EA Replay-PSP | Retrogaming History
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    EA Replay

    Electronic Arts Replay, in queste semplici tre parole è racchiuso un universo di ricordi, quelli legati ad una importante casa di software americana che ha contribuito moltissimo alla storia dei videogiochi. L’EA ci invita a rigiocare i suoi classici, e noi non ci tiriamo certo indietro, ma scopriamo subito che la maggior parte dei titoli intramontabili che ricordavamo con affetto non sono presenti in questa retrospettiva portatile. Press Play and Replay the 90s!

    Le software house riscoprono il passato
    Il fenomeno del retrogaming, come sa bene chi legge questo sito, ha portato nel corso del tempo alla riscoperta dei tesori perduti del software del passato, molto spesso dimenticato troppo in fretta per la rincorsa agli armamenti effettuata dai vari produttori di console che inseguono un mercato troppo mutevole. Dall’ iniziativa personale di alcuni eroici compilatori di software di emulazione amatoriale, specie nei tardi anni '90, si è giunti oggi ad un grandissimo fiorire di compilations ufficiali dedicate ai vecchi classici da parte delle stesse case di software, che hanno rilasciato sul mercato importanti testimonianze del loro passato. Tra le grandi raccolte figurano quelle tematiche per softco, come Taito con i suoi Legends, le eccezionali Capcom Classics Collection, Sega Megadrive Collection, SNK Arcade Classics, le raccolte dedicate alle origini del video giocare come i due Anthology di Activision ed Atari oppure la serie Midway Arcade Treasures senza andare a scomodare l’ormai essa stessa classica Namco Museum, edita in mille edizioni differenti per quasi tutti i sistemi, inclusi i portatili. Proprio per il mercato delle macchine da passeggio esce l’interessante EA Replay, che ci invita a giocare con i titoli del passato consolistico dell’Electronic Arts. Questa collezione sarà al livello delle altre?

    Artisti dell’elettronica
    Caratterizzata da un passato glorioso e ricco di sperimentazione, oggigiorno EA è a volte una software house fin troppo commerciale, diventata al pari delle grandi major musicali che guardano spesso più all’incasso che ai motivi trainanti dell’arte. Eppure l’Electronic Arts del passato aveva una filosofia del tutto differente, spesso scopriva e produceva piccoli gruppi di sviluppo o singoli programmatori, prediligendo le opere più ricercate ed interessanti. Per chi seguiva il mercato del Mega Drive, quella costina gialla sulle scatole con il vecchio logo di Electronic Arts era quasi sempre sinonimo di qualità e sperimentazione artistica. Nella scuderia EA si sono succeduti sviluppatori come la BullFrog di Peter Moulyneux, che ricordiamo per Populous e Power Monger, piccole perle della strategia, o interessanti one shot come The Immortal, titolo poco noto ma da riscoprire di Will Harvey.



    Le console non hanno un’anima?
    Presente negli anni '90 su PC e Amiga, ma anche su console, EA ha scelto di inserire nella sua retrospettiva proprio queste ultime versioni dei giochi, scontentando forse molti fans, che avrebbero preferito le edizioni per computer dei titoli selezionati. Eppure il filo logico è chiaro, PSP è una console, e quindi i giochi raccolti dovrebbero provenire principalmente dalle console del passato. Questa scelta può risultare però infelice sotto alcuni punti di vista, poiché le conversioni su console spesso non erano all’altezza degli originali per Amiga o Personal Computer. Chi ha amato Super NES e Mega Drive sarà comunque contento di ritrovare proprio quelle edizioni dei suoi giochi EA preferiti. La rosa dei titoli prescelti è però molto particolare, poiché EA ha voluto proporre pochi giochi “tripla A” del passato, puntando inspiegabilmente anche su titoli meno conosciuti, ma non per questo meno divertenti, almeno alcuni.

    14 classics on one UMD!
    Così recita lo strillo della pubblicità americana del gioco, eppure solo alcuni titoli si possono considerare dei veri classici del catalogo EA. La collezione appare dunque meno ricca delle già citate raccolte Taito, Namco, Capcom e soprattutto Sega, proponendo meno titoli, di cui alcuni anche dal richiamo molto basso. Eppure la collezione ha dei punti a suo favore: sul piccolo UMD trovano spazio una manciata di giochi tutto sommato ben rappresentativi di un’epoca, che pur basandosi sull’emulazione delle versioni console degli stessi e non sulla loro riprogrammazione volta a sfruttare al meglio i circuiti della PSP, risultano storicamente molto interessanti ed anche dal punto di vista ludico si difendono ancora discretamente. Certo riprogrammare i giochi avrebbe dato risultati migliori, come si è visto nella compilation Namco Museum per GBA, ma stavolta EA ha scelto la via più semplce e rapida. L’interfaccia di selezione dei titoli riporta alla mente le gloriose cartucce a 16 bit, riproposte in una versione virtuale. I titoli coprono l’arco temporale tra il 1989 e il 1995.



    La trilogia di Road Rash
    Da considerare un parente americano di Hang On, leggendario titolo di Yu Suzuki, apre le danze Road Rash, datato 1991. Tra gli autori del titolo va ricordato Randall Breen un design che si distinguerà successivamente nelle fila della LucasArts e che ha il merito di aver prodotto l’indimenticabile Little Big Adventure. La prima cosa che si nota è una nuova colonna sonora per il gioco, forse per una questione di diritti legati al musicista originale, Rob Hubbard, che oggi non collabora più con EA. Il resto è rimasto identico alla versione Mega Drive, con un gameplay divertente e basato su una corsa illegale tra moto, ricca di scorrettezze, pugni, calci, spintoni e colpi bassi che permettono di arrivare al traguardo. Quando si cade dalla moto non arriva però il game over, ma c’è la possibilità di camminare a piedi fino al punto in cui siamo caduti dal sellino. Una grande varietà di armi è offerta al giocatore, oltre all’iniziale colpo di mano, tra cui bastoni, pungoli elettrici, spranghe e persino nunchaku. Il titolo è molto coinvolgente, presenta una grafica buona anche se non troppo varia, che riproduce le reali strade della California, con animazioni nella media ed azzeccati effetti sonori, e si presta bene a partite veloci e coinvolgenti. Tecnicamente il gioco non è eccelso, poiché presenta un frame rate costantemente sotto i 30 fps e persino delle collisioni tra sprite non precisissime, eppure Road Rash è un vero simbolo generazionale e molti giocatori che lo hanno amato sono poi diventati grazie a lui anche appassionati di motociclismo. Mescolare la guida spericolata con gli inseguimenti della polizia e persino una piccola componente strategica è stata un’ottima intuizione. Tutto è permesso in RR, pur di arrivare al traguardo.

    Road Rash 2 risale al 1992 e presenta le stesse caratteristiche del predecessore, unendo delle interessanti idee di crescita del giocatore, forse mutuate dagli RPG, in cui guadagnare premi sul campo che permettono di comprare moto sempre più potenti e complesse. I percorsi presentano delle varianti e la grafica è un passo avanti. Affrontare il gioco in due, possibile anche su PSP grazie al wireless e due console, presentava su Mega Drive lo split screen, regalando al titolo una longevità praticamente eterna. Tuttora RR2 risulta divertente e molto valido.


    Arrivato nel 1995 su console Road Rash 3 ripropone tutte le caratteristiche vincenti dei due predecessori, velocità, scorrettezze e ricchezza degli elementi extra non puramente corsaioli, giocando inoltre la carta della digitalizzazione, inedita nella serie. Il sottotitolo Tour De France porta subito a pensare alle biciclette, in effetti presenti nel gioco, che possono essere upgradate come le moto. I cinque percorsi sono ambientati in varie località del mondo, dal Brasile al Kenya, per arrivare alla splendida corsa notturna ambientata in Giappone. Pur ritenuto da molti inferiore al secondo episodio, RR3 è ancora oggi davvero intrigante.



    I primi due Strike
    Uno dei pezzi forti della collezione è senza dubbio Desert Strike, qui presente col suo seguito Jungle Strike. Lo strategico di Granite Bay Software, di cui abbiamo già parlato nella retrospettiva a lui dedicata, è un titolo indimenticabile, che regge molto bene lo scorrere del tempo. Basati su delle missioni militari tattiche da svolgere a bordo di un elicottero, i due giochi miscelano sapientemente azione e decisioni strategiche, rendendo appassionante ogni missione. I due ideatori Mike Posehn e John Manley riescono a ricreare alla perfezione l’atmosfera della guerra del golfo che all’inizio degli anni '90 è stata vissuta molto intensamente da tutto il mondo, grazie all’esposizione mediatica altissima, e considerata una vera e propria “guerra in diretta”.

    Wing Commander e la sua espansione
    Wing Commander non ha bisogno di presentazioni. Lo storico titolo della Origin, ideato da Chris Roberts, è un simulatore di guerre spaziali basato su alcune missioni che il giocatore deve compiere per progredire nel gioco, nelle vesti di un cadetto spaziale. Le missioni si presentano in modo non lineare, ma seguono una struttura “ad albero” dall’esito delle quali è influenzata l’intera trama del gioco. L’intero genere dei simulatori di volo è debitore a WC, che rappresenta una pietra miliare importantissima. La maggior parte dei giocatori ha conosciuto WC grazie alla versione Amiga, anche se il titolo rendeva al meglio su un 386 con VGA, che per il 1990 era il massimo della tecnologia, ma spesso fuori portata dalle tasche dei giocatori comuni. Il gioco ha però goduto di molteplici conversioni, tra cui quella per SNES su cui si basa questo porting per PSP. The Secret Missions è una buona ciliegina sulla torta per gli appassionati di WC e allunga di molto la longevità del già ottimo titolo. L’espansione era all’epoca disponibile per PC DOS, ma diventava stand-alone (ovvero gioco indipendente) in una esclusiva versione realizzata appositamente per il Super Nintendo, su cui si basa il titolo di questa collezione. Qui la scelta di optare per le versioni console dei classici EA è stata per una volta favorevole.

    Syndicate e Ultima VII
    Due titoli ad alto profilo risultano essere Ultima VII: The Black Gate e Syndicate, pur nella loro riproposizione per console, all’epoca decisamente inferiori alla controparte PC. Il leggendario RPG della Origin proviene direttamente dalla conversione effettuata all’epoca per SNES e la sua resa su PSP è di buon livello. Il titolo è rimasto totalmente in inglese, ma è giocabilissimo anche nella lingua d’Albione, del resto se il suo creatore si chiama Lord British pare d’obbligo giocarlo in lingua originale. Caratterizzato da una visuale verticale dall’alto tipica della serie Ultima appare sul portatile Sony a pieno schermo. Esplorare Britannia, anche durante le escursioni con la nostra console da tasca, resta un’esperienza unica, oltre che un’ottima occasione per chi non conosce la splendida saga per avvicinarsi ad essa, magari recuperando tutti gli episodi e rigiocandoli partendo dal primo Ultima del 1980. E’ tempo di impersonare l’avatar ancora una volta, in un gioco che, da solo, varrebbe l’acquisto della collezione.

    Proviene invece dalla BullFrog l’altro pezzo da novanta della retrospettiva EA: Syndicate, un interessantissimo strategico ambientato nel mondo delle megacorporazioni del futuro in cui gruppi di cyborg sono in lotta tra loro. La grafica isometrica e l'inquietante ambientazione cyberpunk rendono il titolo indimenticabile. Chi ha amato l’ottima edizione PC stia però attento, poiché la conversione per console, in questo caso il SNES, su cui si basa il porting per PSP, appare decisamente ridimensionata e stravolge molti aspetti fondamentali del gioco, pur rimanendo divertente e giocabile.

    Haunting Starring PolterGuy
    il titolo è la vera rivelazione della compilation, una divertente avventura in cui impersoneremo un fantasma incaricato di spaventare una allegra famigliola. Per farlo, PolterGuy, il nostro spettrale protagonista, ha a disposizione una innumerevole serie di scherzi, per far venire il cardiopalma ai vari membri della famiglia. Interessante il sub livello dell’oltretomba dove finiremo se perderemo tutta la nostra energia fantasmatica, basato su una passeggiata nei meadri del sottosuolo demoniaco. Ideato da Dave Ralston e John Salwitz, già coinvolti nella realizzazione di Rampart per console, HSP presenta una bella visuale isometrica, molto fuzionale al gioco ed una caratterizzazione dei personaggi davvero buona. Il nostro poltergeist è indimenticabile. Le musiche di Don Veca, già visto all’opera nel titolo corsistico della collezione, completano la pregevole presentazione audiovisiva del gioco. HSP è un gioco nativo per console, e questo ne accresce senza dubbio la qualità rispetto alle conversioni non sempre perfette degli altri titoli proposti nell’UMD.



    I titoli di contorno
    Gli ultimi quattro titoli proposti non brillano, nè ora nè all’epoca della loro uscita originale, di una grande visibilità, e risultano certo scelte più di catalogo che di punta. Non è chiaro il motivo per cui EA abbia deciso di riesumare proprio questi giochi, poiché alcuni non hanno retto bene alla prova del tempo pur risultando relativamente gradevoli. Iniziamo con i primi due giochi più divertenti tra quelli meno noti della collezione, che risultano davvero piacevoli da giocare. Il primo è B.O.B. un classico platform-sparatutto che potrebbe ricordare alla lontana un Contra semplificato, un buon mix di azione e riflessione, grazie ad alcuni enigmi implementati in questo titolo dal sapore molto arcade. Graficamente molto piacevole, il gioco qui proposto è la versione SNES ed offre ben 45 divertenti livelli ricchi di splendide animazioni.

    Il secondo è Mutant League Football è un titolo sportivo parodistico, della stessa serie di Mutant Legue Hockey, che si rivela giocabile e realizzato discretamente, pur non pretendendo di essere un capolavoro. Il titolo è decisamente monotono e poco vario, ma ha riscosso comunque un buon successo negli Stati Uniti, mentre in Italia è decisamente meno noto.

    Il successivo è Budokan: The Martial Spirit un gioco sulle arti marziali del 1989, per l’epoca ben realizzato, con movimenti molto realistici, una giocabilità discreta, sonoro e grafica piacevoli. Anche la varietà è un punto forte di Budokan, che presenta svariate discipline, come il Karate, il Kendo, il Bo ed il Nunchaku, oltre a molteplici nemici e dojo differenti. Unico gioco della collezione risalente agli anni '80, Budokan ha una difficoltà elevata ed appare oggi oggettivamente poco divertente, anche se storicamente è utile per conoscere le origini della EA. Tra le feature offerte dalla PSP è possibile giocare Mutant Legue e Budokan in multiplayer tramite wireless e due console.

    Chiude la carrellata Virtual Pinball, un onesto flipper elettronico creato da Bill Budge, già autore del celebre Pinball Construction Set, titolo storico del 1983, di cui VP vuole celebrare il decennale. Il gioco risulta molto divertente e nella sua versione tascabile diventa se possibile ancora più gradevole dell’originale edizione console, essendo anche molto indicato per sessioni di gioco rapide con la PSP in metropolitana o durante un viaggio in treno. Il titolo forse non brilla per realizzazione tecnica o meriti artistici, ma la possibilità di creare e salvare i propri tavoli da gioco implementata da Budge,gli regala senza dubbio una marcia in più.

    Nota sugli sviluppatori
    Electronic Arts è un nome molto importante nell’universo videoludico ed anche uno dei più antichi. La sua fondazione risale al 1982 negli Stati Uniti da parte di Trip Hawkins, che l’ha creata dopo aver lasciato l’Apple. Molti ricorderanno il suo fondatore anche come la mente principale dello sfortunato 3DO. La filosofia iniziale della casa era guidata da un genuino amore per il videogiocare, l’intento era quello di creare una vera e propria società degli artisti dell’elettronica, in cui dare spazio alla creatività ed alle idee, come già sperimentato nella primissima Atari di Nolan Bushnell, prima che l’acquisizione da parte del colosso multimediale Warner facesse dare più peso alle strategie commerciali che ai sogni degli artisti del digitale. Oggi la stessa EA, sempre più ingranditasi nel tempo, è diventata un colosso e possiede molteplici studi di sviluppo specializzati, come EA Sports, guidata dal geniale Peter Moore, o il Team Fusion, specialista in titoli sportivi, che si è occupato di questa raccolta. Oltre agli studi interni EA ha assorbito moltissimi studi indipendenti, tra cui ricordiamo ad esempio i Westwood, fusi con Dreamworks e EA Pacific e rinominati EA LA (Los Angeles). Nel corso di quasi trent'anni di attività, EA ha pubblicato innumerevoli titoli di successo, prodotti spesso da altri sviluppatori nella sua orbita, tra cui ricordiamo Command & Conquer, Populous, Sim City, The Sims, Fifa ed i tanti titoli basati sul Signore degli anelli. A chi ama i vecchi titoli della casa farà piacere il fatto che EA abbia registrato nell’Agosto 2009 nuovi marchi riguardanti alcune sue serie classiche, come Populous, Wing Commander, Theme Park e Road Rash, a quanto pare interessata a produrne nuovi episodi per le generazioni moderne di console, anche se fino ad adesso non si è visto nulla di concreto. Il logo della società è cambiato spesso, e nell’immagine è riportato quello utilizzato all’epoca della pubblicazione dei giochi contenuti in questa compilation.

    I giochi della raccolta
    Questo è un riepilogo dei giochi contenuti nella collezione, in ordine alfabetico, comprendente anno di uscita originale e versione su cui si basa il porting per PSP. Come già detto sono state privilegiate per questa raccolta le edizioni console, soprattutto SNES e MD. Da ricordare inoltre che EA Replay è anche disponibile sul PS Network per il download digitale.

    B.O.B. (1993 SNES Gray Matter Interactive)
    Budokan (1989 EA)
    Desert Strike (1992 MD Granite Bay software)
    Jungle Strike (1993 MD High Score Productions)
    Haunting Starring PolterGuy (1993 MD EA)
    Mutant League Football (1993 MD Mutant Production)
    Road Rash (1991 MD EA)
    Road Rash II (1992 MD EA)
    Road Rash 3 (1995 MD Monkey Do Productions)
    Syndicate (1993 SNES BullFrog)
    Ultima VII: The Black Gate (1992 SNES Origin)
    Virtual Pinball (1993 MD Budge Co)
    Wing Commander (1990 SNES Origin)
    Wing Commander: The Secret Missions (1990 SNES Origin)


    COMMENTO FINALE


    "Una compilation che soddisfa per metà, proponendo 14 giochi di cui tre molto belli ma ripetuti, ovvero Desert Strike, Road Rash e Wing Commander, due chicche interessantissime come Syndicate e Ultima VII, una rivelazione come il gioco di PolterGuy, ma anche quattro giochi di catalogo di certo non imperdibili. Senza dubbio la collezione sarebbe stata più gradevole con classici come Populous o la divertente serie di James Pond, entrambi in orbita EA. Il fatto poi che i giochi siano le conversioni per console piuttosto che quelli per PC è un’arma a doppio taglio, poiché rischia di scontentare chi cerca l’edizione migliore dei titoli. Il vero problema della compilation è principalmente uno: non riesce a far comprendere del tutto lo spirito pionieristico e sperimentale della Electronic Arts anni '90. Così com’è, la collezione si rivela appetibile solo per gli storici del videogaming o per chi ha amato i titoli proposti in passato e li desidera in versione portatile."

    Fabio "Super Fabio Bros" D'Anna