Rainbow Islands: The Story of Bubble Bobble 2 Arcade | Retrogaming History
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  • Rainbow Islands: The Story of Bubble Bobble 2

    Rainbow Islands: The Story of Bubble Bobble 2

    Nel dare un seguito a quel classico universalmente riconosciuto di Bubble Bobble, Taito si trovò di fronte ad un bivio: da un lato c'era la strada della conservazione, con la semplice ma sicura (in termini di riuscita) riproposta dell'idea del precedente con qualche leggera modifica, e quella, più ardua ed incerta, dell'innovazione, dello stravolgimento del concept originale senza comunque per questo tralasciare i riferimenti al passato, per mantenere una sorta di legame affettivo e di continuum. La scelta operata fu coraggiosamente la seconda, che però pagò esponenzialmente di più, perchè di giochi in Bubble Bobble style il mercato coin op si stava già saturando, mentre di titoli come Rainbow Islands se ne sentiva decisamente la mancanza e Taito fu abile e lungimirante nel colmare tale buco, rischiando proprio con uno dei suoi brand di punta. Se è vero che questi due videogiochi sono tanto differenti, a ben vedere in Bubble Bobble un pò di Rainbow Islands c'era già... ricordate quei livelli in cui, per raggiungere i nemici da abbattere, bisognava sparare una serie di bolle su cui saltare per arrivare in alto? Bhè, questo secondo capitolo si fonda proprio su tale concetto seminale: siamo dinanzi ad un platform a scorrimento verticale in cui l'obbiettivo è giungere alla sommità di ogni livello per poi confrontarsi, alla fine di ogni quattro di essi, con il classico boss, per un totale di 28 stage suddivisi in 7 isole diverse (ognuna con una sua ambientazione e nemici attinenti al tema); questo senza tener conto di quelle segrete... ma affronteremo l'argomento successivamente.


    Il protagonista è uno dei draghetti di Bubble Bobble che, dopo essere tornato un bambino pacioccoso alla fine del suddetto, avrà il compito di salvare altre persone cui è capitata la sua stessa sorte e nel farlo sarà armato di arcobaleno (da qui il titolo del gioco) che potrà utilizzare in maniera costruttiva (scalare i livelli), distruttiva (abbattere i nemici) o remunerativa (recuperare gli innumerevoli item); a tal proposito, sparando, se un nemico o un bonus vengono colpiti dalla traiettoria a mezzaluna, è fatta, altrimenti se finiscono sotto l'arcobaleno, basta saltarci sopra per farlo crollare e raggiungere comunque lo scopo, il tutto entro una manciata di secondi, prima che quest'ultimo si dissolva. Questa la metodologia principale, ma le tattiche ottenibili sono diverse. Ovviamente, c'è anche un tempo limite per terminare ogni singolo quadro, scandito, ad un certo punto, da una marea che sale pian piano fino a far annegare il povero protagonista. Rainbow Islands racchiude il meglio del genere platform: grafica coloratissima, personaggi teneri e diversificati (ma non lasciatevi ingannare: sono letali), musica (una versione spiritosa del classico "Somewhere over the rainbow" colonna sonora del Mago di Oz... e quale titolo poteva essere più azzeccato?) ripetitiva ma orecchiabile, gioco divertentissimo ma impegnativo, bonus in abbondanza e power up che risultano spesso, nei loro effetti, molto originali: alcuni di questi richiamano direttamente il precedente capitolo, come le mitiche scarpette, con cui è possibile aumentare la velocità del personaggio o le ampolle che, a seconda del colore, aggiungeranno un arcobaleno all'attacco (fino ad un massimo di tre) o aumenteranno la rapidità di sparo degli stessi. Purtroppo, perdere una vita significherà rinunciare a tutto quanto ottenuto e, specie nei livelli avanzati, ritrovarsi senza upgrade vorrà dire incorrere a morte quasi certa, salvo recupero immediato di almeno uno dei potenziamenti.



    Tra gli item, quelli fondamentali per l'ottenimento dei livelli segreti cui accennavo in precedenza sono i diamanti che, quando raccolti, alloggiano nella parte bassa dello schermo, in una sorta di bacheca sempre visionabile. Ce ne sono di sette colori (tanti quanti quelli dell'arcobaleno che infatti rappresentano) e collezionandoli tutti in ciascuna isola, se ne sbloccheranno ulteriori tre. Inoltre, se si è tanto abili da recuperarli nel corretto ordine (da sinistra a destra), una volta giunti alla fine del quarto stage si potrà accedere ad una stanza segreta che ci consentirà di acquisire un power up permanente che quindi non sparirà nemmeno in caso di nostra dipartita oppure, finiti questi ultimi, un bel pò di punti bonus. Come fare? Semplice (per modo di dire...) quanto geniale: il trucco consiste nel considerare la schermata divisa in sette invisibili strisce verticali, ognuna abbinata ad un preciso colore; quando un nemico sconfitto rilascia il bonus nell'estremità sinistra dello schermo, se questo è un diamante, allora sarà rosso (il primo della lista) se ciò accadrà nell'ultima, il suo colore sarà viola (il settimo). Recuperarli nell'ordine esatto è comunque tosto, perchè bisognerà farlo in un tempo piuttosto ristretto, coi nemici che di certo non se ne staranno a guardare (e anzi dopo un pò si arrabbieranno, diventando rossi e al contempo più veloci) e la possibilità di far cadere degli arcobaleni e di recuperare anche diamanti sbagliati è all'ordine del giorno, specie se in possesso dello sparo multiplo, una manna dal cielo di solito, ma duro da gestire in questa situazione, una sorta di rete a strascico che raccoglie tutto ciò che è sotto il suo raggio d'azione.


    Vista la natura a scrolling verticale, era impossibile l'implementazione di un secondo giocatore in contemporanea (se non rovinando l'esperienza ad entrambi) con quest'ultimo che deve limitarsi ad attendere il proprio turno; viene così a cadere una delle caratteristiche che avevano decretato il successo di Bubble Bobble ma è giusto così. Tra gli innumerevoli tocchi di classe, da segnalare il livello ispirato ad Arkanoid (il vecchio gioco del muro in versione potenziata, altro classicissimo della Taito) omaggiato nei nemici, negli effetti sonori e nel boss di fine livello, Doh in persona (oddio, persona... è solo una testa!) e le stesse tre isole segrete nascondono chicche a non finire (specie se siete appassionati retromaniaci). La possibilità di finire Rainbow Islands ma di non assistere all'happy ending (ottenibile solo recuperando anche nei livelli nascosti tutti i diamanti) fa si che il titolo possa essere ripreso più e più volte, anche solo per gustarsi i vari finali. Insomma, questo secondo capitolo di Bubble Bobble, lo ribadirò fino alla nausea, rappresenta la summa dei platform: idea originale (cosa difficilissima visto il genere) impreziosita da una caratterizzazione di livelli e personaggi ispiratissima, bonus a non finire, longevità granitica, segreti a go-go e divertimento alle stelle, anche alla milionesima partita. Se questo gioco è stato convertito in una miriade di formati (non solo per i sistemi del periodo) un motivo ci dovrà pur essere!




    "Rainbow Islands nasconde, sotto il suo tripudio di colori scintillanti, il miglior regalo che Taito potesse fare agli innumerevoli amanti di Bub e Bob, e rappresenta uno dei migliori e più divertenti arcade di tutti i tempi... davvero impossibile pretendere di più!"


    Giuseppe "Epikall" Di Lauro





    Commenti 3 Commenti
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      mitico coin op, bella recensione, io lo adoro da impazzire
    1. L'avatar di MBry0
      MBry0 -
      Credo che Rainbow Island sia in assoluto uno dei migliori platform di sempre. Ottima recensione, anche se non condivido una piccola parte del commento finale, ovvero ritenere che RI sia un regalo agli amanti di bub e bob. Chiaramente sono puntini sulle i, semplici opinioni personali, ma dopotutto siamo qui per discutere Rainbow Island non richiama per niente bubble bobble, se non nel fatto che i draghetti alla fine del primo gioco diventano umani. Poteva tranquillamente essere una nuova IP, avrebbe avuto probabilmente pure più successo dato che non avrebbe posto aspettative di sorta. Oggi fra l'altro l'abuso di brand è la norma. Rinnovo i complimenti per la recensione
    1. L'avatar di Heclegar
      Heclegar -
      Sono cresciuto giocandoci sull'Amiga e ci sono profondamente affezionato! Ricordo ancora il mio me piccolino che corre in cortile gridando "Mamma, me lo batti il ragno gigante che amemi fa paura?!". Che ricordi e che gioco! Grande!