Fable - Xbox | Retrogaming History
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    Fable

    Per ottenere un buon successo commerciale è quantomeno indispensabile che di un gioco si cominci a parlare, sia nel bene che nel male, ben prima della sua effettiva data di rilascio. A conferma di ciò esiste un’infinità serie di potenziali “blockbusters” nati, e successivamente morti, nel più completo anonimato. Purtroppo, spesso e volentieri, è proprio quest’eccesso di “hype” a tarpare le ali a giochi d’innegabile valore, ma comunque incapaci di tenere fede a tutte le promesse fatte in sede di realizzazione. Il qui presente Fable, suo malgrado, ricade esattamente in questa casistica. D’altronde, quando ad annunciare una vera e propria rivoluzione videoludica è niente di meno che Peter Molyneux in persona, autore fra l’altro di Populous, Syndicate e Theme Park, risulta veramente difficile non prenderlo in parola.
    Pubblicato nel 2004 sia su Xbox che su piattaforma Windows, il titolo della Lionhead Studios venne annunciato come la nuova frontiera dei giochi di ruolo, in grado di concedere al giocatore il totale controllo sull’evolversi del proprio personaggio e del mondo circostante. Come vedremo più nel dettaglio in seguito, Fable riuscì solo in parte in questa sua impresa, uscendo fortemente ridimensionato nelle sue aspettative, senza però rinunciare a qualche sprazzo di vera originalità.

    Nelle sue premesse il gioco di Molyneux si presenta come un action-rpg di stampo alquanto classico. Ambientato in un medioevo fantasy di chiara ispirazione occidentale, le cui atmosfere ricordano molto da vicino l’Inghilterra di qualche secolo fa, Fable ci vedrà vestire i panni di un giovane orfano, adottato e cresciuto nella rinomata “gilda degli eroi”. Come nella migliore delle tradizioni, un bel giorno scopriremo di essere gli ultimi discendenti di una potente e nobile casata; in pratica gli unici in grado di fermare i terribili piani di conquista del perfido cattivone di turno, sulla cui coscienza grava anche l’uccisione dei nostri genitori.
    Come si può buon vedere, la trama non brilla certamente per originalità, andando praticamente a ripescare tutti quei clichè tipici del genere di appartenenza. Anche il gameplay rinuncia quasi a priori a qualsivoglia spinta innovatrice, presentandosi con delle meccaniche che, sulla falsariga del famosissimo World of Warcraft, ci consentiranno di alternare agevolmente attacchi all’arma bianca ed incantesimi. Tale mancanza di fantasia è comunque ampiamente bilanciata dalla grande funzionalità e giocabilità che tale ipercollaudato sistema finisce immancabilmente con l’elargire.



    Ben più originale si dimostra, fortunatamente, la gestione del personaggio; la quale ci permetterà di modificare il nostro alter-ego in maniera pressoché totale. L’aspetto ed il carattere del protagonista tenderanno, infatti, a conformarsi sia allo stile di combattimento che decideremo di adottare che a come interagiremo con i restanti “npc”. Nella pratica, se ci macchieremo di atrocità o misfatti, il nostro personaggio inizierà ad assumere un aspetto sempre più diabolico, cosa che di certo non gli attirerà le simpatie della gente. Al contrario, un comportamento esemplare potrà farci dono di un viso angelico e della fama di paladini, suscitando grida di ammirazione ed incoraggiamento al nostro passaggio. Tale sistema assume a tratti un livello talmente maniacale da riprodurre le cicatrici che nel corso dei combattimenti avremo accumulato.
    Per relazionarci con i restanti abitanti del mondo di Fable, il gioco mette a disposizioni un originalissimo sistema di icone od espressioni, attraverso le quali saremo in grado di interagire e far conoscere le nostre vere intenzioni. Potremo così corteggiare le procaci signorine, fare battutacce di spirito, mostrare i nostri trofei, oppure terrorizzare la povera popolazione. Come se ciò non bastasse, Fable ci consentirà anche di scegliere l’abbigliamento, la capigliatura e i tatuaggi da applicare al nostro alter-ego, ciascuno dei quali concorrerà in misura differente a farci percepire come strenui difensori della giustizia o perfidi guerrieri assetati di sangue e ricchezze. A completare il quadro generale ci pensano, infine, svariate opzioni, come ad esempio la possibilità di prender moglie o di comprare ed affittare case, facendo ovviamente schizzare alle stelle il tasso di credibilità che il titolo Lionhead Studios sarà in grado di elargire.



    Se dal punto di vista della gestione del personaggio Fable sembra proprio mantenere tutte le promesse fatte in fase di realizzazione, ben altro discorso merita invece l’evolversi della trama. Quest’ultima, infatti, oltre ad essere a dir poco banale e scontata, offre una libertà d’azione assolutamente fittizia, fatta di pochissimi bivi le cui ripercussioni sullo svolgersi della storia risulteranno del tutto marginali. Se a questo aggiungiamo una durata complessiva che si aggira intorno alla dozzina di ore scarse, non possiamo fare a meno di constatare come ad una struttura potenzialmente ricca ed articolata faccia da contraltare una fondamentale carenza di sostanza.

    Tecnicamente parlando, Fable si presenta decisamente bene, grazie ad un ottimo motore grafico capace di gestire delle bellissime ambientazioni e ad un comparto audio decisamente al di sopra della media. Da questo punto di vista l’unica piccola remora resta lo stile grafico adottato dai programmatori, che rischia di apparire un tantino troppo anonimo a causa dell’eccessiva somiglianza col già citato World of Warcraft.

    P.S. Del gioco esiste una seconda versione pubblicata nel 2005 con il nome di Fable: The Lost Chapters, la quale, andando ad ampliare un po’ tutti gli aspetti del titolo originale, rappresenta sicuramente la migliore scelta per quanti fossero interessati all’acquisto del prodotto.



    "Fable dei Lionhead Studios deve essere considerato come una mezza occasione mancata. Infatti, se da un lato abbiamo un’ottima giocabilità, una gestione del personaggio assai complessa ed appagante ed un mondo credibile e ricco di obiettivi secondari da portare a termine, dall’altro una trama decisamente sottotono ed una longevità ai minimi storici per un gdr ridimensionano considerevolmente le ambizioni del lavoro di Molyneux. Fable è perciò caldamente consigliato solamente a quei maniaci che di un gioco di ruolo amano sviscerarne ogni più piccolo particolare, passando ore ed ore a gestire e migliorare il proprio personaggio. In quanto, a fronte di una storia fin troppo breve e superficiale, tale aspetto rimane l’unico valido motivo per riprendere in mano l’avventura una seconda volta."


    Emiliano "MasterGen" Valori




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