Rise of the Argonauts - PlayStation 3 | Retrogaming History
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  • Rise of the Argonauts

    Rise of the Argonauts

    Era da diverso tempo che non si sviluppavano giochi ispirati ai miti greci, più o meno dall’ultimo God of War, serie che ha dato più di uno spunto per il gameplay di questo Rise of the Argonauts. Era ora che qualcuno si ricordasse del povero Giasone e dei suoi Argonauti, troppo poco presenti nel mondo dei videogiochi. Purtroppo – così direbbe qualcuno, dopo aver provato il gioco –, l’ idea è venuta a Liquid Entertainment, col supporto di Codemasters, del tutto fiduciosi di star realizzando un capolavoro. Un po’ anche a causa dell’ aspettativa che s’ era creata dalle anteprime, la delusione è stata bruciante, tuttavia qualcosa si salva, ma solo qualcosa. Già, perché all’inizio il tutto è davvero epico, però, man mano che si proseguirà nell’avventura, questa si trasformerà in una fatica di Sisifo. Si avrà la sensazione di star facendo una fatica inutile, poiché le fasi di combattimento saranno davvero sporadiche, e non varrà davvero la pena completare tutte le sottomissioni, potenzialmente interessanti, ma troppo tediose. E dire che il sistema di potenziamento è intrigante: quando porteremo a termine una missione (che si riduce sempre a incontrare e disquisire tranquillamente con qualcuno) o quando effettueremo delle scelte di dialogo, potremo dedicare i nostri traguardi ai quattro dei cui siamo devoti. Atena, Ares, Apollo ed Ermes ci forniranno dei nuovi poteri e attacchi speciali a nostra scelta, dovremo solo dedicare tre o quattro delle nostre imprese a un determinato dio, poi potremo scegliere una nuova abilità che potenzierà Giasone e anche i suoi Argonauti, pochi ma buoni: nel corso del gioco, ci affiancheranno Ercole, l’amico di sempre, Pan il satiro e anche il prode Achille, e non solo.

    L’intelligenza artificiale è piuttosto buona e raramente capiterà che il compagno che sceglieremo come aiutante ci occluda il passaggio quando saremo in un vicolo a fondo chiuso. Dovrei menzionarne l’abilità in combattimento? Peccato che il titolo fallisca clamorosamente proprio sotto questo punto di vista, e non sono certo il primo ad averlo notato. E il bello è che i momenti di lotta gratificano il giocatore, i boss sono ben caratterizzati e sono coerenti col livello in cui si trovano. Peccato che il combattimento col boss della zona sia un combattimento che da solo dura più di tutti gli scontri che dovremo affrontare nell’area visitata prima di raggiungerlo. Ogni livello durerà circa quattro ore, ma passerete non più di una mezz’oretta a combattere, per il resto ci comporteremo come dei veri galoppini, costretti a recapitare messaggi di ogni tipo. Il peccato è che si vede lo sforzo profuso dagli sviluppatori nel dar vita ad un mondo vivo e pulsante, in parte riuscendoci, tuttavia non si addice troppo al re di Jolco andare in giro senza apparente motivo, e questo solo perché i creatori gongolino nel farci notare la qualità della ricostruzione storica. Nomi ed eventi trovano riscontro nell’Iliade e nell’Odissea, però uno come Giasone dovrebbe mostrare un po’ più spesso i muscoli. Ma per molto tempo l'unica cosa da muovere sarà il cervello: rispondere alla maniera corretta alle molte situazioni che richiederanno i nostri ragionamenti ci permetterà di compiacere al meglio gli dei che prediligeremo, sebbene sarà praticamente impossibile arrivare alla fine avendo ottenuto il favore assoluto di tutte le divinità (ci sarebbero voluti altri due o tre livelli… invece ne abbiamo solo sei). Quindi sarà un continuo muoversi in giro per la mappa, la quale contemplerà pure degli indicatori di obiettivi specifici, che però sarà davvero scomoda: mancando lo zoom, ed essendo il segnalino del personaggio ampio quanto un’unghia, bisognerà aguzzare la vista per capire dove ci troveremo.

    Potremo usufruire di due compagni e di tre armi – spada, mazza e lancia –, più una gestione dello scudo piuttosto intelligente, dato che non solo potremo utilizzarlo per dare vigorose spallate ai pochi avversari che incontreremo, ma parerà automaticamente gli attacchi che ci verranno inferti alla nostra sinistra, essendo decisamente ampio (avete presente gli scudi degli spartani in 300? Ecco, è uno scudo del genere). Non ci sarà la possibilità di saltare, ma non ve ne sarà bisogno: ogni luogo in cui ci avventureremo sarà pianeggiante, e nulla ci sarà precluso, non correremo il rischio di perdere alcune zone nascoste lasciando indietro delle rarità. Per dirlo in un’ altro modo, non esistono aree segrete. Anche perché non c’è nulla da raccogliere, quindi, escludendo ogni velleità platformistica, il tasto X è stato adibito non al salto, bensì all’attacco con lo scudo, utile per frastornare temporaneamente i nemici. I pulsanti Quadrato e Triangolo saranno gli attacchi di potenza media e pesante, mentre col Cerchio effettueremo una schivata. Se con lo stick analogico muoveremo il nostro personaggio, con i dorsali e il pad digitale potenzieremo gli attacchi, anche con la grazia degli dei. Quindi, lo schema è convincente, non originalissimo ma efficace. Lasciando stare il primo quarto d’ora, in cui vi sembrerà di star giocando ad un gioco differente da quello da me descritto, le vostre preoccupazioni si paventeranno: inizierete ad esplorare Jolco e preparatevi a chiacchierare con tutti i personaggi che incontrerete. Non solo sarà obbligatorio, ma vi darà quindi modo di rispondere scegliendo tra, solitamente, quattro alternative. E vi converrà variare, dato che onorare in maniera uniforme le cinque divinità si dimostrerà una tattica vincente. E lo stesso comparto grafico sarà altalenante: se in diverse situazioni noteremo un ottimo motore, fluido a 60 frame per secondo e ricco di particolari, altre volte sarà il contrario: basterà qualche effetto speciale per far precipitare la fluidità, e si parla di poca roba ma che riesce a infastidire l’engine grafico, non un ottimo segno, considerando che si tratta dell’Unreal Engine. Noterete immediatamente la differenza tra la lussureggiante Jolco, luogo davvero magnifico, e l’isola di Delfi: un po’ di vapore, ed ecco che si cade a 30 fps, che poi ancora oggi sono la regola, ma è un peccato vedere un simile crollo. L’estetica dei personaggi è invece altalenante e, se i protagonisti saranno davvero ben realizzati, alcuni dei personaggi secondari saranno al limite della paresi.

    Un punto a favore è invece l’ottimo doppiaggio, per giunta in italiano, che potrebbe anche non farvi rimpiangere le ore completamente inutili che passerete a girovagare per le diverse ambientazioni, ben caratterizzate ma assolutamente statiche. Ma c’è anche da ricordare che in nessuno modo si potrà interagire con lo scenario, che di contro mostra delle textures piuttosto dettagliate. E purtroppo l’azione non sarà sufficiente a tenervi impegnati a tal punto da non notare simili imperfezioni. Rise of the Argonauts non vince, ma convince il giocatore a farsi sentire per richiedere a gran voce un seguito davvero appagante. È bruciante non tanto la qualità del titolo, che comunque arriva senza infamia e senza lode alla sufficienza, ma il fatto che si intraveda chiaramente del potenziale, e permane la sensazione del “si sarebbe potuto fare di più”, senza nemmeno dannarsi troppo. Ci vorrebbe un sequel magari meno storiografico di questo episodio, ma almeno realizzato evitando di far sbadigliare il fruitore.

    COMMENTO FINALE


    "Vista la facilità delle fasi d’azione (solo alla fine, dopo una quindicina di ore, vi verrà offerta quasi un' intera ora in cui fare a fettine i nemici, però dalla buona longevità bisogna sottrarre il tedio e la scarsissima rigiocabilità del titolo), non potrei che consigliare con calore questo titolo agli appassionati di avventure grafiche, abituati ai lunghi dialoghi, ancor più che agli appassionati d’azione. E per un titolo che si fregia di essere un action non è un punto a favore."

    Stefano "Tiranytar" Torriani





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