Dig Dug | Retrogaming History
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  • Dig Dug

    Dig Dug

    Dopo aver esplorato le possibilità del fixed shooter e del maze game, e dopo averne sublimato l'essenza in Galaga e Pac-Man, la Namco continuava a ricercare nuovi concept da racchiudere in schemi di gioco legati alla schermata fissa.

    Alcune regole per il successo erano già proprie dei presupposti dell'impostazione: una videata priva della possibilità di scorrimento reca con sé un potenziale strategico peculiare, legato alla visibilità di ogni variabile, all'immediato riscontro di ogni bonus e malus, all'individuazione di tutto ciò che necessitiamo tramite un rapido sguardo allo scenario. Il riscontro della posizione dei nemici consente la pianificazione di più elaborate strategie di movimento ed un approccio ragionato anche al più semplice dei gameplay.


    Supportata dal versatile hardware di Galaga, la Namco si tuffò nel progetto Dig Dug. L'impostazione dello schermo rimane verticale e l'essenzialissima sceneggiatura prevede tale Dig Dug, una sorta di puffo travestito da astronauta, alle prese con la disinfestazione del suo giardino, preso di mira da due strani esserini: un pomodoro giallo con gli occhiali e un draghettino sputafuoco.


    Il punto di forza che balza per primo agli occhi è la vocazione “cute” di questo coin-op. La cosmesi di Dig Dug è solare, tenera, spensierata. I colori usati dalla grafica sono brillanti ed estivi, sia per lo scenario che per gli sprites, ed il disegno dei cattivi non è di certo inquietante. L'apice di quella tenerosità tipicamente giapponese di cui il gioco è permeato è raggiunta in quei fiori che si possono osservare nella parte alta dell'area dello schermo: pensate che per indicare il livello di gioco, alla Namco non si sono accontentati di un banale numeretto (peraltro presente) e hanno utilizzato fiori di diversa grandezza, ognuno col proprio valore numerico. Inutile, eppure sconfinatamente stylish.


    Ritornando alla meravigliosa tradizione Namco fatta di giochi con poche regole e tanta strategia, Dig Dug pone le sue fondamenta su una base fatta di scavi sotterranei. La novità, stavolta, è che buona parte dell'area di gioco la partorirà il giocatore stesso. La nostra partita inizia di fronte ad una schermata piena di terreno e il nostro Dig Dug (o Taizo Hori, come verrà successivamente rinominato) che inizia a scavare un tunnel dal centro. Sparse, possiamo vedere piccole aree abitate dai mostriciattoli di cui sopra: essi si limiteranno a muoversi a destra e a manca, almeno fino a quando non sarete voi stessi a disturbarli oppure fino a una determinata quantità di secondi prevista dal gioco dopo la quale essi cominceranno ad inseguirvi. Sono proprio i primi secondi della partita ad imprimere una grande personalità al titolo. Dig Dug, come dice il suo stesso nome, è un tizio che scava, e scavando può disegnare una ragnatela di cunicoli sotterranei percorribili dai nemici. Ciò implica che, entro certi limiti, saremo proprio noi a stabilire la strada che essi seguiranno, guadagnandoci l'opportunità di preparare loro qualche bel tranello.


    Come in ogni videogioco classico che si rispetti, la riuscita della partita risiede nello sterminare ogni avversario. Per avere la meglio di quelli qui presenti, dobbiamo gonfiarli fino all'esplosione tramite una bizzarra pompa che abbiamo in dotazione. Essa è a gittata molto limitata, il che significa che dovremo avvicinarci parecchio ai nostri nemici, e bisogna azionarla più volte per determinare una pressione letale per i nostri avversari. Inoltre, nel caso non dovessimo gonfiarli fino all'esplosione, riusciremo comunque a renderli momentaneamente innocui e potremo oltrepassarli senza subire danni: si rivelerà una strategia molto utile in caso di vicoli ciechi. Un altro sistema per sbarazzarsi dei nemici, nonché il più remunerativo in fatto di punteggio, è quello di schiacciarli tramite l'ausilio dei massi dislocati lungo l'area di gioco. Vanno “maneggiati” con cura, dato che possono anche finire sopra di noi, anticipandoci il game over. Riuscendo a scavare un tunnel verticale proprio sotto il masso, potremo intrappolare con un bel gambetto qualche mostro, in un notevole tripudio di punti che potrà anche causare la comparsa di un frutto al centro del video che, se raccolto in tempo, allieterà ulteriormente il nostro risultato.


    Le prime partite a Dig Dug potrebbero restituirvi la sensazione di un videogioco fin troppo semplice, ma non lo è affatto. Gli Oogas e i Fygars, questi i simpatici nomi delle nostre nemesi, sono stupidi fino a un certo punto e ci arrecheranno numerose insidie. Per cominciare, essi seguono i tunnel scavati da noi, è vero, ma potranno anche decidere di passare attraverso il terreno trasformandosi temporaneamente in una sorta di fantasmi, facendo saltare buona parte delle nostre tattiche d'adescamento. I Fygars, come dicevamo, sono anche dotati di uno sputo di fuoco abbastanza ampio che va accuratamente evitato. Col passare dei livelli, poi, i nemici si velocizzeranno sempre di più e ci verrà richiesta una rapidità disumana per raggiungere il mitico 255° livello che, come in Pac-Man, rappresenta la fine di questo piccolo universo videoludico a causa del solito bug.



    Altre versioni

    Atari 2600
    La conversione per il buon vecchio Atari VCS è decisamente valida. Nonostante i noti limiti della macchina, Dig Dug è riconoscibilissimo, il gioco soffre di flickerii minimi e persino gli sprite sono molto riconoscibili. L'unica pecca sono i massi, rappresentati da semplici ed anonimi quadrati, ma tutto il resto è presente alla grande. Controlli leggermenti legnosi.



    Atari 5200/8-bit
    Altra splendida conversione, su Atari 5200 i risultati sono davvero eccellenti in ogni aspetto. Come al solito, c'è il problema del controller: giocarlo con lo scoraggiante joystickone di serie potrebbe compromettere terribilmente la giocabilità, ma per il resto si tratta di un prodotto ineccepibile. Lo stesso dicasi per i computer 8-bit della casa americana, i quali non presentano nemmeno le noie derivanti dal controller.


    Atari 7800
    Ottimo lavoro anche sulla terza console Atari, con grafica colorata e dettagliata. I controlli sono impeccabili ed è difficile muovere critiche a questa conversione. La risoluzione non è molto alta, ma l'aspetto generale non ne soffre molto.




    Intellivision
    Il cammino di Dig Dug verso l'Intellivision fu travagliato, tanto che la trasposizione fu iniziata nel 1983 ma, dopo la grande crisi, fu interrotto e ripreso da terzi nel 1987. La fedeltà è strepitosa e la macchina Mattel è splendidamente sfruttata. Definizione decisamente migliore di quella vista su VCS.



    NES
    Nemmeno la conversione per NES poteva fare eccezione. Il pad Nintendo aumenta ancora di più il comfort e le buone capacità tecniche della macchina si fanno sentire. Peccato solo per una palette cromatica più cupa del solito.




    Game Boy
    Nella peculiare monocromia del portatilino Nintendo, Dig Dug continua ad apparire in ottima forma. Per un ovvio problema relativo alla limitata risoluzione della macchina, l'area di gioco non viene visualizzata per intero ed è presente uno scrolling multidirezionale. Si tratta comunque di un altro eccellente prodotto.



    Commodore 64
    La palette del piccolo Commodore si addice poco alle tonalità del coin-op Namco, ragion per cui la grafica di questa conversione non brilla per gradevolezza. Non molto apprezzabile anche l'utilizzo della risoluzione a causa di alcuni sprite leggermente deformati rispetto all'originale. I controlli sono buoni, così come tutta la giocabilità, ma non è la piattaforma sulla quale Dig Dug si esprime al meglio.



    MSX
    Il computer giapponese riesce ad offrire un adattamento ancora una volta fedele nelle meccaniche, ma di certo il reparto estetico non è molto gradevole. Le scelte cromatiche non sono felicissime, soprattutto per i massi viola, ma l'azione è comunque molto fluida.






    "Dig Dug è un gioco dal valore eterno, questo perchè il potenziale del suo concept è già implementato con la massima efficacia. Gli equilibri sono calibrati alla perfezione, lasciando spazio a miseri miglioramenti relativi alla definizione delle immagini, del resto stilisticamente già molto valide. Qualche difetto ci sta: i controlli, a voler esser pignoli, non sono il massimo della precisione, a causa di una reattività non perfetta nei movimenti più rapidi, ed un gameplay che, nonostante le sue varianti strategiche, può venire a noia dopo (molto) prolungati periodi di gioco. Dig Dug, però, garantisce anche un vortice di coinvolgimento nei confronti dei videogiocatori più avvezzi al perfezionismo, merito di una curva di difficoltà tanto innocua, inizialmente, quanto ingannevole. Un altro grande classico della Namco."



    Gianluca "musehead" Santilio






    Altre immagini:



    Commenti 4 Commenti
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Avevo la versione Atari 800 XL (uno dei modelli di home computer Atari a 8 bit)... graditissima copia carbone dell'ottimo porting Atari 5200. Divertentissimo... e poi lo giocavo con il joystick Atari classic... decisamente più comodo di quello del 5200. Come si rimarca giustamente nella recensione, Dig Dug sembra un titolo realizzato all'insegna della più assoluta linearità e, di conseguenza, tendenzialmente basilare... non è così! Si tratta, invece, di un titolo relativamente "profondo"
    1. L'avatar di Heclegar
      Heclegar -
      Da bambino lo adoravo, soprattutto quel motivetto insistente che si sente in continuazione!
    1. L'avatar di gORE70hp
      gORE70hp -
      uno dei miei giochi preferiti
    1. L'avatar di Amy-Mor
      Amy-Mor -
      Giocato la versione Atari2600, ho ancora il suono che gironzola nelle orecchie!Un mito, certo, però poi annoiava...