Guitar Hero - PlayStation 2 | Retrogaming History
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    Guitar Hero

    Che alla Harmonix fossero bravi a produrre giochi a sfondo musicale era cosa già nota da un pezzo, avendolo ampiamente dimostrato con titoli del calibro di Frequency e Amplitude; ma che dall’unione con la Red Octane, una casa di produzione fino a quel momento semisconosciuta, potesse nascere un qualcosa di così sconvolgente da riscrivere totalmente il rapporto fra musica e videogioco veramente in pochi se lo sarebbero aspettato.

    L’idea che sta dietro a Guitar Hero è in definitiva molto semplice: Sfruttando un apposito controller a forma di chitarra dovremo esibirci in alcuni dei più famosi brani della storia del Rock, stando però ben attenti a non commettere troppi errori, cosa che, suscitando le ire del pubblico, ci obbligherà ad un ignominioso rientro anticipato nel backstage. Per portare a termine tale compito potremo fare affidamento su una sorta di spartito semplificato, sul quale scorreranno le note e gli accordi che dovremo di volta in volta suonare. Questi ultimi avranno una corrispondenza diretta, sia a livello di colore che di posizione, con i cinque pulsanti presenti sul manico del nostro strumento. L’obiettivo sarà quindi quello di premere il tasto giusto (o i tasti nel caso degli accordi) rispettando l’esatta tempistica e dando contemporaneamente una “pennata” tramite l’apposito switch posto al centro del controller. Saranno inoltre previsti moltiplicatori di punteggio legati al numero di note consecutivamente suonate senza commettere errori, nonché un bonus denominato “star power” in grado di aiutarci durante le fasi più impegnative. Quest’ultimo, accumulabile tramite appositi passaggi contraddistinti da delle stelle, potrà essere attivato semplicemente impennando la chitarra, grazie ad un apposito sensore posto all’interno della stessa.

    Alla luce di un gameplay tanto essenziale risulta evidente che il vero punto di forza di Guitar Hero risiede proprio nel suo particolare controller, in grado di donare al gioco quel senso di coinvolgimento che ne ha determinato l’incredibile successo. Infatti, utilizzando un normale pad (cosa comunque possibile) l’esperienza generale ne risente enormemente, avvicinandosi molto ai precedenti titoli targati Harmonix che, a dispetto della loro effettiva bontà, non riuscirono neanche lontanamente a sfiorare lo stesso strepitoso successo ottenuto dal qui presente. Pertanto, nonostante la presenza sul mercato di una versione senza controller, si consiglia vivamente il reperimento del più costoso bundle, senza il quale viene a mancare il vero punto di forza del gioco, ovvero l’immedesimazione.

    L’importanza data alla chitarra appare evidente fin dalla cura posta nella sua realizzazione: Una vera riproduzione in scala (circa il 70% dell’originale) della mitica Gibson SG, meglio conosciuta con il nome di “Diavoletto” a causa della sua particolare forma. Un oggetto quindi di dimensioni importanti, caratteristica indispensabile per non ritrovarsi fra le mani un giocattolo capace di farci sentire ridicoli. Inoltre, a dispetto del suo aspetto assai “plasticoso”, lo strumento risulta alla prova dei fatti molto solido nonché affidabile, ed in grado perciò di resistere a tutti gli strapazzamenti a cui sarà necessario sottoporlo.

    In qualsiasi rhythm-game degno di questo nome uno degli aspetti di primaria importanza è sicuramente rappresentato dalla qualità delle musiche, campo in cui il titolo Harmonix finisce col comportarsi in maniera più che soddisfacente. Come già accennato in precedenza in GH non ci saranno brani concepiti appositamente per il gioco, al loro posto troveremo invece alcuni dei pezzi che hanno contribuito a scrivere la storia del Rock, con artisti del calibro di Motorhead, Black Sabbath e Deep Purple, o gruppi più recenti come i Franz Ferdinand e Sum41. Per essere più precisi il gioco mette a disposizione, perlomeno nella modalità principale, solo delle cover di tali capolavori. Il loro livello qualitativo è comunque abbastanza elevato (salvo sporadiche cadute di stile come in occasione di Symphony of Destruction dei Megadeth) da renderle mediamente simili agli originali. A migliorare ulteriormente le cose ci pensano comunque ben diciassette brani bonus, tutti interpretati dai legittimi autori. Pur trattandosi nella maggior parte dei casi di band emergenti ansiose di sfruttare una simile vetrina, da un titolo al suo esordio non era lecito aspettarsi molto di più. Tale impostazione tenderà infatti a migliorare sensibilmente negli episodi successivi, grazie alla grandissima notorietà raggiunta dal franchise. Un altro aspetto vincente di GH è sicuramente l’ottima diversificazione fra i vari livelli di difficoltà. Se infatti in modalità “facile” si useranno solo tre tasti per suonare esclusivamente note singole, con l’aumentare del tasso di sfida non solo si assisterà ad un incremento dei tasti utilizzati, ma anche ad una maggiore “densità” delle note da suonare e a una più elevata percentuale di accordi. Una simile impostazione dona a GH una grande versatilità, rendendolo adatto sia come party-game per delle spensierate serate fra amici, che come sfida in grado di dare del filo da torcere anche al più devoto degli hardcore gamer. Soprattutto a livello “esperto” si avrà spesso la sensazione che l’impegno richiesto per completare ogni singolo brano non si discosti poi molto da quello necessario a padroneggiare lo strumento reale. La presenza di cinque tasti a fronte delle quattro dita utilizzabili obbliga infatti il giocatore ad impadronirsi di tecniche molto simili a quelle impiegate dai veri chitarristi.

    Per quanto riguarda il comparto video il titolo si attesta su di un livello poco al di sopra della sufficienza, con trovate grafiche che non faranno certamente gridare al miracolo, ma che denotano comunque uno stile abbastanza personale e ricercato. Oltre alla già citata partitura, sullo schermo potremo ammirare la nostra band esibirsi su diversi palchi, che tenderanno a diventare sempre più grandi e ricchi di effetti man mano che avanzeremo lungo la modalità carriera. Il tutto manterrà sempre un aspetto molto pulito ed in tema con l’ambientazione Rock, fermo restando che sono ben altre le qualità ad aver decretato l’incredibile successo della serie.

    Contrariamente a quanto si possa pensare il concept di GH non è del tutto originale. Infatti, il gioco targato Harmonix/RedOctane ha un grosso debito di riconoscenza nei confronti di Guitar Freaks della Konami, uscito anni prima sia in versione arcade che Playstation, e del quale ricalca quasi spudoratamente le meccaniche di gioco. I motivi della diversa fortuna toccata al titolo Konami sono da ricercare sia nella sua mancata localizzazione per il mercato occidentale, che in una discutibile scelta musicale orientata verso il J-Pop, senza sottovalutare il proibitivo costo di una periferica venduta esclusivamente a parte.

    Nonostante l’effettiva somiglianza con Guitar Freaks, le migliorie introdotte da GH risultano talmente rilevanti e riguardano così tanti aspetti da fargli comunque meritare il titolo di capostipite di un nuovo genere. Se almeno una volta nella vita avete sognato di vestire i panni di una vera Rock Star, o più semplicemente avete finto di strimpellare una chitarra al suono di un riff particolarmente tagliente, non potete assolutamente lasciarvi scappare questo gioco; le cui uniche pecche risiedono nell’elevato costo del bundle (che potremo però “ammortizzare” con i titoli successivi) e nella qualità non proprio esaltante di alcune cover. Difetti che in ogni caso si fanno abbondantemente perdonare a fronte di un’esperienza unica e coinvolgente.



    COMMENTO FINALE


    "Pur non essendo del tutto originale e nonostante risulti ormai surclassato dai suoi innumerevoli seguiti, al primo Guitar Hero va l’indiscutibile merito di aver fatto convergere musica e videogioco ad un livello prima di allora inimmaginabile. Al di là del suo valore “storico” il titolo Harmonix mantiene ancora intatte gran parte di quelle qualità che ne hanno decretato l’universale successo, rimanendo perciò un acquisto obbligato per tutti gli estimatori del genere."





    Emiliano "MasterGen" Valori



    Commenti 1 Commento
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Un classico che ha dato via a una saga millionaria, è con questo che ho scoperto brani spaccatasti da sentire ad alto volume