Tank Battalion - Arcade | Retrogaming History
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  • Tank Battalion

    Tank Battalion

    Nel 1980, la Namco era decisamente interessata alla promozione del suo capolavoro Pac-Man, vero protagonista dell’anno. Ciò non tolse che alcuni altri prodotti vennero fuori dai suoi uffici della prefettura di Tokyo. Nessuno di essi, premettiamolo subito, poteva lontanamente competere con il mangiapalline giallo, ma la Namco tentò ugualmente di far breccia nei cuori dei videogiocatori.
    Tank Battalion rappresenta la prima escursione della casa giapponese nelle ambientazioni militari e nei temi di guerra benché, come è facile immaginare, la rappresentazione messa in atto sia del tutto priva di elementi di violenza. Noi abbiamo il compito di pilotare un carro armato la cui missione è di evitare la distruzione del proprio quartier generale, situato nella parte bassa dello schermo e disegnato come un fortino con un’aquila nel mezzo. L’inquadratura è la solita top-down, senza possibilità di scorrimento dello schermo, tramite la quale potremo guidare il nostro veicolo secondo le quattro direzioni cardinali all’interno di strade delimitate da muri rossi. Immediatamente, lo schermo comincerà a popolarsi di altri carri armati, questa volta nemici, che cercheranno di abbattere noi e il fortino che dobbiamo difendere, sparandoci addosso. Riusciremo ad accedere al livello successivo solo dopo aver completamente respinto la minaccia distruggendo i venti avversari che ci affronteranno in ogni livello. Pur non sembrandolo da questa semplice descrizione, Tank Battalion è un gioco originale, persino per i giocatori moderni: innanzitutto, caso unico per i giochi maze-style, lo scenario è distruttibile a suon di cannonate, caratteristica fondamentale sia perché ci consente di aprirci tutti i varchi che vogliamo per annientare più agevolmente il nemico sia perché la chiave per la nostra vittoria risiederà soprattutto nell’evitare che troppi colpi arrivino al fortino; poi, giusto per essere masochisti, abbiamo due strade per arrivare al misero gameover: tramite l’esaurimento delle tre vite a nostra disposizione oppure tramite la distruzione del fortino. La novità è che in quest’ultimo caso non importerà assolutamente quante vite ci saranno rimaste, la partita finisce e basta. Immagino le facce dei videogiocatori alle prime esperienze…
    Tank Battalion non fu un successo commerciale. Solitamente, se ne individua la causa nell’oscuramento derivante dalla straripante gloria di Pac-Man, ma i problemi di questo gioco partivano dalle sue scarse capacità di intrattenimento. Il sistema di controllo, per quanto semplice e intuitivo, non restituiva una sensazione di fluidità, con un carro armato nient’affatto reattivo e con una fastidiosa inclinazione a bloccarsi in ogniddove. I colpi potevano essere sparati con una velocità moderata, mai soddisfacente e non di rado capitava di trovarsi faccia a faccia con un avversario ma senza riuscire a far fuoco, nonostante un furioso accanimento sull’apposito pulsante. Il ritmo, inoltre, è lento, troppo lento per un gioco così semplice.
    Non mi sono divertito giocando a Tank Battalion. Riconosco ai programmatori della Namco di aver creato un prodotto dalle buone potenzialità, con piacevoli novità, ma la lentezza del tutto e, soprattutto, l’assente ottimizzazione dei controlli compromettono pesantemente la qualità generale del prodotto.

    Altre versioni
    Due sole conversioni per Tank Battalion, una per console su Emerson Arcadia e una per computer su MSX, non aggiungendo nulla di nuovo ad un prodotto non particolarmente riuscito già all’origine.




    "La Namco insiste sullo schema del maze game, trasformando il labirinto in un campo di battaglia fra carri armati. L'idea è sicuramente molto valida, ma la realizzazione non lo è affatto: il reparto audiovisivo è privo di ispirazione, i comandi talmente inefficienti da compromettere seriamente il potenziale divertimento."


    Gianluca "musehead" Santilio





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