Siren: Blood Curse - PlayStation 3 | Retrogaming History
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    Siren: Blood Curse

    Dovendo pensare a delle famose serie di videogiochi aventi per denominatore comune l'appartenenza al filone del genere horror, al momento non mi verrebbero altri in mente se non le saghe di Resident Evil, Silent Hill e Alone in the Dark. Ma, accanto a questi ben noti nomi, ci sarebbe un’altra serie, più recente, con meno episodi, eppure capace anch’essa di ritagliarsi la sua cerchia di appassionati. Forbidden Siren uscì per la PS2 nel 2004, ed il relativo seguito nel 2006. Due anni dopo, nell’ estate del 2008, questo terzo episodio, Blood Curse, è da qualcuno considerato un remake dei predecessori, ma c’è ben di più… Molte sono le caratteristiche che distinguono questa saga da quelle enunciate inizialmente e salta subito all’occhio la diversa ambientazione: gran parte del gioco si svolgerà nel villaggio di Hanuda e nelle ampie campagne circostanti, per cui dimenticatevi ville e manieri, o grandi città contagiate da orde di zombie, questa volta saremo in un paese di campagna, certamente coi suoi edifici, ma con delle classiche panoramiche nipponiche. L’ aspetto delle coltivazioni, gli interni delle abitazioni, l’identità degli Shibito (calma, ci arriviamo), molto ricorda la cultura giapponese, e questo fu un serio discriminante per la sua commercializzazione anche dalle nostre parti dei primi episodi su PS2. Tutto ciò rischiava di essere troppo estraneo alla nostra cultura e parzialmente è così, sebbene le meccaniche di gioco e la trama intrigante non facciano pesare questa particolarità (attenzione, non ho detto difetto, anzi): in alcune situazioni le atmosfere che si respirano sono più eteree che mai, in altri momenti il terrore sarà pari a quello presente in Dead Space, facendo sì che le mani abbranchino il pad in preda alla tensione. Se però nei primi due episodi si respirava completamente l’atmosfera del Sol Levante, questa volta gli sviluppatori hanno attenuato tale sensazione, senza perdere nulla, bensì arricchendo le diverse trame di ogni personaggio: questa volta, infatti, per buona parte del tempo controlleremo i membri di una troupe televisiva giunti sul posto per far luce sulle leggende di questo villaggio di Hanuda, dove circa trent’anni prima si tenevano sacrifici umani. Purtroppo, giunti sul posto, il gruppo assisterà a questo tipo di macabre esecuzioni compiute da alcuni di questi abitanti, eseguite tra l’ altro col sorriso sulle labbra, ridendo. E quella risata non vi uscirà presto di mente, è quanto di più inquietante si possa udire, non si tratta certo di un suono umano (è agghiacciante tanto quanto il suono del Grey Children del primo Silent Hill, nemico che comunque difficilmente avrete visto, dato che nella versione PAL del gioco sono stati, causa censura, rimpiazzati dai Mumblers, “tremendi” granchietti; quei Grey Childrens erano particolarmente ansiogeni per il fatto di avere non solo le sembianze, ma anche le risate registrate al rallentatore di alcuni bambini. Da qui sensazioni di turbamento): si tratta infatti di versi e risa modificate in maniera da restare impresse a lungo nella memoria del giocatore. Certo, bisogna ammettere che la grafica è di poco superiore agli episodi PS2, quasi una grafica “vecchia” adattata all’alta definizione, ma c’ è un fattore che, dopotutto, depone a suo favore: il fatto che sia stato distribuito via Playstation Network è da tenere in conto, dato che la Sony doveva osservare se il gioco avesse incontrato i gusti dei giocatori occidentali. Dopo averne avuto conferma, il 29 ottobre 2008 ne è stato commercializzata una versione su Blu-Ray, comprendente tutti i 12 episodi di cui è composto il gioco. Già, perché gli episodi erano disponibili al download divisi in 4 pacchetti di 3 capitoli ciascuno, al prezzo di 9,90 euro l’ uno. Offerta speciale, tutti e 12 per 29,99, con un risparmio di 10 euro finale; il Blu-Ray è venduto nuovo anch’esso a 29,99 euro, ma la differenza sta solo nel risparmio di tempo del download (per la cronaca, gli episodi pesano circa un gigabyte l’uno, per un totale di una dozzina circa). In ogni caso, in questa capienza, pari comunque a una tripletta di DVD, abbiamo delle atmosfere che rivaleggiano con la maggior parte dei giochi disponibili sul mercato. Lo noterete senza dubbio giocando, nello scorgere i filtri che assumerà il titolo. In alcuni punti tutto si vedrà chiaro e cristallino, talvolta sarà invece sgranato come una vecchia pellicola, altre volte un tramonto tingerà di rosso sangue lo scenario, oppure una tempesta funesterà coi suoi lampi tutte le aree, o ancora il buio la farà da padrone, in una normale oppressiva notte senza luna, e le ambientazioni risulteranno sempre credibili e davvero angoscianti. E la cura per i dettagli è sempre presente: che siano le capanne nelle campagne, la claustrofobica zona mineraria, l’ agglomerato della zona urbana, o l’agghiacciante ospedale (e quello fa davvero paura), ogni piccolezza vi ricorderà in qualsiasi momento la zona in cui vi troverete. Molte aree sono anche decisamente vaste (ottima la sezione in cui ci troveremo in mezzo al fiume) e molto radi saranno i caricamenti; tuttavia, la fluidità di questo Siren non ne risentirà affatto, se non in alcuni momenti affollati durante l’ utilizzo del Sight-Jacking, non unico simbolo della serie. Questo Sight-Jacking, però, è stato ben dosato, tenendo conto delle critiche rivoltegli nei primi episodi. Ora, il suo utilizzo, sebbene meno frequente, è davvero utile e interessante. Si tratta di una speciale visione di cui i protagonisti dispongono: precisamente, essi possono vedere con gli occhi dei loro nemici e, in breve tempo, grazie all’ accorta distribuzione dei comandi, padroneggerete questa tecnica. Lo schermo si dividerà verticalmente, e nella parte destra vedremo ciò che gli Shibito vedranno, passando dagli uni agli altri con un semplice tocco della croce digitale. Ciò tornerà utile in diversi momenti: capiterà che un particolare Shibito pattugli una particolare zona (ad esempio, nell’ ospedale farà sempre lo stesso giro, andando su e giù per i piani). Possiamo nasconderci, utilizzare questa forma di telepatia e sapere in che momento muoversi con tranquillità. Più utile di quanto non sembri inizialmente, ne farete uso in molti più punti di quanto effettivamente necessario. Peccato che di nemici ne spunteranno a frotte, tutti desiderosi di farvi la pelle. Di Shibito ne troverete di moltissimi tipi, ma hanno tutti un denominatore comune. Si tratta degli abitanti del villaggio, solo con alcune differenze: lacrimano sangue e hanno perso coscienza, ora sono solo dei sub-umani allegri e vogliono tutti uccidere chiunque capiti a tiro, eccetto i propri simili. A proposito, chi viene ucciso da loro diviene a sua volta uno Shibito, tuttavia non accade, come negli episodi di Fire Emblem, che la storia prosegue senza i protagonisti deceduti; qui se si muore bisogna ricominciare, ma per fortuna non dall’ultimo salvataggio, bensì dal precedente checkpoint, e per fortuna non sono molto rari. Già, perché non sarà difficile soccombere alle cariche degli Shibito, soprattutto ai livelli più elevati di difficoltà: non appena si accorgeranno di noi, come negli ultimi Resident Evil, ci si getteranno contro, quasi collaborando. A proposito dei protagonisti, non pensiate che si tratti di un gioco di gruppo: si tratta di un survival horror quasi vecchio stampo, non sono previste modalità multigiocatore, sarete soli. Al massimo, accompagnerete un altro protagonista per qualche sezione, ma oltre a dargli il comando di stare fermo non potrete fare molto altro. Si parlava, però, di una troupe televisiva, all’inizio. Beh, per svariate vicissitudini che è meglio non svelare, il gruppo si dividerà molto presto e noi controlleremo un solo personaggio alla volta. Come prevedibile, alcuni moriranno, per esigenze di copione, altri sopravvivranno fino alla fine del metafisico viaggio. Perché non scappare, allora? Beh, ad un certo punto noi giocatori ci renderemo conto che, vista la situazione ormai degenerata, sarebbe meglio fuggire, perfino abbandonando al loro destino amici e parenti, tuttavia non potremo: inevitabilmente vi affezionerete a Sam Monroe e Howard Wright, ma ognuno dimostrerà avere un’ottima caratterizzazione – ci vorrà un bel po’ per capire se l’ombroso Seigo Saiga sarà dalla vostra parte o meno –, ma nessuno potrà andarsene dalla tetra Hanuda. Purtroppo, l’ intera regione è sotto l’effetto di un tremendo maleficio: ci troveremo quasi in un’altra dimensione, sospesi tra spazio e tempo, ovviamente isolati. Onestamente lo si era capito, dopo aver visto il fiume di sangue (che sfocia in un bel mare, sempre solo di sangue), ma che tutto fosse volto alla resurrezione di un antico demone davvero non lo si poteva immaginare. Senza svelarvi troppo, sappiate che le aberrazioni che ci troveremo ad affrontare, sebbene alla base sia sempre uno Shibito, in giapponese “persona-cadavere”, non saranno solamente in forma umana: o avranno delle parti del corpo orrendamente abnormi o voleranno con delle enormi e fastidiosissime ali, o saranno semplicemente dei cervelli (o immobili e inermi, o innestati su esseri, non serve dirlo, dalle mostruose sembianze; una volta uccisi, avremo più tregua in alcune aree), anche se il più agghiacciante in assoluto per me è stato lo Shibito con la testa riversa, che si muoveva con tutti gli arti, e anche sulle pareti, a testa in giù, una sorta di ragno umano, ma col volto dalla parte sbagliata! Con quello non si può rimanere impassibili. Ovviamente, l’ accompagnamento sonoro non fa nulla per tranquillizzare il giocatore, anzi! Musiche d’ atmosfera oscura scandiranno i nostri progressi, e le tracce saranno opprimenti in base alla situazione in cui ci troveremo. Ovvio che, quando saremo nei panni di una bambina, rinchiusi in un edificio senza poter scappare, braccati da svariati Shibito che hanno proprio noi come obiettivo, aiuterà ad aumentare il senso di disperazione. Solo a sentire la traccia delle anticipazioni del prossimo episodio (non ogni pacchetto, proprio ogni capitolo) viene da rabbrividire. A proposito, i nostri nemici non rideranno solamente: sebbene siano praticamente lobotomizzati, spiccicheranno qualche parola di senso compiuto, ma nient’altro che non sia rivolto contro di noi, e tutto gracchiando in maniera da far gelare il sangue. Restando in tema di comparto sonoro, vorrei far notare, oltre all’ottimo doppiaggio in inglese – negli scorsi capitoli non era gran cosa, questa volta è ottimo anche questo e i personaggi parlano un bel po’ – anche gli ottimi rumori ambientali: porte cigolanti, telefoni che squillano, passi sui diversi tipi di terreno, e soprattutto i rumori delle varie armi. Avremo infatti una cinquantina di armi distinte e davvero di ogni tipologia: forconi, spranghe, mazze, ma anche coltelli, bottiglie (che potremo rompere apposta), tubi o perfino pezzi di legno, oltre chiaramente a diverse tipologie di armi da fuoco. Potremo raccogliere molte delle cose che vedremo e tutto ci tornerà utile, anche ciò che non sarà un’ arma: trovando determinati oggetti, nascosti più o meno bene, sbloccheremo diversi interessanti appunti che aiuteranno ad approfondire ulteriormente le personalità dei protagonisti che di volta in volta impersoneremo. E non avranno solo aspetti e interessi diversi, ma anche compiti differenti tra loro, poiché chi interpreteremo non sempre collaborerà per aiutare qualcun altro in altre missioni, talvolta qualcuno cercherà solo di trovare un modo per evadere da questa distorta realtà, altri proveranno a raggiungere le persone amate, ma tutto sarà scandito da una regia che regola con precisione i tempi di ogni missione, tre o quattro per capitolo – più alcuni lunghi filmati –, ognuna della durata di una mezz’oretta, un’ora nei casi peggiori, con poche eccezioni. Avremo quindi alcune decine di missioni, che però non sempre si risolveranno col canonico “vai dal punto A al punto B” e spesso sarà necessario agire sugli elementi dello scenario in maniera accorta, e non si tratterà semplicemente di ruotare manopole. Ci troveremo dinanzi ad alcuni interessanti enigmi che metteranno alla prova anche il vostro spirito di osservazione, ma fortunatamente vi verrà sempre in aiuto la mappa, sempre precisa, recante scritti non solo i punti da raggiungere per proseguire, ma anche delle altre sub-quest cui è liberissimo adempire per sbloccare ulteriori segreti. Come avrete capito, questo gioco mi ha davvero stupito, non mi aspettavo davvero che un titolo scaricabile mi avrebbe catturato così a lungo. Non a caso, come già anticipato, sarà occupata oltre una decina di giga del nostro hard disk, tuttavia in questo spazio risiederà, più a lungo di quanto possiate pensare all’inizio, uno dei migliori giochi horror prodotti per la PS3. Tuttavia, è doveroso far notare anche le magagne: sono due le vere critiche che si possono avanzare nei confronti di questo Siren: Blood Curse, tralasciando il comparto tecnico, evocativo e meraviglioso, considerando la nativa natura scaricabile del gioco, tuttavia a volte avaro di poligoni. L’ interattività con gli scenari non è molto accentuata, ed eccetto alcune particolari zone in cui nascondersi, camminare in mezzo ad un fiume o su di un tetto, o anche in mezzo a degli scaffali, non modificherà nemmeno l’ andatura del nostro personaggio, al massimo varierà l’ inclinazione con cui affronterà gli ostacoli naturali che si frapporranno fra lui e la meta. Questa particolarità renderà non facilissimo destreggiarsi quando ci si troverà per i primi momenti in una nuova locazione, dato che il personaggio che andremo a controllare si muoverà piuttosto velocemente. Seconda nota negativa, connessa alla precedente, risiede nel fatto che il sistema di controllo, soprattutto per quanto riguarda gli attacchi agli Shibito, è abbastanza macchinoso. Soprattutto con un’ arma bianca, bisognerà trovarsi abbastanza di fronte al nemico, pena il rischio di mandare un attacco a vuoto. Si tratta di un difetto però insito nella natura horror del gioco: solo ai più bassi livelli di difficoltà il giocatore potrà perdere tempo ad attaccare indiscriminatamente i nemici, diversamente la strategia migliore sarà la fuga, fortunatamente non difficilissima, data la relativa lentezza dei nostri nemici.

    COMMENTO FINALE


    "Dato che la versione Blu-Ray è già uscita da qualche mese, sempre a 29,99 euro – potreste addirittura trovarlo già usato a prezzo ancora inferiore –, vi consiglierei di optare per quella, così da risparmiare anche spazio sul disco fisso. Ne sono rimasto davvero piacevolmente stupito, e sono certo che proverete anche voi la mia stessa inaspettata sorpresa. Chi desidera magari non solo un horror ma un gioco d’azione con meccaniche talvolta stealth, dovrebbe davvero dargli una possibilità. Magari non vi avrò convinto a gettarvi a comprarlo sugli scaffali dei negozi, virtuali o no, ma almeno fatevi questo favore: scaricate dal PSN almeno la demo, che è pure gratuita. Quell’ora di gioco regalata mi ha calamitato, facendo sì che, lo stesso giorno del lancio sullo Store, ne scaricassi subito tutti i dodici episodi."

    Stefano "Tiranytar" Torriani





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