Spyro: Enter the Dragonfly | Retrogaming History
Registrati!
  • Spyro: Enter the Dragonfly

    Spyro: Enter the Dragonfly

    Premetto subito che Spyro 4 è un gioco che ho voluto gustare… beh, no, giocare fino alla fine. Perché? Non per divertimento, sicuramente. Io credo che nei giochi, come nei film, il brutto assoluto non esista: normalmente si dovrebbe creare un’opera per compiacere il pubblico, anche se di nicchia, per divertirlo, coinvolgerlo… anche quando un esperimento riesce male c’è sempre qualcosa da salvare, qualche tratto ben riuscito, perlomeno qualche buona intenzione. Non ritengo umano partorire qualcosa di volontariamente brutto eppure esistono casi che mettono in dubbio questa mia convinzione e Spyro: Enter the Dragonfly fa parte di questi. La mia decisione di giocarlo fino alla fine è frutto dell’incredulità nel vedere un gioco così scarso. Probabilmente già conoscerete il personaggio di Spyro, un draghetto tenero tenero che saltella qua e là in mondi tridimensionali creati inizialmente dai validissimi programmatori della Insomniac i quali, dopo tre episodi di questa serie, hanno passato il testimone al publisher Vivendi Universal. I primi furono giochi di grande successo: Spyro si configurò come una delle più importanti mascotte della console Sony in compagnia del buon vecchio Crash Bandicoot, con il quale si sono visti anche alcuni cross-over di dubbio interesse. La serie di Spyro non introdusse concetti innovativi all’interno del panorama videoludico, ma era un riuscitissimo mix di pregevole tecnica, gameplay semplice e rilassato e una vasta dose di esplorazione in contrapposizione alla frenesia di Crash o la difficoltà di Croc: l’azione assume carattere veramente secondario in tutti gli episodi e, a parte sporadici incontri con dei boss, saremo più che altro impegnati a raccogliere le varie gemme che tempestano i tanti livelli di gioco. Amaro ammetterlo ma, nonostante la Vivendi abbia cercato di riproporre gli stessi ingredienti, le istruzioni per un perfetto mix devono essere rimaste a casa della Insomniac.La genesi di Enter the Dragonfly è costellata da una clamorosa serie di errori: il primo, probabilmente il più grande, è stato quello di affidare i lavori a un team debuttante, i Check Six Studios. Probabilmente ingannato dalle semplici meccaniche di gioco di cui la serie è stata sempre portabandiera, il publisher avrà pensato che si trattasse di un compitino di semplice risoluzione e valeva la pena risparmiare un po’ di dollari per i programmatori in favore di un maggior impegno pubblicitario: la scelta pagò, ma solo temporaneamente da un punto di vista economico in quanto alle ottime vendite fece da contraltare un indebolimento dell’immagine di Spyro tale da rovinare le vendite dei futuri seguiti. Sugli sviluppatori, inoltre, fu esercitata una pressione enorme per terminare il gioco in modo da presentarlo sugli scaffali dei negozi per il Natale 2002. Lo scempio fu totale. Mettendo il disco nella nostra gloriosa Playstation 2, convinti di vedere qualcosa che regga il paragone con Jak&Daxter o Ratchet&Clank, avremo subito la sensazione di qualcosa di sbagliato: la presentazione scatta in maniera indecente e ingiustificata, il doppiaggio è fatto malissimo e completamente fuori sincronia con i personaggi. Dannazione! Inizialmente pensavo fosse un difetto della mia copia o qualche problema di lettura del disco: “speranze” vane. Il gioco in sé inizia in un piccolo livello che fa da portale ai vari mondi del gioco e parte con una voce che ci introduce alla seconda novità più importante: la prima, ovviamente, è la bassa qualità, la seconda è la possibilità di poter sputare non solo fuoco, ma anche ghiaccio o elettricità, previo recupero degli appositi gadget. Un drago che sputa fulmini, eh? Che trovata idiota. Abbiamo, inoltre la possibilità di sputare delle bolle utili a catturare delle libellule incantate che ci serviranno per entrare in nuovi livelli, ma sono talmente imprecise e dannatamente indispensabili per andare avanti che potrebbero farvi impazzire. Spyro è un gioco difficilissimo, perlomeno se il vostro obiettivo autolesionista è quello di arrivare fino in fondo: nonostante ogni nemico vada giù con un colpo solo e sia difficile morire anche una sola volta in tutto il gioco, il vostro sistema nervoso sarà provato dall’estenuante ricerca di tutte le gemme di ogni livello in quanto solo dopo aver raggiunto il 100% di oggetti e libellule raccolti avremo accesso al combattimento finale. E’ un compito terribilmente arduo che, in tutta sincerità, sono riuscito a portare a termine solo con l’aiuto di una soluzione e l’azione è così lenta e noiosa che avremo ogni minuto un buon motivo per lanciare il joypad per aria. Il tutto è condito da incredibili bug: rimanere bloccati in alcune posizioni è all’ordine del giorno, le imperfezioni grafiche sono comiche e il gioco va in crash proprio come capita nei peggiori software PC… Ma, insomma, alla fine in tutto il gioco, qualcosa di buono c’è? Poco, mooooolto poco: i modelli poligonali non sono sempre male e i livelli hanno numero e vastità dignitosi, inoltre potreste quasi divertirvi, diciamo che se ne intuisce la possibilità, in uno dei tanti sottogiochi presenti lungo il nostro percorso se solo il framerate non fosse così basso da compromettere i controlli. La delusione rimane comunque enorme, soprattutto nel momento in cui proviamo a paragonare questo gioco con i suoi predecessori che se lo bevono in tutta tranquillità nonostante girassero su una console tecnicamente inferiore. Evito accuratamente un paragone con la diretta concorrenza su PS2 in quanto troppo impietoso per un personaggio che da vincente si è tramutato non solo in perdente, ma anche in ebete, sfigato, idiota, imbranato, incapace… uno dei peggiori platform 3D per Playstation 2 e Gamecube nonché uno dei più deludenti seguiti della storia.



    E' difficile affossare una celebrità con un solo colpo. Eppure il danno arrecato al draghetto dal quarto episodio della sua serie è inestimabile. I Check Six Studios scavano da soli la propria fossa con questo programma buggato all'inverosimile, lento, scattoso e con uno dei peggiori doppiaggi di sempre. Il divertimento c'è, ma è un effetto collaterale.




    Sistema: PlayStation 2

    Casa: Universal Interactive

    Sviluppatore: Check Six Studios

    Anno: 2002

    Genere: Platform 3D
    LINK CORRELATI

    ALTRI TITOLI PS2

    ALTRI PLATFORM 3D




    Commenti 3 Commenti
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Provato una volta sola e venduto dopo averlo finito, fa pena come gioco nella grafica e doppiaggio che mi è sembrato piatto e in ritardo. Potevano farlo meglio in tutto perchè aveva qualche freccia al suo arco come la trama che mi sembrava valida e anche la giocabilità. Il team di sviluppo mi ha deluso.
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      A vederlo sembra un gioco Ps1 fatto male e invece è per ps2
    1. L'avatar di Jamitov Hymem
      Jamitov Hymem -
      Citazione Originariamente Scritto da Robbey Visualizza Messaggio
      A vederlo sembra un gioco Ps1 fatto male e invece è per ps2
      l'ho solo provato...skippato.