Konix Multi-System (Prima Parte) | Retrogaming History
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  • Konix Multi-System (Prima Parte)

    Konix Multi-System (Prima Parte)

    Anche i più giovani lettori di questo sito conosceranno la trilogia cinematografica di “Ritorno al futuro”: la trama del secondo film della serie, datato 1989, ruota attorno a una variazione del continuum spazio-temporale, che porta a un presente alternativo come conseguenza d’un evento del passato che non si sarebbe dovuto verificare.
    L’analisi dei possibili futuri è oggetto anche d’un altro film, “Sliding Doors” (1998), di contenuto ben diverso rispetto al precedente, ossia che risvolti avrebbe assunto la vita della protagonista se avesse preso o meno un determinato treno.
    Entrambi questi esempi fanno sorgere spontanea una domanda: cosa sarebbe successo se…? Quante volte ognuno di noi se l’è chiesto nel corso della vita…? Il quesito, anche se a primo acchito non sembrerebbe così, s’adatta perfettamente al mondo dei videogiochi.

    Correva l’anno 1989, curiosamente lo stesso in cui uscì “Ritorno al futuro – parte II”. Le riviste specializzate pubblicavano articoli e servizi sullo sviluppo d’una nuova, potentissima console, creando un’attesa spasmodica nei videogiocatori di tutto il mondo. Pareva realizzarsi il sogno di portare a casa, a una cifra decisamente abbordabile, una piccola salagiochi domestica, accessoriata con periferiche d’ogni genere adatte alle più svariate situazioni ludiche, come suggeriva il nome stesso della macchina: Konix Multi-System. Note case hardware e software erano sinceramente interessate al progetto, che prometteva la nascita d’un sistema robusto e versatile, capace di realizzare prodotti d’altissimo livello.




    La console fu ideata dalla gallese Konix, azienda all’epoca piuttosto conosciuta per lo sviluppo di joystick d’ottima qualità e dall’ergonomia innovativa (oltre che abbastanza economici), ma completamente priva d’esperienza nella progettazione di macchine da gioco. Lo sviluppo vero e proprio venne infatti affidato a Flare Technology, casa hardware con sede a Cambridge, fondata nel 1986 da Martin Brennan, Ben Cheese e John Mathieson, tre ingegneri usciti dai laboratori di Sinclair Research.
    Flare, dopo un’iniziale collaborazione con Amstrad, aveva messo a punto una propria tecnologia denominata “Flare One” (o “Flare I”), di potenza simile a un Commodore Amiga 500, utilizzata in alcuni cabinati arcade. Si trattava in realtà d’una evoluzione del “Loki”, nome in codice d’un computer domestico derivato dallo ZX Spectrum, su cui Brennan e Mathieson stavano lavorando alla Sinclair e che non vide mai la luce. Tale tecnologia, rivista e potenziata (in particolar modo con l’implementazione della CPU 8086 al posto dell’obsoleto Z80), sarebbe stata il cuore pulsante del Multi-System, una console a 16-bit, che sulla carta dava parecchio filo da torcere ai concorrenti: si pensi infatti che all’epoca il mercato domestico era dominato da computer e console a 8-bit, dai 16-bit di Atari ST e Amiga, mentre i PC in senso stretto erano ancora lontani anni luce dal poter essere considerati prodotti a uso videoludico vero e proprio e lo Sharp x68000 un vago miraggio di cui solo i più informati erano a conoscenza. La Konix prometteva d’entrare nell’era 16-bit con una macchina decisamente più potente dei rivali e più economica di questi da realizzare. L’azienda britannica poteva inoltre vantare collaborazioni di tutto rilievo al progetto, come quella col famoso programmatore Jeff Minter.
    Uno sguardo alle specifiche tecniche chiarisce le idee:

    CPU:
    16-bit 8086 processor a 6MHz
    Coprocessore: 16-bit ASIC Flare chip a 12 MHz (comprendente Video Generator, Colour Palette, Disk Controller, Custom Blitter, ROM, fast RAM, Arithmetic and Logic Unit a 12 MIP, RISC DSP custom chip, stereo CD DACs, Digital/Analogue Ports Controller)
    RAM: 256KB (espandibile fino a 768KB)
    Grafica: grafica 2D e 3D d’alto livello, gestita dal Custom Blitter e dal RISC DSP chip; palette a 4096 colori; risoluzioni: 256×200 (256 colori) a 50K, 512×200 (16 colori) a 50K, 256×200 (16 colori) a 25K
    Sonoro: suono stereo, gestito dal chip DSP RISC; CD quality sound (DACs)
    Supporto: disk drive 3.5” proprietario da 880KB
    Display output: VHF/UHF TV standard; RGB video (13 pin DIN socket)
    Sound output: TV; cuffie stereo; altoparlanti stereo sulla Power Chair
    Altro: 2 porte per controller aggiuntivi; porta per espansione a cartucce; porta analogica/digitale (160 pin); connessione alla Power Chair e alla Lightgun (8 pin DIN socket); uscita cuffie stereo

    Come si può vedere, il Multi-System faceva parte a pieno titolo della generazione 16-bit, presentando caratteristiche simili all’Amiga 500. Ciò che balza agli occhi è la velocità di clock del coprocessore ASIC, ben 12MHz, di molto superiore ai 7.16 MHz del vecchio Motorola 68000 residente nella macchina targata Commodore. Konix garantiva una console dotata d’una potenza di calcolo 50 volte superiore ad Amiga e Atari ST. Si tratta, ovviamente, d’affermazioni puramente teoriche.
    La dotazione di memoria RAM, che originariamente doveva essere di soli 128KB, venne aumentata a 256KB in seguito alle perplessità sollevate da alcune software house: Konix era convinta che 128KB fossero più che sufficienti per il funzionamento della console, mentre gli sviluppatori ritenevano che ciò avrebbe comportato continui accessi al disco. Si decise quindi di raddoppiarla senza aumentarne il prezzo finale e di predisporre un’ulteriore espansione di 512KB, installabile sfruttando la porta inizialmente progettata per il caricamento d’eventuali giochi su cartuccia.
    I dubbi erano effettivamente comprensibili, se si pensa che la stessa Amiga 500 partiva da una base RAM di 512KB (espandibili a 1024KB) e che il Multi-System veniva pubblicizzato come il sistema domestico più potente dell’epoca. La limitazione della RAM rendeva certo meno costosa la produzione della macchina, ma dava parecchio filo da torcere ai programmatori nell’aggirare i problemi che essa comportava.
    La dotazione audio-video era invece notevole, come testimoniano alcuni filmati reperibili in rete. 256 colori visualizzabili contemporaneamente su schermo da una palette di 4096 non erano pochi per una console di fine anni ’80: si tenga presente che l’Amiga 500, dotata di un’analoga palette, poteva visualizzarne solo 32, anche se a risoluzioni superiori (320x200/400 32 colori, 640x200/400 16 colori). Anche l’audio era di qualità decisamente elevata.
    Il video promozionale preparato da Konix enfatizzava molto le capacità della macchina, in taluni casi arrivando a gonfiarle: si parla di giochi a 4096 colori (in realtà, come s’è visto, il massimo utilizzabile era 256) e d’un “processore a 32-bit”, cosa quest’ultima ottenuta forse dalla somma arbitraria ed errata della potenza di processore e coprocessore (entrambi a 16-bit), vizio questo che verrà ripreso anni dopo anche da Atari per la campagna pubblicitaria del suo Jaguar (presunto 64-bit, i cui due processori principali, “Tom” e “Jerry”, erano in realtà a 32-bit). Da sottolineare come nello stesso video, poco più avanti, si torni a parlare di “microprocessore a 16-bit”.




    Il corpo principale del Multi-System era lo “Slipstream”, un controller contenente il cuore della console, che poteva assumere, con poche e rapide mosse (tramite una manopola a tre posizioni posta sulla sinistra dello chassis), varie configurazioni intercambiabili in base al gioco (volante per automobile, cloche per aereo o manubrio per motocicletta) e per il quale erano previste numerose periferiche. Tra queste ultime, la più eclatante era sicuramente un sedile in stile arcade dotato di force feedback.
    Sul lato destro dello chassis erano presenti un’altra manopola (utilizzata, a seconda della situazione, come leva del cambio, throttle o leva di controllo volume degli effetti sonori) e 2 pulsanti (“start” e “select”).
    Con la console erano inclusi una pedaliera a due pedali (ciascuno dotato di 2 microswitch: uno nella parte superiore e uno in quella inferiore), un joystick Navigator e un lettore esterno di floppy disk da 3.5” per il caricamento del software. L’obbiettivo era pertanto quello di fornire un’esperienza interattiva unica, che nessun home computer o console contemporanei potevano garantire: l’immersione del videogiocatore in un mondo “virtuale”, tramite un sistema di controllo innovativo e dinamico, capace di simulare la situazione offerta dal gioco. Per la prima volta sarebbe stato possibile sperimentare tra le mura di casa l’adrenalina e la frenesia che giochi di corsa (come “Outrun” e “Powerdrift”) o di volo (come “Afterburner”) offrivano nei cabinati arcade. Il tutto supportato da una grafica e un sonoro senza eguali e, come s’è già detto, a un prezzo inferiore rispetto agli altri computer dell’epoca: tra i 199.99 e i 229.99 pound per la console (contro i 399.99 pound d’un Amiga 500 o Atari ST) e 14.99 pound circa per ogni gioco.

    continua…
    Vai alla seconda parte>>



    Altre immagini:





    Luca "Synapsy" C.




    Commenti 6 Commenti
    1. L'avatar di Musashi
      Musashi -
      Mitico Konix, la più grande, immane presa per il culo della storia dei videogiochi.
      Una serie di periferiche esagerate per un sistema mediocre. Vabbe', nonostante tutto è stato un peccato che non sia mai uscito.
    1. L'avatar di Musashi
      Musashi -
      Dimenticavo, ottima recensione, completa ed esaustiva. Complimenti!
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Peccato che non sia mai stato messo in vendita, sicuramente poteva aver successo
    1. L'avatar di Bert
      Bert -
      Mah... anche se fosse uscita a suo tempo, probabilmente la successiva concorrenza l'avrebbe brasata viva, senza scomodare il Neo-Geo o il Super Nes, sarebbe bastato il "piccolo" PC-Engine se non addirittura il Mega Drive. Ma poi... una console a floppini?
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Con il Mega Drive (1990 in Europa) alle porte e il Super Nintendo (1992 nel Vecchio Continente) quasi all'orizzonte, il Konix Multi-System era destinato a soffrire di una concorrenza sin troppo agguerrita da parte di sistemi facenti capo a grandi società specializzate nell'intrattenimento videoludico.
      In pratica se anche fosse stato lanciato si sarebbe trovato a rivestire lo scomodo ruolo di un vaso di terra cotta costretto a viaggiare in compagnia di due vasi di ferro...
    1. L'avatar di Moro
      Moro -
      Grande articolo, periodicamente vedo che del Konix se ne continua a parlare con speciali o qualche thread....ed io non mi stanchero' mai di dire che la mia bava ai tempi aveva fatto il solco nella stanzina dei videogiochi a casa dei miei. Avevo gia' cominciato a mettere da parte i soldi, dopo aver visto gia' i depliant pubblicitari con la distribuzione della Leader Distribuzioni.
      Peccato davvero, avere avuto la possibilita' di un sedile pneumatico in camera per giocare sarebbe stata una roba allucinante.