Gex 3: Deep Cover Gecko-PSX | Retrogaming History
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  • Gex 3: Deep Cover Gecko

    Gex 3: Deep Cover Gecko

    Ah, le mascotte del mondo videoludico! Alcune sembrano resistere indenni al tempo e alle mode, altre si vedono costrette a reinventarsi, altre non durano lo spazio di una stagione, altre ancora invece, dopo un periodo di gloria, cadono nell'oblio. Gex appartiene a quest'ultima categoria: un tempo ha avuto persino l'onore di entrare a far parte del marchio della sua casa madre, la Crystal Dynamics, mentre oggi, a dieci anni dal suo terzo e ultimo gioco, in pochi lo ricordano.
    La storia di Gex il geco teledipendente (!) inizia nel 1995 con l'omonimo platform 2D rilasciato per PlayStation, Saturn e la sfigata 3DO; dopo l'avvento di Super Mario 64, nel 1997 appare su PSX e N64 il primo seguito, Gex: Enter the Gecko, un platform 3D free roaming dalle meccaniche chiaramente ispirate al gameplay del succitato gioco Nintendo; infine, nel 1999, fa la sua comparsa sugli scaffali Gex 3: Deep Cover Gecko, praticamente la versione riveduta, corretta e migliorata del predecessore.

    Ora, Gex, da sbarbatello cresciuto a pane e TV spazzatura, è divenuto una sorta di agente segreto superfigo (o meglio di parodia di questi, come dimostra il suo travestimento da Austin Powers sulla cover del CD), con tanto di base segreta e maggiordomo tuttofare alla Batman. Lui non vorrebbe ritornare nella Dimensione dei Media, patria della sua nemesi Rez, ma è costretto a farlo perché quest'ultimo ha rapito la sua partner, l'Agente Xtra. A differenza di Gex e degli altri personaggi, Xtra non è una creatura poligonale, ma un'attrice (beh, direi più una modella) vera: Marliece Andrada. La Andrada è una delle tante bonazze di Baywatch che non sono la Anderson, e che ha condiviso con Gex la stessa sorte: il dimenticatoio. Xtra compare in alcuni filmati di intermezzo tra il completamento di un'area e l'altra, scherzando con Gex e rispondendo alle sue battute ironiche (non sembra molto in pericolo, a dire il vero): in sostanza il suo ruolo è quello di farsi vedere con la tipica tuta attillata in pelle nera e basta. Se qualcuno spera di vedere qualcosa in più, magari come ricompensa per aver completato il gioco, spengo subito i suoi bollori: di Xtra non si vedrà mai altro se non un po' di scollatura... questo è un gioco "per famiglie", cosa credete? A chi desiderasse vedere un po' di nudità consiglio di rivolgersi al signor Internet!



    Deep Cover Gecko inizia nella base di Gex, lo "hub" da cui accedere alle varie aree, anche se all'inizio è disponibile solo la caverna che funge da tutorial per le varie mosse, dove il maggiordomo Alfred (una tartaruga) ci istruirà sul da farsi. Una volta completato il tutorial sarà possibile accedere al televisore che trasmette la prima missione: il canale tematico sul Natale.
    La struttura del gioco è sostanzialmente immutata da Enter the Gecko, così come le abilità acquisite dal geco: in ogni missione vanno superati tre differenti obiettivi (uno per volta), al completamento dei quali otterremo un telecomando. Gli obiettivi da completare nelle varie missioni sono i più svariati, ma in sostanza si riducono a quattro tipologie: eliminazione di un certo numero di nemici/oggetti; raggiungimento di una particolare area del livello; raccolta di certi oggetti; completamento di mini-giochi entro un tempo limite. Un quarto telecomando è ottenibile recuperando tutte e cento le mosche dorate sparse per l'area della missione.
    Rimangono sempre retaggi del primo gioco, come l'abilità di Gex di arrampicarsi su determinate superfici (rimane pur sempre un geco) e le lucciole di fuoco o ghiaccio, che permettono a Gex, una volta ingerite, di sputare temporaneamente proiettili infuocati o congelanti; queste ultime però fanno apparizioni sporadiche, collegate a piccoli puzzle da risolvere o switch da attivare.
    Ogni missione dopo la prima è sbloccabile solo dopo aver incamerato un certo numero di telecomandi, che comunque possono essere ottenuti anche raccogliendo 100 mosche nei sotto-hub che conducono ai vari televisori e tramite il completamento di alcuni livelli bonus; tali livelli bonus, a loro volta, vanno sbloccati raccogliendo un certo numero di monete d'oro nascoste accuratamente per i livelli assieme ad altri item, come le zampe di geco, che aumentano la barra d'energia di Gex. Non è finita qui: esistono pure dei televisori nascosti che conducono a dei livelli a tempo i quali, se completati, danno accesso a dei codici da inserire nella cassaforte che si trova nell'hub principale, per ricevere succosi bonus come invincibilità, vite extra e così via.



    Come e più che nei predecessori, l'ambientazione di Deep Cover Gecko è un pretesto per investire il giocatore con una vagonata di citazioni, omaggi e parodie della cultura cine-televisiva (e in parte videoludica) degli ultimi decenni. Le varie missioni prendono in giro i generi più svariati, dai gialli stile Poirot ai gangster movies, dai cartoni per bambini agli anime robotici, dai peplum (film mitologici) ai film di guerra, culminando in un finale "spaziale" ispirato fin dal titolo al film "Moonraker" della saga di James Bond (del resto Gex è un agente segreto, o no?). Uno dei livelli segreti è addirittura un'autoparodia di Akuji the Heartless, platform della stessa Crystal Dynamics dai controlli similari ma dalla trama decisamente più cupa e macabra.
    Gex (doppiato dal comico USA Dana Gould) spara battute a raffica condite con citazioni e allusioni varie, e si presenta vestito con un'infinità di costumi vari intonati all'ambientazione in cui si trova; la maggior parte di essi serve solo per divertimento, mentre alcuni, solitamente di durata temporanea, incidono direttamente sul completamento dei livelli: tra questi il costume da Dracula con cui Gex può svolazzare per brevi tratti, o da Ercole, per spostare certi ostacoli.
    I livelli di per sé sono in buona parte ben studiati e visivamente interessanti: mi hanno colpito in particolare i tre sotto-hub che permettono di accedere alle singole missioni, i quali riescono ad essere una sintesi felice delle tematiche principali di queste. OK, non si sarà capito nulla di ciò che ho detto, quindi faccio degli esempi per chiarire. Una di queste aree si chiama "Slappy Valley", ed è, come indica il nome, una vallata verdeggiante che raggruppa le missioni di impostazione fantastica (fiabe, anime, mitologia) alle quali si accede rispettivamente per mezzo di una pianta di fagioli gigante, una base ipertecnologica e un tempio greco piazzati tra prati e colline, e comprende pure una strada di piastrelle dorate che conduce allo scontro con uno dei tre boss, una parodia del Mago di Oz. Un'altra area si chiama "Funky Town" ed è una città per veri duri, dalle cui strade e dai cui tetti si giunge alle missioni dedicate ai gangster e ai supereroi... insomma, gli artisti sono riusciti a creare dei mini-mondi e non solo delle aree asettiche da percorrere noiosamente avanti e indietro.



    Come vedete la carne al fuoco è tanta, ma, in definitiva, il terzo capitolo di Gex è un giocone come sembra? Sì e no. Da un lato difetti come la gestione problematica della telecamera virtuale e l'abuso di effetto nebbia, che affliggevano Enter the Gecko, sono stati ampiamente sistemati (ma non eliminati); dall'altro, però, la qualità delle missioni è altalenante. Alcune sono ben studiate e divertenti, mentre altre (come il campo d'addestramento militare) sono corte, con mappe e obiettivi mal realizzati o poco coinvolgenti, nonché ricche di difetti, eccessivo pop-up degli oggetti in lontananza su tutti. Altre invece (come la nave pirata) costringono il giocatore a ripetere sempre lo stesso percorso per conseguire tutti gli obiettivi anziché lasciare libertà di movimento, portando a noia dopo poche ripetizioni.
    Ciò che non manca al titolo è la longevità: ci sono decine fra segreti, item nascosti e sottogiochi, sbloccare tutti i possibili livelli richiede parecchio tempo e dedizione, e i suddetti sono presenti in numero tale da garantire una buona varietà non solo per le prime partite. Bisogna vedere però se si avrà la pazienza di perseverare, dato che la curva della difficoltà subisce un'improvvisa impennata attorno ai 3/4 dell'avventura: i nemici si fanno molto più tosti, le piattaforme sospese nel nulla diventano da eccezione la regola e ben presto si iniziano a perdere buona parte delle parecchie vite raccolte fino a quel momento.
    Un altro difetto, veniale stavolta, è rappresentato dal continuo ciarlare di Gex: alcune battute sono anche simpatiche, ma quando si è intenti a visitare per lungo periodo una singola missione, magari per ripulirla da cima a fondo da tutti i bonus, sentire sempre le stesse frasette preimpostate per quell'ambientazione diventa rapidamente fastidioso. Al contrario le musiche, sebbene scarsamente memorabili, rimangono un piacevole sottofondo sempre ben intonato all'ambientazione complessiva e non annoiano mai.





    COMMENTO FINALE


    "L'ultimo capitolo delle avventure del rettile non-ninja più forzatamente "cool" che ci sia rimane comunque il suo miglior gioco. Non sapremo mai se un ipotetico Gex 4 avrebbe potuto sistemare tutti i difetti, dato che l'interesse del mercato nei confronti del geco è ormai pari a zero; comunque Crystal Dynamics ha reso tutto sommato un buon servizio a quello che era il suo personaggio di punta, creando un titolo simpatico, longevo e discretamente appassionante."











    Commenti 1 Commento
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Adoro gex, peccato che l'episodio per ps2 non è mai arrivato