Ice Hockey - Atari VCS/2600 | Retrogaming History
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    Ice Hockey

    Activision è un nome che oggi accostiamo gioiosamente a produzioni di alto livello per PC o console, ma anche i colossi di questa portata hanno cominciato a camminare a piccoli passi. Quella che è rimasta costante, tuttavia, è la qualità: sin dalla sua fondazione la Activision ha potuto vantare una tecnica di livello ben superiore a quella ostentata da qualsiasi altra software house e la console che più ha goduto di questa classe è stata l'Atari VCS. Nella proliferazioni di giochi sportivi del 1981 spiccava questo Ice Hockey, un nome poco originale per un'ovvia simulazione di hockey su ghiaccio. Parlare di simulazione potrebbe far sorridere alcuni, però stiamo parlando di un periodo videogiochisticamente florido ma certamente ancora ai suoi primi passi evolutivi. Vien da sé che in quell'anno poter assistere a sprite multicolorati diventava già un fatto eccezionale, soprattutto se su schermo ne venivano mostrato quattro di dignitose dimensioni. In realtà la componentistica del VCS non prevedeva tutto ciò, o meglio, non con i metodi classici di programmazione. Serviva un tocco di genialità per prendere in giro la scheda tecnica della macchina e spingere a fondo le possibilità grafiche di una macchina dal potenziale più ampio persino di quanto credevano i suoi creatori. Tramite astuzie programmatorie, i coder della Activision ci regalarono, per modo di dire, un gioco sportivo praticamente senza difetti. Come detto, la grafica poteva regalarci sprite di dimensioni importanti per i giocatori, due per ogni squadra. La schermata è fissa, un quadro bianco munito di due aperture agli estremi superiore e inferiore ad indicare le porte.
    I controlli di Ice Hockey sono decisamente elementari: ci si muove nelle classiche otto direzioni e il pulsante di fuoco ci permette di colpire il dischetto quando ne saremo in possesso o di assumere il controllo dell'altro giocatore e picchiare l'avversario se non sarà in nostro possesso. La disposizione sul campo dei nostri uomini ne prevede uno in porta e l'altro a zonzo per il resto dello schermo. Tuttavia, se dovessimo rubar palla con il giocatore sulla linea di porta nulla ci vieterà di avanzare liberamente anche con lui.
    Ice Hockey è un gioco riuscito, soprattutto grazie alla sua frenesia: la partita comincia col dischetto che si muove verso una direzione casuale e la nostra prima mossa sarà di raggiungerlo anticipando l'avversario. Mantenerne il possesso risulta spesso problematico in quanto per conquistare il dischetto sarà sufficiente toccarlo con la parte terminale del bastone. L'intelligenza artificiale del computer è decisamente riuscita e superarlo può essere un problema, soprattutto quando inizierà a muoversi con inusitata rapidità nascondendoci con efficacia il dischetto.
    I passaggi sono caratterizzati dal dominio della componente random: in pratica, quando noi premiamo sul pulsante, non colpiremo il puck lungo il vettore disegnato dal nostro movimento in quanto la sua traiettoria può variare, in maniera del tutto casuale, entro un angolo di una sessantina di gradi. Insomma, colpendo la palla di sicuro non andrà nella direzione opposta, ma non c'è nemmeno la certezza che vada dove noi vorremmo e questo vale tanto per i passaggi quanto per i tiri. Indubbiamente è un tentativo di conferire una certa imprevedibilità alle azioni di gioco, ma è piuttosto bizzarro trovarsi di fronte alla porta spalancata salvo poi mancarla clamorosamente, inducendo il giocatore a cercare quasi esclusivamente conclusioni dalla distanza molto ravvicinata. E, in effetti, il fulcro della strategia è tutto situato nella gestione del dischetto e nella nostra capacità di lanciarlo in zone “franche” eludendo gli avversari. E' molto importante il gioco di sponda e la mira nel cercare le gambe degli avversari col nostro bastone: i falli, infatti, non esistono e colpendo il nemico si ha l'opportunità di toglierlo di mezzo per un paio di secondi e pianificare un migliore attacco.




    "Il gioco, lo ripeto, è riuscitissimo. Le sfide contro la CPU ci regalano abbondante divertimento e la longevità del gioco in doppio può aumentare a dismisura. Come tutte le simulazioni sportive dei primi anni Ottanta, ci si deve accontentare di un dettaglio minimo, ma è lodevole l'impegno dei programmatori nel cercare di restituire all'utente quantomeno il feeling di questa disciplina. E ci sono riusciti. Uno dei migliori giochi sportivi per Atari VCS."

    Gianluca "musehead" Santilio





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