", quindi non per tutti, allora chi se ne frega della tendenza, dell'economia, dell'apertura del mercato? Mi auguro che ci sia altra gente che la pensi così, in modo da tenere in piedi la "nicchia" alla quale appartengo.