Haunted House | Retrogaming History
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    Haunted House

    La Atari ci propose, nel 1981, un gioco che, in questi ultimi anni di sviluppo del retrogaming, ha fatto parlare nuovamente di sé. La questione che la popolazione dei videogiocatori si sono posti è stata “qual è il primo survival horror”? Non chi ha popolarizzato il genere, ma chi lo ha inaugurato. I più distratti potrebbero rispondere “Resident Evil”, qualche videogiocatore più anzianotto forse “Alone in the Dark”. In realtà, bisogna considerare che per survival horror non si intende necessariamente un gioco composto da una di visuale di quel tipo con quelle meccaniche di fondo. Survival horror possono essere anche giochi molto meno cinematografici che, tuttavia, tentano di trasmettere dei brividi agli utenti.
    Haunted House ci cala nei panni di una sorta di ricercatore di tesori, attirato dalla fama di un certo Mr. Graves, morto da tempo, proprietario di una urna magica dal valore inestimabile. Ovviamente, il nostro obiettivo sarà di impossessarci del prezioso oggetto andandolo a prelevare direttamente nel castello del suddetto signore. I problemi non mancheranno in quanto tale castello è afflitto da una maledizione e pare che lo stesso spirito del proprietario alberghi ancora in quei luoghi. Insomma, la storia è un po' banalotta, ma è di quelle sempre valide per un po' di horror senza impegni.
    Quindi, visto che siamo nel 1981, Haunted House è il primo survival horror? Avendo l'opportunità di poter esprimere un mio giudizio personale, rispondo negativamente e vi spiegherò presto il perchè.
    L'azione di gioco si svolge mediante una prospettiva top-down, lungo un area di gioco rappresentante l'interno del castello delimitata, ovviamente, dalle pareti dello stesso, non sempre regolari. La grafica è molto semplice e l'ambientazione è certamente l'elemento più deludente a causa della sua eccessiva semplificazione rappresentativa. Il castello ha quattro piani, identici da un punto di vista architettonico e distinguibili unicamente dal colore delle pareti. Il nostro avatar non sarà visibile, o meglio, lo saranno soltanto i suoi occhi. Perchè nel castello è buio, buio pesto tanto che non ci sarà nemmeno concesso di visualizzare gli oggetti sparsi lungo la strada se non ricorrendo all'uso dei cerini, disponibili in numero illimitato ma che illumineranno solo un diametro molto ristretto di spazio. Inoltre, potranno essere spenti da improvvise folate di vento e il loro utilizzo farà calare in maniera inversamente proporzionale il nostro punteggio. L'uso dei cerini, inoltre, diventerà ancora più necessario nei livelli avanzati in cui il buio ci impedirà persino di individuare le pareti.
    Ad ogni modo, lungo i corridoi del castello saranno sparsi i componenti dell'urna, tre per la precisione, che andranno assemblati tra di loro. Diversi problemi ostacoleranno il nostro lavoro: oltre al buio, i più evidenti sono gli attuali inquilini e, quindi, pipistrelli, animaletti vari e addirittura il fantasma del proprietario che si aggireranno per le stanze salvo poi rincorrerci brevemente una volta avvertita la nostra presenza; altre complicazioni sono causate dalla necessità di poter trasportare un solo oggetto per volta e se i pezzi dell'urna si assembleranno tra loro una volta trovati, non necessitando di ulteriore spazio, dovremo sacrificare necessariamente qualcos'altro. Nel gioco infatti potremo imbatterci in chiavi per aprire zone altrimenti inaccessibili oppure in uno strano oggetto magico, uno sorta di scettro dell'invisibilità che ci proteggerà fintanto che lo impugneremo. Senza dimenticare che molto spesso dovremo anche utilizzare dei cerini! Quindi saremo chiamati ad un grosso lavoro mnemonico, individuando dapprima le posizioni dei vari oggetti per poi recuperarli a seconda delle necessità.
    Il gioco non è un capolavoro, ma la sfida è elevata e può regalare dei momenti divertenti. Il suo problema siamo piuttosto noi retrogamers che cerchiamo di inserirlo in una categoria che, probabilmente, non gli appartiente. Haunted House non vuol essere un survival horror e l'ambientazione vagamente horror cozza con una realizzazione piena di spunti naiff. Il gioco tende a non prendersi troppo sul serio, offrendoci un avatar molto simpatico che con i suoi occhioni grandi e curiosi tende ad attenuare l'atmosfera piuttosto che ad addensarla. Anche i nemici sono rappresentati con uno stile molto cartoon, soprattutto il fantasma e sembrano voler solo ostacolare la partita del giocatore piuttosto che terrorizzarlo.
    Se dovessimo considerare Haunted House un survival horror, dovremmo fare altrettanto con i vari Castlevania e chissà quanti altri. Si tratta solo di un gioco d'azione, tra l'altro meritevole di attenzione per la sua originalità e qualità ma forse non per paternità dubbiosamente attribuite.




    "A dispetto del nome, di horror qui ce n'è poco. Per fortuna, Haunted House propone un'interessante formula fatta di esplorazione e memorizzazione, distante dall'azione spensierata del tempo. Un prodotto complessivamente valido, peccato per la poca cura nei fondali."


    Gianluca "musehead" Santilio






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    Commenti 1 Commento
    1. L'avatar di vitali80
      vitali80 -
      Difatti i giochi molto vecchi non potevano permettersi scene elaborate o frenetiche per ovvi motivi di prestazioni della macchina stessa; la maggior parte dei giochi erano rompicapo e platform.
      Questo gioco lo definirei una specie di puzzle game, e più che definirlo "nonno" di Alone in the dark o Resident evil, lo definirei nonno di Maniac mansion (forse meglio papà dato che MM è dell'87) per l'esplorazione e la raccolta/uso degli oggetti (più le stanze buie).
      Comunque si capisce che l'horror era già un tema preso in considerazione per i videogiochi anche allora, quindi penso che gli si debba almeno la gloria d'essere un punto di riferimento per le future generazioni dei giochi dell'orrore.