Haunted Castle-arcade | Retrogaming History
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  • Haunted Castle

    Haunted Castle

    La prima volta che mi imbattei nel cabinato di Haunted Castle, c'era un ragazzino intento a giocarci; riuscì a terminarlo tutto d'un fiato e ne rimasi folgorato: mi piaceva veder finire i videogame, sia per apprenderne segreti e strategie da utilizzare in seguito, sia perchè assistere all'intero gioco come se si trattasse di un film era in alcuni casi proprio appagante. Ed era questo il caso di HC: anche analizzandolo oggi, ci sono sezioni meravigliose che tolgono letteralmente il fiato e, scenograficamente, alcuni suoi momenti sono tra i più alti dell'intera serie di Castlevania; si, perchè per chi non lo sapesse, il titolo Konami altro non è che l'unica apparizione arcade della famosa saga. Se mi sono soffermato sul concetto di "guardare" non è per una semplice divagazione ma un motivo c'è e l'ho scoperto a mie spese quando decisi di investirci qualche gettone: HC non è adatto ai deboli di cuore e non perchè faccia particolare spavento!

    Mi spiego: nel primo stage non c'è davvero nulla di cui lamentarsi, se non una velocità non eccessiva del protagonista, lo storico Simon Belmont, comunque rapportata a quella degli avversari (quindi accettabile); anzi, l'intero livello è una piccola perla che genera altissime aspettative per il prosieguo, ambientato com'è in un cimitero con momenti vari e memorabili (vedasi l'ottima resa di un'improvvisa tempesta o i terribili spiriti che fuoriescono dagli alberi, con tanto di spettrali mugugni) ma è quando si affrontano i successivi che sorgono i problemi. La nebbia iniziale del secondo, resa in maniera un pò grossolana e rozza, è un preavviso di un ridimensionamento del comparto visivo (da qui in poi piuttosto discontinuo, per quanto non manchino picchi degni di nota) ma si può chiudere un occhio perchè il livello scorre via abbastanza piacevole, con alcuni baratri da superare e una manciata di nemici da abbattere, nonostante un pò di frustrazione per la possibilità di perdere l'unica vita a disposizione nel caso si sbagli un salto (e questo avviene anche se incrociamo un pipistrello, magari apparso all'ultimo momento, durante la traiettoria). Purtroppo, dal terzo in poi si storcerà il naso anche per la giocabilità (e, a meno di essere dei triclopi, non potremo davvero chiudere l'unico occhio rimasto aperto) perchè, a differenza degli stage precedenti, si avrà a che fare coi primi veri combattimenti e saranno dolori: troppo più veloci i nemici, come quei malefici "Igor", che spuntano in pochi istanti dinanzi a noi, e troppo più lento il povero Simon, che si dimostra impacciato come non mai.



    Non bastano degli ottimi riflessi se il controllo del personaggio risulta limitato e non scattante come necessiterebbero tali avversari; il fatto che questi ultimi non disdegnino di attaccarci da tutte le parti, la possibilità di colpire solo in orizzontale e un rilevamento delle collisioni non ottimale completano il quadro e bisognerà quindi imparare a memoria (o quasi) i pattern di attacco dei nemici, arrivare addirittura in alcuni casi ad anticiparne le mosse, rapportarsi a loro meccanicamente per evitare la perdita di energia (che cala vertiginosamente): e questo sarà l'andazzo fino alla fine. Semplicemente, il gioco non mantiene le elevate promesse di quell'inizio così affascinante, sia per tale (s)bilanciamento della difficoltà, sia a causa dell'inclusione di sezioni mediocri e poco ispirate. Anche quando si torna apparentemente nei giusti binari, improvvisi picchi di cattiveria ludica fanno inesorabilmente crollare tutto, proprio come il ponte che dovremo oltrepassare nell'ultimo stage prima dello scontro finale con Dracula. Anzi, a ben vedere gli unici livelli davvero all'altezza nella loro globalità sono proprio quello conclusivo e il primo. E dire che la grafica, per quanto ci siano dei cali, ha un taglio deliziosamente lugubre, con una palette assolutamente azzeccata e in alcuni casi supera anche i capisaldi di questa saga in quanto ad atmosfera e caratterizzazione.

    Non sto denigrando capolavori del calibro di Symphony of the Night e Dracula X (che idolatro letteralmente) ma questi due titoli (specie quello per PSX) sono distanti da ciò che era in origine Castlevania. L'atmosfera è comunque eccellente ma semplicemente diversa, essendo contaminata da elementi GDR e anime che ci hanno restituito due action game giocabili e longevi tra i migliori di tutti i tempi, ma lo stile non eccessivamente horror e gotico (che accompagnava anche i momenti migliori di Super Castlevania 4 per SNES) ha reso col passare del tempo la saga accostabile ad una sorta di hack'n slash fantasy di immensa classe ma un pò troppo variopinto... basta analizzare il personaggio principale di ciascun episodio per rendersene conto. In determinate sezioni di questo arcade, invece, è racchiusa la stessa affascinante e oscura atmosfera dalle tinte fosche e spente che si respirava nell'inquietante (e stupenda) copertina di Vampire Killer per MSX (e non solo perchè lo schermo dei titoli di HC ne riprende il disegno) da cui trasudava davvero l'odore di morte e di marcio, col nerboruto Simon Belmont che, da solo, armato della mitica frusta, avrebbe affrontato terrificanti creature per giungere al cospetto del terribile Dracula, un mostro da abbattere e non una figura romantica e decadente: il fatto che l'incipit alla base di questo coin-op sia il rapimento da parte del vampiro della sposa del protagonista, proprio il giorno delle nozze, e non chissà quale ingarbugliato plot, la dice lunga al riguardo.



    Alcuni degli eccitanti incubi fanciulleschi che fantasticavo di fronte a quell'immagine sono qui racchiusi, ma la differenza di giocabilità tra HC e i successivi (e i precedenti, se è per questo) è purtroppo abissale: prendere in mano il joystick significa svegliarsi da tali fantasie e scontrarsi con la dura realtà. Riuscendo però a sopportare tale stress, si vivranno dei momenti concettualmente e scenograficamente splendidi, tra i quali non posso non menzionare il passaggio in un'altra dimensione per lo scontro con le arpie (con tanto di inquietante musica onirica in sottofondo), un tocco di classe come la lacrima insanguinata che sgorga da un ritratto di donna, il citato ponte che lentamente e angosciosamente crolla al nostro passaggio (un classico della serie) e alcuni combattimenti con i boss (vedasi lo scontro con un imponente simil Frankenstein). Peccato che tali perle siano solo estemporanee e incastonate (o meglio incastrate) in un contesto mediocre e non sempre ispirato. Il rammarico cresce nel pensare anche al comparto sonoro, con le solite musiche all'altezza (ritmate, coinvolgenti e pure d'atmosfera) e gli ottimi FX, tra cui spicca lo splendido schioccare della frusta (non l'unica arma a nostra disposizione perchè oltre a quelle speciali, coi soliti cuori che fungono da munizioni, potremo usufruire ad un certo punto anche di una sfera chiodata e di una spada).

    Non tutto da buttare quindi, solo che fa rabbia pensare al potenziale che questo titolo possiede, racchiuso tra l'illusorio prologo e il valido epilogo, che si intravede ma poche volte esplode e, quando lo fa, è strozzato dai difetti basilari di cui sopra, imprescindibili per godersi in toto l'esperienza. Ma se si è sufficientemente motivati e decisi, al prezzo di imprecazioni e maledizioni varie, si può provare a metabolizzare tutto, passare oltre la frustrazione (in fondo, vale la stessa regola anche per molti altri arcade dell'epoca) e riuscire a finirlo proprio come quel ragazzino fece di fronte a me tanti anni or sono (salvo poi, alla successiva partita, perdere al secondo stage... il che è sintomatico di quanto detto fino ad ora).




    "Haunted Castle merita almeno una chance per gustarsi, anche se solo visivamente e nemmeno per tutta l'esigua durata (fortunatamente, aggiungo, vista la frustrazione) un coin-op che, in determinati momenti, rappresenta al meglio quella che era l'essenza originale della fortunata saga Konami, restituendo un Castlevania come a mio avviso dovrebbe essere e invece da troppo tempo non è più."

    Giuseppe "Epikall" Di Lauro




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