Yakuza - PlayStation 2 | Retrogaming History
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    Yakuza

    La profonda crisi economica che all’inizio del nuovo millennio ha costretto la Sega ad abbandonare il mercato hardware ha portato con se anche un inevitabile ridimensionamento del comparto software, sempre meno ricco di progetti ambiziosi ed innovativi in favore di un esasperato sfruttamento dei franchise più famosi, Sonic in testa. Non è quindi con poco entusiasmo che i numerosi fan della casa di Tokyo hanno accolto la notizia di un ritorno della loro software house preferita ad una produzione di un certo livello come questo Yakuza. Il gioco in questione, infatti, oltre ad essere sviluppato dallo stesso team autore dei due magnifici Shenmue, può vantare una storia originale scritta dal noto romanziere giapponese Seishu Hase, mentre per il doppiaggio dell’edizione occidentale la Sega è arrivata addirittura a scomodare degli attori del calibro di Michael Rosenbaum (il Lex Luthor di Smallville), Michael Madsen (Donnie Brasco, Le Iene e Kill Bill) e l’indimenticabile Mark “Skywalker” Hamil. A tutto questo va ad aggiungersi un gameplay sulla carta decisamente complesso ed innovativo, che cerca di fondere assieme generi usualmente ritenuti incompatibili fra loro: Il picchiaduro, il gioco di ruolo e il Free-roaming alla GTA.

    Ma andiamo con ordine. Come lo stesso nome lascia già intuire Yakuza è un’avventura incentrata sul mondo della malavita giapponese, che ci farà immergere in una Tokyo decadente e degenerata, dove bande di criminali condizionano la vita degli indifesi cittadini a partire strada fino ad arrivare alle più alte sfere della politica. Insomma a sentire Hase la capitale del sol levante presenta inquietanti analogie con il nostro “bel Paese”. A tentare di mettere un po’ d’ordine in mezzo a tutto questo caos non sarà però il classico poliziotto tutto d’un pezzo, bensì il più improbabile degli antieroi, ossia un ex Yakuza appena uscito di prigione dopo aver scontato ingiustamente dieci anni per omicidio. Nei panni del possente Kazuma Kiryu, meglio conosciuto come il drago della famiglia Doujima per via del grosso tatuaggio che si porta dietro la schiena, dovremo perciò farci strada nei bassifondi della pericolosissima metropoli, nel tentativo di smascherare un complotto che vede coinvolti una piccola bambina in cerca della madre, dieci miliardi di yen scomparsi, ed una misteriosa organizzazione che sembra fungere da collegamento fra mafia ed istituzioni. Logicamente il tutto si rivelerà collegato a doppio filo con i burrascosi trascorsi del nostro “eroe”.

    Il titolo mette fin da subito a disposizione del giocatore una mappa da esplorare liberamente, nella quale, come nella miglior tradizione dei “sandbox” targati Rockstar, potremo sia interagire con i diversi passanti, ottenendo così utili informazioni oppure delle brevi side-quest, che entrare in alcune location come negozi, sale da gioco e discoteche varie. Soprattutto quest’ultima opportunità contribuisce a fornire innumerevoli possibilità d’intrattenimento sotto forma di minigames del tutto svincolati dalla trama principale. Potremo infatti decidere se corteggiare una delle graziose ragazze che lavorano nei numerosi “hostess bar”, fare una capatina al casinò o in un Sega Club, guadagnare soldi e fama nel circuito della lotta clandestina e così via. Insomma, lo sforzo dei programmatori per rendere questa Tokyo virtuale quanto più viva e credibile possibile appare più che evidente. Ma la parte centrale del gioco non è tuttavia rappresentata dall’esplorazione, quanto dai frequenti combattimenti a cui avremo accesso sia durante lo svolgimento delle missioni che nel corso dei nostri continui spostamenti. Il sistema di lotta pur non rivelandosi particolarmente innovativo o complesso mette comunque a disposizione del giocatore un discreto numero di mosse, che spaziano dalle classiche combo alle prese, passando per l’utilizzo di svariate armi, fino ad arrivare allo sfruttamento di taluni elementi del background. Caricando un’apposita barra denominata “furia” potremo inoltre avere accesso ad un diverso set di attacchi decisamente più spettacolari e devastanti dei precedenti, che faranno dell’elevato tasso di violenza in essi contenuto il loro vero tratto distintivo. Potremo infatti afferrare uno dei nostri avversari e scaraventarlo con violenza contro pali o saracinesche, infierire senza pietà sui nemici a terra, oppure utilizzare le numerose armi in maniera decisamente più cruenta. Lo sfruttamento dello status “furia” non mira solamente a rendere i combattimenti più spettacolari, ma risulta altresì fondamentale per poter accumulare più rapidamente i punti esperienza necessari ad incrementare le caratteristiche del nostro Kazuma. L’aspetto GDR del gioco non si limita infatti ai soli incontri casuali, ma investe in pieno anche lo sviluppo del nostro personaggio, che nel corso dell’avventura potrà migliorare sensibilmente le proprie capacità in funzione a come decideremo di spendere i sopra menzionati punti esperienza.

    Graficamente parlando il titolo Sega si difende più che bene. Il massiccio utilizzo di fondali prerenderizzati, pur spezzettando la città in un’infinità di piccole locations, ha il non trascurabile merito di saper riprodurre le atmosfere della metropoli orientale con un ottimo livello di dettaglio, aiutato in tal senso anche dagli ottimi effetti d’illuminazione. I personaggi fanno invece sfoggio di bellissime animazioni facciali, con un risultato finale che ricorda da vicino lo stile del mai troppo compianto Shenmue. L’unica pecca è probabilmente rappresentata da una modellazione poligonale non proprio eccellente, che finirà col dare ai vari lottatori un aspetto fin troppo spigoloso. Per quanto riguarda l’audio c’è poco da dire: ad un doppiaggio di altissimo livello si affiancano delle musiche gradevoli che ben si sposano con il frenetico ritmo dei combattimenti. Leggermente sottotono risultano invece gli effetti ambientali; i quali, andando poco al di là di un indistinto chiacchiericcio di sottofondo, finiscono col rappresentare l’unico anello debole di un comparto altrimenti eccellente.

    I maggiori difetti di Yakuza risiedono probabilmente nell’eccessiva frammentazione dell’azione, dovuta ai frequenti seppur brevi caricamenti necessari per passare da una location all’altra della mappa, nonché nelle dimensioni tutto sommato modeste di quest’ultima. E’ altresì vero che spesso e volentieri si ha la sensazione che nel tentativo di mettere così tanta carne al fuoco i programmatori abbiano finito col non approfondire nessuno degli aspetti che compongono il gioco, ottenendo così risultati poco più che modesti in quasi tutti i campi. Tutti questi difetti influiscono però solo in minima parte sul valore finale del prodotto. In quanto tutto l’impianto ludico si rivela solo il pretesto per raccontare una gran bella storia, in grado di spingere l’utente fino al più alto livello di immedesimazione e di competere nel suo genere sugli stessi altissimi livelli delle migliori produzioni hollywoodiane.

    Concludendo non possiamo che accogliere positivamente questo lavoro, che segna il definitivo rientro della Sega nel novero delle software houses di un certo livello. Sebbene non sia esente da alcuni difetti, Yakuza si rivela un titolo molto coinvolgente e ricco di personalità, la cui breve durata (una ventina di ore circa) risulta giustificata da una narrazione che si mantiene su di un ritmo decisamente serrato dall’inizio alla fine. Senza contare che a gioco terminato ci verrà data la possibilità di visitare nuovamente la mappa nel tentativo di sbloccarne tutti i numerosi segreti, finendo così quasi col raddoppiare la durata complessiva dell’esperienza.





    "Pur non eccellendo in nessuno di quei generi da cui trae ampiamente ispirazione, Yakuza si rivela un’esperienza di altissimo livello qualitativo. Le evidenti carenze tecniche e di gameplay sono infatti egregiamente bilanciate da una storia di primissimo livello e da delle atmosfere capaci di catturare la vera essenza della capitale nipponica."

    Emiliano "MasterGen" Valori




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    Commenti 4 Commenti
    1. L'avatar di Ricki
      Ricki -
      recensione perfetta. ho apprezzato questo gioco, la storia mi ha spinto a finirlo con molto interesse. ci sono dei difetti, ma la mano della SEGA si vede eccome. ho preso il secondo ma non l'ho praticamente giocato e non ho il terzo quindi non so' dire quale sia il migliore
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Un titolo che devo recuperare, è fantastico
    1. L'avatar di Cthulhu
      Cthulhu -
      Bello, bello, bello, bellissssimo!
    1. L'avatar di mimtendo
      mimtendo -
      Recensione esemplare. Yakuza è una serie di Sega che mi attira