Capcom Classic Collection Reloaded | Retrogaming History
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  • Capcom Classic Collection Reloaded

    Capcom Classic Collection Reloaded

    Dopo pochi mesi di distanza dalla passabile edizione “Remixed”, la software house di Osaka ci fa dono (si fa per dire) di questo “nuovo” Capcom Classic Collection Reloaded. Raccolta che si inserisce nella scia di quei prodotti che cercano (non senza qualche merito) di riproporre ad un pubblico moderno vecchie glorie del passato. Sicuramente dietro simili operazioni c’è anche il meno nobile intento di ricavare profitto da titoli oramai iper-sfruttati, ma in quanto retrogamers non possiamo che accogliere con piacere questa convergenza d’interessi fra case produttrici e giocatori.

    Diciamo subito che la nuova compilation Capcom si contraddistingue principalmente per la bontà dei suoi contenuti, offrendo al giocatore la bellezza di diciannove giochi suddivisi fra tutti quei generi che hanno contribuito a rendere grande la software house di Ryu & compagni, inclusi diversi titoli di primissimo spessore.

    Potendo vantare ben dieci esponenti, il gruppo maggiormente rappresentato è sicuramente quello degli shoot’em up. L’onore di aprire le danze spetta al trittico composto da 1942, 1943 & 1943 Kai, classici sparatutto a scorrimento verticale ambientati nella seconda guerra mondiale, in grado ai loro tempi di riscuotere un grandissimo quanto meritato successo. Se il primo dei tre, per quanto perfettamente godibile, risulta penalizzato da un gameplay troppo semplicistico, ben diverso è il discorso per 1943 e la sua versione aggiornata Kai: che grazie all’ottimo comparto grafico e all’introduzione di alcune significative innovazioni, come la barra d’energia e gli attacchi speciali, si lasciano perfettamente apprezzare anche al giorno d’oggi. Seguono a ruota Vulgus ed Exed Exes, spudorati cloni del ben più famoso Xevious di casa Namco, che rappresentano, assieme ad Higemaru (una brutta copia del notissimo Bomber Man), i veri punti deboli di questa compilation. Si cambia poi ambientazione, da aerea a terrestre, con Commando, Mercs & Gun Smoke. Se sul primo dei tre rimane valido quanto già detto per 1942, i rimanenti si fanno sicuramente apprezzare per alcune trovate decisamente originali (almeno per l’epoca di riferimento). In Mercs potremo infatti prendere possesso di veicoli o torrette sottratte al nemico, mentre nello sparatutto ad ambientazione western Gun Smoke si assiste all’abbinamento di tre differenti pulsanti ad altrettante direzioni di sparo. Parimenti innovativo risulta inoltre Son Son, via di mezzo fra il platform e lo shoot’em up a scorrimento orizzontale. Il risultato di un simile connubio, per quanto apprezzabile, non si rivela purtroppo sufficientemente vario ed intrigante da superare indenne la prova del tempo. Decisamente più moderno è invece Eco Fighter, datato 1993, che chiude in bellezza il genere sparatutto con un comparto grafico di tutto rispetto e l’introduzione a bordo della navicella di un cannoncino rotante in grado di sparare a 360°.



    Purtroppo, fatta eccezione per gli ultimi due titoli a scrolling orizzontale, tutti i giochi appartenenti a questa categoria soffrono per via della trasposizione sul piccolo 16:9 della PSP, che mal si adatta all’originale layout degli shooter a scorrimento verticale. Situazione che finisce col relegare l’aria di gioco ad una parte veramente troppo piccola dello schermo, al punto da rendere difficoltoso il riconoscimento degli spari avversari durante le fasi più concitate. L’unica soluzione trovata dalla Capcom per ovviare a questo problema risiede nella possibilità di ribaltare di 90° la nostra console. Funzione che come si può ben immaginare richiede delle manovre ai limiti del contorsionismo per raggiungere gli indispensabili controlli. Un vero peccato insomma.

    Dopo questa scorpacciata di sparatutto è il turno dei platform, genere egregiamente rappresentato dallo storico trio composto da Ghosts’n Goblins, Ghouls’n Ghosts & Super Ghouls’n Ghosts (quest’ultimo pubblicato all’epoca come esclusiva per il Super Nintendo). Giochi che non necessitano certamente di presentazioni ed il cui unico difetto, sempre che tale lo si possa considerare, risiede in un livello di difficoltà talmente elevato da riuscire a scoraggiare il giocatore moderno non più abituato ad un simile tasso di cattiveria digitale.

    Parlando di una compilation Capcom non potevano certamente mancare i picchiaduro a scorrimento. Genere che ha per lungo tempo rappresentato il vero fiore all’occhiello della software house nipponica. I titoli scelti per l’occasione, The King of Dragons & Knights of the Round, sono in realtà due Slash’em up sullo stile di Golden Axe, al quale aggiungono però un sistema di upgrading basato sull’accumulo di punti esperienza. Una simile impostazione finisce col renderli vagamente simili ad un gioco di ruolo, non fosse altro per l’ambientazione fantasy/medievale che li accomuna. A meritare le maggiori attenzioni è comunque The King of Dragons, che pur non brillando sotto il profilo della realizzazione tecnica, riesce ugualmente a mettersi in evidenza grazie ad una migliore caratterizzazione dei personaggi, oltre che per l’essere il precursore di quei due capolavori, sempre ad opera della Capcom, basati sull’universo di D&D. (E dei quali si attende ancora con ansia una loro riproposizione, magari in una delle future collection).



    Il valore complessivo di questa raccolta, fin qui ampiamente nella media, arriva a toccare vette di assoluta eccellenza con l’inserimento di ben tre versioni del mitico Street Fighter II (l’originale, la Champion Edition e la Turbo:Hyper Fighting). Terzetto che, neanche a dirlo, potrebbe già di per se valere l’acquisto dell’intera raccolta.

    Da rimarcare inoltre la possibilità di collegare fra loro più PSP tramite l’apposito sistema Wi-Fi, riuscendo in tal modo a sfruttare l’opzione multigiocatore presente in quasi tutti i titoli proposti. Di questi solo una piccolissima parte permette però di condividere un unico UMD, e quei pochi che lo fanno limitano quest’opzione ad un numero veramente esiguo di livelli. Tutto ciò finisce col relegare quella che dovrebbe essere una feature imprescindibile (soprattutto nel caso di Street Fighter) al ruolo di opzione buona solo sulla carta ma di difficilissima realizzazione. A concludere il tutto segnaliamo la possibilità di sbloccare numerosi extra, come artworks o addirittura cheats, vincendo ad un’apposita slot-machine che utilizza i crediti guadagnati progredendo nei restanti giochi.

    COMMENTO FINALE


    "Tirando le somme Capcom Classic Collection Reloaded si dimostra una raccolta più che valida, contraddistinta da una vasta proposta di ottimi titoli di cui solamente tre o quattro possono considerarsi veramente superflui. Un vero peccato quindi che alcuni problemi di visualizzazione e la necessità di doverne acquistare più copie per poter sfruttare in pieno l’opzione multiplayer gli impediscano di innalzarsi al livello di “must have” per tutti i possessori del portatile Sony.

    Emilano "MasterGen" Valori





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