Premiere Amiga | Retrogaming History
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    Premiere

    A volte, quando desiderano creare un gioco provvisto di tante ambientazioni differenti, i game designer ricorrono all'espediente del cinema: l'ignaro protagonista finisce risucchiato dalla TV o dal grande schermo a causa di mezzi magici più o meno inspiegati e deve lottare in ambientazioni che ricalcano i generi filmici più diversi. Premiere se non altro ha il merito di rinnovare un po' l'assunto di base, pur rimanendo nell'ambito di questo genere di giochi. La trama ci viene raccontata per mezzo di una simpatica introduzione animata, esposta come se fosse un film, in cui non mancano nemmeno i titoli di testa con cose come "diretto da", "montaggio" ecc.: il protagonista Clutch Gable (bel nome), giovane montatore della Core Pictures (...), si appisola in sala di montaggio e si fa soffiare sotto il naso le pizze del film la cui prima ("premiere", appunto) è prevista a breve. Sospettando dei rivali della Grumbling Studios, Clutch si reca presso gli enormi set della suddetta casa per recuperare le sei pizze. Ciascuno dei 6 set, come avrete intuito, è basato su un differente genere di film: si parte con un western, si prosegue con i film muti e in bianco e nero (due film differenti: uno sull'antico Egitto e uno di guardie e ladri), per poi passare agli horror con il laboratorio maledetto, cartoons stile Tom & Jerry (perché un film d'animazione ha un set? Va be', licenza poetica), fantascienza con la base spaziale e, infine fantasy, medievale.

    Premiere si controlla come un platform standard ma con qualche interessante aggiunta: Clutch corre, salta, colpisce i nemici con proiettili adeguati al film in cui si trova (dinamite nel vecchio West, boccette d'acqua santa nell'horror, incantesimi nel fantasy, ecc.). Fin qui tutto normale, ma va detto che i set, visti in una sorta di prospettiva, hanno due livelli di profondità e Clutch può passare in ogni momento dall'uno all'altro. Questa abilità all'inizio può sembrare macchinosa, ma ben presto ci si fa l'abitudine e, anzi, ritorna decisamente utile per evitare nemici, ostacoli e raggiungere aree nascoste ricche di bonus. L'idea è decisamente buona e ci si chiede come mai non sia stata sfruttata più di frequente in un genere spesso poco innovativo come il videogioco a piattaforme. L'unico problema sorge quando ci si trova ad affrontare nemici volanti: è quasi impossibile capire su quale dei due livelli di profondità si trovino, per cui è facile perdere energia in questi frangenti. Per fortuna, sparsi per i set ci sono hamburger e bidoni di pop corn per recuperare energia, nonché ciak che agiscono da "restart point", decisamente benvenuti: i set infatti sono, in una parola, enormi. Non solo, ma vi è un grande numero di leve sparse ovunque nei livelli: se non si riesce a procedere è perché probabilmente ne abbiamo saltata qualcuna, dato che esse sono necessarie per aprire le porte o rimuovere alcuni ostacoli. Però può anche capitare di trovarne alcune che non fanno nulla, o peggio, causano dei danni. Purtroppo non c'è modo di capire al primo colpo quali siano quelle "giuste" e quelle "sbagliate", e, soprattutto, una volta attivate non possono essere riportate alla posizione iniziale. Esiste poi qualche tipo di switch "inusuale", come il naso della statua in una delle immagini a corredo della rece, fonte di problemi causati dal fatto che non c'è nessuna indicazione su schermo su cosa si debba fare e si viene presi dal dubbio di non aver azionato qualche leva in precedenza, per cui c'è il rischio di ripercorrere a vuoto vaste porzioni dei già non brevi livelli.

    Un'altra trovata originale di Premiere sono le sfide al termine dei set che, per la maggior parte, si distinguono dall'usuale formula "colpisco il mostrone finché non muore". Dalla gara a chi spara per primo del western, all'inseguimento tra asteroidi e navicelle del film fantascientifico, alla fuga per la vita sulle rotaie, mentre una locomotiva c'insegue, del film muto, sono tutte trovate ben intonate alle ambientazioni e che aggiungono un pizzico di varietà all'esperienza . Peccato solo che Clutch si trovi ad affrontarle senza un minimo di preavviso o qualsivoglia spiegazione, e soprattutto che le due più difficili (nel senso che al minimo errore si può dire addio a una preziosa vita) compaiano subito alla fine del primo e del secondo film! Personalmente ho impiegato diverso tempo a superare sia l'una sia l'altra, non sarò un campione, ma alle prime partite è lecito prendere tempo con i controlli. Sfoghi personali a parte, ciò che voglio dire è che trovo frustrante rifare daccapo livelli lunghissimi perché ho perso in una manciata di secondi tutte le vite in uno stupido sottogioco! Gli sviluppatori avrebbero dovuto sinceramente calibrare meglio questo aspetto. Un'altra tendenza fastidiosa è quella, soprattutto negli ultimi stage, di inserire numerose trappole "invisibili", cioè che appaiono dal nulla quando ormai è quasi troppo tardi per evitarle: un espediente odioso per innalzare artificialmente la difficoltà.

    E ora la parte tecnico-stilistica: un gioco che "si spaccia" per film deve necessariamente avere un buon comparto audiovisivo, e Premiere non si fa mancare nulla da questo punto di vista. Lo stile grafico è semplice, pulito e ben definito, tutti i personaggi sono disegnati in uno stile fumettoso molto accattivante, sono buffi e discretamente animati, esattamente come la sequenza introduttiva. Un altro tocco molto divertente è la rappresentazione del "retro" dei set ogni volta che si entra in una porta: il livello muta in un'immensa distesa di pareti di legno, scale, corde e oggetti di scena disseminati qua e là! Ciò non cambia proprio niente nella sostanza ma rimane una trovata piuttosto azzeccata e simpatica. Core poi non risparmia auto-citazioni sotto forma di finti poster di film che in realtà recano i titoli di altre loro produzioni del periodo (Heimdall, Wolfchild... e c'è pure la statua di Chuck Rock!). Le musiche sono una parte molto importante dell'esperienza complessiva, proprio come in un film: variano dagli organi del film horror alle melodie spensierate del cartoon, senza contare la pianolina nel corso della sfida contro la locomotiva che riprende perfettamente gli accompagnamenti ai film muti e l'obbligatoria citazione di Morricone durante il duello western. Le tracce sono tutte molto buone, non si discute la loro qualità, quanto la loro durata: essendo tutte abbastanza brevi, tendono a divenire ripetitive nel corso di livelli che sembrano non finire mai.

    Clutch Gable (mi piace ripetere questo nome) non sarà un eroe memorabile del mondo videoludico, ma le sue imprese rimangono un gioco godibile, sufficientemente simpatico e ironico, che necessita solo di un po' di raffinamento e di "prove" meno frustranti.



    "Il giudizio finale su questo titolo è senz'altro buono, anche se dal totale sono stati sottratti dei punti a causa dei difetti di gameplay sopra citati, una certa ripetitività e il fatto che difficilmente si avrà voglia di ripercorrere l'avventura. Dal lato positivo vanno comunque citate le diverse idee originali, che contribuiscono a rinfrescare sia il concept alla base dei gioco, sia le meccaniche troppo spesso stantie dei platform dei primi anni '90."

    Federico "Boyakki" Tiraboschi




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    Commenti 3 Commenti
    1. L'avatar di Amy-Mor
      Amy-Mor -
      Ottime idee poggiate su di una stupenda grafica cartoon style, incorniciate da ottimi moduli adattati al meglio per ogni stage affrontato con sfx nella media del platform game (purtroppo non ascoltabili simultaneamente, argh!!). Peccato che il gioco soffra di una giocabilità "rigida", meccaniche toste da assimilare e una marcata ripetitività di fondo. Sa comunque affascinare tanto senza dimenticare che, con un pizzico d'impegno in più, si riesce ad arrivare sino alla fine di questo bel platform game che strizza l'occhio al mondo del cinema (bellissimo nello stage a sfondo horror l'incontro con Dracula-Frankestein-L'uomo Lupo e Il Gobbo di Notre Dame, tutti splendidamente ed esilarantemente raffigurati).Da Giocare almeno una volta.
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      Gioco... non se originale o strano. Carina l'idea del gameplay su due piani, mentre secondo me meno riuscita è la fase parallela del "dietro le quinte", sempre meno ispirata e un po' confusa. Sono piaciuti molto anche a me i boss e le musiche.
    1. L'avatar di Glorfindel
      Glorfindel -
      Questo gioco ha una storia particolare per me.Io lo reputo un gioco fantastico e la cosa che meno mi è piaciuta è stata proprio l'introduzione, dai ritmi davvero sonnolenti e non accalappiante.Perchè una storia particolare? Mi venne comprato originale alla Fiera del Levante, tantissimi anni fa (più che mi venne comprato, lo volevo e i miei me lo presero), il giorno del mio compleanno. Era lo stand di un negozio di videogiochi di Bari.Al ritorno a casa (un centinaio di km di distanza), misi il dischetto nel drive dell'Amiga e... orrore: morto, non funzionava!!!Mio padre si arrabbiò, perchè non voleva comprarmi un gioco da un negozio di Bari da cui saremmo dovuti tornare per un eventuale problema: in pratica me lo dovevo tenere così, perchè non valeva la pena rifarsi tutti quei chilometri.Stetti un paio di giorni davvero male, poi presi la decisione: me lo feci piratare, non potevo fare altro, perchè noi i nostri soldi li avevamo spesi per l'originale. E me lo feci sovrascrivere sui dischetti del gioco originale.Fu così che finalmente lo giocai e finii (in una settimana circa), ma ancora oggi ricordo il dolore quando mettevo quel dischetto originale, e la prima schermata che si caricava era il trailer per le vite infinite