Tomb Raider: Underworld - PlayStation 3 | Retrogaming History
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    Tomb Raider: Underworld

    Il ritorno dell’archeologa più famosa del mondo! Molte anteprime ai vari giochi di questa serie si sono aperte con queste parole, e anch’io voglio omaggiare così questa ragazza, sempre alle prese con misteri millenari, cripte inviolate – ma sempre piene di nemici! – e avversari sempre più pericolosi. Si può quasi considerare il terzo episodio di una nuova serie, rinata sotto l’egida di Crystal Dynamics, sebbene prodotto sempre dalla Eidos, dopo il non certo indimenticabile capitolo The Angel of Darkness, considerato un po’ la pecora nera della saga, dopo gli esordi. Dopo un rinnovato TB: Anniversary, remake del primo capitolo della saga e un convincente TB: Legend, vero nuovo inizio per la nostra protagonista, questo Underworld si pone come seguito diretto agli eventi di Legend, che sarebbe comodo, ma non certo imprescindibile, aver già giocato, per capire meglio la psicologia di determinati personaggi. Imponente, bisogna dirlo, è l’impianto narrativo che, prendendo spunto dalle leggende nordiche (il martello di Thor è una bella reliquia, non c’è che dire) si dipanerà attraverso diverse locazioni piene di fascino, attraverso le quali Lara troverà diversi indizi che la porteranno sempre più vicina alla verità, nonchè al classico piano malvagio ordito dalla sua malvagia alter-ego e da una semidivinità che non ha altro scopo se non conquistare il mondo.
    Ottimo il doppiaggio in italiano, peccato solo che la doppiatrice parlerà più durante gli aiuti che durante la storia principale! Già, purtroppo bastano davvero poche ore per portare a termine questa bella avventura, e un bel po’ del tempo che passerete alla PS3 con questo titolo lo trascorrerete arrovellandovi su come proseguire negli ambienti di gioco. A volte, pur sapendo cosa fare, si resterà bloccati, alla ricerca della giusta sporgenza da raggiungere, o del manufatto da inserire nel giusto incavo. E a ben poco serviranno gli aiuti che ci verranno offerti quando lo richiederemo, troppo vaghi per essere davvero utili. Buon cosa è che, pur non essendo comunque stata sviscerata del tutto la potenza delle console di nuova generazione, gli ambienti risultano sempre piacevoli da guardare, magari non originalissimi, ma sempre ben realizzati, e in grado di far immedesimare il giocatore. Peccato che forse gli sviluppatori abbiano voluto strafare. Talvolta l’area esplorabile sarà talmente vasta – e mi riferisco soprattutto alle zone della Thailandia e del Messico – che dovrete avvalervi addirittura della fidata motocicletta per spostarvi da un punto all’altro, e non sarà molto piacevole quando si tratterà di risolvere un enigma a tempo. Al contrario, alcune sezioni sono state ottimamente realizzate, il problema è una calibrazione della difficoltà decisamente originale. Il fatto è che vi sono parecchi checkpoint, purtroppo in zone contraddistinte da un’elevata mortalità. Rifarsi cinque volte gli stessi cornicioni sarà tranquillizzante per il fatto di avere un numero illimitato di vite, ma abbatterà anche la volontà del giocatore, che potrebbe di conseguenza mostrarsi più svogliato, perdendo tempo nelle stesse sequenze e rischiando di perdersi il divertimento che effettivamente questo Underworld può offrire. Certo dovrete farvi una buona mappa mentale delle aree che attraverserete. In certe grotte ripercorrerete gli stessi passi. Anche se il backtracking si sente meno rispetto ad altri giochi, il dover ripercorrere la medesima strada compiuta entrando potrà essere più ostico del previsto, a causa di un paio di fattori che penalizzano ulteriormente l’esperienza. Le diverse aree sono tutte ben caratterizzate, il problema è che, esclusa la villa, una volta entrati in una di queste macroaree, il paesaggio sarà uniforme: lo stile delle grotte di ghiaccio è lo stesso all’inizio e alla fine, quello della zona sottomarina come sopra, in Thailandia idem con patate. Va bene, così non si rischia di pensare che tra breve il livello sarà giunto al termine, però, quelle tre o quattro volte in cui si dovrà tornare indietro non si potrà fare affidamento su particolari dettagli. Certo, c’è la mappa, mi direte. Ecco, qui la diversificazione rispetto ad altri titoli d’azione non ha pagato. La mappa è tra le più scomode che abbia mai provato, mostrerà un’area tridimensionale monocroma come fosse derivata da un sonar. Ecco, a meno di trovarsi in lunghi corridoi, ci capirete ben poco. È anche vero che una mappa serve a poco, nei lunghi corridoi. Ma tant’è. Se vi troverete in qualche valle, o nelle profondità marine, sarà ben ostica da decifrare. Ciò che mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca è stata la non ottemperanza ad alcune promesse. Sono state fatte tante promesse, ma gli sviluppatori non hanno ottemperato a tutte. La grande libertà tanto ventilata non è che sia poi tanto palpabile come sperassi. Va bene che la nemesi di Lara ha distrutto Villa Croft, particolare tanto anticipato per dimostrare la presunta rivoluzione di questo nuovo titolo rispetto agli altri della serie, però non è sufficiente. E per libertà non intendo certo il poter disporre di zone vastissime da esplorare, con chilometri di giungla ricreata basandosi sulla realtà, ma almeno il vedere finalmente una protagonista dai movimenti aggraziati, o perlomeno sensati, rispetto all’ambiente principale. C’è un piccolo masso? Magari Lara lo oltrepasserà tranquillamente, con un saltello automatico, altre volte la nostra protagonista resterà bloccata, costringendoci a mosse davvero innaturali, anche a causa di ostacoli invisibili. Insomma, un po’ di bug sono rimasti. Si era detto anche che, scalando alcune pareti rocciose in presenza di pioggia, Lara avrebbe potuto cadere, scivolando di sotto. Vabbé, per evitarlo basterà premere un pulsante, nel nostro caso X. Certo, può accadere in qualsiasi momento, ma non è una situazione tanto imprevedibile da dover essere fatta notare dagli sviluppatori, come fosse un po’ di fumo negli occhi per coprire una vera evoluzione.

    Altra peculiarità preannunciata riguardava la possibilità di poter sparare ai nemici da qualsiasi posizione, anche aggrappati. Se in teoria ci è stata data questa possibilità, in pratica sarà difficilissimo trovare un bersaglio quando sarete aggrappati a delle sporgenze, e questo perché, eccetto qualche innocuo pipistrello, non ci saranno nemici a portata delle nostre pistole, eccetto qualcuno a terra, praticamente imprendibile con noi in posizione sopraelevata. C’è da dire che gli scontri a fuoco rappresenteranno un piacevole diversivo. Ma non per la loro dinamicità o originalità, anzi. I nemici sono davvero poco diversificati, con giusto un paio di diversi esseri per zona (uomini o animali che siano), e non è che gli schemi d’attacco siano tanto variati rispetto ai precedenti episodi. Le tigri vi salteranno addosso, i nemici vi spareranno… Ma le doppie pistole che avremo a disposizione saranno sempre più che sufficienti per cavarci d’ impiccio da ogni situazione.

    L’avventura che l’archeologa dovrà compiere per giungere al cospetto delle varie reliquie che otterremo attraverso le nostre peripezie sarà a tratti a appassionante, mentre altre volte porterà a sonori sbadigli, e il difetto principale che si può muovere a quest’ultima fatica della Crystal Dynamics riguarda un’eccessiva dispersività delle zone, a tal punto che, anche con i numerosi aiuti che ci fornirà la buona Lara, sarà a volte difficile capire anche solo come proseguire. Dispersivo è forse l’aggettivo che più si adatta alla risoluzione degli enigmi, ma c’è anche un’altra situazione in cui l’ambiente è eccessivamente vasto: lo scontro finale. Non anticipo nulla, ovviamente, ma nella parte finale si farà davvero fatica a capire cosa fare. Proprio per questo è impossibile non far notare un difetto che avrebbe dovuto essere eliminato, facendo un paragone con un altro grande gioco d’avventura che, ironia della sorte, ha proprio preso spunto dai vari Tomb Raider: una mancanza di libertà. Uncharted, che si appresta a diventare una delle più importanti serie per PS3 (una delle migliori della Naughty Dog, gli stessi dei primi Crash Bandicoot su PS1). Tale titolo, recensito su questo sito e già tra i Platinum, ha dimostrato come un sistema di controllo efficace unito a una grande interattività del protagonista con lo scenario siano già dei buoni ingredienti per un gran titolo, nato già con una grande personalità. Uno dei pochi difetti imputabile al primo capitolo risiedeva sì nella poca interattività con lo scenario, ma qui non sto a parlare di leve o oggetti distruttibili, che lì comunque ci sono. Il confronto era inevitabile, dato che ci stiamo riferendo all’ultima console Sony. Per libertà, in questo genere di giochi, intendo il rapportarsi del personaggio con l’ambiente che lo circonda. Lara non è più legnosa come nei primi titoli o come nel deludente Angel of Darkness, che purtroppo non potrò mai dimenticare (non muovo critiche a certi giochi solo per sentito dire: o me li gioco o non faccio paragoni), ma non è nemmeno al livello delle movenze di Nathan Drake, il quale rischia di entrare nei cuori dei giocatori Sony più della storica eroina Eidos, se anche il secondo capitolo centrerà il bersaglio come il primo titolo d’esordio, breve sì, ma indubbiamente originale e divertente. Anche questo Underworld è breve, ma purtroppo è ben poco originale, sebbene abbia i suoi momenti di divertimento, che talvolta non riscontreremo neppure nella fasi platform: c’è una scogliera da superare, in una zona, sopra a un bellissimo mare? Ebbene, cadendo da quella scogliera si finisce in mare. Ottimo, non si muore. Peccato che si perderanno diversi minuti solo per tornare al punto in cui ci eravamo bloccati, per poi, una volta tornati là, interrogarci sul da farsi. Ci arriverà, o non si aggrapperà? O forse non c’entra nulla e la strada per proseguire è un’altra? E quando cascherete altre tre o quattro volte prima di trovare la via, magari nascosta a causa di alcune telecamere un po’ troppo ballerine, un senso di frustrazione potrebbe anche sopraggiungere. Questi sono problemi che non dovrebbero porsi troppo di frequente e invece capitano davvero troppo spesso. Nella caverna di ghiaccio, poi, sarà una parata di cadute nel vuoto che non vi dico… Nonostante questi difetti, l’impianto generale del gioco regge ed è comunque sopra la media, per fortuna la voglia di proseguire prevarrà sempre sulla monotonia (che in qualche momento però si farà sentire). Buone, infatti, le sezioni subacquee, in cui ci saranno molti particolari piacevoli alla vista e non solo per le sempre prosperose forme di Lara, ovviamente più in evidenza grazie alla muta, ma anche per le buone sessioni di gioco e i semplici obiettivi da raggiungere, e senza neppure la mancanza d’ossigeno, grazie alle bombole onnipresenti! I momenti in cui ci muoveremo sott’acqua saranno davvero piacevoli, ricchi di zone segrete per chi vorrà esplorare ogni cosa, ma addirittura più chiare rispetto ad alcune parti sulla terraferma.

    Alla fine, forse sarà il prossimo episodio a rappresentare un punto si svolta per questa saga, per ora abbiamo un buon gioco d’ azione, a tratti complicato per degli enigmi troppo “ampi”, a tratti ostico per delle fasi platform davvero cervellotiche, ma saranno momenti che accetteremo senza problemi, grazie ad una trama appassionante, una grafica di primo piano ed un sonoro sempre azzeccato. Già, anche il fronte audio è rimarchevole, proponendoci diverse musiche ed effetti sonori sempre azzeccati a seconda della situazione, introducendo alcune tracce davvero emozionanti e ricche di pathos, diversamente rispetto ad alcuni tra i primi capitoli. La componente emotiva sarà talvolta accentuata anche da queste musiche, che daranno il meglio di sé durante i video o in alcune situazioni di gioco finalmente originali. Poche, in verità, ma ciò che accadrà nella nave nemica la seconda volta che ci intrufoleremo al suo interno vale da sola il prezzo del biglietto. Anche se la scarsa longevità dovrebbe far ponderare un eventuale acquisto, le critiche mosse alla durata dell’avventura sono fondate, pochi giorni vi basteranno per completare il tutto e difficilmente la ricerca di tutti i manufatti sparsi per i vari livelli vi spingerà rigiocare daccapo l’intera avventura. L’altra critica movibile, questa volta a Sony, è la mancanza di polso nei confronti degli sviluppatori: se è perdonabile l’assenza dei pacchetti di livelli extra (rimasti esclusivi all’Xbox360; ad oggi ne sono usciti già un paio, probabilmente ne uscirà almeno un terzo ancora) a causa del desiderio di Microsoft di accaparrarsi l’esclusiva, non si comprende la mancanza dei Trofei, obbligatori dal 2009 in ogni nuovo titolo. Solo perché uscito nel Natale 2008 non significa che non potevano inserirli, dato che sarebbe bastato copiarli dell’edizione per l’Xbox360. Per quanto l’interesse di Trofei (per me moderato) e di contenuti scaricabili a pagamento (per me fondamentali, non lo nego) sia sicuramente soggettivo, è impossibile non notare la superiorità della versione per l’edizione della casa di Redmond, non fosse per alcune precisazioni a livello di trama di cui gli utenti Sony (ma anche di PC, Wii…) non godranno mai, a meno che l’ esclusiva a tempo non cada dopo un anno o due… Ma “Sotto le Ceneri” e “l’Ombra di Lara” si sono dimostrate due buone espansioni. Chissà se, per aumentare i guadagni, queste sezioni saranno rese scaricabili anche sul PSN… Piccolezze, forse, ma che mostrano una maggior cura per il prodotto che ha avuto Microsoft rispetto a Sony. In ogni caso, l’avventura principale è rimasta immutata, uguale alle altre versioni, quindi non c’è da temere per questo aspetto.

    COMMENTO FINALE


    "Una più che sufficiente avventura classica, che non può dirsi rivoluzionaria rispetto alle precedenti solo per la possibilità di vestire diversi abiti, di sporcarsi le ginocchia quando ci si accovaccia, o per dei cadaveri che non scompaiono nel nulla. Confermo i canonici 30 frame al secondo, ma d’altro canto c’è l’assenza di qualsiasi calo di fluidità, pur trovandoci in mezzo a spettacolari scenari. Come già detto in apertura, il comparto tecnico è molto buono, adatto a questa generazione, ma una bella grafica non è sufficiente per definire questo titolo un capolavoro, sebbene abbia i suoi momenti di gloria."

    Stefano "Tiranytar" Torriani





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