Dead Space - PlayStation 3 | Retrogaming History
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    Dead Space

    Attenzione a questo Dead Space, che prima di ogni altra cosa, intende incutere timore… e non poco, come potrà confermarvi chiunque l’abbia giocato. Fortuna ha voluto che, oltre al successo di critica, anche il pubblico abbia approvato, e grazie al milione e passa di unità vendute sono già previsti almeno un paio di seguiti. Ecco, prima ancora di parlarne avrete già capito che questo titolo mi ha alquanto coinvolto, ma difficilmente non sarebbe riuscito nell’impresa. Un titolo horror, e coi controfiocchi! Forse gli ultimi Resident Evil non vi avevano fatto saltare dalla sedia? Redwood Studios, divisione di EA Games, ha intenzione di venire in soccorso di tutti i giocatori desiderosi di forti emozioni! Più ancora che alla saga Capcom, Dead Space mi è sembrato un’evoluzione alternativa di Bioshock. Magari la visuale sarà in terza persona anziché in prima, ma la sensazione che qualcosa sarà nascosto nel buio, pronto a ghermirci e a farci a pezzi non svanirà davvero mai. Soprattutto nelle situazioni apparentemente più calme, bisognerà star pronti a fronteggiare le mostruosità che aspettano solamente il nostro passaggio.

    E dire che la giornata sembrava così tranquilla, addirittura noiosa per chi è abituato a viaggiare nello spazio, con lo scopo di riparare navicelle spaziali. Il lavoro alla USG Ishimura sembrava uguale a tanti altri. Invece Isaac Clarke (quante citazioni in soli due nomi!) dovrà utilizzare i suoi strumenti di lavoro per fare letteralmente a brandelli le varie creature aliene maldisposte nei nostri confronti, dato che, giunto alla nave spaziale, non ci saranno che loro ad attendere la squadra di cui il nostro amico fa parte. Inutile dire che dopo pochi istanti ci troveremo separati dagli altri pochi superstiti – non penso di nascondere qualcosa dicendo che, guarda caso, il numero dei componenti della squadra diminuirà regolarmente –. Dovremo quindi collaborare a distanza coi nostri compagni per sistemare le cose nella nave. Dovremo riattivare l’impianto elettrico, riattivare l’ossigeno, allontanare asteroidi… e se non vi sembra abbastanza, ricordatevi delle varie specie di fauna pronte ad accogliervi. Se inizialmente parrà di far troppo il galoppino dei nostri pochi colleghi, in breve tempo la storia prenderà una piega ben differente. Verremo a sapere di alcune arcane macchinazioni ai danni dell’equipaggio della Ishimura ed ogni frammento dei fatti avvenuti dall’inizio dell’intrusione aliena sarà raccontato tramite dei file, sia audio che video, che illustreranno, in maniera anche fin troppo dettagliata e raccapricciante, la violenza assassina di quelle creature. Se incontreremo anche qualche sopravvissuto, lo vedremo morire nelle maniere più atroci a pochi passi da noi, e non sarà davvero un bello spettacolo. Ma questa è la realtà dei fatti e se vorremo saperne qualcosa dovremo collaborare con l’enigmatico professor Kyne, personaggio molto di cui si è molto parlato, almeno in Italia, dato che a dargli voce è stato nientemeno che Dario Argento! Ma non entusiasmatevi troppo. Va bene che lavora nel mondo del cinema, ma il suo lavoro non è certo quello di doppiatore. L’impegno c’è e si vede, ma l’accento romanesco è piuttosto marcato, soprattutto in relazioni agli altri personaggi, senza inflessioni dialettali di alcune sorta. In ogni caso, sempre come in Bioshock, il protagonista è praticamente muto (anche come Link nella saga di Zelda, allora; sembra che alcuni eroi abbiano le corde vocali solo per urlare di dolore, effettivamente) e la narrazione molto serrata, senza punti morti, e anche i video saranno appunto per la maggior parte in-game, senza pause, anzi! E vorrete addentrarvi sempre più nelle pieghe della vicenda intessuta dagli sviluppatori di questo ottimo titolo horror. Orrore che però avremo il sentore provenire più dai nostri simili. Che nell’arrivo di queste aberrazioni sia implicata la chiesa di Unitology? Riferimenti non troppo velati a parte, man mano che proseguirete nel vostro cammino verrete a conoscenza di sempre maggiori dettagli, spesso inquietanti.

    Bisognerà correre, spesso anche solo per fuggire dalle orride creature (in alta definizione saranno davvero mostruose), poiché sprecare proiettili potrebbe significare la morte. Ma sarà un peccato farsela tutta di corsa, dato che, come il capolavoro 2K Games, le ambientazioni saranno davvero affascinanti e presenteranno delle situazioni molto originali. Sezioni a gravità zero, in cui sarà possibile camminare su di ogni superficie (anche a testa in giù, anche se, considerando che ci si trova nello spazio aperto, è difficile definire concetti quali alto e basso), o zone mancanti totalmente di ossigeno, all’esterno della nave, in cui avremo un tempo limite per rientrare nella navicella, pena una spiacevole morte per asfissia. Vi saranno delle lievi componenti strategiche, consistenti nel potenziamento del personaggio, e colgo l’occasione per consigliare uno o due miglioramenti alla quantità di ossigeno dato che, sebbene non siano frequentissime, alcune zone senz’aria sono piuttosto lunghe. Per il resto, oltre ai vari potenziamenti della tuta spaziale, potremo migliorare le varie voci delle nostre armi, tutte piuttosto varie e ben differenziate tra loro. Sei ammennicoli davvero utili per il nostro lavoro, ma che torneranno utili anche per smembrare i nostri nemici.

    Proprio la mutilazione sarà la maniera più efficace per porre fine alla vita delle molte creature ostili. Più che sparare al corpo centrale (difficile chiamarlo petto), la strategia migliore sarà colpire gli arti. E anche in fretta, perché, anche senza qualche pezzo di corpo, i Necromorfi sono piuttosto rapidi. Ma non solo, anche decisamente intelligenti. Talvolta, infatti, saremo noi a cadere nelle loro trappole, magari ci faranno seguire un’ombra per poi spuntare da dietro. Le condutture saranno il nostro nemico peggiore, soprattutto ai più alti livelli di difficoltà, dove, soli nel buio, ci troveremo assaliti da ogni parte dello scenario da creature assetate di sangue. Mai abbassare la guardia, dato che ci vuole davvero poco per morire. Potremo almeno controllare facilmente il nostro livello di energia semplicemente osservando il nostro protagonista. Questa volta non ci saranno sfondi sfocati o oscurati. Senza mostrare questo indicare a bordo schermo, la soluzione è stata brillantemente trovata nell’esoscheletro del protagonista. Come anche i nostri colleghi, una bella colonna vertebrale bionica mostrerà la resistenza della tuta spaziale.

    Meglio non prendere sotto gamba i combattimenti, dato che ai più alti livelli di difficoltà sarà dura trovare medikit. Anche trovandoli, un attacco nemico porta via una bella fetta di energia, quindi occhi alla penna! Abbassare la guardia sarebbe fatale, l’ho già detto. Quando un enorme tentacolo vi abbrancherà per una gamba da una parete della nave per trascinarvi all’esterno, conducendovi a morte certa, allora lo si capirà: in una situazione simile non sarà agevolissimo sparare contro tale escrescenza di una qualche creatura gigantesca abbrancata alla nave. O un corridoio completamente sgombro da nemici: un tentacolo davvero troppo cresciuto sfonderà la parete, per poi ritirarsi. Penserete di aver visto una bella scena da collasso coronario, passando indenni, e proseguirete. Ecco, sarà inevitabile muovere la telecamera (con la seconda levetta analogica sarà molto agevole osservare per bene la zona) verso quella paratia sfasciata, e un nemico si getterà verso di noi. Detta così sembra facile, ma quello è stato un momento da crepacuore. Sarà altrettanto pauroso anche muoverci in una zona completamente libera dai nemici, udendo un ruggito sullo sfondo che avrà ben poco di umano, anzi! Ma questa volta non saranno le creature più imponenti a darci i maggiori problemi. Ho trovato molto più arduo superare un gruppetto di nemici “comuni” anziché i pochissimi boss presenti, non molto aggressivi, per quanto ottimamente realizzati.

    Il comparto tecnico infatti è di primissimo livello e svetta a testa alta nel panorama odierno. Ma non sono solo i poligoni: Redwood Studios ha creato una miscela perfetta di potenza grafica e qualità artistica. Vi sembrerà davvero di trovarvi su di una vera astronave e non è impresa da poco centrare un simile obiettivo. Ultima analogia con Bioshock è la possibilità di utilizzare dei poteri speciali. Avremo a disposizione la Cinesi, ottima per spostare oggetti di qualsiasi tipo (e dico davvero, qualsiasi cosa, anche pezzi di asteroide) e la Stasi, perfetta non solo per rallentare oggetti dello scenario – come delle porte che giocano a fare le ghigliottine impazzite, ma non solo – ma anche per fermare i nemici. Potere utile, quest’ultimo, ma non replicabile ad libitum. L’altro indicatore bluastro sulla tuta di Isaac riguarderà proprio la Stasi, utile ma costosa. Da usare con moderazione. Meglio utilizzare invece i vari tipi di armi, adattandosi alle necessità per non consumare munizioni inutilmente. Per risparmiare ulteriori proiettili, potrete anche mutilare i nemici, per rallentarli, ed una volta avvicinatisi, potremo colpirli con uno dei calci più vigorosi mai visti in un gioco, davvero intenso e brutale. Comunque, sebbene all’inizio possa sembrare ostico, il sistema di controllo è davvero ottimo, dopo pochi minuti avrete la perfetta padronanza su quasi tutti i movimenti del nostro Isaac e spiaccicherete alieni senza troppi problemi. Attenzione però a scaricare la versione demo: sarete scaraventati in una stanza piena di nemici, con pochissime munizioni, e senza alcun tutorial che vi spieghi le mosse. Sono morto cinque volte prima di riuscire a prevalere su di essi. La cosa peggiore di Dead Space è proprio la versione demo, effettivamente, e non posso consigliarla. Uno stanzone immerso nell’oscurità pieno di creature pronte a farvi la pelle. Ovviamente, sensazione completamente opposta l’ho provata nel gioco principale, che svela le capacità del nostro sfortunato metalmeccanico poco alla volta in maniera da assimilare facilmente i comandi.

    Nessuna modalità multiplayer è stata creata per questo gioco e devo dire che non se ne sente la mancanza: anche se temo che nei prossimi capitoli ci sarà un’inevitabile approdo a cooperazioni o combattimenti online, questa volta non avremo nulla di tutto ciò. Non che abbia qualcosa in contrario alle modalità multigiocatore, ma in questo caso, dato che lo scopo è puramente quello di terrorizzare il giocatore, mi sarebbe sembrata una forzatura l’implementazione di meccaniche simili. Ma tranquilli che l’avventura principale basta e avanza! Una bella avventura da una dozzina di ore, come minimo, e con una buona rigiocabilità. Complici anche i Trofei, difficilmente resisterete alla voglia di vagare nuovamente per gli opprimenti e claustrofobici corridoi della Ishimura. Tensione e atmosfera sono gli ingredienti principali di questo gran bel gioco che non dimenticherete facilmente.




    EA e Redwood Studios hanno dato vita ad un ottimo prodotto, che merita di essere provato da chiunque, fosse anche solo per ammirare gli svariati tocchi di classe che impreziosiscono il nostro viaggio. Non lasciatevelo scappare, a meno di non poter davvero sopportare le situazioni horror. Per tutti gli altri è pronto il tour della nave spaziale più raccapricciante di sempre!

    Stefano "Tiranytar" Torriani





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